Roberto TRICELLA, giovane capitano coraggioso di quell'HELLAS Campione d'Italia 1984-1985, rappresentava une vero e proprio regista arretrato in quel VERONA: Titolare inamovibile in difesa fin dal suo arrivo, toccava a lui rilanciare per centrocampisti o attaccanti o portarsi avanti in percussione quand'era il caso...

Pubblicato da andrea smarso venerdì 8 febbraio 2013 18:01, vedi , , , , , , , , , , , | Nessun commento

Roberto tricella
Data di nascita:18/03/1959
Luogo di nascita:Cernusco sul Naviglio (MI)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Libero
Altezza:183 Cm
Peso:75 Kg
Posizione:

CARRIERA DA GIOCATORE +   -   =
 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
Bologna1991 - 1992B00 
Bologna1990 - 1991A230 
Juventus1989 - 1990A190 
Juventus1988 - 1989A330 
Juventus1987 - 1988A282 
Hellas Verona1986 - 1987A280 
Hellas Verona1985 - 1986A300 
Hellas Verona1984 - 1985A300 
Hellas Verona1983 - 1984A300 
Hellas Verona1982 - 1983A301 
Hellas Verona1981 - 1982B360 
Hellas Verona1980 - 1981B372 
Hellas Verona1979 - 1980B340 
Inter1978 - 1979A40 
Inter1977 - 1978A10 
InterFino al 1977Giovanili-- 


NEWS E CURIOSITÀ +   -   =
Nativo di Cernusco sul Naviglio (come Gaetano SCIREA un altro grandissimo interprete del ruolo di 'libero' e come GALBIATI del resto) Roberto cresce nelle giovanili dell'INTER e arriva ad esordire in Serie A a nemmeno vent'anni: Da uno così è naturale aspettarsi grandissime cose e invece, in due stagioni, mette assieme appena 5 presenze...
Nel 1979 il passaggio all'HELLAS in Serie B dove il ragazzo diventa inamovibile pilastro della difesa scaligera con GENTILE, BRILLI, GUIDOTTI o ODDI o ROVERSI il play della difesa è sempre e solo lui e da lui parte l'azione verso la porta avversaria: Due anni dopo arriva il 'messia' Osvaldo BAGNOLI colui che porterà gli scaligeri dalla cadetteria al tricolore in quattro annate con TRICELLA capitano in campo e fuori.

Nel 1987 la JUVE ha bisogno di sostituire proprio SCIREA e, non potendo rivolgersi a Franco BARESI (ormai bandiera del MILAN in un'epoca in cui la fedeltà alla maglia significava ancora qualcosa), punta tutto sul difensore gialloblù a quel tempo considerato terzo miglior libero dopo i due mostri sacri biancorossoneri.
Ma con la maglia bianconera le soddisfazioni arrivano solamente due stagioni più tardi anche se la maggiore visibilità di cui gode la 'Vecchia Signora' permette all'ex giocatore scaligero qualche presenza in Nazionale in più (sempre e comunque dietro all'intoccabile BARESI) e cioè nell'annata 1989-90 quando i piemontesi conquistano la Coppa UEFA.
A fine stagione Roberto, ormai 31enne, se ne va al BOLOGNA ma i felsinei, ultimi a fine stagione, vengono retrocessi in Serie B dove il 'Trice' non scende mai in campo e, dopo un'ulteriore annata, decide di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo...

Questa la pagina dei suoi fans su FaceBook

5 Feb. 1986 con BARESI in un'amichevole persa contro la GERMANIA di BRIEGEL...Roberto Tricella in una recente intervista

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ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =
  • Dopo la debacle interna col CARPI che ha quasi sancito la retrocessione per il VERONA e lo sfogo di capitan TONI, TRICELLA critica il Campione del Mondo: 'Ha le sue ragioni, chiarisco: innegabile che se la situazione è questa ci siano dei difetti gravi nell’organico. E che tanti errori siano stati commessi. Però una figura come Toni dovrebbe controllare l’istinto che l’ha portato a rilasciare queste dichiarazioni. Mi spiego meglio: certe cose avrebbe dovuto rimarcarle prima, o farlo dopo. Adesso non ha molto senso, non ci vedo una logica. Se il suo voleva essere un segnale, sarebbe stato utile darlo durante il mercato. Per far capire che c’era da porre rimedio a un tasso complessivo modesto. Così si va fuori tempo massimo, si alza il polverone delle polemiche e questo non fa bene a nessuno'
  • Attualmente nel settore immobiliare Il più forte libero scaligero di tutti i tempi è tornato a vivere a Cernusco sul Naviglio dove si occupa di mediazioni immobiliari...
  • 'Libero' de che? Per venire incontro ai più giovani, che di certo sentendo parlare di terzini, mezzali e 'mediani di spinta' si chiederanno di cosa stiamo scrivendo, è utile ricordare che il 'libero' era un difensore centrale che giocava davanti al portiere e, libero (appunto) da compiti di marcatura fissa, poteva aiutare i compagni della retroguardia in caso di necessità e far ripartire la squadra appena ne aveva la possibilità tramite passaggi filtranti o percussioni coast-to-coast palla al piede (in stile MAIETTA tanto per capirci e rimanere in ambito gialloblù)...
  • Roberto Tricella ricorda i vecchi tempi in una delle rare interviste concesse dopo il ritiro
  • 'Gai' il migliore di sempre! Con SCIREA alla JUVE Roberto ricorda '...Una persona ed un amico indimenticabile, un esempio: perché è stato il più grande libero di sempre. A volte si fanno paragoni fra lui e Baresi, io sostengo che Franco è stato un gradino sotto “Gai”'
  • Il 'Trice' per i butèi... Così tutti lo chiamavamo negli anni '80 quando sembrava troppo faticoso anche solo pronunciare un intero cognome per cui nacque la moda di 'accorciare' nomi, cognomi e perfino soprannomi!
Roberto Tricella
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Roberto Tricella (Cernusco sul Naviglio, 18 marzo 1959) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore.

Biografia
Abbandonati i campi da gioco, lascia completamente il mondo del calcio, tornando a vivere nel paese natio e lavorando nel settore immobiliare.

Caratteristiche tecniche
Giocava come libero.

Carriera
- Club
Cresce calcisticamente nell'Inter, dove esordisce in Serie A non ancora ventenne.
Dopo due anni passati in prima squadra con un totale di 5 presenze, passa all'Hellas Verona in Serie B.
Nel 1981, con il nuovo allenatore Osvaldo Bagnoli, inizia un periodo positivo per la squadra che vedrà il suo culmine nella vittoria del campionato 1984-1985. Tricella era capitano della squadra quell'anno.
Nel 1987 passa alla Juventus per 4,5 miliardi di lire prendendo il posto del suo concittadino Gaetano Scirea: anche lui di Cernusco sul Naviglio. La squadra arriva al 6º posto in campionato e si ferma ai sedicesimi in Coppa UEFA. L'anno seguente è ancora titolare e la squadra arriva al 4º posto in campionato. Il primo successo juventino arriva nella stagione 1989-1990, quando vince Coppa Italia e Coppa UEFA. A fine stagione lascia Torino per accasarsi al Bologna: la squadra rossoblù retrocede arrivando ultima.
Decide così di lasciare l'attività agonistica.

- Nazionale
Vanta 11 presenze con la maglia della Nazionale italiana, prevalentemente giocate in amichevoli (l'Italia, campione in carica, non aveva bisogno di qualificarsi per il Mondiale). Fu selezionato da Enzo Bearzot nella rosa dell'Italia che partecipò ai Mondiali di Messico 1986, ma non scese mai in campo perché Bearzot preferì rinnovare la fiducia a Gaetano Scirea. Col passaggio dall'era Bearzot all'era Azeglio Vicini, Tricella non rientrò nei piani di questi, che puntò sul rilancio di Franco Baresi.
Nel 1987 ebbe tuttavia la possibilità di sostituire il libero rossonero, infortunato[4], in cinque occasioni:
1) Germania Ovest - Italia (0-0) (amichevole giocata a Colonia il 18 aprile);
2) Norvegia - Italia (0-0) (Oslo, 28 maggio - amichevole)[6];
3) Svezia - Italia (1-0) (Stoccolma, 3 giugno - incontro per la qualificazione ad Euro 88);
4) Italia - Argentina (3-1) (Zurigo, 10 giugno - amichevole);
5) Italia - Jugoslavia (1-0) (Pisa, 23 settembre - amichevole).

Rientrato Baresi dall'infortunio, Vicini non concesse più spazio a Tricella.

Palmarès
- Competizioni nazionali
Campionato italiano: 1 Hellas Verona: 1984-1985
Coppa Italia: 2 Inter: 1977-1978 Juventus: 1989-1990

- Competizioni internazionali
Coppa UEFA: 1 Juventus: 1989-1990

FONTE: Wikipedia.org


EX VERONA
Tricella: “Verona, quanti fantasmi. Ma sono fiducioso”
L’ex capitano gialloblù: “L’ambiente resti unito”

di Redazione Hellas1903, 20/03/2017, 09:54

Roberto Tricella, bandiera del Verona, all’Hellas dal 1979 al 1987, è stato intervistato da “La Gazzetta dello Sport”.
Dice l’ex capitano gialloblù, nell’edizione del quotidiano oggi in edicola, parlando dell’Hellas: “Sembrava si fosse risollevato con le vittorie con Ternana e Brescia, invece sono tornati dei fantasmi che vanno scacciati. Ma sono fiducioso. Se prendi un punto in pieno recupero, quando le speranze sono ormai ridottissime e dopo una brutta prestazione, ossia quel che è accaduto con la Pro Vercelli, significa che non devi smettere di crederci. L’ambiente resti unito”.

