...Domenico VOLPATI simpaticamente soprannominato 'Il Dottore' dal momento che affiancò, alla ventennale carriera da calciatore, anni di studio indefesso per laurearsi medico dentista

Pubblicato da andrea smarso lunedì 17 ottobre 2016 14:21, vedi , , , , , , , , , , , , | Nessun commento

Domenico Volpati
Data di nascita:19/08/1951
Luogo di nascita:Novara (NO)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Centrocampista
Altezza:179 Cm
Peso:72 Kg
Posizione:
CARRIERA DA GIOCATORE +   -   =
 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
Mantova1988-1989C1280 
Hellas Verona1987-1988A19 (+6CI)0 (+0) 
Hellas Verona1986-1987A29 (+6CI)0 (+1) 
Hellas Verona1985-1986A29 (+9CI)1 (+0) 
Hellas Verona1984-1985A30 (+8CI)0 (+0) 
Hellas Verona1983-1984A28 (+13CI)1 (+2) 
Hellas Verona1982-1983A30 (+12CI)3 (+3) 
Brescia1981-1982B342 
Torino1980-1981A272 
Torino1979-1980A260 
Monza1978-1979B341 
Como1977-1978B330 
Como1976-1977B363 
Reggiana1975-1976B361 
Solbiatese1974-1975C387 
Solbiatese1973-1974C323 
Solbiatese1972-1973C261 
Solbiatese1971-1972C160 
Solbiatese1970-1971C200 
Borgomanero1969-1970D212 
Borgomanero1968-1969D30 
Giovanili Voluntas NovaraFino al 1968--- 
LEGENDA: CI=Coppa Italia

NEWS E CURIOSITÀ +   -   =
...Ecco, se c'era uno che poteva considerarsi l'alter ego in campo in quella squadra che stupì l'Italia (e conseguentemente il mondo dato che negli anni '80 tutti i migliori fuoriclasse non potevano essere considerati tali se non giocando in Serie A) fu proprio Domenico VOLPATI simpaticamente soprannominato 'Il Dottore' dal momento che affiancò alla ventennale carriera da calciatore anni di studio indefesso per laurearsi medico dentista un anno dopo aver appeso le scarpette al chiodo.
Il capitano e fine condottiero era TRICELLA ma mister BAGNOLI sicuramente si rivedeva in questo ecclettico centrocampista che giunto a Verona 31enne senza troppi proclami, riuscì 3 anni più tardi nella non comune impresa di vincere uno scudetto da protagonista in un'età in cui parecchi suoi colleghi di quegli anni avevano abbandonato da tempo...
Il mitico tecnico scaligero si fidava così ciecamente del motorino di centrocampo di Novara che qualche volta gli faceva perfino allenare la squadra (come confidò Dario DONÀ al Corriere della Sera nel 2003) sicuro che quella mezzala jolly avrebbe portato a termine il compito con la solita solerzia ed efficacia come quando gli veniva chiesto di giocare da terzino, mediano o stopper - 'Ma io ero molto orgoglioso di cambiare spesso ruolo' - confida Domenico - 'Esattamente come per gli esami universitari, mi è sempre piaciuto mettermi alla prova. E fare bella figura!'
Missione compiuta Mimmo, non c'è che dire...

CALCIO MINORE FINO AL '75 POI LA B
Trascorse le giovanili a Novara sua città natale, Domenico si aggregò non ancora 18enne al BORGOMANERO squadra dei dilettanti nella quale conquistò un posto da titolare nel giro di un'annata.
Da lì lo preleva la SOLBIATESE per portarlo in C e dopo 5 lunghe stagioni VOLPATI si presenta 24enne per la prima volta in cadetteria, categoria nella quale il centrocampista rimarrà per un quadriennio prima di essere notato dal TORINO.

IL GRANDE CALCIO COL TORO E L'HELLAS...
Arrivare in A a 28 anni può essere un handicap ma l'ecclettico 'Volpe' sa come rendersi utile e per altre due annate gioca quasi tutte le gare coi granata prima di essere ceduto al BRESCIA costruito per la promozione nella stagione 1981-82: All'ultima giornata le 'Rondinelle' pareggiano al Binti col VERONA (che vola in A!) e vengono retrocesse ma mister BAGNOLI nota quella mezzala sempre in movimento e lo chiama all'HELLAS - 'Da lì cominciarono i sei anni più belli della mia vita - ricorda Mimmo - lo Scudetto dell'85, le amicizie di ferro con Tricella e De Agostini, il sentirmi parte di una compagnia affiatata ed invincibile. Che bei ricordi!'

ULTIMA STAGIONE AL MANTOVA, POI L'AGOGNATA LAUREA!
L'ormai 37enne VOLPATI ha ancora voglia di sudare e correre quindi fa un'ultima stagione al MANTOVA prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo e buttarsi anima e corpo nella laurea che insegue da 20 anni: Ci riuscì nel 1989, tre anni più tardi l'apertura di uno studio dentistico tutto suo a Termeno, paesino di poco più di 3mila anime vicino a Cavalese (per anni sede del ritiro estivo del VERONA). Dal 1992 vive con la moglie Daniela e le figlie Anna e Francesca a Castello-Molina di Fiemme (TN) nei pressi dell'attività, pratica lo sci ma il calcio fa ancora parte della sua vita grazie alla Onlus degli ex calciatori dell'HELLAS VERONA dove ritrova i vecchi amici e colleghi.

Questa la pagina Facebook creata dai tifosi di VOLPATI.

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ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =
  • Vincemmo contro i migliori - così Mimmo ai microfoni di Radio Rai ricordando lo scudetto scaligero a 30 anni di distanza - 'Allora i migliori giocatori erano in Italia e tutte le domeniche dovevamo confrontarci con i migliori giocatori delle varie nazionali. Ogni domenica dovevamo affrontare dei fuoriclasse. Bagnoli dà sempre meriti ad altri, ha la saggezza delle persone semplici. Non aveva bisogno di parlare tanto perché già sapevamo quello che ci voleva dire e quello che voleva fare'
  • Deluso da Márquez... Fine 2014 e ancora tempi bui in difesa per il VERONA che col Gran Capitàn era sicuro di aver acquisito un difensore autorevole e aver 'svoltato' in un reparto arretrato vero e proprio tallonde d'Achille in Serie A, questo l'amaro commento di VOLPATI raccolto da TGGialloBlu.it 'Pensavo che l'arrivo di Rafa Marquez portasse tranquillità alla difesa del Verona... Ecco... Ne ha portata anche troppa... Questa squadra deve ricordarsi che deve difendere sempre con gli occhi della tigre. Sempre con grinta. Fino all'ultimo minuto'
  • Allenare? Non mi ci vedevo seduto in panchina Così risponde VOLPATI in questa piacevole intervista pubblicata da CalcioNews24.com 'Per me il calcio era il campo, lo spogliatoio, la sudata, l’allenamento, la battuta tra amici ecc. La panchina? Non mi ci vedevo proprio e mi sa che ho pure avuto ragione perché, da quando mi sono ritirato, sono piombati sulla scena una caterva di allenatori che per me non hanno mai avuto lo spessore umano per fare quel mestiere... Nomi? Non ne farò mai, non è nel mio stile. Diciamo però che non ho mai gradito i cosiddetti "urlatori", allenatori bravi solo a sbraitare e ad insultare i propri atleti... L’Osvaldo quasi non lo sentivi parlare, sussurrava durante gli allenamenti, ma ne capiva di pallone e di psicologia, eccome se ne capiva!'
  • Galeotta fu la preparazione estiva... A Cavalese, dove il VERONA degli anni '80 preparò i campionati, durante una passeggiata Mimmo incontrò la moglie o meglio... Il futuro suocero 'Dal 1982 al 1988 la squadra del Verona veniva in Val di Fiemme per il ritiro pre-campionato. Durante una passeggiata per Cavalese, proprio in una di quelle estati, mi fermò un signore del posto tifoso del Torino, squadra nella quale militai prima del Verona, felice di potermi conoscere personalmente. Venne poi a seguirmi in una amichevole a Cavalese accompagnato dalla figlia Daniela... Quella ragazza divenne mia moglie e madre delle mie due figlie, la sposai nella chiesetta di Redagno proprio in quel meraviglioso lunedì di primavera giorno successivo alla conquista dello scudetto, che arrivò proprio alla vigilia del mio matrimonio»'


  • Calciatore o Dottore? Per 20 anni, durante tutta la carriera da calciatore, Domenico non abbandonò mai il sogno di laurearsi in medicina e chirurgia e diventare medico dentista. Ci riuscì nel 1989 quasi in concomitanza con lo stop al calcio giocato, poi l'apertura di uno studio dentistico in Via Hans Feuer a Termeno, paesino di poco più di 3mila anime vicino a Cavalese (per anni sede del ritiro estivo del VERONA) in provincia di Bolzano. Dal 1992 vive a Castello-Molina di Fiemme (TN).
  • Quella telefonata del Trice alle 2 di notte... 'Cosa significa ripensare a quello scudetto 30 anni dopo? Significa ripensare alle mie nozze visto che mi sono sposato il giorno dopo la partita casalinga con l’Avellino, l'ultima di quel campionato. Diciamo che ho festeggiato due volte! E poi...' - rivela candidamente Mimmo - 'Mi viene ancora in mente una telefonata che mi fece Roberto Tricella alle due di notte dopo la nostra sconfitta casalinga col Torino. Non riusciva a dormire esattamente come me, era agitato... Mancavano cinque giornate alla fine, il Torino si era rifatto sotto e lì ci venne una gran strizza di non riuscire a farcela. Una gran sofferenza, insomma. Ma è sempre dalla sofferenza che nascono le grandi vittorie' ricordo la gara coi granata e a me 14enne alle prese con un sogno che poteva diventare incubo!
  • Campione d'Italia per eccletismo e fatica - così lo elogia capitan TRICELLA (suo amico fraterno) che forse fornisce la miglior definizione per il centrocampista tricolore con l'HELLAS a 34 anni suonati in un'epoca in cui dal calcio ci si ritirava anche molto prima - 'Volpati è stato il cervello fantasioso di quella storica squadra. Preciso, altruista, piedi buoni ma anche gran faticatore. Gli dobbiamo tutti molto'
  • 'Oscar' dei non protagonisti in un Verona... Inspiegabile! 25 Luglio 1985, il VERONA ha appena vinto lo scudetto e anche per calciatori normalmente ignorati dalla carta stampata in quanto 'non personaggi', come fu di certo anche Mimmo, vengono inseguiti in ferie al mare da colonne del giornalismo sportivo come Gianni Mura col quale VOLPATI si confida in questa succosa intervista nella quale ammette '...Mi ha fatto piacere leggere che Platini aveva assegnato i suoi 'Oscar' per i calciatori non protagonisti a me e a Scanziani. Un mio amico mi ha detto: è come se tu avessi recitato una vita nei teatrini off, a Verona un grande regista, Bagnoli, ti ha trovato il ruolo giusto in una recita di grande successo e la critica si è accorta di te' - e poi aggiunge - 'Spiegare il Verona? Hai detto niente... Bisognerebbe prenderli tutti uno per uno, da Garella che parava anche i missili a Galderisi, a Di Gennaro. In tutta sincerità io dico che la bilancia dalla nostra parte l' ha fatta pendere il fatto che a centro campo c' era Briegel e non Volpati. Sto tedesco è una cosa incredibile, fa 70 metri di corsa e poi alza la testa e mira l' angolino, quando un altro non saprebbe più nemmeno come si chiama'
Domenico Volpati - Skills - Stella Rossa 2-3 Hellas Verona (UEFA Cup 1983/84)

