La nuova dirigenza porta linfa economica, idee e uomini giusti al fianco del presidente MARTINELLI che regala a mister MANDORLINI rosa importante con la 'ciliegina' CACIA: La massima serie non può sfuggire e per il tecnico ravennate è la seconda Promozione con l'HELLAS in 3 anni...

Andrea Mandorlini
Data di nascita:17/07/1960
Luogo di nascita:Ravenna (RA)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Libero
Altezza:182 Cm.
Peso:74 Kg.
Posizione:
CARRIERA DA ALLENATORE +   -   =
 SquadraStagionePartite  
Hellas Verona2012 - 201346  
Hellas Verona2011 - 201246  
Hellas Verona2010 - 201126  
CFR Cluji2009 - 2010-  
Sassuolo2008 - 2009-  
Siena2007 - 2008-  
Padova2006 - 2007-  
Bologna2005 - 2006-  
Atalanta2003 - 2004-  
Vicenza2002 - 2003-  
Spezia1999 - 2002-  
Triestina1998 - 1999-  
Ravenna (da Vice)1994 - 1998-  
Manzanese1993 - 1994-  
CARRIERA DA GIOCATORE +   -   =
 SquadraStagionePartiteGoal 
Udinese1991 - 1993422 
Inter1984 - 19911809 
Ascoli1981 - 1984735 
Atalanta1980 - 1981341 
Torino1978 - 1980270 
Giovanili RavennaFino al 1978-- 

I gol del mister nell'Inter dei record '88-89: Inter 1-0 Lazio, Sampdoria 0-1 Inter, Ascoli 1-3 Inter

NEWS E CURIOSITÀ +   -   =

L'arrivo del Presidente SETTI al fianco di MARTINELLI ed un nuovo staff dirigenziale che comprende figure di alto spicco come il Segretario Generale DIBROGNI, il Direttore Generale GARDINI ma sopratutto il diesse SOGLIANO da all'HELLAS nuove possibilità (non solo economiche) di rinnovare e possibilmente migliorare il pur lusinghiero piazzamento della stagione scorsa.
Mister MANDORLINI chiede una prima punta che valga almeno 15 reti a stagione come l'ex SFORZINI o PAULINHO ma alla fine arriva Daniele CACIA dopo una stagione non esattamente esaltante al PADOVA: Il bomber cresciuto nel PIACENZA, reduce da due gravi infortuni in carriera, infilerà un campionato pazzesco diventando capocannoniere della cadetteria e trascinando gli scaligeri in Serie A dopo 11 interminabili anni!
Grandissimi meriti vanno anche al mister che con i gialloblù centra la seconda promozione in tre stagioni...


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ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =

18 Maggio 2013: Andrea Mandorlini commenta la promozione in Serie A

RASSEGNA STAMPA +   -   =
Andrea Mandorlini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Andrea Mandorlini (Ravenna, 17 luglio 1960) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, dal 9 novembre 2010 alla guida dell'Hellas Verona.

CARRIERA
Giocatore
Cresciuto nel Ravenna, ha iniziato a giocare nel calcio professionistico nel Torino, con cui ha fatto il suo esordio in Serie A il 4 febbraio 1979 appena diciottenne. Dopo le 5 presenze nel primo campionato ne giocò 22 l'anno successivo, prima di passare all'Atalanta in Serie B.
Tornò a giocare in A con l'Ascoli, dove rimase per tre stagioni prima di venire chiamato dall'Inter nel 1984. A Milano giunse all'apice della carriera, arrivando a vincere il prestigioso "scudetto dei record" con Giovanni Trapattoni. Vinse quindi la Supercoppa Italiana e la Coppa UEFA nel 1991, nella sua ultima stagione al club.
Approdato all'Udinese, dopo due stagioni, nel 1993, appese le scarpette al chiodo.
Vanta anche una presenza in Nazionale Under 21.

Allenatore
Iniziò ad allenare fra i dilettanti della Manzanese nel 1993-94, subentrando a campionato in corso e non riuscendo ad evitare la retrocessione. Fra il 1994 e il 1998 fu allenatore in seconda al Ravenna. L'anno successivo subentrò alla guida della Triestina ad inizio campionato in Serie C2 e la guidò fino al termine della stagione.

Nel 1999, chiamato allo Spezia ben figurò con la conquista della Serie C1 alla prima stagione, senza perdere nessuna partita, e sfiorando nel 2002 la Serie B perdendo ai play-off.

Chiamato al Vicenza nel 2002-03, vi rimase solo per un anno: partito malissimo, riuscì a risollevare la squadra a metà campionato, salvo poi crollare in primavera e farsi sfuggire una promozione ormai probabile. L'anno successivo guidò l'Atalanta alla conquista della massima serie, ma venne presto esonerato alla prima stagione in Serie A, con la squadra bergamasca all'ultimo posto in classifica e senza vittorie all'attivo.
Dopo essere subentrato come allenatore del Bologna nel 2005, è stato esonerato il 5 marzo 2006.

Dal dicembre 2006 è stato sulla panchina del Padova in serie C1/A. Alla guida della societa patavina ha disputato un buon girone di ritorno, scalando la classifica dai bassi fondi fino a raggiungere la zona play-off a quattro giornate dalla fine, poi però uscendone fallendo le ultime partite decisive. Al termine della stagione il suo Padova si è classificato settimo fallendo la qualificazione ai play-off per salire in Serie B.

Nel giugno 2007 ha rescisso consensualmente il suo contratto con il Padova ed è stato ingaggiato dal Siena in serie A. Nonostante la squadra abbia espresso talvolta un bel gioco, i risultati non sono stati positivi (solo una vittoria in dodici giornate) e il 12 novembre dello stesso anno, Mandorlini viene esonerato, sostituito dall'ex tecnico Mario Beretta.

Il 7 luglio 2008 viene annunciato l'ingaggio di Mandorlini (con contratto biennale) da parte del Sassuolo, neo promosso in Serie B. La squadra disputa una eccellente stagione e sfiora l'accesso ai playoff per la promozione in Serie A, tuttavia il 10 giugno 2009 l'allenatore ravennate lascia il Sassuolo dopo l'addio del direttore generale Bonato.

Nel novembre 2009 viene ingaggiato dai rumeni del CFR Cluj, con cui vince subito il campionato. Ad una settimana e mezza dalla conquista dello scudetto realizza una tripletta vincendo anche la Coppa di Romania e la Supercoppa di Romania battendo per quest'ultima ai rigori l'Unirea Urziceni in finale.
Nel settembre 2010 viene esonerato dopo appena sette giornate.

Il 9 novembre 2010 viene chiamato sulla panchina dell'Hellas Verona, in Lega Pro Prima Divisione, per sostituire l'esonerato Giuseppe Giannini. Mandorlini ha ricevuto il compito di ottenere il salto di categoria, obiettivo già imposto al tecnico romano.

Partito nell'estate del 2011 con l'obiettivo di salvarsi, l'Hellas Verona guidato da Mandorlini sfiorò la promozione il primo anno chiudendo la stagione al quarto posto in classifica con 78 punti, ma uscendo sconfitto nelle semifinali play-off contro il Varese (2-0; 1-1). Durante la stagione la squadra eguagliò il record per la serie B di otto vittorie consecutive in campionato. L'11 ottobre 2011 prolunga il suo contratto fino al 30 giugno 2014.

Il 22 ottobre 2012 venne deferito dal Procuratore Federale per delle dichiarazioni giudicate offensive nei confronti dei tifosi e dei cittadini livornesi. A seguito del comportamento di Mandorlini è stata deferita alla Commissione Disciplinare Nazionale anche la società dell'Hellas Verona per responsabilità oggettiva e per responsabilità concorrente. Il deferimento si chiuse il 19 dicembre 2012 con il patteggiamento di una squalifica fino al 31 gennaio 2013.

Nella stagione 2012-2013 guidò l'Hellas Verona alla promozione in serie A, che mancava alla società scaligera da 11 anni, centrando il secondo posto con 82 punti al termine di un lungo testa a testa con il Livorno. Quella degli scaligeri si rivelò la miglior difesa del campionato ed il suo attaccante Daniele Cacia il capocannoniere del torneo (24 reti). Mandorlini fu il primo allenatore della storia gialloblu ad ottenere due promozioni e venne confermato per il successivo campionato di Serie A.

Palmarès
- Giocatore
Competizioni nazionali
Campionato italiano: 1
Inter: 1988-1989

Supercoppa italiana: 1
Inter: 1989
Competizioni internazionali
Coppa UEFA: 1
Inter: 1990-1991

- Vice-Allenatore
Campionato italiano di Serie C1: 1
Ravenna: 1995-1996

- Allenatore
Campionato italiano di Serie C2: 1
Spezia: 1999-2000
Campionato rumeno: 1
Cluj: 2009-2010
Coppa di Romania: 1
Cluj: 2009-2010
Supercoppa di Romania: 1
Cluj: 2010

FONTE: Wikipedia.org


20.05.2013
«Che spettacolo i tifosi del Verona»
Il «Corriere dello Sport» applaude Mandorlini: «Antipatico per forza, per lui è più difficile vincere»

Visto da angolazioni diverse. Il Verona suggerisce analisi profonde, musa ispiratrice della stampa nazionale. Bello raccontare l'Hellas nelle sue pieghe, non fermarsi alla fredda cronaca. Un marchio così di spunti ne regala un'infinità.

BISOGNO DI HELLAS. Il lato romantico ha avuto la sua bella fetta, nel raccontare l'impresa della promozione in Serie A. «Lo spettacolo vero e imperdibile è stato offerto dai tifosi gialloblù», scrive su calciopress.net la penna di Sergio Mutolo, studioso di calcio e dei suoi fenomeni più profondi, uno che ha sempre conservato una lente particolare per Verona. «Per tutti i novanta minuti della partita, assiepati sulle tribune, non hanno smesso un attimo di alzare cori all'inglese e di trasmettere gioia allo stato puro. L'ultimo diaframma - ha proseguito Mutolo - è stato abbattuto. Al triplice fischio dell'arbitro Ciampi di Roma il Bentegodi, che da queste parti chiamano “il Tempio”, esplode in un boato liberatorio che riscalda il cuore. Un fiume di tifosi in festa tracima per le strade della città. L'onda gialloblù è straripante e incontenibile. Dà libero sfogo a un'euforia contagiosa. I fantastici 'butei' non hanno mai abbandonato la squadra. Molte altre tifoserie avrebbero mollato gli ormeggi, lasciando andare alla deriva una navicella senza nocchiero. Paradigmatici in questo senso i quattro anni trascorsi in terza serie nazionale. Stagioni dure e difficili che hanno fatto lievitare oltre ogni limite immaginabile il senso di orgoglio. Bentornato in A, Hellas. E bentornati, butei. Il deprimente calcio italiano di questi tempi ha un disperato bisogno di voi».

DURO E VINCENTE. Il Corriere dello Sport disegna Mandorlini con una veste duplice. Presa dal campo, ma non solo. Scrive Tullio Calzone: « Vincere non è mai semplice o facile per nessuno. Figuriamoci per uno da sempre contro, antipatico per forza. Numeri, dati, statistiche. Ma anche concretezza e organizzazione: sono state queste le basi su cui lo spigoloso tecnico ravennate ha costruito questo successo tutt'altro che scontato alla vigilia. Un successo alimentato pazientemente, sempre attraverso la ricerca di un gioco offensivo e di una mentalità propositiva che ha portato, per esempio, il Verona a battere il Livorno all'Ardenza lo scorso 20 ottobre, ma anche a vincere a Terni o a Castellammare e a Lanciano»...