INVITATO SPECIALE
Tricella: “Se il Verona è primo è perché se lo merita”
L’ex capitano dello scudetto: “Ora serve continuità. Ganz lo terrei”

di Alessandro Lerin, @alessandrolerin 22/12/2016, 19:34

Roberto Tricella, ex capitano dello scudetto gialloblù, ha parlato del campionato fin qui trascorso e delle ambizioni del Verona. Queste le sue parole, rilasciate a hellas1903.it.
A due giornate dal termine del girone di andata, come valuta il cammino del Verona fino a questo momento?
L’importante è sempre essere primi, anche di un punto. Se i gialloblù hanno fatto questi punti e si trovano in quella situazione di classifica vuol dire che la meritano. Un conto è parlare dopo poche partite, ma ora che sono state disputate 19 gare si può ragionare meglio su quello che può essere il cammino di un campionato. Siamo quasi a metà percorso e la situazione è ampiamente positiva: ci sono le potenzialità per mantenere quella posizione fino alla fine. Anche i numeri dicono che, salvo eccezioni, molto spesso le squadre che girano all’andata nei primi posti poi riescono a mantenerle fino alla fine.

La vittoria contro l’Entella ha scacciato qualche fantasma dell’ultimo periodo, in casa Hellas, o serve ancora tempo?
L’importante è fare come la Juve: vincere anche quando si gioca male. Per tutte le squadre, fisiologicamente, c’è sempre un periodo di maggior difficoltà, per vari motivi: un appannamento fisico oppure anche una fase di rilassamento dovuta al fatto di essere primi per molto tempo. Puoi perdere o pareggiare qualche partita, l’importante è rimettersi subito in carreggiata. Questo è ciò che di solito fa la differenza tra chi di vince il campionato e chi arriva a metà. Però…

Però?
Il Verona ha giocatori di qualità e che al tempo stesso possono garantire un certo grado di esperienza. Pazzini è un calciatore che fa la differenza, sta dimostrando di avere anche le giuste motivazioni per affrontare il campionato cadetto. Tutti i reparti sono importanti, ma spesso sono gli attaccanti a fare la differenza. Ricordo che, al mio primo anno di B a Verona, a 5 giornate dalla fine ci giocavamo la chance per andare in A. In ballottaggio per il premio di miglior giocatore c’erano Vignola e Adriano Fedele, calciatore di grande esperienza. Quest’ultimo mi disse: «Se vinco io il premio non andiamo in Serie A, se lo vince Vignola, sì». Lo vinse Fedele, e in A non ci andammo. Questo per dire che spesso sono i giocatori d’attacco a fare la differenza, quelli in grado di risolvere le partite e segnare gol decisivi.

La promozione, poi, l’avreste centrata due stagioni dopo, nel 1981-1982. Al Verona di Pecchia cosa servirà per mantenere il primo posto fino alla fine?
Infatti quell’anno, ritornando al discorso di prima, furono fondamentali i gol di Gibellini e Penzo, oltre a quelli di Guidolin. All’Hellas servirà continuità di rendimento ed essere sempre sul pezzo. Poi, se dovesse avere un vantaggio da gestire, scendere in campo senza l’obbligo di fare i tre punti a ogni costo è spesso il presupposto che ti fa vincere le partite. Se devi vincere per forza rischi qualcosa in più e, di conseguenza, puoi essere punito; con maggior tranquillità, invece, puoi trovare la rete più facilmente. Bagnoli diceva sempre che in trasferta bisogna andare per vincere, mentre in casa stare lì tranquilli, perché il gol prima o poi lo trovi.

Si avvicina il mercato di gennaio e tante squadre hanno messo gli occhi su Ganz, visto anche il poco utilizzo col Verona. Come vede una sua eventuale partenza?
Dipende molto dalla volontà del giocatore. Se lui vuole giocare di più, non so quanto convenga trattenerlo a tutti i costi. Io, fossi il Verona, cercherei di tenerlo, poi se non ci sono i presupposti andrei eventualmente alla ricerca di qualcuno che possa assicurare lo stesso un rendimento elevato.

Sabato, vigilia di Natale, i gialloblù affronteranno il Carpi in trasferta. Può essere la chance per lasciarsi definitivamente alle spalle il momento delicato?
Visto che siamo prossimi a Natale, possiamo solo che “augurarci” che possa essere una tappa importante per il cammino del Verona verso la Serie A. La sfera di cristallo, però, non ce l’abbiamo.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Tricella: "Italia, serve coraggio. Ai tedeschi toglierei Kroos"
01.07.2016 13.00 di Lorenzo Marucci
"Non sarà semplice per la Germania domani sera". Considerazioni interessanti sul match dell'Italia contro i tedeschi da parte di Roberto Tricella, libero di Verona e Juve negli anni Ottanta, oltre che giocatore della Nazionale. L'ex gialloblù entra nei dettagli della sfida di domani sera. "E' una gara certamente difficile per gli azzurri - dice a Tuttomercatoweb.com - perchè i tedeschi hanno dimostrato di essere in forma ma può capitare anche di sovvertire i pronostici. Ci vorrà un'impresa da parte dell'Italia ma al tempo stesso dico che la Germania dovrà sudare le classiche sette camicie. E comunque a noi la possibilità di battere i tedeschi dà grandi motivazioni".

Quale è il modo migliore per affrontare la Germania?
"In questo momento la squadra di Low è nettamente superiore alla Spagna: è una squadra giovane, con margini di miglioramento e con giocatori di spessore tecnico e tattico. Credo che sia giusto affrontarli in modo coraggioso ma facendo attenzione. Se malauguratamente andiamo in svantaggio poi diventa dura. Ma il calcio comunque è bello perchè adesso possiamo cullare il sogno di vincere".

Chi toglierebbe alla germania?
"Kroos. Se lo avessimo noi ce la giocheremmo quasi alla pari. E' il giocatore che ci manca. Con lui dalla nostra parte le possibilità da 70-30 in favore dei tedeschi diventerebbe 55-45. Credo che ad ogni modo la differenza possa farla anche l'aspetto atletico e da questo punto di vista gli azzurri stanno bene. Un motivo in più per sperare"

E poi tutto sommato c'è anche una difesa che funziona alla perfezione...
"Sì ma il reparto gioca bene se il centrocampo fa filtro, se è supportato da giocatori che lontano e che creano un bel blocco davanti alla difesa. Tutto questo senza ovviamente togliere niente alle capacità dei nostri difensori"

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


INVITATO SPECIALE
Tricella: “Sistemare innanzitutto la difesa. E Pazzini…”
L’ex gialloblù: “Per vincere i campionati bisogna prendere pochi gol”

di Alessandro Lerin, @alessandrolerin 17/06/2016, 20:35

Roberto Tricella, intervistato da www.hellas1903.it, parla del Verona che verrà e del prossimo campionato di Serie B. Queste le parole dell’ex gialloblù, capitano del Verona tricolore.

La prossima settimana verrà presentato Pecchia come nuovo allenatore del Verona: come giudica la scelta di affidarsi a lui per la prossima stagione?
A me è dispiaciuto per la mancata conferma di Delneri, ma evidentemente società e tecnico avevano visioni diverse su come proseguire. Il calcio è bello anche perché a volte è imprevedibile: personalmente Pecchia non lo conosco, difficile dare dei giudizi ora. Sarà da valutare per quello che farà: bisogna dare fiducia a chi ha preso queste decisioni, poi come sempre saranno giudicate sui risultati.

Il Verona ha le carte in regola per puntare subito alla risalita in Serie A?
Presumo di sì, anche perché credo che le possibilità economiche di una squadra retrocessa siano diverse da quelle dei club che sono in cadetteria da diverso tempo. Facendo tanti anni in B tutto si ridimensiona, per questo bisogna cercare di tornare subito nella massima serie, investendo in giocatori all’altezza della situazione per centrare l’obiettivo. Il compito non è facile, perché nel calcio non basta avere più soldi degli altri: fondamentale sarà azzeccare le scelte.

Quali saranno le maggiori insidie per l’Hellas in Serie B?
Il Verona dovrà trovare il giusto mix tra giocatori di categoria, giovani con voglia di affermarsi e calciatori di esperienza che permettano di fare il salto di qualità. Principalmente, però, bisognerà cercare di costruire una squadra che sia soprattutto un gruppo unito. C’è un nuovo direttore sportivo che sicuramente ha iniziato a studiare le strategie adatte per pianificare il futuro.

Nell’ultima stagione il Verona ha avuto una delle difese più perforate del campionato ma anche un attacco poco prolifico: in quale reparto c’è maggior bisogno di rinforzi?
Ho visto delle partite in questi tre anni e ciò che balzava all’occhio nei primi due era che, al di là dei gol subiti, la squadra fosse in grado di ribaltare velocemente l’azione e trovare la rete facilmente. L’anno scorso, invece, c’è stata una difficoltà sistematica a costruire azioni da gol: la manovra era più elaborata e il Verona prendeva poi dei gran contropiedi. In Serie B l’Hellas dovrà fare attenzione a queste situazioni: chi giocherà contro i gialloblù si metterà dietro, cercando di ripartire velocemente. A me hanno sempre insegnato che per vincere i campionati bisogna prendere pochi gol, quindi ci sarà senz’altro da mettere mano alla difesa. È anche vero che il reparto difensivo funziona se protetto da un buon centrocampo: per fare una buona squadra tutti i reparti dovranno essere all’altezza. Servirà una squadra in grado di proporre gioco ma al tempo stesso rischiare poco, poi se davanti hai giocatori che ti possono risolvere la partita, quella sarà la ciliegina sulla torta.

In questo senso, può essere Pazzini l’uomo da cui ripartire in attacco?
Pazzini è un giocatore ottimo, poi ci sono dei fattori da tenere presenti. In primo luogo diventano importanti le motivazioni: giocare in Serie B ma a Verona, cercando di riscattare una stagione negativa tornando subito in A, può influire. Bisognerà vedere, in secondo luogo, se la squadra che si andrà a costruire può metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio: ho visto partite, lo scorso campionato, in cui gli attaccanti erano un po’ abbandonati a loro stessi. Difficile, a quel punto, fare i miracoli. Se lui volesse rimanere penso che la società dovrebbe fare di tutto per tenerlo: uno come lui, in Serie B, fa senz’altro la differenza.