Domenico Volpati
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Domenico Volpati (Novara, 19 agosto 1951) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

Carriera
Mediano difensivo ma molto duttile tatticamente cresce nella Voluntas Novara, squadra che lo farà esordire nel mondo del calcio nel 1968 con Borgomanero, squadra dilettantistica nella quale gioca tre partite nella prima stagione e 21 (con due reti) nella seconda. Dal 1970 al 1975 è alla Solbiatese in Serie C, mentre dal 1975 fino al 1979compie una lunga trafila nella serie cadetta tra Reggiana, Como e Monza.
Dopo tre annate positive (due nel Torino in Serie A ed una col Brescia in serie B), nell'estate del 1982 viene ingaggiato dall'Hellas Verona, società col quale conquista lo scudetto nel campionato 1984-1985 sotto la guida di Osvaldo Bagnoli. Rimarrà al Verona fino al 1988, per poi chiudere con l'agonismo a Mantova l'anno successivo. Complessivamente ha disputato con i veronesi ben 241 partite tra la Serie A e B.
Laureato in medicina, attualmente lavora e vive a Cavalese, per anni sede del ritiro dell'Hellas, dove svolge l'attività di medico dentista.

Palmarès
Campionato italiano: 1 Hellas Verona 1984-1985

FONTE: Wikipedia.org


NEWS
Volpati: “Verona, nel derby devi giocare da Chievo”
L’ex gialloblù: “L’Hellas si difenda con la stessa grande attenzione tipica della squadra di Maran”

di Redazione Hellas1903, 21/10/2017, 11:23

Domenico Volpati, grande ex gialloblù, parla del derby tra Hellas e Chievo, intervistato dal “Corriere di Verona” oggi in edicola.
Dice, tra l’altro: “Per fermare il Chievo, il Verona dovrà fare come il Chievo. Penso che il Verona, e questo è il senso del paradosso, abbia bisogno, nel derby, dello stesso atteggiamento che il Chievo adotta per abitudine: servirà grande attenzione dietro, in quella fase difensiva che spesso è difettata all’Hellas. Il Verona, di fron- te a un avversario che ha gran- de atletismo in attacco, non potrà mai distrarsi

FONTE: Hellas1903.it


Volpati: “Chievo più squadra dell’Hellas Verona. Nel derby spero sia decisivo Pazzini”
ottobre 20, 2017

La vittoria contro il Benevento? E’ stato un brodino che spero possa riscaldare gli animi e creare autostima per poter essere più coraggiosi e combattivi. Rispetto all’inizio della stagione qualche miglioramento è arrivato ma il Chievo resta una squadra a cui vanno fatti i complimenti. E’ una squadra che si basa su una difesa molto solida. Non è spettacolare da vedere però alla fine riesce sempre a salvarsi con largo anticipo. Il Chievo sa creare problemi anche perché è molto abile nelle ripartenze. Il Verona invece ha il suo punto debole nella difesa – ha dichiarato Volpati a TMW – Credo che progressivamente Pazzini possa tornare a brillare. All’inizio è stato tenuto sorprendentemente fuori dai titolari: recuperandolo anche psicologicamente può dare il suo contributo pure a livello di esperienza. Chi sarà decisivo? Per il Verona spero proprio Pazzini. Mi auguro che possa ripartire alla grande. Il Chievo invece è da temere nel suo complesso perché a differenza del Verona gioca da squadra”.

FONTE: HellasLive.it


EX GIALLOBLÙ
L'Arena: "Volpati racconta «Quando Briegel...»"
Amarcord - Quella volta che la squadra di Bagnoli vinse per 4 a 2. «Era l’esordio in casa, i campani giocavano in C. Hans Peter ne stese tre di loro in un colpo solo»

16.10.2017 09:30 di Camilla Dalloco
Fonte: L'Arena

Questo il Verona che battè il Benevento per 4 a 2: Garella (Spuri dal ’65) Ferroni, Marangon.L, Volpati, Fontolan, Briegel, Turchetta, Bruni, Marangon.F, Di Gennaro, Elkjaer. Allenatore Bagnoli. Era il 22 agosto del 1984 e c’era qualche problemino di natura fisica visto che non scesero in campo in tre titolari: Tricella, Fanna e Galderisi. A questi andava aggiunto Gigi Sacchetti ancora alle prese con la rieducazione dopo l’operazione al ginocchio. Furono sufficienti però per ottenere i primi due punti, allora era così, del girone di Coppa Italia. Già nel primo tempo i gialloblù erano avanti per 4 a 1. Il Benevento militava in serie C e fra le sue fila fra i giocatori più noti erano Abate, Bocchino e De Biase. In panchina c’era Giuseppe Materazzi, papà del Marco «mondiale». Alla fine i gialloblù avrebbero vinto il loro girone con 9 punti e sarebbero arrivati sino alla semifinale persa ai tempi supplementari con l’Inter, ma quella squadra aveva vinto la cosa più importante: lo scudetto.

IL REDUCE. «Ah, ah» sorride Domenico Volpati, «sono proprio un reduce. Sono andato a correre ed ho male dappertutto. Cosa volete sapere? Il Benevento? Ricordo poco però...». E in quel però noi ci andiamo come il coltello nel burro: «Guarda Briegel così così, ma Elkjaer non diceva nemmeno ciao all’epoca. Eravamo appena scesi dal ritiro.Quella era la nostra prima gara in casa davanti al nostro pubblico. Era una serata calda ma capimmo subito rispetto all’anno precedente che la squadra si era rinforzata». Da cosa? «Su un calcio d’angolo o una punizione non ricordo» prosegue Volpati, «Briegel andò su di testa con gli avversari. Erano tre, li stese tutti. Le risate con “Maranga“ (Luciano Marangon) tornando a metà campo. Giuro sembrava un cartone animato».

Domenico Volpati si è rivisto alla presentazione del riestyling del bus dell’Hellas nella sede dell’Atv. Il discorso si sposta avanti di trentatrè anni perchè questa sera la musica è totalmente diversa. «Eh sì» racconta il «Volpe». Scuote il capo e guarda verso Cerci fermo a pochi metri a parlare con mister Pecchia. «Molto dipenderà da lui» ci rivela l’ex scudettato col Verona. «Cerci a Torino ha spostato gli equilibri. L’Hellas avrebbe meritato di passare in vantaggio e se ci fosse riuscita, forse, avrebbe anche potuto vincere la partita. Il calcio poi è strano e si è ritrovata sotto di due gol. Lì è risalito in cattedra Cerci. Col Benevento dipenderà molto da lui».

Volpati ha già individuato chi potrebbe spaccare la gara questa sera. «È un incontro da vincere a tutti i costi, perchè sarà pure uno scontro diretto e alla fine pesano, non si sa mai. I gialloblù ci riusciranno se avranno pazienza e non mostreranno il fianco al contropiede del Verona». Già, perchè da Benevento arrivano segnali molto forti con un’intera città, società ovviamente compresa, che parla di un nuovo inizio per le «Streghe giallorosse». Volpati scrolla le spalle. «È chiaro che la pensano così ma loro sono messi peggio del Verona. Hanno un buon impianto di gioco però devono ancora fare un punto in questo campionato e poi l’esperienza conta qualcosa. È vero che Pecchia ha tanti giovani però ci sono pure i vari Pazzini, Cerci, Caceres, Heurtaux e Romulo».

FAN DI VERDE. Molto carico in questi giorni di vigilia è apparso anche Daniele Verde che a Volpati piace molto. «Proprio così. Quel ragazzo ha dei numeri e poi è l’unico che cerca sempre l’uno contro uno in velocità. Ditegli che non si snaturi e provi sempre a dribblare. Ne vedo pochi in giro e l’Hellas ne ha senza dubbio bisogno». Eccolo qui Volpati che stasera: «Se Fanna mi invita vengo, altrimenti la vedo da casa e non faccio le ore piccole per tornare qua in montagna».

Lui al Verona è ancora molto legato. «Ci mancherebbe, poi adesso con l’associazione degli ex ci stiamo dando da fare. A volte vengono giù pure Elkjaer e Briegel. Meglio che il tedesco venga giù lui». Perchè Volpe? «Perchè l’ultima volta sono andato a Kaiserlautern e mi hanno riempito di birra. Non ho il loro fisico, meno male che c’erano tante piante lì all’aperto le ho ubriacate quando di nascosto Hans Peter non mi vedeva. Dai un saluto a tutti i tifosi gialloblù e forza Verona».