FONTE: LArena.it


SERIE B
Verona, Mandorlini: "Mai pensato che non ce la potessimo fare"
18.05.2013 19.34 di Simone Lorini Twitter: @Simone_Lorini
Intervistato da Sky, il tecnico del Verona Andrea Mandorlini ha raccontato il cammino della sua squadra fino alla promozione in massima serie: "Non ho mai pensato che non ce la potessimo fare, noi abbiamo avuto qualche alto e basso rispetto al Sassuolo ma siamo sempre stati li davanti. Oggi abbiamo concluso e nessuno ci ha regalato niente. Ci sono stati tanti momenti positivi, qualcuno anche negativo a livello personale, il mio primo pensiero è comunque per Martinelli. Quest'anno abbiamo coronato un sogno durato tre anni, da quando abbiamo iniziato in Lega Pro. Lo scorso anno nei playoff siamo stati molto penalizzati dagli episodi, quest'anno ci abbiamo sempre creduto e devo ringraziare i miei ragazzi, sono loro i veri artefici. Guidare la squadra in A? Adesso vedremo con la società. Martinho? E' un giocatore universale, è stata una sorpresa quest'anno, determinante in alcune occasione. Pensate che non aveva mai fatto un gol prima di quest'anno, in cui ne ha fatti 11".

SERIE B
Verona, Mandorlini: "Dedica per Giovanni Martinelli"
18.05.2013 19.02 di Simone Lorini Twitter: @Simone_Lorini
Intervistato a caldo da Sky, il tecnico del Verona Andrea Mandorlini ha esultato per la promozione della sua squadra in massima serie: "Era ora, tre anni che siamo qua, partendo dalla Lega Pro, il coronamento di un progetto importante. La mia dedica e il mio ringraziamento è per Giovanni Martinelli, quello che merita di più questa vittoria".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


sabato, maggio 18th, 2013 | Posted by Daniele Andronaco
Verona, Mandorlini: “Era ora! Coronato un percorso importante”
VERONA MANDORLINI SERIE A / VERONA - Questi i commenti a caldo di Andrea Mandorlini ai microfoni di ‘Sky’ dopo la promozione del Verona: “Era ora, era ora! Siamo partiti dalla Lega Pro ed è il coronamento di un percorso importante. Siamo contenti, siamo stati bravi, è merito di tutti. Adesso è difficile ringraziare tutti, ma ringrazio soprattutto una persona, Giovanni Martinelli, che è quello che più di tutti merita questa vittoria. Il cuore batte forte, ce lo siamo meritati”.

FONTE: SerieBNews.com


11.05.2013
«Ragazzi, ecco l'ora X. Siamo pronti, carichi, da due anni va così...»
ANDREA MANDORLINI
Nessun dubbio, solo punti fermi. Chiarissime le idee di Andrea Mandorlini, non potrebbe essere altrimenti. Sguardo serio, faccia decisa. Carico e sereno allo stesso tempo. Il Verona va da sé, il campionato l'ha detto e ripetuto. Specie negli ultimi due mesi. Non resta che raccogliere, anche se non sarà facile. Battaglia dura a Castellammare, ma si sapeva. Mandorlini parla poco, scherza anche, fa soprattutto il serio. La faccia dei giorni giusti, i pensieri in una direzione sola. «Siamo contenti di essere arrivati fino in fondo al completo. Tranne Carrozza abbiamo recuperato tutti, senza situazioni da verificare all'ultimo momento. Bene così».

A quale altra partita accosta questa? Quella di Salerno forse?
«No, non direi. Sono situazioni diverse, siamo soddisfatti per aver giocato finora una grande stagione e felici ora di andare a giocarci qualcosa di importante. Un conto sono le parole, un conto è confermare certe attese».

Quanto è orgoglioso personalmente di essere arrivato a questo punto?
«Sono orgoglioso così come orgogliosi devono essere tutti i ragazzi. Di strada ne abbiamo fatta in questi anni, abbiamo anche affrontato tante curve. Ci sono state delle difficoltà, ma siamo sempre rimasti in linea con gli obiettivi e giocato da protagonisti».

Che partita sarà?
«Difficile. Qui al di là dei moduli conterà l'agonismo, la personalità, l'aspetto fisico, l'interpretazione del singolo giocatore. Convogliare tutto su questa partita però mi pare sia esagerato, non ci dimentichiamo che dopo ce ne sarà un'altra».

I biglietti per Castellammare sono andati esauriti in poche ore...
«Non è una novità, è successo tante altre volte. Conosciamo l'attaccamento e la passione dei tifosi del Verona. La gente però non ti fa vincere, sia da una parte che dall'altra. Le partite devi vincerle tu. Sul campo».

Teme un clima provocatorio?
«Noi alle provocazioni ci siamo sempre caduti molto poco. Chi c'è cascato di più ogni tanto sono stato proprio io, ma abbiamo già dato ampia dimostrazione di saper gestire certi momenti e affrontarli nel modo giusto».

Quanto i giocatori sentono la tensione?
«È normale che l'avvertano più di quanto non accadesse qualche settimana fa. Le partite diminuiscono e la pressione aumenta. Ormai siamo alla stretta finale. La concentrazione deve essere massimale. La squadra però ha sempre conservato grande fiducia, questo è importante».

Quanto vale davvero la Juve Stabia?
«In questi anni ha fatto benissimo, secondo gli obiettivi della società e dell'allenatore, l'unico che mi batte nella classifica delle multe. Ce lo siamo detti anche a Coverciano, nell'ultima riunione tecnica. Al di là di questo, in linea di massima la Juve Stabia è salva».

Si caricano sempre troppo partite così...
«E fin quando succederà il calcio farà fatica ad evolversi nel modo giusto. Si prendono in considerazione tante questioni che invece dovrebbero essere marginali rispetto al campo. Anche quand'ero giocatore succedeva. È sempre difficile in questi casi, ancor di più quando di chiami Verona».
Alessandro De Pietro

27.02.2013
«Sono sereno. Burrasca finita...»
ANDREA MANDORLINI
Vincere fa bene. Serve non solo alla classifica, soprattutto in questo periodo. Il Varese è lontano, anche se sembra ieri. Andrea Mandorlini guarda al San Nicola, ad un'immensa cattedrale vuota da riempire con una grande prestazione. Tappa equivoca, quella di Bari. Squadra in crisi, senza troppe idee, capace di dar sollievo persino alla Pro Vercelli. Proprio per questo meglio non fidarsi. Il mister non ci casca, figurarsi. Va avanti col suo credo. Difeso sempre e comunque. E il Varese ha rappresentato forse il vero punto di svolta.

Quello visto sabato è lo spirito che al Verona forse finora è mancato?
«L'idea del gioco ha differenziato la squadra in questi tre anni, ma quello non basta. Ci vogliono anche anima e cuore. A Coverciano lunedì scorso tanti allenatori mi hanno detto che il Verona non c'entra nulla con questa categoria. Al gioco però dobbiamo aggiungerci una rabbia diversa».

Ha rivisto la partita col Varese?
«No, ma ho rivisto la partita di Novara. Nel primo tempo abbiamo giocato noi, pur non creando tantissimo. L'inerzia è cambiata con l'espulsione di Bacinovic. Ma è stata solo la seconda sconfitta, da più di un anno non ne perdevamo due di fila. Il calcio va così però. Bisogna conoscere le sue regole. Abbiamo vissuto un paio di giorni particolari, ma è passata. Al di là di Moras a destra e di Pinco Pallino di qua o di là la partita l'aveva fatta il Verona. Chiaro che alla fine quel che ti resta è il risultato. E quello non lo puoi cambiare».

Al Verona manca un leader?
«L'ho sempre detto, il vero leader di questa squadra è il gioco. Fatto di idee e di personalità diverse. Quando sono arrivato io non ce n'erano di leader, in generale di personalità non ne abbiamo tantissima nemmeno ora. Ci sono tanti bravi ragazzi in squadra, che devono aiutarsi l'uno con l'altro e attaccarsi sempre all'idea. In quella bisogna identificarsi. Preferisco questa strada. Quando i tuoi leader non sono in giornata che fai, non giochi più?».

Le è sembrato di vedere l'Hellas nel possesso palla del Barcellona contro il Milan?
«Noi non siamo così leziosi, ci sono rimasto male anch'io nel vedere la partita. È indubbio che finora la squadra ha fatto la differenza attraverso il gioco. Certe cose però bisogna farle meglio. L'allenatore deve lavorare di più e i giocatori devono assumersi più responsabilità nel fare meglio quel che a volte facciamo e che a volte ci dimentichiamo. Col Varese ad un certo punto abbiamo faticato, ma è in quei momenti che si fortificano le certezze. Non puoi sempre dominare e vincere tre o quattro a zero. Non basta sapere quel che devi fare, ci vogliono altre componenti che al Verona in questi tre anni non sono comunque mai mancate».

Come sta Cacia?
«Non è in un buonissimo momento, convive con un problemino che probabilmente si porterà dietro ancora un po'. Magari si pensa di tutto e di più quando passano una o due giornate e lui non segna. Ma Daniele è sereno, come tranquilli devono restare tutti. E la serenità te la dà la vittoria soprattutto. Mi spiace solo per Cocco, stava bene ma si è fermato di nuovo. Da qui in avanti, l'ho detto ai ragazzi, tutti devono farsi trovare pronti, al di là delle squalifiche la squadra e la sua forza non devono cambiare».

Che avversario sarà il Bari? Nelle ultime cinque giornate appena due punti e un solo gol segnato...
«Senza la penalizzazione il Bari avrebbe 33 punti e sarebbe vicino ai playoff. La squadra ha giovani interessanti, stanno preparando la partita anche a livello ambientale. Mi spiace se uno sta male, ma sto peggio se sto male io...».
Alessandro De Pietro

24.02.2013
L'urlo di Mandorlini «Parla il campo e grande vittoria»
SCACCIA CRISI. Contro il Bari fuori Moras e Hallfredsson squalificati
L'allenatore gialloblù si gode i tre punti nello scontro diretto «Per un'ora abbiamo fatto bene poi c'è stato un super Rafael»

La foto del giorno è Mandorlini che corre in campo dopo il gol di Moras con i giocatori che gli saltano addosso. Il suo è un urlo liberatorio a pugni stretti. Il mister respira a pieni polmoni dopo essere stato a lungo in apnea. Era nervosissimo: non faceva altro che guardare l'orologio, nonostante fosse ancora il primo tempo: dopo due sconfitte consecutive, Vicenza e Novara, l'aria in casa gialloblù era tesissima.

L'URLO LIBERATORIO. «Ma no», cerca di smorzare Mandorlini, «era per Moras, ero contento per lui, ci tenevo, era tanto che ci andava vicino senza segnare e io lo prendevo in giro. Ero felice per lui. Tutto qui». Sul resto sorvola, non vuole sentire parlare di tensioni, panchine in bilico, giocatori che "giocano contro". «So come va questo "giochino", da tanti anni, da sempre», dice. «Poi c'è il campo, la mia vita e il mio lavoro. Lì si racchiude tutta la mia concentrazione. L'ambiente ci è stato vicino e questo ha fatto sì che portassimo a casa una vittoria importante. Le critiche ci stanno, in tre anni ho fatto un mare di punti, tante vittorie, ma in Italia bisogna sempre dare la colpa a qualcuno, e allora è giusto la diano a me e va bene così».

UN'ORA FATTA BENE. E torna al punto, il nocciolo della questione: i tre punti fatti, fondamentali per tenere lontano il Varese, che sperava di fare il colpaccio e portarsi e -1 dall'Hellas. «Bisogna sempre aspettare la partita. E qui può succedere di tutto. Sempre. Abbiamo vinto meritatamente con una squadra molto buona che arrivava da un bel periodo. E ora dobbiamo continuare così». «Ripeto, siamo stati bravi, loro avrebbero potuto riaprire la gara, vero, ma noi avremmo anche potuto fare più gol nella prima parte. Insomma, è andata bene». «La squadra mi è piaciuta», aggiunge. «E oggi abbiamo preso quello che nelle altre due partite avremmo meritato, ma non abbiamo raccolto». «Sì», prosegue, «vittoria che pesa. Bella», sottolinea l'allenatore gialloblù.