FONTE: Hellas1903.it


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Toni si ritira, Tricella: "Retrocessione del Verona determinante"
04.05.2016 22.53 di Raimondo De Magistris Twitter: @RaimondoDM
Roberto Tricella, ex colonna dell'Hellas Verona, ai nostri microfoni ha commentato il ritiro dal calcio giocato annunciato quest'oggi da Luca Toni: "Credo la decisione sia stato determinata dalla retrocessione in Serie B. Per un giocatore come lui, abituato a giocare in altri palcoscenici, non sarebbe stato semplice tornare in cadetteria. E' una questione soprattutto di motivazioni. Lui ha permesso al Verona nei due anni precedenti di conseguire risultati importanti e se non si sente più di garantire quanto fatto fino a un anno fa tutto diventa più difficile. Sono convinto, però, che i giocatori d'esperienza collocati in una squadra che funziona sono buoni, altrimenti diventano una zavorra. Un giocatore della sua età sa quello che vuole e deve fare".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Tricella: "Ripartirei da Del Neri e dai giovani"
L'ex capitano del Verona: "Il tecnico non ha responsabilità eccessive".

19/04/2016 - 14:00
Ormai neanche un miracolo potrà salvare il Verona, che domenica, perdendo in casa contro il Frosinone, si è allontanato in maniera definitiva dalla quota permanenza.
Sportal.it ha contattato in esclusiva Roberto Tricella, capitano dell'Hellas Verona campione d'Italia nella stagione 1984-1985, per fare il punto della situazione. "C’è da valutare ciò che di buono è stato fatto e ripartire investendo sui giovani per ricostruire la squadra", ha spiegato.
Gigi Del Neri si è detto pronto a ripartire dalla cadetteria e Tricella gli dà fiducia. "Sono valutazioni difficili, è una persona preparata e naturalmente decidono i dirigenti. Però non ha eccessive responsabilità e mi sembra che non ne avesse nemmeno Mandorlini".

FONTE: GazzettaDiParma.it


Tricella e lo sfogo di Toni: “Parole fuori tempo massimo”
La bandiera del Verona: “Sfogo comprensibile, ma inutile. Da capitano avrebbe dovuto controllarsi”

di Redazione Hellas1903, 22/03/2016, 08:17

Roberto Tricella, il Capitano del grande Verona degli anni ’80, leggenda gialloblù, commenta le dichiarazioni rilasciate da Luca Toni domenica, dopo la sconfitta con il Carpi, e la presa di posizione dell’attaccante sulla qualità della rosa dell’Hellas.

Dice Tricella, intervistato dal Corriere di Verona oggi in edicola: “Ha le sue ragioni, chiarisco: innegabile che se la situazione è questa ci siano dei difetti gravi nell’organico. E che tanti errori siano stati commessi. Però una figura come Toni dovrebbe controllare l’istinto che l’ha portato a rilasciare queste dichiarazioni. Mi spiego meglio: certe cose avrebbe dovuto rimarcarle prima, o farlo dopo. Adesso non ha molto senso, non ci vedo una logica”.

Prosegue Tricella: “Se il suo voleva essere un segnale, sarebbe stato utile darlo durante il mercato. Per far capire che c’era da porre rimedio a un tasso complessivo modesto. Così si va fuori tempo massimo, si alza il polverone delle polemiche e questo non fa bene a nessuno”

FONTE: Hellas1903.it


Tricella: Thereau potrebbe giocare in una grande squadra
L'Udinese ha un po' più di qualità del Verona

26/02/2016

Per i tifosi dell'Hellas Verona una delle partite storiche indimenticabili è quell'Udinese-Verona del 10 febbraio 1985, terza giornata di ritorno, che finì con un memorabile 3-5. A maggior ragione, chi l'ha giocata l'ha ben impressa nella mente. Tipo Roberto Tricella, uno dei protagonisti di quel Verona che vinse lo scudetto. In esclusiva a udineseblog.it l'ex difensore parla del match di domenica, una gara completamente diversa da quella che lui stesso tiene cara nell'album dei ricordi: "Per me è stata una domenica indimenticabile, un risultato incredibile. Ma ricordo anche il 5-1 che ci hanno rifilato l'anno dopo, anche se ovviamente non con lo stesso piacere. Erano altri tempi, anche se il calcio alla fine è sempre lo stesso, cambiano solo l'intensità di gioco e il contorno, i giocatori sono più veloci. Ma oggi come allora ci sono grandi campioni. Quella volta c'erano meno stranieri, ed erano i più forti al mondo, mentre adesso ce ne sono tanti e molti si rivelano mediocri. L'Udinese pesca molto all'estero, ma trova sempre talenti interessanti".

Ce n'è uno in particolare che ti piace in questa squadra? "Sì, ma non è il solito giovane da lanciare. A me piace molto Thereau, un giocatore molto duttile che può fare la mezza punta, la punta o il trequartista: insomma, può fare tutti i ruoli in avanti. Con le capacità che ha, secondo me potrebbe giocare in una grande squadra. E oltre a lui mi piace molto Badu, uno che ci mette tanta grinta".

Domenica la gara è delicata: l'Udinese non può fallire l'appuntamento con la vittoria, ma nemmeno il Veorna. Colantuono tenta il cambio modulo: un rischio? "Dipende sempre dal tipo di giocatori che si hanno. Se sono calciatori di qualità, va bene qualsiasi modulo. Il rischio più grosso per l'Udinese è l'atteggiamento che adotterà contro una squadra che viene data per spacciata da tempo che ha una buona condizione psico-fisica e nulla da perdere. Inoltre ha recuperato giocatori fuori da tempo che sono tornati a fare gol, una delle cose che è mancata di più. Il Verona deve crederci e deve cercare di vincere contro le squadre del suo livello".

Tipo l'Udinese? I friulani sono al livello dell'Hellas? "L'Udinese è ad un livello leggermente superiore rispetto al Verona, ma deve fare attenzione allo stato emotivo. E' una partita complicata. All'andata è finita in pareggio. Se l'Udinese dovesse perdere, verrebbe risucchiata nel calderone e non è abituata a un campionato del genere, i suoi palcoscenici erano altri".

Colantuono sembra orientato a giocarsi la carta Di Natale: "Ho incontrato Guidolin prima che andasse in Galles e abbiamo parlato proprio di lui. Per Francesco Totò è un fuoriclasse e io concordo. Ho visto che ha sbagliato un gol che in altri tempi avrebbe messo a segno contro il Genoa. Non è da lui, ma ha la classe per risollevarsi".

Guidolin, tuo ex compagno a Verona, ora allo Swansea. Ha realizzato un sogno: "Si era ricaricato dopo essere stato fermo un anno. Mi spiace solo che non ha avuto la gratificazione di allenare una grande squadra, perchè ovunque è andato ha fatto molto bene. Come il nostro ex allenatore Bagnoli".

Il Verona è in rampa di lancio, l'Udinese è crollata negli ultimi tempi. Domenica chi rischia di più? "Il Verona, perchè può salvarsi solo con un miracolo; l'Udinese se tiene un passo normale si salva, ci sono altre squadre dietro. Ma tra quelle sotto all'Udinese, il Verona è la squadra con più qualità. Se recupera anche Romulo, può diventare una bella squadra. Come ho detto, la differenza la fanno i giocatori".

FONTE: UdineseBlog.it


PRIMO PIANO
ESCLUSIVA TJ - Roberto Tricella: "Tra Juve e Verona divario netto, solo una prestazione mediocre potrebbe far perdere punti. Gundogan? E' importante ma non indispensabile"
05.01.2016 09:30 di Mirko Di Natale Twitter: @_Morik92_
La Redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, il doppio ex Roberto Tricella (in bianconero dal 1987 al 1990) per parlare approfonditamente di Juventus-Verona:

Buongiorno Roberto, come vedi questa sfida tra le tue due ex squadre?
"Il Verona può sperare solo in un calo della Juve dovuto al rientro post vacanze, perchè obiettivamente i punti in classifica parlano chiaro. Non dico sia una gara a senso unico, ma sarà molto difficile per il Verona sempre che la Juve la rispetti nel modo corretto. In questo caso non ci sono molte chance per il Verona, anche se Toni al rientro può assicurare qualche gol ad una squadra che lo scorso anno realizzava di più. Gli scaligeri subiscono sempre al passivo, ma ultimamente qualcosa sono riusciti a migliorare e ciò non è ancora sufficiente".

Come mai, secondo te, il Verona sta attraversando un momento così sfortunato?
"Da quel poco che ho potuto vedere, il Verona mi sembra cambiato nelle caratteristiche: lo scorso anno ribaltavano in fretta l'azione e riuscivano a concludere, mentre quest'anno arrivano con una manovra un po' più elaborata e forse ciò è dovuto alle caratteristiche di alcuni nuovi. E anche gli infortuni hanno influito sull'andamento di questa squadra. Non avrei mai immaginato un Verona che potesse fare un'annata così, pensavo se la potesse giocare per una salvezza più che tranquilla. Allenatore nuovo? Incide, ma non più di tanto. Con il recupero degli infortuni e un intervento adeguato nel mercato invernale, il Verona potrebbe fare quel salto di cui ha bisogno".

La Juventus dovrà temere...
"Solo se stessa. Poi ci sono gli avversari, ma se l'affrontano nel modo corretto il divario è notevole. Ci vorrebbe, per fare risultato, una grandissima prestazione di quelli del Verona e nel contempo una prestazione mediocre della Juve".

Ma dall'altra parte, la Juve dovrà far di tutto per non allontanarsi dall'Inter capolista...
"I bianconeri hanno tutte le motivazioni a questo punto della stagione perchè hanno la possibilità di rientrare in campionato e anche perchè hanno un match aperto in Champions con i tedeschi che ci soffriranno. Le motivazioni, dunque, ci sono. Tutto dipenderà dai giocatori, perchè rispetto all'inizio fanno gol con continuità prendendo inoltre pochi gol. E questo è un aspetto molto importante se si vuol vincere il campionato italiano. I prossimi mesi ci diranno che stagione sarà della Juventus".