FONTE: TuttoHellasVerona.it


TRASMISSIONE TELENUOVO
Volpati a Gialloblù Live
"Verona mercato confuso"

13/09/2017 20:18
"La disfatta con la Fiorentina? E' figlia di un passato recente che non ha dato molte speranze. Sul mercato la società non mi ha dato l'impressione di avere le idee chiare. Squadre come la Spal hanno fatto un calciomercato molto più aggressivo. Il mercato è stato abbastanza sconfortante. Cassano? Il "target" sugli acquisti doveva essere un altro. Siamo destinati a soffrire. Pazzini? In Serie A non può fare le stesse cose che faceva in B, doveva essere supportato in un certo modo. Lasciarlo fuori avrà creato anche problemi nello spogliatoio. Ci sono molte difficoltà in questo inizio stagione, comunque domenica dopo lo 0-3 ho cambiato canale...." Il grande Domenico Volpati, che conquistò lo Scudetto con la maglia del Verona, è intervenuto così durante la nuova trasmissione di Telenuovo "Gialloblù Live", in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 14.35 e alle 18.40 e condotta da Gianluca Vighini (anche in streaming live su tggialloblu.it).
L.VAL.

FONTE: TGGialoBlu.it


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Volpati: "Verona, se Cerci parte bene diventa l'idolo dei tifosi"
10.08.2017 11:54 di Lorenzo Marucci
Domenicio Volpati, autentica bandiera del Verona, appare discretamente soddisfatto del mercato dei gialloblù. "Servivano quei 4-5 giocatori da serie A che inseriti nel contesto della formazione dell'anno scorso possano fare squadra. Il discorso è tutto lì, anche l'Inter in questi anni pur comprando vari giocatori ha dovuto fare i conti con la necessità di fare squadra. E' chiaro che il Verona - spiega Volpati a Tuttomercatoweb.com - non può comprare fuoriclasse, ha acquistato buoni giocatori che aggiunti ai vari Bessa e Fossati possono far bene. Caceres mi sembra un ottimo acquisto, sulle corsie con lui e Romulo il Verona è ben coperto. In mezzo Zuculini e Bessa mi piacciono e in avanti non credo che Pazzini possa segnare venti gol come l'anno passato in B, ma possa farne dieci-quindici".

Che cosa aspettarsi invece da Cerci?
"Prima di giudicare serve aspettare. Deve azzeccare l'annata e sentire il calore dell'ambiente. Credo che partirà forte e farà bene nelle prime partite possa diventare l'idolo della tifoseria. Ad oggi è una scommessa".

Che strascichi ha lasciato la vicenda Cassano?
"Nessuno, non era entrato nelle simpatie del pubblico. Come ho detto recentemente, il target del Verona non deve essere Cassano, la mossa di Fusco è stata sbagliata perché servono giocatori di altro tipo".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


NEWS
Volpati: “Caso Cassano, l’errore è stato prenderlo”
La bandiera gialloblù: “Ingaggiato un giocatore che non c’entra nulla col Verona”

di Redazione Hellas1903, 25/07/2017, 08:50

Domenico Volpati, leggenda gialloblù, al Verona dal 1982 al 1988, commenta, interpellato da “La Gazzetta dello Sport”, il caso Cassano.

Dice Volpati: “Lo sbaglio è a monte: Cassano non andava preso. Non c’entra nulla con una squadra come il Verona, che ha ben altre necessità. Si è puntato su un giocatore che era già arrivato alla conclusione della carriera. D’accordo, quando vai in A hai bisogno di ingaggiare uomini d’esperienza, ma Cassano non faceva al caso dell’Hellas”.

Continua Volpati: “Non mi scandalizzo, né lancio strali contro di lui, non avrebbe alcun senso. Piuttosto, provo a vedere il bicchiere mezzo pieno: il caso si è aperto e chiuso a luglio, non nel pieno della stagione, cosa che avrebbe prodotto danni superiori e, probabilmente, irreparabili. Come si dice quando si verificano situazioni come queste, non tut- ti i mali vengono per nuocere”.

FONTE: Hellas1903.it


Verona, la cura del dottor Mimmo Volpati

NEWS
Volpati: “Al Verona servono corsa e tecnica”
Domenico: “C’è bisogno di giocatori subito pronti per la A. Il gruppo della B sia la base”

di Redazione Hellas1903, 31/05/2017, 16:44

Domenico Volpati, bandiera dell’Hellas, in gialloblù dal 1982 al 1988, parla del Verona che dovrà affrontare il campionato di Serie A nella prossima stagione, sentito da “La Gazzetta dello Sport”.
Osserva Volpati: “Bisogna inserire giocatori che siano già pronti per una dimensione distante dalla B. Questo non significa che si debba cambiare tutto, anzi. C’è un nucleo forte in questo Verona, a cominciare da Bessa e Pazzini, ma non solo, che dovrà essere la base su cui costruire. Punterei su un gruppo italiano, o comunque con gente che la A la conosca già bene. Necessario è prendere giocatori che facciano della corsa una prerogativa, senza rinunciare alla tecnica”.

EX VERONA
Volpati: “Hellas, si vince con la forza del gruppo”
L’ex gialloblù: “Il Verona deve andare oltre l’assenza di Pazzini”

di Redazione Hellas1903, 17/03/2017, 10:28

Domenico Volpati, gialloblù dal 1982 al 1988, uno dei grandi “senatori” della storia dell’Hellas, commenta il momento del Verona.
Dice: “Importante, in questo momento, è non demoralizzarsi per l’assenza di Pazzini. Ricordo che noi vincemmo lo Scudetto pur mancando per alcuni mesi di Preben Elkjaer. Il leader della squadra deve essere il gruppo”.
Continua Volpati: “Ora si entra nella fase decisiva del campionato, è necessario che ci siano unità e compattezza. Ogni giocatore può essere decisivo. Poi è logico che Pazzini è un attaccante formidabile, ma chi prenderà il suo posto dovrà dimostrare di valere e di poter offrire un apporto prezioso al Verona: è una responsabilità che non deve preoccupare, ma essere, piuttosto, un motivo d’orgoglio”.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE B
ESCLUSIVA TMW - Volpati: "Verona, ora è psicodramma. Ma siamo primi"
21.11.2016 15.57 di Lorenzo Marucci
Che succede al Verona? Se lo chiedono in tanti dopo che in avvio di stagione sembrava che potesse stravincere il campionato di B. E invece nelle ultime due partite sono arrivate altrettante sconfitte, con Novara e Cittadella, incassando ben nove reti. Domenico Volpati, protagonista dello scudetto dei gialloblù, prova ad inquadrare la situazione. "Ora siamo nello psicodramma. Non è facile per la squadra ricompattarsi. Dovrà esser bravo l'allenatore - dice a Tuttomercatoweb.com - perchè vengono a mancare sicurezze e autostima, è una situazione certamente delicata. Ci sono anche aspetti tecnici da risolvere perchè i cinque gol col Citadella sono arrivati da calci piazzati. C'è da riflettere".

Possibile che sia subentrato qualche problema tra squadra e allenatore?
"Spero di no. Sarebbe incredibile, anche perchè il Verona viaggiava su ritmi incredibili. Non voglio crederci".

E allora come si spiega questa situazione?
"E' complicato trovare una spiegazione. Forse i problemi in difesa si vedevano anche quando le cose non andavano bene. Ripeto, prendere cinque gol praticamente da calcio piazzato è esagerato, sembravano quasi rigori. Adesso però credo non sia giusto indicare colpevoli o responsabili: non si può buttare via tutto, il Verona del resto è ancora in testa alla classifica. L'errore è pensare che potesse stravincere il campionato. Il Cagliari l'anno passato ha avuto in certi momenti varie difficoltà. E' un torneo tosto in cui le partite sono sempre aperte a tutti i risultati".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Domenico Volpati
By tifaverona - 4 luglio 2016
DOMENICO VOLPATI
Tutti associano allo scudetto del Verona i nomi di Briegel, Elkjaer, Galderisi e Di Gennaro. Ma quel Verona era anche, se non soprattutto, Domenico Volpati. Adesso, conseguita al termine della carriera la laurea in medicina, è apprezzato dentista, all’epoca fu determinante per la conquista dello storico scudetto scaligero. Volpati arriva nella città di Giulietta e Romeo quando ormai sembra aver inesorabilmente imboccato la parabola discendente della carriera. A 30 anni compiuti era retrocesso in C1 con il Brescia e stava pensando di appendere gli scarpini al classico chiodo. Ed invece, inattesa ma vincente, ecco la chiamata di Sor Osvaldo, che con il suo Verona festeggiava il ritorno nella massima serie. Un Verona che anno dopoDomenico_Volpati_01anno riscrive la storia del calcio italiano diventandone la favola più bella. E “Mimmo” ne è una delle architravi. Prototipo ideale del calcio olandese, il biondo centrocampista in quella magica stagione ricopere tutti i ruoli, manco fosse un Neeskens nostrano. Inizia da classica mezzala, con sulle spalle il numero 8, ma rivedendo le partite di quella squadra gloriosa lo si trova impiegato come terzino, mediano e chi più ne ha più ne metta.