C'È BATMAN. «Sono contento», ci tiene a dire, «siamo tornati a vincere, abbiamo sofferto anche la loro fisicità, ma di facile non c'è mai niente. Per un'ora abbiamo fatto bene, poi è scesa un po' di stanchezza e abbiamo rischiato qualcosa. Ma Rafa ha tenuto in piedi la partita». Tanto che Ebagua ha detto che gli è sembrato di vedere Batman. Mandorlini ride. Ma non è stata una passeggiata: nel secondo tempo, infatti, i biancorossi hanno alzato il baricentro e fatto paura al Verona con due incursione micidiali , prima con Ferreira e poi con Ebagua. Ma Rafael si è superato con due parate pazzesche. Fondamentali. Da Batman. Ma il mister insiste sulla parte migliore della gara: «Nel primo tempo», ricorda, «avremmo meritato qualcosa in più». Il riferimento è anche alla traversa colpita da Jorginho al 13'. E sarebbe stata una beffa se il Varese avesse pareggiato. «Abbiamo rischiato un po'», ammette, «però alla fine il risultato è stato giusto, sono contento anche per il gol di Rivas che ha chiuso il match. Sapevo che i due argentini avrebbero dato qualcosa in più. Gomez ha sbagliato il cross e Emanuel però ha segnato».

SI RIVEDE FERRARI. Fuori Sgrigna e Carrozza per Rivas e Gomez. Poi fuori Cacia e dentro Ferrari. Cambi azzeccati, anche perché, sulla palla cross di Juanito che ha determinato il raddoppio, per un pelo non ci arrivava pure Ferrari, di nuovo in campo al Bentegodi e applauditissimo. «Avevamo situazioni offensive importanti. Sia Alessandro che Sandro avevano speso tanto e volevo gente un po' più fresca», spiega Mandorlini.

SENZA RESPIRO. E mercoledì c'è il Bari, nemmeno il tempo di festeggiare che si torna a giocare su un campo molto difficile. In più mancheranno sia Hallfredsson sia Moras, squalificati. «Intanto questa vittoria ci dà entusiasmo e fiducia ed è importante in vista dei prossimi incontri».
Marzio Perbellini

07.02.2013
«Pochi giocano bene come il mio Verona»
«Ho provato tanti moduli ma il 4-3-3 mi dà garanzie»
Lunedì pomeriggio il presidente Giovanni Martinelli ha incontrato mister Mandorlini a Sandrà

Consapevolezza. Dati di fatto, più che presunzione apparente. Il ragionamento poggia su fondamenta solide, cementate negli anni. Indistruttibili. «Nessuno gioca bene come il mio Verona. Siamo equilibrati, vedo la squadra come la voglio io». Si lascia andare Andrea Mandorlini, l'impressione è che un pensiero così ce l'avesse in testa già da un po'. Aspettava solo il momento giusto. «In questi mesi di partite ne ho guardate tante, a tutti i livelli. Volete la verità? Ho visto poche squadre giocare veramente bene. Ecco, il Verona è certamente una di queste. Senza dimenticare che tutto questo ha prodotto dei risultati tangibili. Qualche anno fa eravamo in C1, adesso stiamo lottando per qualcosa di importante. In questo ciclo abbiamo vinto più della metà delle partite, magari c'è stato qualche pareggio di troppo ma la sensazione è sempre stata quella di un blocco unito, di giocatori con idee sempre chiare, di un'idea comune. Io, ragazzi, una squadra così non l'ho mai avuta. Mi piace tantissimo».

UN LUNGO PERCORSO. Mandorlini non è nato col 4-3-3 in tasca, c'è arrivato piano piano. «Ho provato tanti moduli, ma quello coi tre centrocampisti e i tre attaccanti è quello che mi ha dato le maggiori garanzie. O il 4-3-3 o il 4-3-1-2, anche se poi un modulo è solo un punto di partenza. La sua interpretazione e l'atteggiamento fanno poi la vera differenza». Mandorlini aveva un tridente d'oro a Bergamo fra Montolivo, Pazzini e Lazzari. Ne ha avuti tanti altri, compreso questo. E una manovra sempre in evoluzione. «Una volta, all'inizio, mi piaceva arrivare in porta in fretta. Non volevo perdere troppo tempo, diciamo che avevo dentro un calcio più sbrigativo. Adesso è diverso, questa squadra tiene palla e sa farlo bene. Magari non sarà concreta in base a tutto quel che produce, da questo punto di vista dobbiamo certamente migliorare. Ma è solo una questione di tempo, ne sono sicuro».

L'ALTRO MANDORLINI. Versatilità al potere, come lo era lui ai tempi dell'Inter e non solo. Tasselli preziosi, quelli che vorresti sempre avere con te al momento del bisogno. Ad un certo punto spunta l'alter ego di Mandorlini nel Verona di oggi, anche se in miniatura. «Probabilmente è Cacciatore, a me piacciono giocatori così. Senza fronzoli, né troppe preclusioni. Gente che va in campo e aiuta la causa, gente che va dove la metti. Anche se qualche volta va in confusione e mi fa arrabbiare. Cacciatore, questo è importante, si fa pochi problemi mentali. E soprattutto è disposto a sacrificarsi per il bene comune».

IL «TESORO» JORGINHO. Mandorlini ha plasmato Jorginho da capo a piedi, lo sta telecomandando allenamento dopo allenamento. Un tesoro da custodire con cura, un talento dai margini ancora sconosciuti. «Io lo vedo crescere ogni giorno. Anche la fiducia nei suoi mezzi cresce. Pur essendo uno dei più giovani sembra il più navigato del gruppo, lo capisci da tanti piccoli particolari. Ricordo le prime volte in cui lo allenai, lo feci giocare a volte anche in difesa. Jorginho è bravo anche dietro, lui è bravo in ogni zona del campo. Trova sempre la soluzione più immediata, con grande disinvoltura. Non ha problemi di moduli o di affrontare le situazioni più diverse. Con il Torino lo misi dietro le punte e la gente iniziò a mormorare. Fa niente, sulle sue qualità ero convinto. Non so quanto possa ancora progredire, certamente di margini ne ha molti. Compresi quelli legati alla costruzione della sua struttura fisica, ancora in evoluzione. Non so dove sarà fra cinque anni, di certo uno come lui può fare tanta strada».
A.D.P.

Mandorlini al rientro dopo un mese di squalifica parla dei valori sportivi

07.02.2013
«Lo sport è la mia vita Trap e Mazzone sono stati i miei maestri...»
«Quando è arrivata la squalifica ho pensato a Ercole Rabitti, a Vatta i responsabili del vivaio del Torino Loro conoscevano i miei valori»
Due mesi fuori. Sessanta giorni molto difficili. L'Hellas in campo e lui in gabbia, in tribuna o sul pullman. Squalificato fino al 31 gennaio per le dichiarazioni rilasciate prima della partita con il Livorno. Ora Andrea Mandorlini è tornato, ha ritrovato la sua panchina. Anche la parola. «Tecnicamente ci può stare - ammette il tecnico dell'Hellas, in visita alla redazione dell'Arena - dall'alto vedi meglio, hai sotto controllo tutta la situazione tattica. Ma è una sofferenza, una sofferenza incredibile».

La partita più difficile...
«Facile dire Empoli ma lì abbiamo sofferto tutti. Avrei voluto essere in campo per spingere i ragazzi, per urlare. Forse anche quel gol all'ultimo minuto è stato un segnale. A Spezia è andata meglio, anche dal punto di vista ambientale».

La squalifica?
«Lo sport è sempre stata la mia vita. Non trovo certo difficoltà a ripetere che difendo i valori e i principi dello sport, sono valori che mi accompagnano ogni giorno, da 37 anni, da quando ho iniziato a giocare. Sono le cose che chiedo alla società, ai miei giocatori. Come potrei allenare, andare in campo senza credere in questi principi. Prima vedevo delle foto in bianconero. Pensavo a Ercole Rabitti, a Vatta, i miei maestri nelle giovanili del Toro. E poi Mazzone, poi Trapattoni. Mi sono chiesto: che cosa avranno pensato dopo la squalifica? Loro mi hanno cresciuto prima di tutto come uomo, poi come giocatore. Loro sanno che tutta la mia carriera è stata basata su questi valori. Una cosa però è chiara: se mi pestano i piedi... reagisco».

Una questione di timidezza?
«Non mi piace apparire, preferisco starmene da solo, andare in giro con i campi, alla mattina presto, con i miei cani. Non ho mai amato la vita mondana. Sono andato via di casa a 15 anni, ho esordito a 18. Sono cresciuto in un ambiente sano, ho sempre rispettato tutti. Basta chiedere al Trap. Ogni volta che arrivava uno straniero all'Inter, mi metteva in camera con lui, sapeva che sarei stato un buon esempio, che avrei trasmesso una carica positiva».

Adesso Mandorlini è diventato il «cattivo»?
«Alleno da 14 anni, non avevo mai avuto un deferimento prima di arrivare a Verona. Da quando sono all'Hellas mi hanno penalizzato pesantemente con squalifiche e multe importanti. Sicuramente ho fatto degli errori ma prima non ero certo uno «stinco di santo». Sì, lo so, le grane sono andato a cercarle ma in alcuni momenti della storia recente gialloblù l'ho fatto per difendere non solo gli interessi della squadra ma della società».

Riavvolgiamo il nastro. Canterebbe ancora «Ti amo terrone...»?
«Ho risposto con ironia alla violenza fisica e psicologica che abbiamo vissuto prima, durante e dopo la partita di play off con la Salernitana. Tutti quelli che ci hanno seguito a Salerno sanno a cosa mi riferisco, sanno di cosa parlo quando parlo di violenza fisica. Senza dimenticare che, prima di quella partita, mi hanno recapitato a Sandrà una busta con un proiettile. Mi sembrava chiaro il messaggio. È stata presentata una denuncia in questura e non ne ho mai parlato ma, credetemi, non è bello tornare a casa e guardarsi in giro per vedere se ci sono facce sospette».

Le dichiarazioni alla vigilia della partita con il Livorno...
«Ho pagato caro. Ho fatto solo delle dichiarazioni sportive, ho detto che sono antipatico a quelli di Livorno perchè tutte le volte che gioco contro di loro... vinco. Poi è successo quello che è successo ma non possiamo collegare le mie dichiarazioni ai cori contro Morosini. In questo mese di squalifica ho seguito tante trasmissioni televisive e letto molti articoli, ho letto e sentito dichiarazioni molto forti che non state sanzionate. Quello che ho detto io, invece, è stato strumentalizzato, ho pagato l'effetto proprio l'effetto Morosini».

Le corna a Cittadella?
«Mi dispiace. Non dovevo farlo. Purtroppo anche in quell'occasione sono stato provocato. Un gruppo di tifosi che mi ha offeso dal primo all'ultimo secondo. Quando sono uscito mi hanno urlato ancora una volta "cornuto" e io ho fatto il gesto delle corna, immortalato da un fotografo pronto a scattare la foto. Un tranello? Non so, può darsi. Magari avevano preparato tutto perchè conoscevano il mio carattere e mi hanno provocato appositamente, dovevo far finta di nulla e tirar dritto ma in quel periodo c'era grande tensione, non venivano i risultati, eravamo tutti molto carichi».

È stato un dicembre molto teso?
«Abbiamo fatto fatica. In campo e fuori. Tutto sommato è andata bene. La sfida di Coppa con l'Inter ci ha regalato una vetrina importante ma ci ha tolto tante energie psicofisiche. Abbiamo pagato in campionato dove sono arrivati un paio di passaggi a vuoto. Però siamo stati bravi a reagire, abbiamo portato a casa partite importanti anche se abbiamo sofferto. Poi è arrivata anche la squalifica. Non ci voleva».