Nei prossimi mesi potrebbe brillare ancor più la stella di Paulo Dybala?
"Penso che abbia grandissime doti. E' in grado di fare la prima e la seconda punta, ha tecnica, sa saltare l'uomo e ha tutte le caratteristiche per diventare un grande giocatore. Lo vedo molto determinato, per cui auguro a lui e alla Juventus che si possano aprire degli scenari importanti. Le doti, poi, vengono amplificate ulteriormente dalle vittorie".

A centrocampo che ne pensa di Ilkay Gundogan?
"Un centrocampista di valore internazionale in più non fa mai male, nel senso che potrebbe rimpinguare la rosa che ha visto un po' di infortuni. Uno su tutti il tedesco Khedira. Per cui, dipendesse da me, sacrificherei un calciatore che gioca poco per prendere un giocatore che possa dare una grossa mano a quel reparto. Poi sarà l'allenatore che farà giocare quello che starà meglio. Follie per Gundogan? No, non farei follie per questa stagione anche perchè Gundogan non ti fa fare quel salto pazzesco. Se per il tedesco la Juve dovesse spendere, lo porterei a casa per una cifra giusta".

Concludo con un ricordo della sua esperienza in bianconero e del compagno più forte con cui ha giocato...
"Il giocatore più forte con cui ho giocato alla Juve è Laudrup per le sue caratteristiche. Aveva delle doti tecniche eccezionali, ma forse ha fatto meno di quel che avrebbe potuto fare. Ma ce ne sono stati perchè, ai miei tempi, tutti i più grandi venivano in Italia come Platinì, Maradona o Van Basten".

Ringraziamo Roberto Tricella per la sua cortesia e la sua disponibilità in occasione di questa intervista.

FONTE: TuttoJuve.com


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Tricella: "Pochi difensori bravi in Italia. Santon non convince"
12.10.2015 18.54 di Marco Conterio Twitter: @marcoconterio
"Adesso di difensori bravi sembra che non ce ne siano più...". Il commento di un campione d'Italia come Roberto Tricella, titolato nel 1985 con il Verona ma vincitore anche di una Uefa con la Juventus nel '90 e Nazionale nei Mondiali del 1986, è laconico. "Siamo sempre stati i migliori al mondo, adesso le generazioni stanno deludendo", dice a Tuttomercatoweb.com.

Il blocco Juve, però, è una garanzia.
"I tre della Juventus garantiscono il maggior grado di affidabilità. Bonucci, Chiellini e Barzagli sono tre garanzie, per il resto credo che in prospettiva Rugani e Romagnoli meriteranno un posto ma più verso il Mondiale. Per l'Europeo dico Astori, che sta dando garanzie. Purtroppo in Serie A di centrali italiani ne giocano pochi".

Florenzi pare tra i possibili terzini.
"Florenzi è un 'ripiego' lì, io lo metterei tra i centrocampisti. Può fare da jolly, giocare in tutte le posizioni, ma ha caratteristiche più offensive".

Chi portare?
"De Sciglio può starci bene, è giovane ed ha qualità. Darmian è uno di quelli che è migliorato negli anni, ha dimostrato di essere un ragazzo intelligente, confermandosi al Manchester United. E' quello davanti a cui togliersi il cappello e fargli i complimenti".

E Santon?
"Mi piace meno. Non l'ho inquadrato, mi dà l'idea del 'vorrei ma non posso'. Mi auguro che possa stupirmi, ma le alternative non ci sono. Quello che ha più esperienza è Criscito, che però vedo viene spesso snobbato. Nelle italiane non giocano, l'esempio è Ranocchia".

Che da capitano è passato a panchinaro all'Inter.
"Paga gli ultimi anni dell'Inter, avesse giocato alla Juventus avrebbe fatto bene. Ha qualità per giocare ad alti livelli, gli darei una seconda chance. L'ho provato sulla mia pelle: in una gara puoi fare 5 cose buone ed 1 negativa. In questo periodo gli viene sottolineata solo quella".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


De Agostini: ‘Il nome? Friuli Stadium!’ Tricella: ‘Troppi stranieri’
Lorenzo Petiziol Interviste esclusive
29 settembre 2015 06:03
Il terzino e il suo capitano ai tempi dell’Hellas Verona. Gigi De Agostini e Roberto Tricella si sono ritrovati a Radio Spazio per commentare l’Udinese e non solo.

“Le amicizie nascono per una questione di pelle“, racconta Tricella riguardo al legame con Gigi. “Ci siamo conosciuti a Verona nell’anno dopo lo scudetto, un’annata particolare. Non c’è stato appagamento in quella stagione, ma anzi con Gigi e Galia siamo arrivati a ridosso delle prime. Lo Scudetto col sorteggio? Un dato che fa riflettere, è un dato di fatto, ma a monte c’era una grande squadra, che doveva vendere due pezzi importanti ogni anno per rimanere in A. Fu bravo Mascetti a prendere sempre valide alternative. Samp e Parma in seguito furono realtà diverse che spendevano. Questa la differenza che rende quell’anno del Verona unico. Oggi mi piace il Sassuolo, punta sui nostri giocatori, è importante. Non so davvero perché si pensa che gli italiani siano diventati scarsi. Non credo alla storia che manchi fame, è na stranezza, una volta eravamo famosi almeno per le difese italiane, oggi si va a pescare altrove, ma non credo manchino i giocatori“.
Un discorso che tocca da vicino l’Udinese: “Tutti trovano esagerati undici stranieri in campo Il torino, per esempio, ha venduto sì giocatori importanti, ma poi ha preso dei giovani italiani. Nelle squadre però ci sono logiche che, forse, non comprendo…“.

Tra i compagni di Tricella anche un certo Scirea (alla Juve): “Unico, non servono parole per descriverlo. Per me Scirea è stato da dieci e lode, Baresi da dieci. Scirea era completo“.

Dal passato all’attualità. De Agostini è andato a vedere il Pordenone (“ci gioca mio figlio, è andato bene il pareggio, anche se si poteva fare qualcosa in più“), ma ha un occhio di riguardo anche sul campionato: “La Fiorentina ha dimostrato di essere un’ottima squadra, poi ci sono squadre come il Torino, credo sia un torneo davvero aperto. Il Sassuolo? Gioca bene, poi è una squadra di italiani”.

Sull’Udinese Gigi continua: “All’Udinese serviva come il pane questa vittoria. Speriamo si possa dire che si è usciti dalla crisi, dopo al Juve ci si era illusi di poter fare un altro campionato. Le sconfitte in casa pesano, forse è sintomo della polemica sul nome. Io sono per la tradizione, lo avrei chiamato Friuli Stadium, poi ognuno fa quello che crede“.

FONTE: MondoUdinese.it


14:32 | martedì 02 dicembre 2014
Roberto Tricella, libero di cambiare
«I primi mesi senza calcio sono stati tremendi. Ma per Juventus-Verona di Coppa Campioni ho sofferto di più…»

di Simone Sacco

TEMPI SUPPLEMENTARI TRICELLA - Parte oggi su CalcioNews24 una nuova rubrica a cadenza settimanale intitolata inevitabilmente (dato il tema) ‘Tempi Supplementari’. In pratica siamo andati in giro per l’Italia a intervistare tutti quegli ex calciatori (sono tantissimi, ben più di quel che potreste immaginare) che, terminata l’attività agonistica, si sono messi a fare altro nella vita. Non l’allenatore, l’agente, il dirigente o l’opinionista (troppo prevedibile), ma lavori lontani anni luce da tacchetti, urla del mister e sovrapposizioni. Lavori normali perché, scesi dalla Grande Giostra del Pallone, anche per loro la vita - fortunatamente - continua.
Partiamo quindi con la bella storia di Roberto Tricella, classe 1959, libero con delega alla regia arretrata e indimenticabile capitano dell’Hellas Verona campione d’Italia ‘84/’85. Bell’annata, quella: prima e unica volta nella storia del torneo a girone unico che lo scudetto fece visita in provincia. E proprio in provincia, nella placida Cernusco sul Naviglio, Tricella è tornato a vivere dedicandosi ad una carriera edile che lo assorbe come ai bei tempi dell’Osvaldo (Bagnoli). «Le maglie delle mie squadre (oltre al Verona anche l’Inter, la Juventus e il Bologna, NDR) le tengo a casa: pulite, chiuse dentro uno scatolone, in soffitta. Per me sono soltanto dei ricordi: non delle reliquie da venerare». Che, appunto, stanno bene dove stanno. Altrove.

Partiamo dalla fine: la tua ultima stagione in forza al Bologna (‘91/’92) segna zero presenze in serie B mentre l’anno prima lottavi ancora in Coppa Uefa. Cosa successe esattamente?
«Decisi di rompere amichevolmente il contratto con la Società: il cosiddetto ‘accordo consensuale’. Da lì provai a cercare altre squadre (esclusivamente di serie A perché a quell’età non mi andava di retrocedere), ma purtroppo non trovai più nessuno per via di un guaio muscolare. E così a 32 anni divenni ufficialmente un ex.»
Nessun rimpianto?
«Forse uno sì visto che nell’estate del ’90, quando stavo per trasferirmi dalla Juventus al Bologna, mi arrivò una proposta inaspettata dal Nantes che, manco a farlo apposta, vinse la Ligue 1 a metà anni ‘90. La mia prima reazione fu di stupore: ‘Il Nantes? E che ne sanno di me questi francesi?’ (ride) Semplicemente il loro allenatore Miroslav Blaževic (lo stesso che condusse la Croazia al terzo posto nei mondiali di Francia ’98, NDR) mi aveva visto giocare anni prima durante un’amichevole tra Italia e Jugoslavia. E s’era invaghito del mio modo di giostrare la difesa.»