Quanto il “dottore” sia stato determinante nella conquista del mitico triangolino tricolore lo dicono anche le cifre; a fine stagione il jolly, se mai ce ne fu uno, mette insieme la bellezza di 30 presenze, l’unico a non aver mai mancato l’appuntamento con il manto erboso in quella fantastica cavalcata assieme a Roberto Tricella e Claudio Garella, al secolo “Garellik”. E’ lui il leader silenzioso della squadra, sa stare al suo posto ma quando parla viene ascoltato da tutti, è bravo sia a costruire il gioco che a neutralizzare i campioni avversari, per info chiedete a Maradona, Zico o Platini. Bagnoli lo stima in maniera particolare, per le sue capacità in campo, e fuori per la sua serietà. Ed il giorno dopo quello scudetto che ancora riempie d’orgoglio una città intera arriva il premio più bello, le nozze con l’amata Daniela. Programmate da mesi per il 21 maggio, quel 21 maggio. Una data già programmata da tempo ma che con il senno di poi assomiglia ad un segno premonitore, della serie “a queste latitudini non ci facciamo mancare niente”. “Mimmo” rimane a Verona sei lunghi anni; sveste il gialloblu al termine della stagione 1987/88, dopo una leggenda fatta di 165 presenze e 2 reti che rimarrà indelebile nella storia della società e nel cuore di tutti i tifosi. Di chi l’ha visto giocare, di chi per motivi anagrafici l’ha ammirato solo in TV, di chi ha avuto la fortuna di giocarci assieme. video-3E’ sua la frase, dopo la conquista dello scudetto, “solo negli anni riusciremo a renderci conto di quello che abbiamo fatto” e aveva perfettamente ragione, rimane un’impresa unica e forse irripetibile.

FONTE: TifaVerona.net


INVITATO SPECIALE
Volpati: “Verona squadra vera, sto gioendo con tutti voi”
L’ex gialloblù: “È difficile vincere quando si parte favoriti, ora bisogna dimostrare di essere quelli da battere”

di Raffaele Campo, 12/10/2016, 08:40

Domenico Volpati, contattato da hellas1903.it, fa il punto sul Verona e sul campionato di Serie B in corso.
Volpati, ha fiducia nel progetto del presidente Maurizio Setti?
“Sì, sto seguendo il Verona e sto gioendo con voi per i risultati fin qui ottenuti. I gialloblù non sono fatti di sole individualità ma sono una vera e propria squadra. La difficoltà sta nel vincere e qualsiasi campionato è difficile da vincere quando si parte da favoriti. Setti finora ha compiuto un grande lavoro e i risultati gli danno ragione”.

Proprio prima accennava al gioco, in cosa è cresciuto il Verona?
Bisogna partire dal fatto che la Serie A e la Serie B sono categorie molto diverse. Il gap è molto forte. L’anno scorso la difficoltà non è stata solo l’assenza di Toni. Anche senza l’infortunio di Luca il Verona avrebbe avuto grandi difficoltà, specie in fase difensiva. Ricordiamo che anche negli anni scorsi i gialloblù subivano tantissimi gol. La squadra aveva rischiato di retrocedere anche due anni fa. C’erano molte difficoltà e Toni ha tolto le castagne dal fuoco. Quest’anno è stato creato un gruppo ed è stata data grande fiducia a Pazzini. Ora l’Hellas deve dimostrare di essere la squadra da battere.

Si aspettava di vedere un Romulo così decisivo dopo gli innumerevoli problemi fisici?
Romulo è un giocatore da Serie A, punto. Il fatto che si adatti alla cadetteria è solo un merito in più che gli va dato. Non per niente due anni fa lo ha voluto la Juventus. Anche Bianchetti sta tornando il buon difensore centrale che si era visto qualche anno fa. Si poteva puntare su di lui già da prima, senza andare a prendere Marquez, che è stato alla fine più un acquisto di immagine che altro. Il Verona ha un mix di giovani e di giocatori esperti che è essenziale per la B. In questo campionato servono proprio corsa ed esperienza. Chiunque ti può mettere in difficoltà sul piano fisico.

Quale squadra del campionato vede come antagonista del Verona?
Non credo nel Cittadella. Sta vivendo sulla cresta dell’entusiasmo ma la storia del Crotone dello scorso anno, che ha sempre avuto continuità, non succede sempre. Squadre come Brescia e Frosinone, alla lunga, possono dare fastidio. Il Bari lo vedo allo stesso livello dell’anno scorso, mentre una squadra che esprime un buon gioco è l’Entella. A ogni modo, si tratta di un torneo molto equilibrato ed è diventato molto agonistico. Certe cose si capiscono solo quando le squadre sono stanche.

Sabato i gialloblù sfideranno l’Ascoli, contestato dopo l’ultima sconfitta e con Cacia in forse. Che squadra si aspetta di vedere?
L’Ascoli è una squadra molto compatta e aggressiva. Sono molto bravi e pericolosi sulle palle alte. Col Novara è venuta fuori la differenza di qualità dei singoli giocatori a un certo punto della partita quando c’è stato un generale calo fisico. Se Cacia sarà assente sarò felice (ride, ndr). È uno di quei giocatori che con un guizzo può decidere una partita e ha un innato senso del gol. Ma ricordiamo una cosa: in Serie B nessuna squadra gioca per non subire, l’aggressività c’è sempre”.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Volpati: "Verona, le ultime gare non siano una Via Crucis"
27.03.2016 21.30 di Lorenzo Marucci
Il Verona tra presente e soprattutto futuro. Come ripartire in vista dell'anno prossimo che al novantanove per cento vedrà i gialloblù in serie B? Ne abbiamo parlato con Domenico Volpati, autentica bandiera del Verona: "Ormai la stagione è andata - dice a Tuttomercatoweb.com - e nelle gare che restano da giocare occorre salvare un minimo di dignità, lottando per i colori. Oggi purtroppo è una qualità che non tutti possiedono, mentre una volta ci si dannava l'anima per la maglia. Ora serve ritrovare l'orgoglio, altrimenti da qui alla fine del campionato si rischia di fare un'autentica Via Crucis".

Ha ragione Toni a dire che il Verona merita di scendere in B?
"Sì, si è accorto che qualcosa non andava. Negli anni scorsi con i suoi gol ha posticipato questa sofferenza: anche negli anni passati, in particolare l'anno scorso, non si è visto un calcio ben giocato, né quella predisposizione alla lotta come hanno quelle squadra come Bologna o Sassuolo. Molti giocatori erano già appagati".

E adesso a chi affidare la panchina in B per la risalita?
"La B è dura, servono intanto corsa e giocatori che abbiano fame. Come tecnico credo che serva un motivatore, capace anche di gestire il gruppo. Fare un nome in questo momento non è semplice. Delneri si è dimostrato in gamba ma non so se valga la pena continuare con lui. Di sicuro è importante trovare subito il gruppo giusto, perché il Verona deve risalire immediatamente".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


INVITATO SPECIALE
VOLPATI: “È UNA VIA CRUCIS, MA LA SQUADRA DÀ IL MASSIMO E SEGUE DELNERI”
L’ex scudettato: “Il campionato ormai è compromesso, bisogna programmare per la B. Pubblico eccezionale”

di Jacopo Bellomi, @jjbellomi 25/01/2016, 20:45

Con Domenico Volpati facciamo il punto sulla situazione del Verona e su alcuni temi caldi della travagliata stagione in corso.

Come vede la squadra? “Dal punto di vista dell’impegno e della volontà i ragazzi stanno dando il massimo in una situazione molto difficile, ormai compromessa. Questo campionato sta diventando una Via Crucis, si soffre ogni domenica. La grande nota positiva è rappresentata dalla risposta del pubblico: deriso e umiliato per anni in tutta Italia, ora sta dimostrando una maturità degna del pubblico anglosassone, con cori dal primo minuto anche se la squadra è ultima in classifica.”

La salvezza è ancora possibile? “Sono uno pragmatico, purtroppo sto già pensando all’anno prossimo e al campionato cadetto. Bisognerà creare una squadra capace di tornare in Serie A subito, la B è un campionato molto difficile e per questo bisogna essere preparati.”

Delneri può essere l’allenatore giusto per la prossima stagione? “La società prenderà le proprie decisioni, io ho l’impressione che Delneri sia un allenatore molto valido che fa dare il massimo alla squadra, non guarda in faccia a nessuno per le sue scelte e i giocatori lo seguono”.

Quanto possono avere inciso le scelte societarie sui risultati? “Sentendo il discorso del presidente Setti, mi è sembrato una persona molto lucida, seria, che non scappa davanti ai problemi e riconosce gli errori. Questi sono anche difficili da individuare perché ci sono tanti fattori che hanno inciso in questa stagione: gli infortuni, la sfortuna che tormenta la squadra… Senza questi episodi contrari ora ci sarebbero quei punti in più per sperare e non staremmo parlando di queste cose. Ma già l’anno scorso…”

L’anno scorso? “Visto il potenziale della rosa, temevo per un eventuale campionato di retrocessione. Sono stato smentito, ma l’impressione era che le qualità di Toni coprissero i difetti della squadra, come effettivamente sta succedendo quest’anno. Forse Pazzini avrebbe dovuto sopperire a questo aspetto”.

Un giudizio sul mercato? “Non sto seguendo tutti i movimenti, ma credo che il Verona debba fare acquisti mirati in funzione di un campionato che molto probabilmente sarà di Serie B”.

Cosa è cambiato nel calcio dagli anni ’80? “Oggi il fattore fisico è preponderante, ci sono un atletismo e una preparazione che sono diversi da quello dei miei tempi. Allora il calcio era più bello perché c’era il tempo per giocare il pallone, oggi i tempi si sono ristretti e i giocatori di qualità si vedono perché vanno ad una velocità superiore. Inoltre non c’erano i 3 punti, mentre ora un pareggio è una sconfitta per entrambe le squadre: è questo che ha fatto cambiare la mentalità verso il risultato a tutti costi, ogni partita diventa una finale”.