Cos'ha pensato Mandorlini?
«Prima ho puntato tutto sul lavoro, durante la settimana mi sono concentrato ancora di più sull'allenamento, sulla preparazione della partita. Durante la sosta invernale ho cercato di staccare la spina, di rilassarmi. Ma non sono capace di rimanere senza calcio, mi sono ammalato, a letto con quaranta di febbre».

Una squalifica che poteva rovinare anche i rapporti con la società?
«Sicuramente le cose sono cambiate, ne abbiamo fatto di strada da giugno a febbraio. Ci siamo conosciuti meglio con il presidente Setti, con il direttore sportivo Sogliano, con gli altri dirigenti. Ho ritrovato Sean dopo 15 anni, lo avevo allenato nel Ravenna, ci siamo ritrovati con ruoli diversi. Lui da una parte, io dall'altra. Un po' di rodaggio è normale ma adesso tutto fila a meraviglia. Parliamo soprattutto di calcio, di giocatori, lavoriamo insieme per un obiettivo comune. Con Setti ho un rapporto buono, non ho mai avuto un rapporto così con i presidenti delle squadre che ho allenato prima di venire a Verona. Questa è la mia verità, tutto il resto non conta, sono solo chiacchiere».
Luca Mantovani

04.01.2013
«Andrea, sei forte orgoglioso di te...». La firma è del Trap
GIOVANNI TRAPATTONI
L'investitura arriva da parte del suo grande maestro. Giovanni Trapattoni elogia Andrea Mandorlini. Un suo pupillo ai tempi dell'avventura all'Inter. La sfida di San Siro in Coppa Italia è ormai acqua passata. Le parole del Trap, rivolte con affetto e stima al tecnico dell'Hellas, sono destinate invece a restare. E diventare feconde. Oggi Trapattoni non ha smesso di entusiasmarsi. Guida la nazionale d''Irlanda, non vive di ricordi, ma di presente. Mandorlini è uno dei suoi tanti 'figli' di campo. Cresciuti tra intuizioni, fischi, richiami, benedizioni.

Trapattoni, le piaceva davvero così tanto il Mandorlini giocatore?
“Era eclettico. Sapeva fare tutto. Aveva un grande senso di adattamento. Libero, esterno di centrocampo, sempre pronto al sacrificio. Buona tecnica e capacità tattica. Impressionante. Queste sono doti che fanno grande il giocatore. E che ti permettono di diventare allenatore senza particolari problemi”.

Quindi il Verona di Mandorlini...
“E' una squadra che vive di Mandorlini. Della sua capacità di capire le fase di gioco e di interpretare il gioco di difesa e di attacco. Andrea è sempre stato così. Molto bravo nella lettura. Quando smetti di giocare, tutto ti resta in testa. E sei facilitato nello spiegare agli altri quello che è diventato il tuo bagaglio culturale. Spesso un buon centrocampista diventa apprezzabile allenatore. Mandorlini va seguito”.

Lei lo ha fatto?
“Certo. E quando non posso per motivi di lavoro, mi tengo informato attraverso altre persone. Ho apprezzato molto l'operato in Romania di Andrea. Non è mai facile vincere. E lui lo ha fatto”.

Il Verona lo ha visto giocare?
“Mi è capitato. Gioca alla Mandorlini. E' una squadra che sa perfettamente quello che vuole. Equilibrata. Capace di accendersi”.

Cos'ha in più oggi Mandorlini rispetto al passato?
“Il tempo aiuta. Ti matura. Andrea ha acquisito maturità tattica e tanta esperienza in più. Doti fondamentali per vincere e fare grandi cose”.

Lo considera uno dei suoi tanti… figli?
“Lo considero come Conte e Prandelli. Abbiamo lavorato insieme. E insieme si è costruito qualcosa. Per forza di cose c'è assimilazione. Ma Mandorlini è Mandorlini. Ha una sua spiccata personalità. Sicuramente ha raccolto indizi e appunti. Ma il suo calcio è suo, solo suo. Come il mio. In passato sono stato allenato da Viani, Rocco, Liedholm, allenatori di grande spessore. Ho raccolto, ho elaborato. E alla fine ho fatto il Trapattoni”.

La serie A rappresenta un punto di arrivo per lui?
“C'è già stato. Merita la categoria. Lo ha dimostrato ampiamente. Non è un punto di arrivo, si tratta di una conferma. Non pensiate ci sia tanta differenza con la B. Anzi, penso sia per certi versi più difficile allenare in una categoria inferiore. Spero per lui il meglio del meglio”.

Mandorlini è anche un tecnico molto esposto. Pare sia chiara la dicotomia: si ama o si odia...
“No. Non sarei così drastico. Purtroppo spesso e volentieri si è esposti ad un bombardamento dei mass media. E possono arrivare anche critiche esasperate. Le grandi platee si esprimono, la critica può diventare pungente. Ma il valore di Andrea si misura sul campo. Se vinci, hai ragione. Di sicuro Mandorlini sa fare il suo lavoro. L'unico depositario della verità è il campo. Gli altri sono 'maghi'. Cercano di capire, di prevedere. Un po' come accadeva nel Medioevo. I maghi, però, oggi non ci sono più”.

Cosa le piace del suo modo di proporre calcio?
“La personalità. La chiarezza. L'immediatezza e la semplicità. Ha tutto in testa. E questo vuol dire che anche i suoi ragazzi possono tratte beneficio dalla capacità di esporre concetti ormai consolidati nel tempo”.

A Verona hanno deposto in Mandorlini sogni e fiducia. La serie A manca ormai da tanto tempo...
“Mandorlini è un ragazzo che sa quello che vuole. E farà di tutto per ottenerlo. Non posso che esprimere un pensiero positivo nei suoi confronti, perché lo conosco bene e ho chiaro in testa quello che è il suo reale valore”.
Simone Antolini

20.12.2012
Sfidò i livornesi: Mandorlini fuori fino al 31 gennaio
NATALE AMARO. Prima del Picchi: «Nemico giurato? Ne sono fiero». Le dichiarazioni di ottobre costano care al tecnico, squalificato. E multato, a meno che nelle interviste non ribadisca di «credere nei valori dello sport»

Il verdetto arriva in serata, proprio nella serata che l´Hellas Verona aveva consacrato al Natale, riunendo al ristorante del Bentegodi per gli auguri di rito i vertici del club, squadra, addetti ai lavori e rappresentanti della stampa: Andrea Mandorlini è stato squalificato fino al 31 gennaio 2013 «per le dichiarazioni lesive nei confronti della città di Livorno».
Le dichiarazioni sono quelle rilasciate il 19 ottobre scorso prima dell´incrocio del Picchi tra gli amaranto e i gialloblù.
Fatale si è evidentemente rivelata la dose di pepe distribuita dall´allenatore scaligero alla vigilia: «Sono fiero di essere odiato dai livornesi, di essere il loro nemico giurato», la frase incriminata, diffusa dai media veronesi e pubblicata da parecchi quotidiani proprio il giorno dell´incontro, il 20 ottobre. Frase che era costata il relativo deferimento.

Ieri, in serata, è così arrivata la pronuncia della Federcalcio: «La Commissione disciplinare del settore tecnico, alla quale era stato deferito dal procuratore federale», si legge fra l´altro nel disposto, «ha inflitto a Mandorlini la squalifica fino al 31 gennaio 2013, l´ammenda di 20.000 euro e la novità di una pena alternativa, proposta dalla stessa disciplinare e «accettata dalla controparte con il pieno consenso della Procura federale».
In base a questa prescrizione Mandorlini, una volta scontata la lunga squalifica, «dovrà ribadire in tutte le interviste pre e post gara di credere fermamente nel rispetto dei valori sportivi, almeno per le sette successive gare effettive di campionato».

Un inedito, questo, che suscita qualche perplessità ed è comunque destinato a costituire un singolare precedente.
Più nel dettaglio il comunicato, griffato dal segretario Paolo Piani e dal presidente Roberto Baggio, ordina fra l´altro «al signor Mandorlini», ai sensi dell´articolo 16 comma 4 del Codice di giustizia sportiva, «di affermare con convinzione, fermezza e serietà in tutte le interviste televisive su reti nazionali pre e post gara o comunque con altri mezzi idonei, di credere fermamente nel rispetto dei valori sportivi e della funzione di unificazione sociale del calcio; ciò per almeno sette gare effettive di campionato una volta scontata la squalifica suddetta».
La reazione - composta, responsabile - del club di via Torricelli non si è fatta attendere.
Nessun comunicato ufficiale, in verità. Lo stesso Mandorlini ha evitato commenti.
A spiegare il punto di vista dell´Hellas Verona ci ha pensato il presidente Maurizio Setti proprio dal cuore del Bentegodi, imbandito a festa: «Certi atteggiamenti», ha attaccato Setti, «vanno censurati e questa squalifica può servire da lezione per poter ripartire e fare sempre meglio anche sotto il profilo disciplinare».

Dopo aver annunciato che il club non farà ricorso contro il provvedimento, il presidente gialloblù ha ribadito la linea pienamente accondiscendente rispetto alle istituzioni del calcio: «Ho fatto una battuta al mister: bisogna adeguarsi alle esigenze del buon senso e alle scelte della federazione. Se ci diranno che bisogna pulire meglio gli spogliatoi faremo anche quello...».
Quindi qualche considerazione sui prossimi impegni di campionato e una velocissima digressione sul mercato.

Setti, che per alcuni giorni non sarà in Italia (e sarà quindi costretto a saltare le prossime due partite del Verona), lancia innanzitutto la rincorsa ai battistrada: «È un momento strano. Ci prepariamo ad affrontare tre partite col Natale di mezzo» e «noi dovremo essere ancora più concentrati e attenti perché Sassuolo e Livorno vanno di corsa. Siamo terzi e gratificati di esserlo. Però qualcuno va molto forte, più di noi: diamoci una mossa e prendiamoci la vetta».
E poi: «Siamo sotto esame, noi prima ancora dei giocatori. Ma a tutti chiedo sempre impegno totale, ventiquattr´ore su ventiquattro».
Coraggio e fiducia, insomma: «Siamo stati orgogliosi di andare a San Siro a giocarcela con l´Inter e di finire al centro di tutte questa attenzioni. Vogliamo tornarci per giocare una competizione più importante della Coppa Italia», la promessa di Setti. «Anche se qualcuno non è d´accordo sono convinto che questa squadra ha alternative importanti e giocatori di qualità».
Anzi, «quelli che hanno giocato meno finora possono diventare il nostro valore aggiunto: cresceremo».
FR.AR.

19.12.2012
Mandorlini squalificato per le frasi sul Livorno
La Federcalcio usa la mano pesante: via dalla panchina, 20mila euro di multa e l’obbligo di ribadire nelle future interviste di credere «fermamente nei valori sportivi»
Verona. Costano care ad Andrea Mandorlini, allenatore del Verona, le dichiarazioni lesive nei confronti della città di Livorno. La Federcalcio, infatti, ha reso noto che «la Commissione disciplinare del settore tecnico, alla quale era stato deferito dal Procuratore Federale dopo le frasi pronunciate lo scorso 20 ottobre, gli ha inflitto oggi la squalifica fino al 31 gennaio 2013, l’ammenda di 20.000 euro e la novità di una pena alternativa, proposta dalla stessa Disciplinare e «accettata dalla controparte con il pieno consenso della Procura federale».

In base a questa prescrizione, Mandorlini, una volta scontata la squalifica, dovrà ribadire in tutte le interviste pre e post gara di «credere fermamente nel rispetto dei valori sportivi», almeno «per le 7 successive gare effettive di campionato».