Apro una parentesi: il tuo rapporto con la Nazionale – tra l’epoca di Enzo Bearzot e la successiva di Azeglio Vicini - si è fermato a 11 presenze. Solo che di queste, ben 10 furono convocazioni per delle semplici partite amichevoli…
«Eh, d’altronde per i Mondiali di Messico ’86 eravamo già qualificati d’ufficio… E poi a quei tempi finii schiacciato tra due mostri sacri come Gaetano Scirea e Franco Baresi. Ok, io non posso neanche paragonarmi a due figure del genere però lasciami dire che c’è stato un periodo, coinciso coi bei tempi veronesi, in cui mi sono sentito veramente forte e pronto a lottare per una maglia. Anche perché all’epoca Gai era in leggera flessione atletica per ragioni d’età mentre Franz non era ancora diventato il Baresi stellare del Milan di Sacchi.»

Domanda impossibile: meglio Scirea o Baresi?
«Gai era più completo, faceva tutto con una naturalezza incredibile, avrebbe anche potuto giocare in attacco; Franco è stato imbattibile a capo della difesa con quei suoi movimenti rapidi e chirurgici. Riassumendo direi: Scirea dieci e lode, Baresi dieci e lode (meno).»

Torniamo al tuo addio al calcio: i primi mesi senza pallone come sono stati?
«Terribili. Sai, avevo questo malessere fisico dovuto al fatto che non potessi più allenarmi tutti i giorni. Una sofferenza pazzesca perché, in oltre quindici anni di carriera, penso – da sano - di non aver mai saltato un singolo allenamento: correre e sudare mi piaceva un sacco. Posso aggiungere una cosa?»

Prego.
«Mi chiedevi dell'addio al calcio. Ecco, uno può prepararsi mentalmente quanto vuole, ma finché non smetti in maniera definitiva è difficile ricreare quella situazione nella tua testa. Immaginarti quel che sarà. Sono arciconvinto che il 90% dei calciatori, se il loro fisico reggesse, ritarderebbero il più a lungo possibile quel passo fatidico...»

Tu come uscisti da quella malinconia?
«Buttando anima e corpo nell’attività che svolgo tuttora: gli investimenti immobiliari. Quand'ero a Bologna acquistai alcuni terreni con l’obbiettivo di farli fruttare costruendoci sopra case. Solo che all’inizio delegavo volentieri agli altri visto che avevo la partita della domenica tra i miei pensieri principali. In seguito decisi di provarci in prima persona ed ebbi la fortuna di inserirmi in un team già rodato.»

E da allora non ti sei più guardato indietro.
«No perché questo è un mestiere che ti assorbe parecchio. E, a differenza del pallone, ha tempistiche medio-lunghe. Nel calcio ti contestano dopo due gare giocate male, qua – tra comprare un terreno, ottenere i permessi e partire con gli scavi – possono anche passare dieci anni.»

Tra i tuoi mister storici hai avuto nomi importanti come Osvaldo Bagnoli (ovviamente), Dino Zoff, Gigi Radice oltre ai già citati Bearzot e Vicini. Solo che l’ipotesi-panchina non ti ha mai sfiorato…
«Meglio così perché oggi gli allenatori sembrano tutti dei manager degni di una multinazionale! A volte si arriva al paradosso che, per parlare con il campione di turno, devi passare attraverso il suo procuratore… No, non è roba che fa per me. Al massimo avrei gradito dedicarmi ai settori giovanili. Mettere su un progetto ‘verde’ assieme a qualche collega fidato, ma è rimasto un sogno nel cassetto.»

Lo scudetto del Verona, invece, quel cassetto l’ha scardinato per bene. Tramutandosi da sogno in splendida realtà…
«Di quella magica squadra e del suo fantastico mister si è raccontato tutto. Perfino che appendevamo la formazione ufficiale (scritta rigorosamente a biro) con un cerotto al muro dello spogliatoio pochi minuti prima di scendere in campo: te lo immagini oggi con gli iPad e le lavagne elettroniche? Aneddoti a parte, però, vorrei ribadire che quel torneo, vinto restando in testa dall’inizio alla fine, non fu un caso fortuito. Bensì il frutto di un team che, prima e dopo lo scudetto, fece comunque bene.»


Tranne l’anno successivo, nel ‘85/’86, quando dal primo scendeste drasticamente al decimo posto. Troppo appagamento?
«Mah, io a questa sindrome dell’appagamento non ci ho mai creduto granché perché nello sport, esattamente come nella vita, l’appetito vien mangiando… Il crollo del Verona targato 1986 avvenne in seguito ad una banale impostazione tattica. L’anno prima ci divertivamo ad attendere l’avversario generando dei contropiedi micidiali. Nel post scudetto, invece, ci mettemmo a fare tanto possesso palla e - zac! - ecco che al primo errore capitolavamo di brutto. In pratica da predatori eravamo diventati prede.»

Prede, forse, lo foste anche negli ottavi della Coppa Campioni ‘85/’86, l’unica mai giocata dall’Hellas.
«Sapevo che alla fine mi avresti fatto questa domanda!»
Mi tocca. Scontro fratricida con la Juventus: 0-0 al Bentegodi e al ritorno (giocato a porte chiuse in un Comunale freddo come un acquario) 2-0 per Platini e soci con polemiche veronesi a non finire…
«Quella gara, diretta dall’arbitro francese Wurz, non mi è mai andata giù. Ebbi la percezione, dal terreno di gioco, che qualcosa non quadrasse….»

Robert Wurtz già nel 1973 diresse la finale di Coppa di Francia tra il Nantes (e dagli!) e l’Olympique Lyonnais. Vinse il Lione 2 a 1 e un difensore del Nantes esclamò a fine gara: «Ok, stasera ha arbitrato Ray Charles»…
«Mettiamola così: dopo anni e anni di carriera, un giocatore lo capisce quando un arbitro vuole ‘indirizzare’ una determinata partita. Sono cose di cui ti rendi conto esclusivamente dal campo, sugli spalti o in televisione non filtrano a dovere. Da cosa lo comprendi? Beh, basta giusto qualche punizione a centrocampo di troppo. Dei falli fischiati in area a favore della squadra che difende ancor prima che arrivi la palla… Tutto qui. Sensazioni vissute in prima linea.»

Acqua passata. E poi ti resta pur sempre l’orgoglio di un irripetibile (?) scudetto gialloblù che, a Milano o Torino, ne varrebbe come minimo dieci…
«Può essere, ma chi sono io per sminuire la gioia di chi ha vinto campionati a iosa? Uno scudetto è sempre bello, ovunque tu lo ottenga. Certo, se lo conquisti a Verona entri direttamente nella Storia senza fare la fila.»

Piove a dirotto, Cernusco è malinconica come la retrocessione veronese che arrivò cinque anni dopo quell'impresa titanica. Tricella si offre di riaccompagnarmi in stazione con l'accortezza e lo sprint gentile di quando riportava l'ordine in difesa. Lo ringrazio e proseguo il viaggio di CalcioNews24. La prossima settimana spazio a Fernando De Napoli, il generoso Rambo di due scudetti napoletani e delle notti magiche di Italia ’90. Un atleta che, nonostante i trionfi in compagnia di un certo Maradona e le successive affermazioni al Milan, è rimasto un lupo irpino. Indomabile.
Rubrica a cura di Simone Sacco (per comunicare: calciototale75@gmail.com)

FONTE: CalcioNews24.com


SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Roberto Tricella: "Inter, il problema è il centrocampo"
07.11.2014 20.25 di Lorenzo Marucci
Roberto Tricella non è stato solo un ex del Verona con cui ha vinto lo scudetto. Ha giocato ed esordito in A con l'Inter, di cui sottolinea i lati negativi e i margini di miglioramento. Contattato dalla redazione di tuttomercatoweb.com, parla anche della partita di domenica tra i gialloblù e i nerazzurri.

Tricella, intanto chi arriva meglio a questa sfida?
"Il Verona ha iniziato bene il campionato, poi ha avuto una piccola flessione ma occorre veder bene se è legata a risultati o a problemi di gioco. Credo che tutto sommato il Verona possa fare un buon campionato, non come l'anno passato, ma comunque è in grado di stabilizzarsi a metà classifica. Quella di domenica è una gara aperta a tutti i risultati ma l'Inter a Verona ha una tradizione positiva che non è da trascurare. Anche ai miei tempi quando con il Verona affrontavamo l'inter in casa non riuscivamo a vincere".

Mazzarri a suo parere rischia davvero?
"Gli allenatori rischiano sempre nel calcio di oggi. Poi però bisogna anche vedere come arrivano certi risultati. si può vincere giocando male o perdere giocando bene per fare due esempi. Di sicuro i nerazzurri devono trovare continuità di risultati e far vedere di poter giocare un buon calcio".

Quali sono stati i limiti dell'Inter?
"Da quel che ho visto, segna poco e prende qualche gol di troppo a cuasa del centrocampo che non fa la doppia fase in modo corretto. Non fa la fase difensiva in modo da consentire alla difesa di giocare in un certo modo e in fase propositiva non consente agli attaccanti di far gol".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


08.09.2014
Verona da applausi con Toni e Marquez
«Non facciamo più confronti tra la nostra squadra e quella di adesso Noi siamo stati consegnati alla storia, questo Hellas è un bel presente»

Da Tricella a Saviola, passando da Rafa Marquez e Toni. Il passato come filo conduttore. Le parole del baluardo dello scudetto raccontano di un Verona che non c'è più e di un Hellas che sta prendendo coscienza delle sue nuove potenzialità in un campionato molto duro come la nuova Serie A. Il capitano con lo scudetto cucito sul petto parla del Gran Capitan. E non solo. Modi differenti di vivere il calcio. Epoche che non possono essere sovrapposte. Tricella, però, resta testimone del passaggio. Dal sogno reale di ieri al sogno ancora tutto da scoprire di oggi. Il libero che ha imparato a sognare si cala nell'era Setti. Fatta di numeri, colpi a sensazione, grandi campioni e tanta sostanza.

Capitan Tricella racconta il Verona dei capitani. Da dove parte?
«Da Rafa Marquez. Credo sia stato un grande colpo per l'Hellas. Ho avuto modo di seguirlo nel corso del Mondiale quando ha difeso alla grande i colori del Messico e sono rimasto stupito dalla grande freschezza fisica dimostrata e naturalmente dall'esperienza che è riuscito a dispensare nel corso delle sue prestazioni».