Torino e Verona sono due squadre a cui è legato, domenica si scontreranno, come finirà? “Normalmente non mi sbilancio e dico pareggio… Questa volta mi aspetto la vittoria del Verona, non con grandi acuti, ma almeno per dare morale e ripagare gli sforzi di questi ragazzi che si stanno impegnando molto e che sono davvero perseguitati dalla sfortuna”.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Volpati: "Verona, progettiamo ora il futuro. Anche se sarà B"
30.11.2015 12.21 di Lorenzo Marucci
Domenico Volpati, grande protagonista dello scudetto del Verona nel 1985, ha le idee chiare (e anche molto originali) sulla grave crisi dei gialloblù. "Sono dell'idea che a questo punto si debba per forza prendere in considerazione che il prossimo anno la squadra giochi in B - dice a Tuttomercatoweb.com - la società deve prendere in pugno la situazione ed è necessario che faccia un programma a medio termine. Deve essere più lungimirante. Ormai, visto come la squadra gioca e i gol che prende, anche la gente, che non è stupida, ha un quadro chiaro della situazione"

Magari però cambiando il tecnico c'è ancora la possibilità di arrivare a salvarsi...
"Il problema è che adesso bisogna programmare: occorre prendere un tecnico a cui si dica di stare al Verona per tre anni e con cui si costruisca la squadra. Serve un progetto che guardi ai giovani su cui confidare. In B ci vogliono giovani interessanti, non puoi farla con i... relitti. Certo, al tempo stesso occorre dare dignità a questo campionato. Credo che Guidolin possa essere tra tutti i nomi fatti, il tecnico più giusto per prendere in mano la situazione: è stato il capitano del Verona che vinse il campionato di B nell'82 e questo conta. Bisogna insistere sugli ex giocatori del Verona, è necessario valorizzare le qualità umane e tecniche di coloro che sono passati da qui. Faccio un esempio: lo scudetto fu vinto con Bagnoli in panchina e Mascetti ds, guarda caso due ex giocatori del Verona. Bisogna tener conto di questi fattori, le persone che hanno vestito questa maglia alla fine non ti tradiscono".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Una vita da Volpati
Dentista e campione d’Italia con il Verona. Lo sport trasmette valori utili anche nella professione

Era il 1985 quando il Verona si laureò campione d’Italia, precisamente trenta anni fa. Fra gli undici che conquistarono il tricolore per gli scaligeri c’era Domenico Volpati che al termine della carriera, cinque anni dopo, si laureò in medicina presso l’università di Pavia. “A quel punto – dice – avevo trentanove anni, ero sposato e avevo una bambina. Non potendo affrontare una specializzazione, data l’età, puntai sull’odontoiatria. E da allora faccio il dentista”.

Nella vita di Volpati il calcio ha significato tanto, al di là dell’ambito sportivo. “Lo sport – sottolinea – mi ha insegnato molto anche su come costruire un buon rapporto umano con le persone. E da medico posso dire che questo accrescimento è stato un bagaglio che con i pazienti mi è stato particolarmente utile”. Volpati, centrocampista, ha una carriera calcistica sempre in crescendo: è in serie D con il Borgomanero negli anni ’60, passa in C nella Solbiatese, in B nella Reggiana, Como e Monza, e, a 27 anni, nel ’79, viene ceduto in serie A al Torino (che pochi anni prima aveva vinto lo scudetto con i ‘gemelli del goal’ Graziani e Pulici).

Tra un esame e l’altro all’università approda al Brescia. Dopo di che, nel 1982, incontra Osvaldo Bagnoli che lo convince a seguirlo al Verona. Con i gialloblù Volpati si laurea campione d’Italia nella stagione ‘84/’85 e termina la carriera in C nel Mantova. Dello scudetto ricorda tanti momenti, ma uno in particolare: la partita Udinese-Verona terminata 3 a 5. “Era l’Udinese di Zico, Edinho, Carnevale, De Agostini e tanti altri. Era una squadra di campioni e noi riuscimmo a batterla”.

L’ASSOCIAZIONE DEI MEDICI CALCIATORI CERCA NUOVE SQUADRE
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FOTO GALLERY:
Volpati in studioVolpati in campoLa Nazionale dei medici calciatori

Carlo Ciocci
@FondazioneEnpam
data pubblicazione : 08/10/2015

FONTE: ENPAM.it


ALTRE NOTIZIE
Scudetto del Verona, 30 anni dopo. Volpati: "Vincemmo contro i migliori"
11.05.2015 09.49 di Raimondo De Magistris Twitter: @RaimondoDM
Domenico Volpati, tra i protagonisti del Verona che 30 anni fa conquistò uno storico Scudetto, ai microfoni di Radio Rai ha ricordato quella impresa: "Allora i migliori giocatori erano in Italia e tutte le domeniche dovevamo confrontarci con i migliori giocatori delle varie nazionali. Ogni domenica dovevamo affrontare dei fuoriclasse. Bagnoli dà sempre meriti ad altri, ha la saggezza delle persone semplici. Non aveva bisogno di parlare tanto perché già sapevamo quello che ci voleva dire e quello che voleva fare".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


15:00 | martedì 06 gennaio 2015
Domenico Volpati, il pallone fuori dai denti
«Avevo un esame all'Università e Bagnoli mi disse: 'Perché non vai a correre lungo il Ticino?'...»


di Simone Sacco
TEMPI SUPPLEMENTARI DOMENICO VOLPATI - C'è chi ha scritto "Una vita da mediano". Ma c'è anche chi ha avuto un'esistenza da Domenico Volpati. E, onorando il gioco del football, si è tolto grandi soddisfazioni sportive come disputare otto campionati di Serie A (due col Torino) e vincere uno Scudetto a 34 anni compiuti con la casacca del Verona. Ricevendo i complimenti sinceri del capitano (e amico fraterno) Roberto Tricella che, su Domenico, ha espresso forse il parere definitivo riguardo al suo ecclettismo agonstico: «Volpati è stato il cervello fantasioso di quella storica squadra. Preciso, altruista, piedi buoni ma anche gran faticatore. Gli dobbiamo tutti molto». Una bella investitura per questo simpatico dentista sixtysomething che ha mollato da anni il calcio professionistico, ma che è sempre pronto ad abbandonare il suo Studio (lettera maiuscola) in Trentino per correre a fare beneficenza in maglietta e pantalonicini. E proprio dallo studio (lettera minuscola) partiamo per delineare la sua bellissima aventura.

Domenico, calciatore o laureando: qui sta il dilemma...
«Calciatore, calciatore senz’altro visto che ho giocato a pallone per diciotto lunghi anni, dal '68 col Borgomanero fino all’ultima stagione col Mantova nell’89. E in mezzo alle mie varie stagioni di Serie A con le maglie di Torino e Verona. Ma anche laureando dato che mi sono iscritto alla Facoltà di Medicina di Pavia nel 1970 e ho strappato l’agognato pezzo di carta discutendo la tesi vent’anni dopo, rigorosamente fuori corso! (ride, ndr)»

C’è stato un momento nella tua vita in cui lo studio ha rischiato di superare il calcio?
«Forse nell'82 quando col Brescia sono retrocesso in C1. Lì mi sono detto: "Ok, ho 31 anni e sono indietro con gli esami: sarà meglio che smetta col pallone". Solo che mi dispiaceva, con le "Rondinelle" quell’anno non avevo giocato male e un pensierino alla Serie A – che avevo già conosciuto col Torino nei due anni precedenti – continuavo a farlo...»

13 giugno 1982, ultima giornata di serie B, Verona-Brescia al Bentegodi. Terminerà 1-1 con voi amaramente retrocessi e i veneti promossi nella massima serie. E sulla panchina dell’Hellas sedeva un certo...
«Osvaldo Bagnoli! Fu lui in persona, qualche settimana dopo, a farmi la proposta di andare a giocare in A coi gialloblu. Ed io che mi già vedevo come un tranquillo studente universitario passai tre notti in preda all’angoscia! (ride, ndr) Alla fine però accettai e da lì cominciarono i sei anni più belli della mia vita: lo Scudetto dell'85, le amicizie di ferro con Tricella e De Agostini, il sentirmi parte di una compagnia affiatata ed invincibile. Che bei ricordi!»

Ci aggiungerei anche il tuo ruolo "all’olandese" nell’anno del tricolore. Ammetto che a quasi trent’anni di distanza non ho ancora capito bene in quale parte del campo giocavi...
«Facevo il jolly. Sai, parliamo di un football in cui una rosa era composta in media da quindi giocatori più due ragazzi della Primavera, non c’erano i trenta tesserati ed oltre delle squadre attuali... Quell’anno cominciai con la maglia numero 8, da classica mezz’ala, e via via mi adattai al ruolo del terzino, del mediano, dello stopper ecc. In pratica non ho giocato da libero perché Roberto Tricella era sano come un pesce, se no avrei fatto pure quello!»

Un calciatore odierno avrebbe già telefonato in lacrime al suo procuratore...
«Ed invece io ero molto orgoglioso di cambiare spesso ruolo. Esattamente come per gli esami universitari, mi è sempre piaciuto mettermi alla prova. E fare bella figura.»

Ad allenare, però, non hai mai pensato...
«No, perché per me il calcio era il campo, lo spogliatoio, la sudata, l’allenamento, la battuta tra amici ecc. La panchina? Non mi ci vedevo proprio e mi sa che ho pure avuto ragione perché, da quando mi sono ritirato, sono piombati sulla scena una caterva di allenatori che per me non hanno mai avuto lo spessore umano per fare quel mestiere...»

Nomi?
«Non te ne farò mai, non è nel mio stile (sorride, ndr). Diciamo però che non ho mai gradito i cosiddetti "urlatori", allenatori bravi solo a sbraitare e ad insultare i propri atleti... L’Osvaldo (Bagnoli, ndr) quasi non lo sentivi parlare, sussurrava durante gli allenamenti, ma ne capiva di pallone e di psicologia, eccome se ne capiva!»

Tu ora fai il dentista ed hai uno studio a Cavalese in Trentino, giusto?
«Correttissimo.»

Scusa, ma per uno come te – laureato in Medicina – non sarebbe stato più automatico fare l’ortopedico?
«E la specializzazione dove la metti? (ride, ndr) Te l’ho detto, mi sono laureato tardi, a 39 anni. Avevo già dedicato troppo tempo allo sport e, a livello medico, mi occorreva una scorciatoia per poter esercitare il prima possibile. E così ho fatto il dentista»

Ma è vero che un esame lo superasti il giorno dopo una partita di Coppa UEFA?
«Sì, col Verona giocammo in Germania contro il Werder Brema nei quarti di finale della Coppa UEFA ’88. All’andata perdemmo in casa 1 - 0 e al ritorno non riuscimmo a ribaltare il risultato per via anche di un tempaccio da lupi. Io entrai negli ultimi venti minuti, feci il mio, ma il difficile - credimi - venne dopo: nello spogliatoio eravamo tutti delusi ed io dovevo ancora andare dal mister a chiedergli un permesso per il giorno dopo...»