FONTE: LArena.it


Squalifica Mandorlini: ricorso respinto
Postata il 14/12/2012 alle ore 18:18
ROMA - La Corte di Giustizia Federale ha respinto il ricorso d'urgenza presentato dall'Hellas Verona F.C. inerente alla squalifica per una giornata all'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini.
Ufficio Stampa

Squalifica Mandorlini, ricorso dell'Hellas Verona F.C.
Postata il 13/12/2012 alle ore 19:46
VERONA - L'Hellas Verona F.C. comunica di aver presentato ricorso con procedura d'urgenza presso la Corte di Giustizia Federale in merito alla squalifica per una giornata dell'allenatore Andrea Mandorlini. La discussione avverrà presso la sede federale di via Allegri a Roma nella giornata di venerdì 14 dicembre.
Ufficio Stampa

Giudice Sportivo, una giornata a Mandorlini
Postata il 13/12/2012 alle ore 18:21
L'allenatore squalificato per la partita contro la Pro Vercelli "per atteggiamento provocatorio con la squadra avversaria". Un turno di stop anche a Bacinovic
VERONA - Il Giudice Sportivo della Serie bwin, Emilio Battaglia, ha squalificato Andrea Mandorlini per una giornata "per avere, al termine della gara, assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti della tifoseria della squadra avversaria; infrazione rilevata dal collaboratore della Procura federale" si legge nel comunicato. All'allenatore gialloblù anche un'ammenda di 2mila euro. Oltre a Cacciatore, una giornata di squalifica ad Armin Bacinovic, che non potrà scendere in ampo contro la Pro Vercelli.
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini ne fa un'altra: corna ai tifosi del Cittadella
L'allenatore del Verona, che già si disse "orgoglioso di essere antipatico ai livornesi", ha insultato anche i supporters della squadra padovana Cittadella-Verona 2-1
E' successo alla fine del recupero della partita di campionato

Mandorlini fa le corna ai tifosi del Cittadella (foto dal sito web tggialloblu.it)
Livorno, 12 dicembre 2012 - Andrea Mandorlini, allenatore del Verona, ne ha combinata un'altra. Al termine della partita Cittadella-Verona che si è giocata nel pomeriggio (restavano da disputare 8 minuti dell'incontro di campionato interrotto a fine novembre), il tecnico gialloblù ha fatto il gesto delle corna verso i tifosi della squadra di casa, che peraltro ha vinto 2-1.

L'immagine è stata 'catturata' da un fotografo a bordo campo. Il fotografo ha segnalato l'episodio all'ispettore di Lega. Mandorlini non si è presentato in sala stampa a fine partita.
Come si ricorderà, l'allenatore del Verona si rese protagonista alcune settimane fa di una dichiarazione ostile nei confronti del Livorno e dei tifosi livornesi. Alla vigilia della partita che l'Hellas vinse per 2-0 all'Armando Picchi, Mandorlini dichiarò di essere "orgoglioso" di stare antipatico ai labronici. In quella circostanza, il tecnico gialloblù venne deferito alla Disciplinare. E ora che cosa accadrà?

FONTE: LaNazione.it


13.12.2012
Mandorlini fa le corna
Scoppia un nuovo caso

Il tecnico risponde alle offese dei tifosi padovani Adesso potrebbe scattare l'inchiesta della Procura
Cittadella. Carrozza va a terra al limite dell'area di rigore, Palazzino scarsamente assistito dall'assistente lascia correre, il fallo c'era eccome e in una gara di otto minuti, avrebbe potuto voler dire molto. Gli animi per un attimo si surriscaldano in campo e in panchina. In tribuna una cinquantina di persone, comprese le mogli dei giocatori. Insultano Mandorlini, a squarciagola. Il mister si gira, risponde qualcosa poi prende la strada dello spogliatoio. In sala stampa un reporter padovano mostra la foto con l'allenatore del Verona che fa le corna, probabilmente al pubblico, stile Oronzo Pugliese o, se preferite, «Oronzo Canà», nella versione cinematografica di Lino Banfi.

POLITICAMENTE CORRETTO. Un gesto da censurare che un allenatore professionista non dovrebbe mai fare. Fa parte del gioco, purtroppo, essere presi di mira. Ne va di mezzo l'immagine propria e della società che rappresenta. La Procura Federale, che già aveva deferito Mandorlini per le frasi prima della sfida con il Livorno, ha acquisito la foto e ora si attendono provvedimenti nei confronti del mister gialloblù.

SACRO E PROFANO. Scopro a Cittadella che Mandorlini si candiderà alle prossime elezioni al fianco di Silvio Berlusconi. Anzi, l'ex Premier, lo ha chiamato immediatamente dopo che tutti i siti dedicati e non, hanno dato ampio risalto alla foto con le corna. D'altronde il numero 1 del Milan, le aveva fatte durante una foto del G8, scatenando l'ira mediatica mondiale. Come fa un allenatore di calcio nel prestigioso «Tombolato» a permettersi di fare le corna a un pubblico di poche persone che lo insulta? Ma stiamo scherzando? Il pallone in Italia è una cosa seria. Pensate che ci sono due giudici sportivi: uno per la serie A e l'altro per la serie B. Il primo ha dato soltanto diecimila euro di multa alla Juve per lo striscione contro i morti di Superga, il secondo cinquantamila e la maledizione eterna su Verona per il povero Morosini. Chissà quale sanzione arriverà per Mandorlini. Il «41 bis», ovvero carcere duro, che tanto fa ancora discutere dopo lo scontro fa istituzioni dopo le stragi di mafia

L'EX RAGAZZO DI RAVENNA. Al mister che Verona stima e rispetta è meglio dire «Mister basta!» perchè purtroppo i fari sono sempre accesi sul'Hellas, sui veronesi, sui tifosi e sulla squadra della città. Essere impulsivi non paga, bisogna saper contare fino a dieci e rispondere con ironia alle critiche. Zeman, confortato anche da alcune sentenze della magistratura, ha avuto ragione. Dopo essere stato estromesso da uno dei sistemi più ipocriti, è tornato più forte di prima. Allena in serie A con buoni risultati, mentre dei suoi nemici giurati dell'epoca, non c'è traccia nel calcio italiano. Sarebbe bello vedere l'anno prossimo vedere Mandorlini e il Verona tutto in serie A, per quello che hanno fatto e per quello che faranno. Anche l'episodio di Cittadella andrebbe riportato nei giusti canoni. Stiamo parlando di corna in uno stadio, non alzate dietro la nuca di un capo di stato o di una appropriazione indebita di denaro pubblico. Il «caso» Mandorlini deve sgonfiarsi in fretta e il mister deve incominciare a farsi conoscere per quello che è veramente: un timido, con grande personalità che a volte sbaglia perchè non ha filtri e non sa contare fino a dieci, pardon visto la giornata e i minuti giocati fino a tredici.....
Gianluca Tavellin

29.11.2012
L'urlo di Mandorlini: «E adesso tutti alla Scala del calcio»
L'INVITO. Il mister per la prima volta affronterà la sua Inter da coach. L'allenatore dell'Hellas dopo la strepitosa vittoria in Coppa Italia contro il Palermo si rivolge ai tifosi: «Dicevate: se arrivi a Milano veniamo in 5.000. Ecco!»
Commosso. Strizza gli occhi e cerca di trattenere le lacrime. Duro fuori e sensibile dentro. Eccolo lì l'Andrea Mandorlini che pochi conoscono. Brillano i suoi occhi azzurri nella «pancia» del Renzo Barbera di Palermo. I suoi ragazzi gli hanno appena regalato un'impresa. Ancora una volta. Non è la prima da quando siede sulla panchina dell'Hellas. Hanno battuto i rosanero e si sono qualificati per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Martedì 18 dicembre affronteranno l'Inter, la squadra del cuore del mister, la società dove è cresciuto e ha vinto praticamente tutto. «Da allenatore non ho mai giocato contro l'Inter a San Siro - ammette - sarà una grande emozione. Ero già stato al Meazza, con l'Atalanta, ma contro il Milan. Con i nerazzurri ho giocato in casa, a Bergamo. Non sono arrivato al ritorno, mi hanno esonerato prima...».

Sorride amaro l'allenatore del Verona. Ma le delusioni sono ormai alle spalle. Due anni fa è sceso in serie C, ha scelto l'Hellas perché aveva voglia di rimettersi gioco in una piazza importante, alla guida di una «nobile decaduta. Obiettivo centrato, adesso è uno dei tecnici più stimati nel panorama calcistico nazionale e il Verona ha ritrovato gioco e soddisfazioni. Aveva tanto da perdere e poco da guadagnare. Però ha sempre dimostrato di essere prima di un grande allenatore un uomo vero. Forse troppo, in un mondo «pallonaro» fatto di ipocrisie e sorrisi falsi. «Probabilmente ho pagato anche per il mio carattere, ma ora sono cambiato...», disse alla presentazione. Chissà com'era prima ma da quando è arrivato in riva all'Adige non ha certo indossato i panni del diplomatico.

Anzi, in più di un'occasione è finito in mezzo alle polemiche. «Sempre per il bene del Verona e della squadra - ammette Mandorlini - e le mie dichiarazioni sono state sempre strumentalizzate. Proprio per questo penso che non rifarei certe uscite». Testardo, determinato, preparato. Vive di calcio e per il calcio. Un condottiero che sa estrarre dai propri uomini il massimo. «Questa è una grande squadra, un grande gruppo - urla dopo l'impresa di Palermo - lasciate stare il mister, pensate a questi ragazzi. Vorrei abbracciarli tutti, uno a uno. Quelli che hanno sempre giocato, quelli che non giocavano da tempo, quelli che non c'erano a Palermo perché infortunati o squalificati. Questi sono professionisti veri, si sacrificano sempre, dal primo all'ultimo minuto, soprattutto in allenamento, anche quando sanno che non giocano. Lavorano ancora di più perchè vogliono convincermi. E hanno ragione perché queste sono le risposte che aspetta un allenatore, gente che chiude la bocca e lotta in campo. Purtroppo giochiamo solo in undici ma io vorrei farli giocare tutti. A Milano vorrei almeno tre panchine supplettive, voglio portarli tutti perchè questo è un premio per tutta la squadra, per la società, per i miei compagni d'avventura. Per la gente, per i tifosi di Verona, per quelli che sono venuti fino a Palermo.

Ancora una volta incredibili». L'applauso alla squadra, il messaggio ai tifosi. «Quando si parlava di Palermo, della Coppa Italia, dell'Inter e di San Siro - racconta Mandorlini - in tanti mi hanno detto che sarebbero venuti in cinquemila al Meazza. Noi abbiamo mantenuto l'impegno, adesso andiamo a divertirci alla Scala del calcio». Difficile contenere l'entusiasmo, la truppa di Mandorlini ha scritto un'altra pagina gloriosa nella storia dell'Hellas. Dopo quattro anni nella melma della serie C con l'arrivo del mister il Verona è tornato in B, da «matricola» ha centrato i play off per la A, quest'anno è terzo in classifica in piena corsa per la promozione. Senza dimenticare la Coppa Italia, l'hanno scorso s'è fermato agli ottavi con la Lazio, questa volta affronterà l'Inter dopo aver eliminato Entella, Genoa e Palermo. I numeri parlano chiaro e superano critiche legate a qualche passaggio a vuoto che nell'arco di un anno ci possono stare. «Non mi piace perdere, non m'è mai piaciuto - conclude Mandorlini - ma ci stanno anche le sconfitte quando si lotta per vincere il campionato. L'anno scorso il Pescara ha perso undici volte, la Sampdoria nove, il Toro sette. Poi sono salite tutte in A. L'Hellas è caduto a Padova e sta perdendo a Cittadella ma, credetemi, negli ultimi minuti può succedere ancora di tutto. Questa squadra ha una grande forza interiore ma dobbiamo remare tutti dalla stessa parte».
Luca Mantovani

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Un bel 10 a tutti i ragazzi"
Postata il 28/11/2012 alle ore 11:36
L'allenatore gialloblù dopo la vittoria contro il Palermo: "Eravamo in emergenza, è la vittoria del sacrificio: hanno dato cuore e sangue. Sono orgoglioso e ora ci aspetta l'Inter"
PALERMO - Ecco le dichiarazioni dell'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini, al termine della vittoria per 2-1 ottenuta contro il Palermo nella sfida di Tim Cup valida per il 4° turno eliminatorio: "Abbiamo sofferto tantissimo in inferiorità numerica, abbiamo avuto le nostre occasioni e siamo stati bravi e fortunati. Un grande sacrificio che ci permette di affrontare l'Inter. E' davvero la vittoria del sacrificio, eravamo contati tanto che hanno giocato due difensori a centrocampo.