Quindi anche lei pensa che non si tratta solo di un grande colpo mediatico
«No, a Verona pensano molto alla sostanza. Marquez è ancora un campione vero. Non a caso penso possa essere considerato il miglior centrale difensivo visto all'opera nell'ultimo Mondiale brasiliano. Difende con eleganza e sa impostare con grande intelligenza, anche in mezzo al campo. Credo che la scelta fatta dall'Hellas sia stata precisa e oculata».

Un po' come quando hanno consegnato a lei le chiavi della difesa gialloblù?
«Parliamo di Marquez, non di me. Ha grande tempismo, è strepitoso nelle giocate più difficili. E rende tutto molto semplice. Sa sviluppare l'azione, dispone di un'ottima visione di gioco. Fa correre gli altri, fa correre la palla. Se manterrà l'integrità fisica dimostrata in questo periodo potrà rappresentare per il Verona il valore aggiunto».

Quanto cambia l'Hellas con un inserimento di questo tipo?
«La squadra corre meno ma corre meglio».

Fa riferimento all'addio di Juancito Iturbe?
«Una perdita importante, credo sia parere di tutti. Comunque è andato a giocare in una grande come la RomaMi pare, comunque, che non siano rimasti a guardare. Il Verona si rinnova. E il rinnovamento spesso porta sorprese».

Per esempio: Nico Lopez e Saviola
«Ecco, la società in questi ultimi anni mi è sembrata essere molto dinamica. Non aspettano, agiscono. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'operato di un club si misura sul campo, il resto sono solo parole che lasciano il tempo che trovano».

Luca Toni?
«Un giocatore anche di spessore internazionale. Ha vinto tanto ma si è messo a disposizione della squadra con l'umiltà dei campioni. Pure lui è... un grande colpo di mercato. Trattenerlo è stato molto importante. Fa reparto da solo. Dovesse confermare l'eccezionale vena realizzativa, per il Verona la stagione potrebbe regalare grandi soddisfazioni».

Crede sia inutile creare ancora parallelismi tra il suo Hellas e quello di oggi?
«Perché dovremo farlo. Noi siamo stati consegnati alla storia, il Verona di oggi offre un bel presente. Da vivere. Senza volare all'indietro con il pensiero».

In molti dicono: Iturbe semina uomini e poi dà la palla facile a Toni per il gol. Oggi non funziona più così...
«Funzionerà in altra maniera. Mi pare che la storia di Toni racconta di un uomo con grandi risorse. Ha saputo segnare in tante maniere. In questo Verona può essere ancora protagonista».

Tricella, un salto nel passato però vale la pena farlo. Qual è il ricordo più forte legato alla sua avventura da capitano dell'Hellas?
«Devo proprio ricordare?»

Non le piace?
«Non proprio. Perché il primo ricordo è quello della Coppa Campioni. Penso che tutti vorrebbero dimenticare Juve-Verona 2-0 a porte chiuse. Non so, mi è rimasta lì. E penso di non essere l'unico...»
Simone Antolini

FONTE: LArena.it


ALTRE NOTIZIE
Tricella: "Verona favorito nel Derby, punto su Toni"
20.11.2013 10.17 di Chiara Biondini
Il Derby di Verona è alle porte. Calcissimo.com ha sentito, in esclusiva, Roberto Tricella. Campione d'Italia con l'Hellas nel 1984/85, l'ex nazionale azzurro non vede l'ora di assistere alla stracittadina: "E' un bel vanto, per una città come Verona, avere due squadre in Serie A. E' un fatto estremamente positivo".

Sulla favorita per portarsi a casa il Derby, Tricella spiega: "Solitamente, in queste gare, chi è favorito non sempre vince ma il Verona ha qualità superiori al Chievo e quindi direi che la squadra di Mandorlini è favorita".

Sui possibili uomini Derby, l'ex gialloblù ha le idee chiare: "In casa Verona, direi Toni che sta facendo cose fantastiche. Occhio, comunque, al Chievo che ha giocatori pericolosi e un gran bisogno di far bene in questa partita".

SERIE A
ESCLUSIVA TMW - Verona, Tricella: "Sarebbe bello un altro miracolo Hellas"
22.10.2013 14.17 di Marco Conterio Twitter: @marcoconterio
Roberto Tricella non ama apparire. Una volta appese le scarpette al chiodo, non ha fatto del calcio il suo mestiere. Lavora nel settore immobiliare ma Verona si ricorderà per sempre di lui come il libero dell'Hellas dello Scudetto, nel 1985. Torna a parlare, con Tuttomercatoweb.com, proprio per commentare i fasti che la città sta rivivendo oggi nella gestione Setti-Sogliano-Mandorlini, con i gialloblù che veleggiano nelle parti altissime della classifica. "Una serie simile di risultati positivi, anche contro grandi squadre, racconta una solidità di squadra di base. Segnano facilmente, è una caratteristica importante. Possono giocare anche per difendersi: davanti hanno qualità e dietro solidità".

In molti raccontano: sembra di rivivere il 1985 in città.
"Mi auguro che possano ripetere i nostri fasti: è il primo anno, noi la prima in A siamo arrivati quarti dopo un campionato da secondi. Sarebbe bellissimo".

Firenze, Udine, ora anche Verona: realtà più piccole contro le megalopoli del calcio italiano.
"Sono storie diverse: a Firenze hanno solidità dirigenziale che permette loro di mantenere un livello alto da molti anni. Il Verona arriva in A dopo tribolazioni, è una situazione diversa ma sono accomunate dalla grande tifoseria. Il tifo le accomuna, poi Della Valle e Setti non sono paragonabili ma mi auguro che possano fare altrettanto bene e anche meglio...".

Lei, dicevamo, si è staccato dal calcio giocato e parlato.
"Quando vedo un campo verde mi fermo ancora, però. Ho giocato per vent'anni, ora ho cambiato ma apprezzo sempre i gesti tecnici e spiego ai miei figli che si può sbagliare anche all'ottantacinquesimo. L'importante è non farne un dramma, mai".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


ALTRE NOTIZIE
Roberto Tricella: 'Milan, Pato è un problema'
19 novembre 2012 alle 13:58
L'ex difensore Roberto Tricella, capitano del Verona Campione d'Italia nel 1985, "svela" la sua fede milanista e parla proprio della squadra rossonera.
"Da quando ho smesso di giocare, sono tornato ad essere tifoso rossonero. Seguo il Milan con pathos e posso dirle che il Milan è una grossa incognita. Non dà l'impressione di essere squadra, vive di singole giocate. Io, da ex difensore, non capisco come si possano prendere certi gol. Non mi sono mai piaciuti i difensori che mi fanno tre gare da otto in pagella e poi due da quattro. Un grande difensore è quello che garantisce sempre prestazioni da sei/sei e mezzo in pagella, come Samuel ad esempio. Passando invece all'attacco, El Shaarawy è un giocatore che sta crescendo in maniera esponenziale e ha anche la testa per progredire. Purtroppo c'è, invece, un Pato che, da quando è al Milan, non ha ancora capito i tempi del'attaccante e questo è un problema".
(Sportal.it)
Massimo Airoldi

FONTE: CalcioMercato.com


NEWS
Roberto Tricella: "Bisogna guardare la partita e non gli episodi"
19.11.2012 11.22 di Claudio Piredda per tuttocagliari.net
Fonte: sportal.it
L'ex calciatore Roberto Trincella, campione d'Italia nella stagione 1984-85 con la maglia del Verona, ha commentato la partita di ieri tra Inter e Cagliari e le polemiche scatenatisi per il rigore non concesso ai nerazzurri. Queste le parole dell'ex difensore: "Credo che bisognerebbe sempre guardare alla partita e non ai singoli episodi, come, appunto, il presunto fallo da rigore non dato all'Inter. Il Cagliari ha fatto una buonissima partita, questo è quello che andrebbe sottolineato. Io vedo tanti episodi dubbi e mi pare che guardalinee e arbitri facciano sempre piuttosto bene. E' normale che poi si possa anche sbagliare. Non si capisce perchè un attaccante e un difensore possano sbagliare e un arbitro no...".

GLI EROI BIANCONERI
Gli eroi in bianconero: Roberto TRICELLA
Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia

18.03.2012 10.15 di Stefano Bedeschi per tuttojuve.com
Roberto Tricella è nato a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, “il paese dei liberi”, così chiamato, perché ha dato i natali a tre grandi giocatori, accomunati dal ruolo, tutti quasi contemporaneamente sui campi di Serie A: Gaetano Scirea, Roberto Galbiati ed, appunto, Tricella. A molti parve naturale che, sul finire della carriera dell’immenso Gaetano, la Juventus gli affiancasse il migliore degli altri due compaesani, quel Roberto Tricella che nel 1987, anno del passaggio in bianconero, era nel pieno della maturità calcistica.
Dopo gli esordi nell’Inter e l’affermazione nel Verona dello storico scudetto, Tricella è un libero affermato e stimato. Elegante nello stile di gioco, si inserisce presto e bene negli schemi di una squadra che lui stesso, oggi definisce di transizione.

«Quella juventina è stata per me un’esperienza fondamentale. Ne conservo ricordi molto positivi dal punto di vista umano, mentre ho qualche rammarico per i risultati, che non sono stati tutti favorevoli; abbiamo vinto poco, tranne l’ultimo anno, quello con Zoff, il 1989/90. Abbiamo vissuto un periodo di mezzo, fra i grandi successi della Juventus precedente e quella di Lippi, ma oggi, preferisco sottolineare i ricordi di quell’ambiente, di tutti i compagni. Comunque, anche se forse più di tanto non potevamo vincere, eravamo pur sempre la Juventus e per me fu un’enorme soddisfazione giocare nel club bianconero. Anche perché c’era già Scirea, come compagno di squadra e dopo come allenatore; una persona ed un amico indimenticabile, un esempio: perché è stato il più grande libero di sempre. A volte si fanno paragoni fra lui e Baresi, io sostengo che Franco è stato un gradino sotto “Gai”».
Libero elegante, puntuale, preciso. mai sopra le righe, ordinato e con una grande visione di gioco. «Sono stato un buon giocatore, che ha cercato di supplire con il tempismo al fatto di non essere particolarmente veloce».