Come andò a finire?
«Che Bagnoli mi accordò la giornata libera in quel di Pavia a patto che andassi a fare un allenamento defatigante, una rifinitura, lungo le sponde del Ticino... Immaginati io che dovevo dare Patologia Applicata, uno degli esami più duri di Medicina, teso come una corda di violino e in attesa del mio turno, se potevo pensare alla rifinitura quel giorno! (risate, ndr)»

Tu conservi un record poco invidiabile nel nostro calcio: quattro partecipazioni alla finale di Coppa Italia (due col Torino e due col Verona) e zero vittorie in totale...
«Sai proprio tutto, eh? Ebbene sì, l’avevo rimosso ma poi qualche anno fa il tuo collega Stefano Bizzotto della RAI mi ha regalato un DVD dedicato alla finale Roma-Torino del 1980. 0 - 0 dopo i supplementari e così si va ai rigori. Andiamo in vantaggio 2 - 0 con ancora tre rigori da battere e a quel punto mi dico: "Beh, ormai è fatta". Morale? Ne sbagliammo quattro di fila con Greco, Graziani,Pecci e Zaccarelli e la Roma vinse 3 - 2 con tiro decisivo di Ancelotti. Hai presente una doccia ghiacciata? Ecco, uguale»

Ci sarà mai un altro Volpati in futuro? Intendo sul campo.
«Ne dubito visto che ho fatto solo figlie, tutte piuttosto brave con lo sci. D'altronde sono nate in Val di Fiemme...»

Però il papà gioca ancora ogni tanto...
«Sì, faccio del volontariato con l’ASD Ex Calciatori Hellas Verona Onlus(per maggiori informazioni cliccate QUI, ndr): ci ritroviamo con gli altri ragazzi dello Scudetto e organizziamo partite amichevoli dove, tra le altre cose, vendiamo anche il nostro merchandising. Siamo sommersi di richieste e quindi ogni tanto ci tocca fare della selezione a monte ma il nostro presidente onorario, Domenico Penzo (che è succeduto al meraviglioso Franco Nanni che ha fondato la stessa Onlus), se la cava alla grande»

Un proposito per il 2015 appena iniziato? E che coinciderà col trentennale dello scudetto dell'Hellas...
«Una bella festa per Osvaldo Bagnoli che a luglio compirà 80 anni. Mister non faccia il timido, stiamo già preparando la torta con tutte le candeline!»

Cosa significa per te ripensare a quello storico Scudetto tre decadi dopo?
«Significa ripensare alle mie nozze visto che mi sono sposato il giorno dopo la partita casalinga con l’Avellino, l'ultima di quel campionato. Diciamo che ho festeggiato due volte! E poi... (riflette, ndr)»

E poi...?
«Mi viene ancora in mente una telefonata che mi fece Roberto Tricella alle due di notte dopo la nostra sconfitta casalinga col Torino. Non riusciva a dormire esattamente come me, era agitato... Mancavano cinque giornate alla fine, il Torino si era rifatto sotto e lì ci venne una gran strizza di non riuscire a farcela. Una gran sofferenza, insomma. Ma è sempre dalla sofferenza che nascono le grandi vittorie».
Rubrica a cura di Simone Sacco (per comunicare:calciototale75@gmail.com)

FONTE: CalcioNews24.com


L'INTERVENTO DI UN EROE DELLO SCUDETTO
IL "DOTTOR" VOLPATI ECCO COME SI DIFENDE
02/12/2014 13:40
"Pensavo che l'arrivo di Rafa Marquez portasse tranquillità alla difesa del Verona... Ecco... Ne ha portata anche troppa... Questa squadra deve ricordarsi che deve difendere sempre con gli occhi della tigre. Sempre con grinta. Fino all'ultimo minuto".

Così Domenico Volpati, il "dottore" del Verona di Bagnoli, uno dei grandi eroi dello scudetto gialloblù, ha dato la sua lettura sul momento attuale della squadra di Mandorlini. Parole di un grande personaggio su cui meditare...

FONTE: TGGialloBlu.it


Volpati, dal Verona dello scudetto allo studio a Termeno
di Alessandro Zuvali 11 ottobre 2013
TERMENO. Ha marcato Maradona, Platini, Zico, Gullit, Falcao e altri giganti del calcio mondiale. Domenico Volpati, classe 1951, è passato dal reparto difensivo del Verona ( campione d'Italia nel 1985 ) a quello di cura e prevenzione odontoiatrica nel suo studio di Termeno. Al pari del compianto Socrates, centrocampista stellare della Selecao, anche Volpati riesce a laurearsi in medicina e chirurgia, coniugando l'impegno professionistico nel calcio con gli esami universitari, fino al raggiungimento del prestigioso traguardo accademico. Esercita a Termeno e vive a Castello di Fiemme, dove spesso vengono a trovarlo altri illustri del suo tempo, dagli ex compagni Pietro Fanna e Hans Peter Briegel fino al “Pablito” Paolo Rossi del Mundial '82, col quale è legato da profonda amicizia.

Volpati, quali eventi l'hanno portata proprio a Termeno?
«Dal 1982 al 1988 la squadra del Verona veniva in Val di Fiemme per il ritiro pre-campionato. Durante una passeggiata per Cavalese, proprio in una di quelle estati, mi fermò un signore del posto tifoso del Torino, squadra nella quale militai prima del Verona, felice di potermi conoscere personalmente. Venne poi a seguirmi in una amichevole a Cavalese accompagnato dalla figlia Daniela... ».

E venne il 20 maggio del 1985...
«Vede il caso, che non esiste poi...quella ragazza divenne mia moglie e madre delle mie due figlie, che sposai nella chiesetta di Redagno proprio in quel meraviglioso lunedì di primavera».

Lunedì?
«Il giorno prima ero sul rettangolo di gioco alla conquista dello scudetto, che arrivò proprio alla vigilia del mio matrimonio».

E poi a Termeno...
«Lasciai il calcio a 38 anni, nel 1989. Mi trasferii con la famiglia a Castello di Fiemme nel gennaio del 1992 e contestualmente iniziai la professione medica a Termeno».

Dai 55mila del Bentegodi a Via Hans Feuer a Termeno, ma non le mancava l'urlo dello stadio, le trasferte all'Olimpico, al Meazza, al San Paolo?
«Sia a Termeno che a Castello ho trovato una dimensione umana e professionale per me piacevolissima, appagata anche da affetti ed amicizie nuove, stimolanti; insomma io qui ci sto benissimo anche grazie alla mia passione per la montagna e lo sci. Il calcio? L'ho vissuto nella sua più autentica totalità, partendo giovanissimo e passando dalla gavetta della C1 alla serie cadetta fino all'olimpo della Serie A. Ho ricordi unici, difficilmente esprimibili con le parole, ma non ho nostalgia, ho dato e avuto, ora sono solo felice».

Passando anche per il Druso...
«Già...vero, che ricordi anche quelli! Giocavo nella Solbiatese al tempo, nel 1971, e incontrai il grande Bolzano di Milani, Bedendo, proprio al Druso».

E i suoi compagni del Verona li vede ancora?
«Li vedo ancora, ci ritroviamo ancora tutti e spesso, proprio a Verona, mister Bagnoli compreso. Abbiamo anche fondato una Onlus per scopi benefici e questo ci lega ancor di più».

FONTE: AltoAdige.Gelocal.it


TORO
Domenico Volpati: ”Scudetto? L’Hellas fu più bravo ma anche più fortunato”
Nella carriera di Domenico Volpati, giocatore di Hellas e Toro negli anni ’80, Torino e Verona sono state senza dubbio le due piazze più importanti. Uno scudetto e tanti bei ricordi non si dimenticano molto facilmente.


di Roberto Maccario, 25/09/2013, 16:00
Nella carriera di Domenico Volpati, giocatore di Hellas e Toro negli anni ’80, Torino e Verona sono state senza dubbio le due piazze più importanti. Uno scudetto e tanti bei ricordi non si dimenticano molto facilmente.

Signor Volpati buongiorno. Sette punti per il Torino dopo quattro giornate, uno in meno per il Verona: c’è di che essere soddisfatti, non crede?
Sì, l’inizio è stato positivo per entrambe: il Toro gioca molto bene mentre il Verona, per essere una neopromossa, si è tolta una bella soddisfazione battendo il Milan( anche se i rossoneri senza Balotelli sono a mio modo di vedere una squadra da metà classifica). Contro il Sassuolo la squadra ha vinto anche se soffrendo un po’, mentre a Torino con la Juve è stata sconfitta in maniera dignitosa.

Ai suoi tempi però queste due squadre lottavano per lo scudetto: potrà mai risuccedere?
E’ molto difficile, perché ormai la classifica è spaccata e ci saranno sempre cinque o sei squadre nettamente al di sopra di tutte le altre.

Quali sono i ricordi migliori che si porta dietro da queste due piazze?
Da Torino mi porto dietro l’esordio in serie A a 28 anni, in una squadra dal notevole spessore con otto nazionali in rosa, e le grandi sfide europee come quelle contro Stoccarda e Grasshopper in Coppa Uefa; ricordo poi con grande affetto il presidente Pianelli. Da Verona, oltre allo scudetto, mi porto dietro sei anni bellissimi con due quarti posti e un sesto posto.

A proposito dello scudetto: in quel campionato beffaste proprio il Toro, ricordi?
Sì, il Toro era una grande squadra con tanti ex compagni e ottimi giocatori come Zaccarelli, Schachner, Serena e Junior. L’Hellas però fu più bravo e, a dire il vero, anche un po’ più fortunato, perché in queste imprese ci vuole sempre un pizzico di buona sorte.