L'espulsione di Cacciatore? Non lo so, non ho visto. Mi hanno detto che ha tirato fuori la lingua, forse lo ha fatto perché era stanco o per quello che aveva detto. Da quel punto in avanti l'ho vista molto dura. Eravamo in in grande emergenza in mezzo al campo. Senza sacrificio sarebbe stato difficile portare a casa la vittoria, loro sono stati bravi e hanno creato tanto. Fondamentale è stato trovare subito il pareggio con Cocco, abbiamo sofferto e come modulo non eravamo abituati a giocare così.

Complimenti ai ragazzi! Voto 8 alla squadra? Mi sembra poco, per me meritano un bel 10. Sono orgoglioso di quello che hanno fatto i ragazzi. Una grande squadra che merita rispetto, perché danno il cuore e il sangue. La polemica su Palermo e Africa? E' un peccato, ci dissociamo tutti da queste cose. Sono situazioni che ci mortificano. Vittoria dedicata ai tifosi, a noi, allo staff, alla società. Dedicata anche a qualcuno che ha messo in dubbio l'impegno della squadra. A volte si vedono cose distorte. E non so a chi giova. Tutti insieme dobbiamo tirare da una parte. E perché chi tira dall'altra fa il gioco sporco e chi fa il gioco sporco a me non piace".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini, due anni in gialloblù e mille emozioni...
UN CAMMINO DA RECORD. Il mister è arrivato il 9 novembre 2010: «Avvicino la mia esperienza da allenatore all'Helllas a quella da giocatore all'Inter. Non solo per i risultati ma per la passione e l'amore che ho sempre sentito»
09/11/2012
Due anni in gialloblù. Più di settecento giorni su una panchina calda. Anzi, caldissima. «Solo due anni, mi sembra una vita», butta lì Andrea Mandorlini prima di salire sul pullman che porta la squadra a Terni. Domani pomeriggio la sfida con la Ternana, una delle rivelazioni del campionato, oggi il brindisi per un anniversario importante. Tutto iniziò il 9 novembre del 2010. Il Verona di Giannini era caduto senza combattere a Salerno, per salvare la stagione Martinelli decise di puntare su Andrea Mandorlini da Ravenna, un tecnico che voleva ripartire dal basso dopo la delusione con il Cluj, in Romania. Esonerato a due giorni dall'esordio di Champions dopo aver vinto campionato, Coppa e SuperCoppa. Tanta rabbia, tanta voglia di vincere. Obiettivo centrato. Il tecnico ha portato l'Hellas in B dopo play off da brivido con Sorrento e Salernitana e, al primo anno tra i cadetti, ha centrato i play off promozione per la A, eliminati in semifinale dal Varese grazie agli errori di Massa da Imperia.

Un arbitro che anche in serie A ha confermato i suoi limiti. «Si volta pagina», aveva detto Mandorlini all'inizio della stagione. Detto, fatto. Nelle prime tredici partite della stagione i gialloblù hanno messo insieme ventotto punti, hanno battuto nel posticipo di lunedì sera il Sassuolo capolista, ora si sono assestati a tre punti dalla vetta. L'Hellas di Mandorlini al Bentegodi è imbattibile, non perde da 24 partite e l'ultima sconfitta risale al 9 ottobre del 2011 contro il Torino. Nella sua avventura sulla panchina del Verona l'allenatore romagnolo vanta 47 vittorie nelle 89 partite disputate - più del cinquanta per cento - con 25 pareggi e 17 pareggi.

Un cammino da record. «Il ricordo più bello? Mille emozioni, non saprei quale scegliere - confessa Mandorlini - avvicino la mia esperienza da allenatore al Verona a quella da giocatore all'Inter. Non solo per i risultati raggiunti ma anche per la passione che si respira intorno alla squadra. Allenare, giocare e parlare dell'Hellas non è facile, ma ti trasmette una responsabilità importante. Ogni volta che andiamo a giocare per i nostri avversari è la partita della stagione, perché tutti dicono che siamo i più forti e per noi ogni partita diventa difficile»... Tra le note positive dell'Hellas anche Jorginho. È diventato italiano, sarà convocato dall'Under 21. «Sono molto contento - conclude il mister - Giorgio se lo merita, è in grande crescita. È il giusto premio per quello che ha fatto in questi due anni».
Luca Mantovani

Subito 5 pari consecutivi poi 47 vittorie in 89 gare
09/11/2012
I numeri parlano per lui. Ha cominciato camminando, poi si è messo a correre senza quasi mai fermarsi. Ad Andrea Mandorlini mancano 11 partite per fare cento, ci arriverà presto. Ottantanove panchine in due anni non sono poche, soprattutto per l'intensità con cui le ha vissute lui. Ne ha vinte 45 e pareggiate 27 fra cui le prime cinque con Spal, Pavia, Sorrento, Lumezzane e Pergocrema. Bisognava partire dalle basi per poi andare in serie B, dominare a Torino, battere Parma e Genoa in Coppa Italia, sfiorare una storica doppia promozione. Mandorlini ha perso appena 17 partite, soltanto due volte consecutivamente: in casa con il Torino e a Vicenza lo scorso ottobre, all'Olimpico contro la Lazio in Coppa Italia e a Pescara a gennaio.

Il suo Hellas viaggia alla stratosferica media di 1.82 punti a partita, tantissimi considerati certi scogli anche di serie A, un campionato di serie B vissuto pur sempre da matricola e uno di Prima Divisione in cui Mandorlini è subentrato in corso d'opera dopo i problemi della squadra con Giuseppe Giannini in panchina. Resteranno nella memoria le nove vittorie di fila fra Cittadella, Brescia, Bari, Crotone, Empoli, Reggina, Parma in Coppa Italia, Livorno e Albinoleffe fra il 29 ottobre e il 10 dicembre, un mese e mezzo trascorso ad infilare successi e impadronirsi della testa della classifica. L'Hellas di Mandorlini ha segnato 129 gol (1,44 a gara) subendone esattamente uno a partita, giusto 89. Il mister è stato quasi perfetto nelle partite senza domani, vedi soprattutto i playoff per salire dalla Prima Divisione alla B e gli scontri di Coppa Italia.

Al di là del filotto d'oro in serie B, il suo Hellas ha raccolto strisce utili di nove partite nella primissima gestione e di dieci dall'andata dei playoff di Varese alla battuta d'arresto di Padova. Da più d i anno la squadra non perde in casa - ultima sconfitta il 9 ottobre del 2011 con il Torino - 24 partite da imbattuti con 19 vittorie e 5 pareggi, con 39 gol all'attivo e 9 al passivo. La continuità non è mai mancata, di lavoro e di risultati. In attesa del prossimo bilancio, quando taglierà il traguardo delle cento con l'Hellas.
A.D.P.

«Otto punti sulla quarta? Io so che ne abbiamo tre dalla prima»
PIENO D'ORGOGLIO. L'allenatore si gode l'ennesima tappa della scalata al vertice. E spende complimenti a 360 gradi
Mandorlini ringrazia la squadra e guarda avanti: «Vincere gli scontri diretti è importante ma adesso abbiamo altri impegni tosti. Già a Terni sarà dura»

06/11/2012
Qualche stilla di adrenalina sopravvissuta alla doccia, l'ovazione del Bentegodi che ne accompagna sempre l'uscita dal campo, il consueto pieno di sorrisi, abbracci, complimenti tra gli spogliatoi e l'area stampa: per Andrea Mandorlini le interviste del dopopartita, soprattutto in casa, stanno diventando una passerella trionfale. Il Verona sul campo amico non perde punti da un mese e mezzo. Lui si sforza di mantenere il contegno ma è dura soffocare l'orgoglio. Anche perchè stavolta a cadere è stata la testa della capolista: «Vittoria di sacrificio, di buone giocate, di tanta qualità», spiega subito. «Bene chi ha giocato dall'inizio, bene chi è subentrato. C'è grande entusiasmo, è chiaro. Siamo molto, molto contenti»,

DUELLO TRA TITANI. Il campo promuove i gialloblù ma il Sassuolo non è dispiaciuto. Anzi. E i cronisti esaltano il duello: «Due squadre da Serie A? Sì, ho visto due buonissime squadre e faccio i complimenti al Sassuolo che ha giocato una grande partita», insiste l'allenatore del Verona. «Però il Verona è stato più forte». Tanto più che dà la sensazione di lievitare, gara dopo gara, anche di testa: «Siamo sempre cresciuti al di là di qualche punto perso un po' così. Nel calcio ci sta. C'è stato qualche errore ma complessivamente anche questa l'avevamo preparata bene, l'abbiamo giocata bene». In particolare «nella gestione del secondo tempo siamo stati bravi, meglio di loro. Abbiamo subito su qualche palla ferma, è vero, ma abbiamo legittimato il vantaggio con alcune occasioni importanti. Complimenti a tutti».

Tifoseria compresa: «Grande, grande...», ripete Mandorlini. E gli brillano gli occhi. Niente teatro, la gratitudine è sincera: «Abbiamo giocato in dodici, ci hanno dato una gran mano. Le scorie dei gol presi negli ultimi minuti erano rimaste e c'è stata qualche paura. Ma grazie anche alla gente la squadra ha portato in porto un risultato importante». Quanto alle sofferenze, soprattutto quelle vissute nel primo tempo, «loro erano chiusi, ci hanno fatto qualche contropiede importante ma bisogna ricordare che il Sassuolo ha gente con della gamba, con delle qualità. Gente che attacca bene gli spazi. Però anche noi abbiamo avuto le nostre situazioni per far male. È stata una bella partita tra due squadre forti: ed è stato più forte il Verona. Ma, come avevo anticipato alla vigilia, per me arriveranno in fondo tutte e due».

«È DURA CON TUTTE». Il confronto con l'anno scorso rivela che negli scontri diretti il trend è assai promettente. Livorno e Sassuolo, le prime della classe, a studiare l'attuale ranking, si sono inchinate entrambe: «Un segnale? Non lo so», abbassa gli occhi il tecnico scaligero. «Io dico che è importante vincerli gli scontri diretti ma conta far bene anche con le altre. E adesso andiamo su campi difficili. Già a Terni sarà dura. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto: la squadra sta crescendo e ci fa ben sperare. Abbiamo 28 punti e siamo comunque molto contenti, al di là delle squadre che abbiamo battuto». E a proposito di conti: «Otto punti sulla quarta? Mah, io so che ne abbiamo tre dalla prima, il resto non conta». Quindi piovono coccole. Ce n'è per tutti. Tutti meriterebbero un plauso a iniziare, magari, dalla vecchia guardia: il convalescente Rafael, l'irriducibile Hallfredsson, stizzito dopo l'errore sul possibile 2-0. E ancora il formidabile Jorginho, l'inossidabile Maietta. Nonché il match winner Juanito Gomez, che ha cancellato i disagi iniziali col gol e una prova in straordinario crescendo: «La vecchia guardia è importante», sorride Mandorlini, «ma anche i nuovi hanno fatto molto bene. Alla fine ho fatto i complimenti a Grossi, ho fatto i complimenti a Laner, cui avevo dato un compito importante perché Missiroli è uno che si muove dietro la linea e poi si butta dentro... È stato generoso dando anche qualità. Ma insomma sono stati bravi tutti, è inutile star qui a stilare classifiche... Halfredsson? Qualche volta si addormenta un pochino però quando gioca... Gioca». E allora «bravi quelli che avevano acciacchi, bravo è stato il medico, bravi sono stati loro. Questa vittoria ci voleva».