Roberto, oggi, non vive di solo calcio: «Ma è perché ho un’attività che mi assorbe molto. Lavoro nel campo immobiliare, ho una società che acquista terreni e costruisce e vende appartamenti: questo da quando ho smesso con il pallone. Vado allo stadio molto raramente, seguo qualche partita in televisione, mi sento con qualche ex compagno, come “Gigi” De Agostini, che era a Verona con me e che passò alla Juventus nello stesso mio anno. Ho due figli, uno juventino ed uno milanista, che giocano a pallone all’oratorio. Non penso, oggi, se potranno avere un futuro come calciatori. L’importante è che facciano sport e che si divertano e che lo sport rappresenti per loro una palestra di vita.

Oggi, purtroppo, i giovani non sono quasi più abituati a conquistarsi le cose, sembra che tutto sia loro dovuto, che tutto sia scontato, invece lo sport aiuta a capire che gli obiettivi si raggiungono con la fatica. Poi, semmai, potranno seguire il mio percorso e comprendere anche quanto sia bello il calcio e quante bellissime emozioni possa regalare. Io sono stato fortunato a viverne tante, a giocare ed a rimanere un ragazzo fino oltre i trent'anni».
Queste frasi sono molto meno banali di quanto sembrino e convincono sempre di più che il buon Roberto Tricella sia stato un calciatore di grandi qualità umane, ma di modeste qualità atletiche; è arrivato a lambire i vertici del ruolo, rimanendo tuttavia escluso dal gotha, per le ragioni dette prima: i limiti atletici (in campo aperto era in costante imbarazzo, di testa se la cavava col tempismo, ma non è certo stato un gran colpitore) e la mancanza della giusta dose di cattiveria ed agonismo sono evidenti. Lo si può considerare una specie di Scirea minore, ma con una dote decisiva in meno: la personalità.
Ma è stato un professionista serio e non ha mai lesinato l'impegno; il fatto che sia stato anche capitano, testimonia quanto fossero bui i tempi del dopo Michel ma Roberto di questo non ha, ovviamente, alcuna colpa.

ALTRE NOTIZIE
Tricella: "Juve come il Verona '85? Altra storia per costi e budget"
02.05.2012 15.35 di Chiara Biondini
Fonte: Radio Sportiva
Per commentare il paragone tra la Juventus di oggi e il Verona dello scudetto 1985, lanciato da Antonio Conte, a Radio Sportiva ha parlato l´ex gialloblu Roberto Tricella.

Paragone Juve-Verona - "Direi che è assimilabile solo per quanto riguarda la grande sorpresa, anche se Conte ha fatto un super lavoro. La differenza è che di qualità la Juventus a livello di singoli e di squadra ne ha da vendere, mentre quel Verona per stare a galla doveva vendere i pezzi migliori. I Bianconeri invece potranno mantenere la loro ossatura".

Sulla forza della Juventus -"Molto ha fatto la grande voglia di riscatto di Pirlo, che si è sentito scartato dal Milan, ma anche tutti gli altri giocatori che hanno dato segnali incoraggianti come Marchisio e Vidal. La grande forza è stata crederci ancora quando il campionato sembrava in mano al Milan andando sempre avanti negli anticipi del sabato".

Su i costi del Verona dell'85 - "Pensate che quando andavamo a contrattare i premi partita, c´era una tabella scudetto, alla fine quando il risultato era quasi consolidato i dirigenti speravano non si vincesse sempre perché uscivano dal budget. Calcolate che il 70% degli introiti arrivava dai biglietti dello stadio, quindi i conti erano al limite, tutto doveva entrare nei circa 7-8miliardi lordi di cui il Verona poteva disporre. Vincendo tra l'altro ogni anno c'era da adeguare l'ingaggio dei giocatori richiesti dai grandi club che altrimenti sarebbero andati via. A livello economico insomma il paragone non si può fare. La nostra squadra era fatta da diversi giocatori a costi ridotti, gli ingaggi più importanti di quell'anno erano dei due stranieri. Grande merito va dato all'accoppiata Mascetti - Bagnoli che hanno integrato un telaio già consolidato con inserimenti mirati".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


ROBERTO TRICELLA(Lavora nel campo immobiliare)
11/1/2012, 10:27


Libero elegante, puntuale, preciso. mai sopra le righe, ordinato e con una grande visione di gioco, Roberto Tricella è nato a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, “il paese dei liberi”, così chiamato, perché ha dato i natali a tre grandi giocatori, accomunati dal ruolo, tutti quasi contemporaneamente sui campi di Serie A: Gaetano Scirea, Roberto Galbiati ed, appunto, Tricella.
Cresce calcisticamente nel Inter, dove esordisce in Serie A non ancora ventenne. Dopo due anni passati in prima squadra con un totale di 5 presenze, Roberto Tricella passa all'Hellas Verona in Serie B. La svolta per la squadra e per la carriera di Tricella arriva nel 1981. È infatti all'inizio della nuova stagione che arriva sulla panchina della squadra gialloblu Osvaldo Bagnoli. Inizia così il periodo più florido per la squadra scaligera che vedrà il suo culmine nella vittoria del campionato 1984-85. Tricella, capitano della squadra quell'anno, sarà uno degli uomini chiave ricoprendo in maniera egregia il ruolo di libero.

Nel 1987 la nuova dirigenza veronese decide, non senza proteste da parte dei tifosi, di cedere Tricella alla Juventus. La Juventus in cui Roberto si trova a giocare è però quella del post-Platini, un ciclo è finito e bisogna rifondare la squadra.
Roberto raccoglie discretamente l'eredità lasciatagli dal suo compaesano Gaetano Scirea, ma la squadra non va oltre il 6º posto in campionato e si ferma ai sedicesimi in Coppa UEFA. In seguito avra' solo un ruolo marginale lascia quindi la juve e si trasferisce a Bologna .L'esperienza non si rivela delle più felici: la squadra rossoblù retrocede arrivando ultima.
Roberto decide così di lasciare l'attività agonistica e attualmente lavora nel settore immobiliare.

FONTE: Pulcinella291.ForumFree.it


NEWS
Tricella: "L'Inter ha una marcia in più, è quadrata"
04.10.2010 22:45 di Fabrizio Romano
L'ex scudettato con il Verona dei miracoli 1984/85, Roberto Tricella, a Goal.com ha commentato la favola Lazio che sta travolgendo la Serie A come fecero gli scaligeri quell'anno, ma quando si parla di scudetto c'è anche l'Inter di mezzo: "Se devo dare una percentuale, dico che, al momento, la Lazio ha il 10% delle possibilità di centrare l’impresa. Poi, magari, le cose cambieranno, ma al momento dico 10%. Saranno decisive le prossime partite”. Nessun dubbio su quale sia la squadra favorita, almeno secondo l’ex gialloblù: “L’Inter ha una marcia in più rispetto a tutte le altre. E’ la squadra più quadrata, quella con più qualità, non c’è dubbio”. E tra le altre pretendenti allo Scudetto? “Il Milan è una squadra atipica. Ha grande potenziale offensivo, sta cercando la quadratura del cerchio, soprattutto a livello difensivo –continua Roberto Tricella- Con le cosiddette piccole, sembra aver trovato il modo di dominare, ora bisognerà vedere come si comporterà nelle sfide con le altre grandi”. Prima di salutarci, l’ex stella del Verona si sofferma su un giocatore: “Devo dire che mi sta sorprendendo Antonini. A livello difensivo ha fatto un salto di qualità importante, è un giocatore che ora dà grande affidabilità”.

FONTE: FCInterNews.it


29/04/2008
Gli anonimi della Juve: Roberto Tricella
Roberto Tricella è nato a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, “il paese dei liberi”, così chiamato, perché ha dato i natali a tre grandi giocatori, accomunati dal ruolo, tutti quasi contemporaneamente sui campi di Serie A: Gaetano Scirea, Roberto Galbiati ed, appunto, Tricella. A molti parve naturale che, sul finire della carriera dell’immenso Gaetano, la Juventus gli affiancasse il migliore degli altri due “compaesani”, quel Roberto Tricella che nel 1987, anno del passaggio in bianconero, era nel pieno della maturità calcistica.
Dopo gli esordi nell’Inter e l’affermazione nel Verona dello storico scudetto, Tricella è un “libero” affermato e stimato. Elegante nello stile di gioco, si inserisce presto e bene negli schemi di una squadra che lui stesso, oggi definisce di transizione.