I momenti più amari invece?
La sconfitta arrivata con la maglia del Toro nella finale di Coppa Italia del 1980 persa ai rigori contro la Roma dopo essere stati avanti per 4-1 nella sequenza. Nella mia carriera non ho mai vinto la Coppa ma sono riuscito a perdere quattro finali: due con il Torino e due con il Verona.

Adesso Volpati non si occupa più di calcio, vero?
No, mi sono laureato in medicina, sono dentista da 23 anni e ho uno studio in Provincia di Bolzano.
Roberto Maccario

FONTE: ToroNews.net


Agosto 2013
L'intervista a Domenico Volpati
Di Massimo Corsano
Domenico Volpati (nella foto a sinistra insieme a Corsano) nasce a Novara il 19 agosto 1951. Non ha mai vestito la maglia azzurra ma come leggerete nell'intervista è un grande tifoso della squadra piemontese e, in una circostanza, ha difeso la nostra bandiera... Nella stagione 1984-85 ha vinto lo scudetto con l'Hellas Verona ed ha inoltre disputato ben quattro finali di Coppa Italia. Giocatore polivalente, si è sempre adeguato al ruolo in base alle esigenze della squadra dove ha giocato.

Nella stagione 1984-85 vinci lo scudetto con il Verona, ci racconti qualcosa di quello scudetto? “Arrivavamo da un quarto posto ottenuto nel campionato 1982-83 e da un sesto in quello successivo, inoltre avevamo conquistato due finali di Coppa Italia (N.d.R. le altre due le ha conquistate con il Torino); si erano susseguiti due anni di preparazione e ormai l'ossatura della squadra si era formata. Con gli arrivi di Briegel ed Elkjier abbiamo formato un ottimo gruppo, questo ci ha permesso di trovare lo scudetto che non era una cosa programmata, siamo arrivati primi alla fine del girone di andata e, lì, abbiamo capito che potevamo lottare per le prime posizioni, ma ovviamente tra dirlo e farlo ne è passata”.

Il giocatore attuale del Novara nel quale ti rivedi maggiormente? “Ero un giocatore molto particolare, che ha ricoperto praticamente tutti i ruoli tranne quello del portiere... Sono nato come centravanti nella Solbiatese, poi l'anno dello scudetto sono partito come stopper, ho poi giocato da mezzala per otto partite e poi dieci partite da terzino e alcune da libero... Diciamo che per rispondere alla domanda devo quindi indicare più giocatori in ruoli diversi... Mi rivedo maggiormente in Marianini, Pesce e Ludi”.

Il tuo giudizio obiettivo sul mercato del Novara? “La società si è mossa bene, hanno investito nei giovani e hanno dimostrato di avere le idee chiare, poi nel calcio ci sono delle squadre molto forti con dei giocatori che, presi singolarmente, rappresentano un valore aggiunto ma non apportano il giusto rafforzamento alla squadra. Aglietti, a mio avviso, è un allenatore che riesce a creare il gruppo. Per me, inoltre, un giocatore come Rigoni varrebbe la pena di tenerlo... È un atleta che al Novara potrebbe dare un contributo notevole, uno di quei pochi giocatori che in Serie B, se in condizione, fa la differenza”.

Dove credi possa arrivare questo Novara? “Il campionato di Serie B è un campionato molto particolare, io ne ho giocati cinque e ti dico che c'è stato un anno, nel quale militavo nel Brescia (N.d.R. stagione 1981-82) in cui, prendendo singolarmente ogni giocatore, rappresentavamo forse la squadra più forte del campionato. A novembre vi furono dei piccoli ritocchi e alla fine, con una squadra con la quale avremmo dovuto vincere il campionato, siamo invece retrocessi... Nel campionato cadetto ci vuole molta umiltà e ciò vuol dire rispetto degli avversari e consapevolezza nei propri limiti; devi rimanere sempre in tensione. In Serie B ogni partita è una battaglia, dove se cali un attimo il ritmo perdi anche contro l'ultima in classifica. Non faccio previsioni, però l'augurio che faccio al Novara è quello di migliorare il traguardo conquistato lo scorso anno...”.

Dopo la sconfitta per 2-1 ad Avellino, il Novara debutta al “Piola” sabato alle 18 contro il Siena. Che partita prevedi? “Sarà una partita molto difficile perchè il Siena alla prima giornata ha dimostrato, vincendo 5-2 contro il Crotone, di essere una squadra che non molla nulla… Sarà anche in crisi il loro sponsor principale (N.d.R. l’Istituto di credito Monte dei Paschi) ma, sicuramente, non le squadre di calcio e basket. Il Siena è una delle squadre destinate a lottare per andare in Serie A e sicuramente giungerà ai play-off. In questa partita il Novara avrà subito l'occasione per ritrovarsi portando a casa i 3 punti”.

Un messaggio ai tifosi azzurri e agli utenti di VaNovaraVa.it? “Voglio raccontare un piccolo aneddoto: ricordo una trasferta a Lecco a metà degli anni sessanta dove nel Novara giocavano Udovicich e mio fratello Umberto. Avevo con me la bandiera del Novara e, purtroppo, perdemmo 4-1. A fine partita alcuni tifosi del Lecco cercarono di portarmi via la bandiera ma io riuscii a difenderla e a riportarla sul pullman. Seguo sempre il Novara, la squadra della mia città, gioisco per le vittorie e mi rammarico per le sconfitte. Questo deve essere sempre lo spirito di chi tifa e sostiene il Novara! Saluto con affetto tutti i tifosi azzurri e forza Novara sempre!”.
Massimo Corsano

FONTE: VaNovaraVa.it


DOMENICO VOLPATI: “VERONA, TE LO MERITI”
di Redazione Hellas1903, 16/05/2013, 22:00
“Vincere non è mai facile, anche quando sei favorito. Ancora un piccolo sforzo e il Verona ce l’avrà fatta. Un successo meritato per quanto è stato fatto da tutti. Dalla società all’allenatore e il suo staff, e poi i giocatori”.
Domenico Volpati è una delle leggende del Verona. Nel sondaggio condotto nei mesi scorsi da www.hellas1903.it è stato votato come miglior jolly di centrocampo della storia dell’Hellas. Protagonista degli anni più belli, grande saggio di uno spogliatoio che non ha paragoni e che porta con sé legami di amicizia che continuano a distanza di decenni.
Volpati commenta così il momento di un Verona che è vicinissimo alla A: “Manca poco e credo che sia un obiettivo che la squadra ha cercato fino in fondo. Andrea Mandorlini ha fatto un grande lavoro. Ci sono state delle critiche, ma è normale che sia così quando punti in alto e i margini di errore sono ridotti. Ha sempre tenuto unito il gruppo, con un altro punto avrà raggiunto il risultato che tutti volevano e questa è la cosa più importante. I valori, presto o tardi, in un campionato lungo come quello di B, vengono fuori”.

E Volpati continua: “Se tutto andrà bene il Verona ricomincerà dalla Serie A, e lì ci saranno da fare altre considerazioni. La categoria ha tutt’altre difficoltà da affrontare. A quel che mi riferiscono e per quanto vedo la società è seria. Questo è importante: la dirigenza che è in grado di programmare è un valore aggiunto fondamentale. Riprendiamo da qua dopo tanto tempo. Ci vuole ancora l’ultimo impegno necessario, dopo saremo contenti e soddisfatti. Forza Hellas, siamo con te”.

FONTE: Hellas1903.it


24.05.2012
Volpati, il fuoriclasse fuori corso che voleva un futuro alternativo
CALCIO. «Pensavo che se fosse andata male con lo sport almeno avrei avuto dell'altro da fare»
L'ex giocatore dell'Hellas Verona non ha mai abbandonato gli studi Appese le scarpette si è laureato in medicina e oggi fa l'odontoiatra

Volpati, il fuoriclasse fuori corso che voleva un futuro alternativo

«Se puoi sognarlo, puoi farlo». Così Walt Disney “svecchia” l'inflazionato detto popolare «volere è potere». Un suggerimento o una certezza? Nello sport, come nella vita, forse, una promessa. I giovani atleti ambiscono alle luci della gloria. Quella passione brucia dentro e ai libri, che angoscia, meglio non pensarci. Il gioco, il pubblico, il successo, i soldi: fossero materia d'esame, sarebbero tutti promossi. La scuola ha delle regole ben diverse, ma sono così inconciliabili con lo sport? Può un campione essere anche un bravo studente? E, viceversa, può un bravo studente diventare un vero campione? Il mondo dello sport, quello ad alti livelli, ci regala delle sorprese e alcuni nomi illustri del professionismo veronese di ieri e di oggi ci raccontano interessanti verità.

«Sono fiero di essere riuscito a portare avanti sia la carriera sportiva sia quella scolastica e, se tornassi indietro, rifarei tutto quello che ho fatto», afferma con grande serenità Domenico Volpati, ex centrocampista dell'Hellas Verona e protagonista dell'indimenticabile scudetto del 1985 .
«Il percorso universitario è un arricchimento personale e ti aiuta a guardare al futuro in modo più bilanciato, rispetto alla provvisorietà del mondo calcistico. Ho sempre pensato che se, fosse andata male la mia carriera sportiva, avrei avuto una valida compensazione nella scuola». Un fuoriclasse fuori corso di ben dodici anni, ma dentro la costanza di non mollare mai. In nessun campo, in nessun momento.