C'È POSTO PER TUTTI. Accenno finale sui cambi e sulla concorrenza per un posto negli undici: «Alla fine Cacia negli spazi poteva far male ma c'era bisogno di uno che avesse energie per sacrificarsi di più. E sulle palle ferme Cocco poteva essere pericoloso. In effetti abbiamo tante alternative, qualcuno oggi non gioca. Io però dico che bisogna avere pazienza perché è un campionato lungo. E allora bisogna stare tutti pronti. Sempre».
Francesco Arioli

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Ferito per Morosini, ora il Lanciano"
Postata il 26/10/2012 alle ore 16:51
L'allenatore gialloblù alla vigilia della sfida al Bentegodi: "Questa settimana? Per me ha parlato la società e questo mi ha fatto piacere. Come le belle parole dei famigliari di Moro"
SANDRA' - Ecco le dichiarazioni dell'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini, alla vigilia della sfida contro il Lanciano valida per l'11a giornata del campionato Serie bwin: "E' stata una settimana particolare, bisogna chiudere tutto e preparare una partita importante e delicata. E comunque dimenticare in fretta.
Le mie dichiarazioni pre-Livorno? Abbiamo fatto un comunicato insieme alla società, atteniamoci a quello, il resto vedremo.
Morosini? L'accostamento mi ha ferito molto, perché ci sono in mezzo dei sentimenti al di là di quello che si è detto e si è scritto. Mi ha fatto molto piacere quello che ha detto la famiglia, una cosa bellissima. E poi mi ha fatto piacere il comunicato della mia società. Non ho altro da dire, né sul deferimento né sul resto. Sono solo state dette delle cose errate, magari ne ho dette anche io alcune errate. Ora andiamo avanti, il comunicato semplifica tutto quello che è stato fatto.

Tre partite in 10 giorni? Bisogna prepararle bene, al di là delle tre gare, pensiamo al Lanciano. Ci sono stati diversi problemi di squadra, qualcuno non è ancora risolto e ce lo porteremo fino a prima dell'inizio. Non rischierò Rafael, valuterò fra Nicolas e Berardi. Anzi, a dire la verità vi svelo un segreto: deciderà Ermes Morini, il preparatore dei portieri. Lui ha la scelta, io mi fido, è bravissimo e so che deciderà per il meglio.
Cacia? Non si è mai allenato, solo un po' durante la rifinitura. Vuole esserci a tutti i costi, vedremo all'ultimo momento. Ci sono 20 convocati, neanche Carrozza è disponibile. In settimana il lavoro è stato fatto bene, nonostante la settimana sia stata travagliata.

Cosa mi è piaciuto della gara di Livorno? Beh, si è parlato poco di questa gara, c'erano cose più importanti. Il presidente ha fatto i complimenti ai ragazzi, hanno fatto una partita che è passata all'ultimo posto. Siamo stati bravi ed equilibrati, nonostante qualche rischio che non si capisce perché si stacchi la spina quando domini così a lungo una partita. Ma ogni tanto ci capita, come giustamente ha detto il presidente potevano anche pareggiare. A volte pensiamo che sia fatta, invece la partita ha tanti aspetti. Dobbiamo guardare le grandi squadre per migliorare, quello deve essere il nostro punto di arrivo. E' impensabile comunque che non concedere mai qualcosa agli avversari. Quando giochiamo questa squadra mi piace. Dobbiamo essere più cattivi fra virgolette, la squadra è cresciuta e siamo lì. E non è scontato essere in quella posizione.

Bojinov? Ho sentito le sue interviste, al di là della presenza in campo è un esempio anche per quello che dice. Questo deve essere lo spirito della squadra, dei giocatori, e come lui che ha vissuto palcoscenici importanti sa che conta la squadra. Perché conta solo la squadra e il risultato.

Gomez? Mi ha fatto arrabbiare, per questo l'ho sostituito. Non stava dove dicevo io, poi gli ho detto che ha fatto delle situazioni sue importanti ma lui poteva farne delle altre ancora più importanti. E' anche da capire, perché vuole cercare il gol che gli manca".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini show: «Forza, il treno può passare due volte»
L'EVENTO. Il mister del Verona grande «mattatore» all'appuntamento del Museo Nicolis. «Meggiorini, per esempio, lui ce l'ha fatta. A gennaio lo volevo nell'Hellas Bellissimo questo premio, lo divido con la squadra e la gente di Verona»
17/10/2012
Verona. Autentico come sempre. Grande anche lontano dalla panchina Andrea Mandorlini. Il tributo de L'Arena è solo il momento più alto, con le quattro formelle di San Zeno consegnate nelle mani giuste e incastrate nello scenario del Museo Nicolis di Villafranca. «Temperanza, Fortezza, Prudenza e Giustizia», quattro colonne a cui sorreggersi lungo una stagione infinita, verso la serie A. Rivelazioni e consigli, massime autentiche e ricordi d'infanzia. Sul calcio di oggi e quello di ieri. Fra didattica e pensieri sparsi. Vede sfilare ragazzi e uomini, bambini di nove anni e allenatori nei dilettanti da una vita. C'è una parola per tutti, dal primo all'ultimo. Suggerimenti preziosi. Si parte dai più piccoli, così anche Mandorlini torna per un attimo indietro con la memoria. «Ho cominciato come tutti voi, con tanta voglia di divertirmi. Qualche vetro rotto, tante calze vecchie. I mezzi non erano certo quelli di oggi, ai miei tempi dovevi arrangiarti. I miei genitori non volevano giocassi a calcio, volevano dirottarmi sul nuoto. Non li ho ascoltati, credo sia stato meglio così per come è finita…». L'argomento scivola sull'ansia da risultato, anche fra più giovani. Tempo fa Cesare Prandelli parlò di classifiche dannose e da eliminare dai Giovanissimi in giù. Mandorlini scuote la testa. «Non sono d'accordo, il nocciolo della questione è nel lavoro degli allenatori. Magari ci vorrebbe una maggior formazione».

LUI E MEGGIORINI. La premiazione va avanti. Tocca a Luca Scarabello del Bovolone, soprattutto compagno di squadra di Riccardo Meggiorini ai tempi dell'Eccellenza. Mandorlini si illumina: «Davvero hai giocato con lui? Pensa un po' quanto è piccolo il mondo. Ho parlato al telefono con Meggiorini, l'avrei voluto volentieri al Verona. Avremmo fatto un bel salto di qualità con un giocatore del genere. Lui per di più sarebbe venuto molto volentieri, sapete benissimo che è un grande tifoso del Verona».

La storia di Meggiorini tocca da vicino il percorso di molti altri ragazzi partiti da vivai professionistici e tornati nel grande calcio dopo essere retrocessi nelle retrovie di Eccellenza e serie D. Mandorlini stringe i pugni: «Non è mai detta l'ultima parola ragazzi. Il mio povero papà diceva che i treni nella vita possono passare anche più di una volta, l'importante è crederci fino in fondo e avere le persone giuste al tuo fianco. Ho avuto la fortuna di aver avuto l'impronta forte di Sergio Vatta al Torino, successivamente di gente come Mazzone e Trapattoni, uno che a 74 anni allena ancora ad alti livelli. Per questo certi principi mi resteranno dentro per sempre». Davanti a lui c'è Alessandro Vecchione, miglior giocatore d'Eccellenza, uno che ha frequentato a lungo il vivaio del Chievo e che qualche rimpianto lo conserva ancora. «La selezione è durissima, arriva a destinazione solo uno su 50mila. Ricordo i tempi in cui ero al Torino, eravamo in tantissimi ma soltanto una minima parte sarebbe stata scelta».

UNO PER TUTTI. Tocca finalmente a lui, al numero uno. Mandorlini stringe fra le mani la creazione ideata da L'Arena, il premio è splendido. «Voglio condividerlo con tutta la squadra e con la gente di Verona. Grazie davvero a tutti, da quando sono qui ho vinto il Cangrande e avuto tanti altri riconoscimenti. Mi auguro che il premio più bello arrivi a fine stagione, ma non diciamo niente. Questa città mi è entrata dentro, vorrei restare qui il più a lungo possibile. Altri dieci anni? Non lo so, nel calcio può sempre succedere di tutto. Adesso è giusto vivere alla giornata, ma ormai sapete benissimo quanto sia innamorato di Verona. Abbiamo percorso tanta strada insieme, manca solo la ciliegina».
Alessandro De Pietro

«Il Giro d'Italia è lungo, siamo alla quinta tappa»
LA PALLA AL MISTER. Il tecnico gialloblù mostra serenità prima della sfida con i lombardi
Mandorlini mostra ottimismo «Abbiamo una fisionomia definita Il Novara non aveva mai calciato in porta prima del gol del pari»

25/09/2012
Andrea Mandorlini guarda lontano. Un conto è la fase di costruzione, un altro il prodotto finito. Serve tempo, dell'argomento se n'è già parlato a lungo. Il calendario però ne concede poco, specie adesso. Passi il Novara e trovi il Varese, una peggio dell'altra. Deciso il mister, forte delle sue convinzioni e di un progetto più solido di certe oscillazioni del momento. L'Hellas troverà una squadra abituata a stare in alto e cattiva al punto giusto, ma l'ultima versione dell'Hellas lascia Mandorlini sufficientemente sereno. «Il Novara poteva far gol solo per un infortunio di un nostro giocatore, fra l'altro il più in forma di tutti. Al di là di due cross loro non hanno mai tirato in porta nella ripresa prima di pareggiare. Questa è la verità».

Come inquadra questo periodo, al di là dei risultati?
«Siamo abbastanza contati. Non abbiamo Rivas, Crespo, Grossi e Cocco, siamo in 19 con tre portieri. E certi giocatori che vanno in campo non hanno svolto la preparazione. Nonostante questo però non abbiamo mai perso, tranne col Palermo. Abbiamo una nostra fisionomia. Bisogna solo continuare a lavorare. Nel calcio l'è dura, come diceva il Trap. Non solo noi siamo obbligati a vincere tutte le partite. Rispetto ad un anno fa siamo migliori tecnicamente, in generale siamo più avanti. Il problema vero è la mancanza di giocatori».

I veri fattori positivi finora quali sono stati?
«Il possesso palla ormai fa parte di noi. E la fase difensiva mi piace tantissimo».

Si aspettava un Bacinovic così in difficoltà?
«Lui è uguale a tutti gli altri, ci sta di giocar male una partita. Lazzari l'ha marcato a tuttocampo venerdì, non era facile. Deve pretendere di più da sé stesso, ma lo sa benissimo».

Dopo il pari del Novara la reazione c'è stata?
«Lo spirito è quello giusto, magari sulla palla finale di Maietta in area gli attaccanti avrebbero dovuto attaccare la porta con più decisione. Mi sono arrabbiato proprio per quello».

Troppa impazienza secondo lei attorno al Verona?
«Può essere. Vedo che in serie A c'è chi perde con l'ultima, chi soffre, chi non ha ancora ingranato. Basta guardare la televisione la domenica pomeriggio e vedere certi risultati».

Il Varese è più o meno forte dell'anno scorso?
«Non lo so, l'anno scorso non avevano Ebagua e ora sì. Qualcuno se n'è andato, ma da tre anni il Varese è sempre lì».

Dimenticato il playoff di giugno?
«Impossibile dimenticare, soprattutto considerato quello che ci hanno tolto nella partita di ritorno al Bentegodi».

Quali certezze si porta a Varese?
«Quelle di una squadra tosta, solida, che cerca sempre il risultato. Non è poco».

Carrozza dal primo minuto è un'idea? «Potrebbe esserlo, ci sto pensando».

Più Carrozza di Bojinov?
«In questo momento sì».