«Quella juventina è stata per me un’esperienza fondamentale. Ne conservo ricordi molto positivi dal punto di vista umano, mentre ho qualche rammarico per i risultati, che non sono stati tutti favorevoli; abbiamo vinto poco, tranne l’ultimo anno, quello con Zoff, il 1989-90. Abbiamo vissuto un periodo di mezzo, fra i grandi successi della Juventus precedente e quella di Lippi, ma oggi, preferisco sottolineare i ricordi di quell’ambiente, di tutti i compagni. Comunque, anche se forse più di tanto non potevamo vincere, eravamo pur sempre la Juventus e per me fu un’enorme soddisfazione giocare nel club bianconero. Anche perché c’era già Scirea, come compagno di squadra e dopo come allenatore; una persona ed un amico indimenticabile, un esempio: perché è stato il più grande libero di sempre. A volte si fanno paragoni fra lui e Baresi, io sostengo che Franco è stato un gradino sotto “Gai”. »
Libero elegante, puntuale, preciso. mai sopra le righe, ordinato e con una grande visione di gioco. «Sono stato un buon giocatore, che ha cercato di supplire con il tempismo al fatto di non essere particolarmente veloce. »

Roberto, oggi, non vive di solo calcio:.
«Ma è perché ho un’attività che mi assorbe molto. Lavoro nel campo immobiliare, ho una società che acquista terreni e costruisce e vende appartamenti: questo da quando ho smesso con il pallone. Vado allo stadio molto raramente, seguo qualche partita in televisione, mi sento con qualche ex compagno, come Gigi De Agostini, che era a Verona con me e che passò alla Juventus nello stesso mio anno. Ho due figli, uno juventino ed uno milanista, che giocano a pallone all’oratorio. Non penso, oggi, se potranno avere un futuro come calciatori. L’importante è che facciano sport e che si divertano e che lo sport rappresenti per loro una palestra di vita. Oggi, purtroppo, i giovani non sono quasi più abituati a conquistarsi le cose, sembra che tutto sia loro dovuto, che tutto sia scontato, invece lo sport aiuta a capire che gli obiettivi si raggiungono con la fatica. Poi, semmai, potranno seguire il mio percorso e comprendere anche quanto sia bello il calcio e quante bellissime emozioni possa regalare. Io sono stato fortunato a viverne tante, a giocare ed a rimanere un ragazzo fino oltre i trenta anni. »
Queste frasi sono molto meno banali di quanto sembrino e convincono sempre di più che il buon Roberto Tricella sia stato un calciatore di grandi qualità umane, ma di modeste qualità atletiche; è arrivato a lambire i vertici del ruolo, rimanendo tuttavia escluso dal “gotha”, per le ragioni dette prima: i limiti atletici (in campo aperto era in costante imbarazzo, di testa se la cavava col tempismo, ma non è certo stato un gran colpitore) e la mancanza della giusta dose di cattiveria ed agonismo sono evidenti. Lo si può considerare una specie di Scirea minore, ma con una dote decisiva in meno: la personalità.
Ma è stato un professionista serio e non ha mai lesinato l’impegno; il fatto che sia stato anche capitano, testimonia quanto fossero bui i tempi del dopo Michel ma Roberto, di questo, non ha, ovviamente, alcuna colpa.
19:21 Scritto da stigeit

FONTE: LAltraJuve.MyBlog.it


I TABELLINI DI TUTTE LE PARTITE DELL'ITALIA
Amichevole 1987-1988
Pisa, mercoledì 23 settembre 1987 ore 20.30

ITALIA-JUGOSLAVIA 1-0
MARCATORI: Altobelli 23

ITALIA: Zenga, Bergomi, Cabrini (De Agostini 46), Tricella, Ferri, Bagni (Ancelotti 78), Donadoni (Matteoli 53), De Napoli, Altobelli (Mancini 58), Giannini, Vialli - Allenatore Vicini Azeglio

JUGOSLAVIA: Ravnic, Vulic, Balijc, Katanec, Elzner, Hadzibegic, Smaijc (Jozic 75), Stojkovic, Cvetkovic, Bazdarevic, Tuce (Djelmas 62) - Allenatore Osim
ARBITRO: Soriano Aladren (Spagna)


I TABELLINI DI TUTTE LE PARTITE DELL'ITALIA
Amichevole 1986-1987
Zurigo - campo neutro, mercoledì 10 giugno 1987 ore 20.30

ITALIA-ARGENTINA 3-1
MARCATORI: De Napoli 27, Garré autorete 33, Maradona 62, Vialli 88

ITALIA: Zenga (Tacconi 46), Ferrara, De Agostini, Bagni (Dossena G. 88), Francini, Tricella, Donadoni (Matteoli 77), De Napoli, Altobelli (Serena A. 49), Giannini, Vialli - Allenatore Vicini Azeglio

ARGENTINA: Goycochea, Cuciuffo, Garré, Batista, Ruggeri, Brown, Alfaro (Dertycia 73), Siviski (Caniggia 85), Funes (Pasculli 59), Maradona, Olarticoechea (Diaz H. 46) - Allenatore Bilardo

ARBITRO: Quiniou (Francia)


I TABELLINI DI TUTTE LE PARTITE DELL'ITALIA
Qualificazioni Europei 1986-1987 - Gruppo 2, 5ª partita
Stoccolma, mercoledì 3 giugno 1987 ore 19.00

SVEZIA-ITALIA 1-0
MARCATORI: Larsson P. 25

SVEZIA: Ravelli T., Nilsson R., Fredriksson, Eriksson (Ravelli A. 80), Larsson P., Hysen, Strömberg (Limpar 87), Prytz, Elkström, Holmqvist, Nilsson L. - Allenatore Nordin

ITALIA: Zenga, Bergomi, Francini, De Napoli, Ferri, Tricella, Mancini (De Agostini 46), Giannini, Altobelli, Dossena G., Vialli - Allenatore Vicini Azeglio

ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)
RIGORI FALLITI: Mancini 15 (Italia)


I TABELLINI DI TUTTE LE PARTITE DELL'ITALIA
Amichevole 1986-1987
Oslo, giovedì 28 maggio 1987 ore 19.00

NORVEGIA-ITALIA 0-0

NORVEGIA: Thorstvedt, Ahlsen, Mordt, Herlovsen, Kojedal (Henriksen 46), Giske, Osvold, Sundby (Soler 58), Larsen-Ökland, Haberg (Rekdal 79), Thoresen - Allenatore Roste Fossen

ITALIA: Zenga, Bergomi (De Agostini 46), Francini, De Napoli, Ferri, Tricella, Mancini (Donadoni 58), Giannini, Altobelli (Serena A. 79), Dossena G., Vialli - Allenatore Vicini Azeglio

ARBITRO: Hackett (Inghilterra)


FONTE: Italia1910.com


19 Maggio 1987
BARESI RESTA FUORI?
ROMA - Azeglio Vicini ha convocato i 18 azzurri per la spedizione in Norvegia e Svezia e l' amichevole di Zurigo con l' Argentina. Indisponibili Bagni (squalificato per il match europeo con la Svezia) e Nela (infortunato), Vicini ha richiamato Serena e il libero milanista Franco Baresi, assenti per infortunio nell' ultima uscita della nazionale a Colonia contro la Germania. Per la prima volta presenti due liberi di ruolo: Tricella e Baresi. In programma: l' amichevole del 28 maggio con la Norvegia a Oslo (ore 18), la decisiva partita per la qualificazione dell' europeo con la Svezia, a Stoccolma, il 3 giugno (ore 19) e
l'altra amichevole con l'Argentina, a Zurigo, il 10 giugno (ore 20,30).

Vicini ha convocato Tricella anche viste le condizioni fisiche di Baresi, assente nella partita contro l' Udinese, in campionato. L' appuntamento è fissato per il 22 prossimo a Coverciano, ad eccezione dei giocatori di Samp e Milan, che raggiungeranno la comitiva dopo lo spareggio di Coppa Uefa. Ecco la probabile formazione per la partita con la Norvegia: Zenga, Bergomi, Francini, De Napoli, Ferri, Baresi (Tricella), Mancini, Giannini, Altobelli, Dossena, Vialli. E' stato convocato a sorpresa il massaggiatore Salvatore Carmando, fisioterapista personale di Maradona. E' assente, infatti, De Maria, ufficialmente per "motivi di famiglia".

COSI' LA NAZIONALE QUESTI i giocatori convocati da Vicini per i prossimi impegni della nazionale italiana in Scandinavia (Norvegia-Italia, amichevole, il 28 prossimo, ad Oslo e Svezia-Italia, match di campionato europeo, a Stoccolma, il 3 giugno) e per l' amichevole di Zurigo con l' Argentina (10 giugno). Portieri: (Tacconi (Juventus), Zenga (Inter). Difensori: F. Baresi (Milan), Bergomi (Inter), Ferrara (Napoli), Ferri (Inter), Francini (Torino), Tricella (Verona). Centrocampisti: De Agostini (Verona), De Napoli (Napoli), Donadoni (Milan), Dossena (Torino), Giannini (Roma), Matteoli (Inter). Attaccanti: Altobelli (Inter), Mancini (Sampdoria), Serena (Juventus), Vialli (Sampdoria).

COSI' L'UNDER 21 ECCO I GIOCATORI convocati da Maldini per l' amichevole Finlandia-Italia Under 21 in programma il 27 prossimo a Salò (ore 18) e per Svezia-Italia (Europeo) che si disputerà a Tyrso il 4 giugno (ore 19). Portieri: Gatta (Pescara), Gregori (Roma). Difensori: Benedetti (Ascoli), Brambati (Empoli), Costacurta (Monza), Lorenzini (Milan), Lucci (Empoli), Maldini (Milan). Centrocampisti: Berti (Fiorentina), Cucchi (Inter), Desideri (Roma), Onorati (Fiorentina), Notaristefano (Como), Zanoncelli (Milan). Attaccanti: Galderisi (Milan), Giunta (Como), Lerda (Torino), Scarafoni (Ascoli).

FONTE: Ricerca.Repubblica.it


I TABELLINI DI TUTTE LE PARTITE DELL'ITALIA
Amichevole 1986-1987
Colonia, sabato 18 aprile 1987 ore 18.00

GERMANIA OVEST-ITALIA 0-0
GERMANIA OVEST: Immel, Rolff (Reuter 65), Pflügler (Frontzeck 46), Kohler, Herget, Buchwald, Littbarski, Matthaeus, Völler, Thon, Allofs K. - Allenatore Beckenbauer

ITALIA: Zenga, Bergomi, Nela, De Napoli, Ferri, Tricella, Mancini (Bagni 73), Giannini, Altobelli (Donadoni 46), Dossena G. (Matteoli 57), Vialli - Allenatore Vicini Azeglio

ARBITRO: Thomas (Olanda)

FONTE: Italia1910.com

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Libreria HELLAS! La storia gialloblù da leggere (e conservare)

Sito stùfo? ...Ma proprio sgionfo? Bon! lora rilàsate n'attimo co' 'stì zugheti da bar dei bèi tempi: ghè PACMAN, ghè SPACE INVADERS, ghè SUPER MARIO BROS e tanti altri! Bòn divertimento ;o)

Il guestbook B/=\S: Lascia un messaggio !!!






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