«Conciliare sport e scuola non è un'impresa facile, soprattutto giocando ad alti livelli, non soltanto per gli allenamenti frequenti o per le numerose trasferte, ma anche per la pressione mediatica. Se sbagli o non ci sei con la testa, l'indomani le pagine dei giornali e i tifosi parlano di te. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha educato allo studio e che ha dato sempre molta più importanza alla mia formazione scolastica rispetto alla mia grande passione sportiva che, poi, è diventata per un ventennio il mio mestiere. Dalla Voluntas, la squadra dell'Istituto Salesiano di Novara, dove mi diplomai, alla Solbiatese, in Serie C il passo fu breve e, nello stesso anno, mi iscrissi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pavia, a pochi chilometri da Solbiate Arno. Passai alla Reggiana, in Serie B e, nel 1982, giunsi a Verona, in Serie A. Nei sei anni di permanenza in squadra scaligera, non diedi più di due o tre esami l'anno. Però ne ricordo uno, quello di patologia medica per il quale feci una fuga in piena notte. L'Hellas disputò una partita di Coppa Uefa contro il Werder Brema. Al termine del match, un volo Charter ci riportò tutti a Verona. Io andai a casa, presi l'auto e imboccai l'autostrada verso Pavia, tra il buio e la foschia invernale. Non dimenticherò mai l'espressione di Osvaldo Bagnoli che, guardandomi, mi disse: "Ma dove vai? Domani salterai l'allenamento?" e io risposi: "Certo Mister. Devo dare un esame all'università. Poi torno". Nel 1985 vincemmo lo scudetto e, l'indomani, mi sposai. Quell'anno non diedi nemmeno un esame: avevo programmato il matrimonio, mica potevo immaginare che avremmo vinto lo scudetto! A 38 anni ho smesso di giocare e a 39 mi sono laureato. Avrei potuto smettere a 33 anni e laurearmi prima, ma se lo avessi fatto, non avrei vissuto l'emozione di vincere lo scudetto. Dopo la laurea, intrapresi la libera professione come medico odontoiatra che svolgo da 21 anni. Incontro sempre con piacere gli ex compagni di corso e di squadra e lo sport, con il calcio, lo sci e le passeggiate in montagna, è sempre con me».
Maria Cristina Ricci

FONTE: LArena.it


'FORSE ORA CAPIRO' L' IMPORTANZA DI CHIAMARMI VOLPATI'
"DI SICURO mi prendo la laurea. Ci tengo per me. Poi magari faccio il muratore o l' elettricista o apro un ristorante, ma voglio laurearmi a Pavia, anche se col calcio adesso va bene, va fin troppo bene. Un mese ero al mare in Sardegna con mia moglie Daniela e in spiaggia ci siamo trovati davanti un giornalista. Che crollo Domenico, mi son detto, con una gran voglia di scavare nella sabbia: quando vengono a cercarti pure al mare significa che sei famoso. Ma a me sembra ieri che ho cominciato, e mio padre mi diceva: vergognati, guarda quanto guadagni per tirare dei calci a una palla. Sembrava molto a lui, ex impiegato statale, ma io francamente non ho mai guadagnato molto per essere un calciatore, nel senso che avrei potuto guadagnare di più andando al Pescara anzichè al Monza, o non restando cinque anni alla Solbiatese.
Così sono stato testimone dell' unico licenziamento e dell' unico scudetto, per ora, di Bagnoli. Quella domenica noi giocatori eravamo molto fieri di lui, per come aveva risposto secco al presidente Carabelli di non impicciarsi di questioni tecniche. La mattina dopo l' hanno licenziato, era al suo primo impiego in panchina. Eppure anche i Carabelli eran brave persone, con un' idea molto padronale della gestione della squadra. Ma intanto Solbiate era il paese più piccolo ad aver mai avuto una squadra in C".

"Qui va a finire che l' anno prossimo le ferie le faccio dalle mie parti, a Cassolnovo. Coi miei amici, Gino Giancarlo e altri ci si trova in via Roma, fuori dal bar Bellaria e si sente fresco solo quando passa una corriera, anzi ci si sporge per prendere la ventata, come per succhiarla. Ma adesso, con la circonvallazione nuova per Mortara, c' è meno traffico e fa più caldo. Lì si parla di calcio fino a tardi, loro non pensavano mai che io avrei vinto uno scudetto e francamente neanch' io. Conta su Domenico dicono e mi rendo conto che è difficile spiegare tutta la faccenda. Così ricorro agli esempi. Per esempio, verso la fine di gennaio Tricella mi diceva pensa che fortuna ho io a giocare in serie A, io che di testa non la prendo mai, non ho il sinistro e come prestanza fisica non ne parliamo. Eppure era il capitano della squadra prima in classifica e sentiva odore di nazionale, ma la verità è che al Verona si può vincere senza perdere di vista la realtà e si continua a correre anche dopo il traguardo".

"Io nei vari campionati ho già giocato 470 partite e mai mi sono sentito titolare e mai mi sono affezionato a una maglia, dal due all' 11 le ho messe tutte, il portiere non posso farlo perchè è come se da piccolo avessi ingoiato un binario, ho la schiena rigida. I compagni mi chiamano Volpe, ma il mio soprannome dovrebbe essere Parentesi perchè ogni anno ero sempre tra parentesi. Mi consolavo pensando che succedeva la stessa cosa a Marini, a Scanziani, di cui adesso è troppo facile parlar bene e quindi non lo faccio. Però mi ha fatto piacere leggere che Platini aveva assegnato i suoi ' Oscar' per i calciatori non protagonisti a me e a Scanziani. Un mio amico mi ha detto: è come se tu avessi recitato una vita nei teatrini off, a Verona un grande regista, Bagnoli, ti ha trovato il ruolo giusto in una recita di grande successo e la critica si è accorta di te".

"Hai detto niente, spiegare il Verona. Bisognerebbe prenderli tutti uno per uno, da Garella che parava anche i missili a Galderisi, a Di Gennaro. In tutta sincerità io dico che la bilancia dalla nostra parte l' ha fatta pendere il fatto che a centro campo c' era Briegel e non Volpati. Sto tedesco è una cosa incredibile, fa 70 metri di corsa e poi alza la testa e mira l' angolino, quando un altro non saprebbe più nemmeno come si chiama".

"Il secondo anno di Verona, certe domeniche uscivo dal campo stravolto dalla fatica, avevo corso novanta minuti come un asino senza mai veder la palla. Però pare che serva anche questo, tatticamente. C' è chi fa gli acuti e c' è chi assicura il sottofondo musicale. E tutti servono. Certo che giocare in difesa è più riposante, si lavora molto meno. Marcare a uomo è facile, a zona no, puoi anche essere bravo ma se non è brava la squadra fai solo figuracce. Io le marcature comincio a farle nel sottopassaggio, guardo se il mio uomo ride, o se è teso, e mi concentro. Poi trovi quelli imprevedibili, come Schachner, sembrava un pollastro, non sapevo mai cosa aveva in testa e forse non lo sapeva neanche lui, però mi andava via. Invece con Altobelli, grandissimo ma logico nelle giocate, mi trovo meglio. O con Platini. Ma certi giocatori li puoi solo arginare, limitare, non cancellare, altrimenti lui non sarebbe Platini e io non sarei Volpati".

"Io sono come quelli che a scuola prendono la sufficienza in tutto ma non sono delle cime. I cambiamenti di ruolo mi tengono giovane. Tanto, è sempre calcio. In una amichevole con una squadra danese Bagnoli mi ha messo centravanti negli ultimi venti minuti e ho pure fatto un gol, ed ero contento di giocare centravanti. E da terzino sinistro, sempre con Bagnoli, ho giocato a Como perchè s' era fatto male il titolare, Martinelli. A dir la verità, mi preoccupa sto fatto che Bagnoli mi ha messo nella formazione-tipo, è la prima volta che non sono tra parentesi, che per me era come la coperta di Linus. Ma insomma, si vedrà. Tanto lo scudetto non lo rivinciamo, sarebbe già bello difenderlo con dignità, senza svaccare, e io credo che possiamo farcela. Per lo scudetto tifo Sampdoria, perchè loro hanno la nostra mentalità, e poi metto Torino e Inter, ma solo perchè c' è Fanna che è un amico".

"Chissà perchè ho ricordato anche il Toro. Ci ho passato due anni terribili. Pensavo di trovare un bell' ambiente, forse ero impreparato io, troppo goliardico, davanti ai vari Sala, Pulici, Graziani, Pecci, Zaccarelli. Invece era un ambiente arido, asettico, pieno di gente arrivata che parlava solo dei suoi diritti e mai dei suoi doveri. Aria grama. Già in ritiro, una sera, ho detto a Carrera, uno nuovo come me: Giorgio, mi sa che qui non vinciamo un' ostia. E difatti. Lì a Torino mi ero smarrito del tutto, ero pronto anche a tornare in serie D pur di andarmene. O a smettere. Ci avevo già provato a Como, con Rambone, poi avevo strappato due milioni in più all' anno ed ero tornato, dopo cinquanta giorni di lontananza in cui avevo dato due esami. Ma la cosa più buffa è che volevo smettere alla fine del campionato ' 82, ultima partita Brescia-Verona, col Brescia già retrocesso in C e il Verona già in serie A".

Bagnoli prima della partita mi chiede se voglio andare a Verona, io preferivo stare a Brescia, c' era un bell' ambiente, per me non era questione di categoria, oppure gli ho detto che potevo anche smettere e laurearmi finalmente. No grazia, gli ho detto. Poi è venuto un gran temporale, hanno rinviato la partita. Pensaci su questi tre giorni, ha detto Bagnoli. Ci ho pensato su e poi ho detto di sì. La vita è strana. Adesso mi sentirei di giocare altri tre anni, anche se l' ambiente, non dico il nostro, ma quello del calcio in generale è esasperato, uno che prende un miliardo all' anno pensa anche di notte a come può prenderne uno e due, non è più vivere, ma sono le società le responsabili di questa esasperazione, molto più dei giocatori che si limitano a seguire la corrente.

"Io non mi sento vecchio perchè il calciatore è come se lo facessi solo da cinque anni e ho ancora tanto fiato e tanta voglia di giocare. Come posso e come so, da generico. Mi sembra ieri che mi raccontavano di mio padre che gridava a mia madre ' dona, vegn a vedè el to fioeu' , e quando lei arrivava davanti al televisore io ero già sparito. Però ci ero stato, anche un attimo, e le soddisfazioni erano queste. E adesso mi ritrovo in Coppa dei Campioni, è ben buffo, a forza di correre mi sono ritrovato oltre i sogni".
dal nostro inviato GIANNI MURA
25 luglio 1985

FONTE: Ricerca.Repubblica.it

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