Bojinov si è allineato agli altri per condizione fisica?
«Quasi, adesso ha bisogno di giocare ma c'è poco tempo per dargli novanta minuti. Abbiamo un impegno dietro l'altro. Non so se adesso ha la gamba giusta per fare l'attaccante partendo dall'esterno».

A chi storce il naso che risponde?
«Il Giro d'Italia è lungo, non lo vinci alla quinta tappa».
Alessandro De Pietro

Il trionfo nel derby e 200 panchine in serie B: Mandorlini fa festa
«Non andiamo ancora forte però abbiamo un passo da alpino, pronti per affrontare le salite Gli altri fuggono? Non ci penso»

17/09/2012
Verona. Festa doppia per Andrea Mandorlini. Colleziona la duecentesima panchina in serie B e vince il derby al Menti. La miglior risposta agli insulti che lo accompagnano per novanta minuti. D'altronde il calcio è anche questo, quando l'avversario è forte e ha carattere diventa il nemico numero uno da combattere. Quando si vince, tutto rose e fiori, quando si perde.... muti e rassegnati e si torna a casa con le pive nel sacco. Ma la vittoria con il Vicenza non è un successo personale di Mandorlini. Anzi. Sono tre punti d'oro che vanno divisi con tutta la squadra. Un gruppo che cresce di partita in partita anche se non mancano alcuni aspetti da migliorare. «Non andiamo forte - ha detto il tecnico alla fine della gara ma abbiamo un passo da alpino, possiamo affrontare le salite più dure.

Però siamo in progresso, mi piace la squadra quando fa possesso palla. E abbiamo pazienza per attaccare il gioco, anche se adesso siamo un po' lenti. Rivedremo alcune situazioni, c'è ancora tanto da lavorare». In effetti un paio di errori personali ha regalato brividi non solo al tecnico ma anche ai tifosi del Verona. Malonga che salta difensori come i birilli, l'errore di Maietta in area che porta al rigore del Vicenza, qualche giocatore importante che non viaggia ancora al cento per cento. L'analisi di Mandorlini è lucida e razionale. «Sul primo gol eravamo quattro contro uno e abbiamo fatto andar dentro Malonga - sottolinea - e abbiamo regalato anche il rigore. Ma non possiamo dimenticare che la palla ce l'abbiamo sempre noi, forse ci manca la velocità giusta. Negli ultimi venti minuti abbiamo pagato un po' il caldo, era la prima volta che giocavamo alle tre del pomeriggio». Un messaggio anche ai singoli.

«Hallfredsson ha fatto due partite con le nazionali, come Bacinovic - aggiunge - da lui mi aspetto di più, oggi è al 65 per cento, come la condizione generale. Comunque abbiamo vinto una partita in rimonta. E questo conta». Il Verona non perde da dieci partite di campionato - senza contare i play off con il Varese - e ha collezionato la seconda vittoria consecutiva. I quartieri alti della classifica sono più vicini. «Le altre fuggono? In questo momento non m'interessa - ribatte - penso solo al Verona, in questo momento ci sono ampi margini di manovra». Non mancano i segnali positivi. Non si vince un derby in rimonta se non si gettano in campo grinta e determinazione. Si è visto ancora una volta quell'atteggiamento giusto che ha sempre datpo soddisfazione alle squadre di mandorlini. E poi c'è finalmente un bomber, un attaccante che tocca tre palle e segna due gol, che si muove su tutto il fronte offensivo, che conquista falli, che dà profondità alla manovra offensiva del Verona. Troppo presto per un giudizio finale ma il biglietto da visita è buono. «Cacia? Si è inserito alla grande - conclude Mandorlini - ha fame di gol, lo abbiamo preso per quello». Adesso il derby è in archivio, venerdì arriva il Novara al Bentegodi, ancora sotto i riflettori.
Luca Mantovani

Mandorlini in contropiede: «Ho visto un Verona brutto, sporco e vincente»
L'INTERVISTA. Il tecnico stupisce tutti in sala stampa: «I miei mi erano piaciuti di più contro lo Spezia. Ma stavolta sono arrivati i tre punti»
Menzione speciale per Jorginho e Martinho e qualche scappellotto a Gomez: «Sa e deve fare molto di più. Ed io sono lì a ricordarglielo»

09/09/2012
Andrea Mandorlini si gode il suo Hellas «brutto, sporco e vincente». Brutto perché «contro lo Spezia mi era piaciuto di più per quanto aveva costruito e per come aveva controllato l'avversario». Sporco perchè «senza Hallfredsson e Bacinovic ho messo in campo giocatori meno tecnici ed è per questo che contro lo Spezia abbiamo creato di più». Vincente perché «questi tre punti presi contro la Reggina sono importanti perché rappresenta una delle migliori realtà del campionato». Ama i paradossi, il tecnico gialloblù. E lo dimostra appena sedutosi sulla sedia della sala stampa. «Sabato avevamo fatto meglio. Oggi la cosa migliore è il risultato», esordisce. In pratica dà ragione al collega Davide Dionigi che ha parlato di partita decisa dal gol preso in avvio. «Non so. Anche perché dopo l'1-0 non è che abbiamo fatto benissimo», spiega Mandorlini. «Però all'inizio del secondo tempo abbiamo avuto alcune occasioni importanti e poi è venuto il rigore che ha di fatto chiuso la gara. Però lo ribadisco: con lo Spezia avevamo fatto meglio».

Eppure il Verona schierato ieri sera era ricco di novità. «È vero. Avevamo qualche problema in mezzo al campo visto che mancavano Hallfredsson e Bacinovic. Così ho fatto giocare Cacciatore davanti alla difesa, e poi l'ho spostato come esterno perché in mezzo mi serviva più qualità con Martinho. È l'esempio di come i giocatori siano disponibili a cambiare e a dare comunque il loro contributo massimo». Tutti meno Gomez, ripreso pesantemente dal tecnico a metà della ripresa dopo una serie di giocate che, evidentemente, non gli sono piaciute molto. «Da un giocatore come Juanito ci si deve aspettare molto di più. Io mi aspetto molto di più e credo che anche lui debba pretendere di più da se stesso. Non credo che lui debba essere contento della sua prestazione». E il gol? Il secondo rigore trasformato? «La rete, certo. I rigori c'è chi li sbaglia e lui ha segnato ancora ed ha chiuso la partita. Però può fare meglio e lo sa. E quando non lo fa io sono lì per pretendere di più». Che sia un anticipo di quello che aspetta Mandorlini alle prese con una rosa ricchissima? «No è affatto difficile gestire tanti giocatori», smorza subito l'allenatore.

«Gioca chi sta meglio. Chi non sta bene, chi deve crescere, chi deve migliorare deve fare in fretta perché di tempo non ce n'è molto. Però vedo che gli atteggiamenti dei ragazzi sono quelli giusti. Non a caso oggi qualche giocatore che ho schierato dopo un po' di tempo che non giocava si è fatto trovar pronto». Il riferimento è a Laner ed a Cacciatore, che proprio ieri sera ha esordito con la maglia gialloblù. Menzione speciale Martinho: «Alla fine era proprio cotto, cotto, cotto. Ha fatto tantissimo e deve imparare a gestire meglio le forze ed il pallone. A volte si ricorda che è brasiliano e fa qualche leggerezza. Ma un allenatore i giocatori come lui se li gode sempre». E per Jorginho. «Giorgio (sic) posso muoverlo in tutte le situazioni e mi fornisce sempre delle soluzioni. Ma diciamolo piano: con il fisico che ha bisogna davvero stare attenti e provare a preservarlo per tutta la stagione». Il pensiero di Mandorlini va alle assenze di Hallfredsson e Bacinovic. I quali non torneranno prima di giovedì ed è probabile non ci siano anche sabato prossimo nel derby con il Vicenza. «Ho visto che hanno giocato con le rispettive nazionali e l'importante è che mettano minuti nelle gambe. Erano un po' indietro di condizione ed a loro fanno bene anche queste partite. Quando torneranno ne avranno due in più nelle gambe ed è importante».
Bruno Fabris

Mandorlini cancella l'ansia: tranquilli, stiamo arrivando
LA PAROLA AL TECNICO. I due pareggi iniziali non fanno perdere la fiducia nel gruppo
«Noi non avvertiamo tutta 'sta pressione, non cambio idea per due pareggi. Cacia? L'attaccante che volevo, ha le caratteristiche per noi»

08/09/2012
Cacia e altri dieci. Andrea Mandorlini ha già tutto in testa, voce sicura e la carica dei giorni migliori. Ha scelto il suo punto fermo, convinto più che mai. «È l'attaccante che volevo, erano anni che non avevo uno che attacca così la profondità e che vede la porta come lui. Cacia giocherà», evidenzia il mister, senza nemmeno doverglielo chiedere. Un'autentica investitura per Cacia? «Mi piace dare responsabilità agli attaccanti, anche con Ferrari è stato così. E poi per tanto tempo abbiamo giocato senza un riferimento là davanti. Cocco non c'è ancora, Gomez al centro ci va mal volentieri, davanti anche Carrozza è indisponibile e Grossi vive un momento non felicissimo nonostante abbia grandi potenzialità». Bojinov come l'ha trovato? «Ho parlato con lui, ha tante motivazioni e questo è l'aspetto più importante. Inutile parlare delle sue qualità, quelle le conosciamo tutti. Adesso ho una visione più chiara di quello che può darci. Rispetto agli altri è un po' indietro, deve lavorare ancora prima di allinearsi».

Questa abbondanza di attaccanti potrà modificare il suo tridente? «Cacia sarà il nostro punto di riferimento, vicino a lui potremo giocare larghi o più vicini a lui. Vedremo di volta in volta». È una partita più importante di altre quella con la Reggina? «No, è una partita come tante altre. E poi perché più importante? Per due pareggi? Allora significa che ci si dimentica in fretta di quel che è stato fatto finora. Fra i giocatori c'è l'atteggiamento giusto, si nota entusiasmo. Così come nella gente, quella che ci dava la spinta quando il primo anno eravamo ben oltre il baratro». Che serata si aspetta? «La Reggina è partita bene, abbiamo massimo rispetto ci mancherebbe. Ma penso solo al Verona. Dovremo fare la partita, ma è così da due anni. È chiaro che di spazi ne avremo pochi e qualche spazio alla Reggina dovremo concederlo. L'importante sarà mantenere l'equilibrio». È senza Bacinovic ed Hallfredsson. Soluzioni? «Ne abbiamo. C'è Jorginho, Cacciatore può giocare anche a centrocampo. Abbiamo gente versatile, in grado di occupare più ruoli. Questo è importante».

Martinho farà ancora il terzino? «Vediamo, l'ho visto anche in allenamento andare sulla fascia 150 volte. Ha cuore il ragazzo. Mi piacciono giocatori così. Pensano al bene della squadra, vanno dove li metti. Come facevo io?». I tre punti ci vorrebbero proprio? «Quando vinci ti alleni meglio, è naturale. E noi, Coppa Italia a parte, non abbiamo vinto tantissimo finora». Si è dato un limite massimo perché il Verona diventi la squadra che vuole lei? «Non guardo troppo avanti, il mio limite è la partita. L'ansia che avverto in giro non è la nostra. In un mese e mezzo abbiamo perso solo col Palermo e siamo andati avanti in Coppa Italia battendo il Genoa. Con la Fiorentina abbiamo giocato una buona partita e ci allenavamo da appena una settimana. Sabato abbiamo messo lo Spezia all'angolo. Ci è mancato solo il colpo del ko, ma la squadra è cresciuta. Questo conta davvero».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


MERCATO
Mandorlini a CM: 'Il Verona comprerà un attaccante, non ci sentiamo favoriti'
30 agosto alle 16:35
Il campionato di serie B entra nel vivo e Calciomercato.com ha intervistato in esclusiva Andrea Mandorlini tecnico dell'Hellas Verona. Nella passata stagione la squadra scaligera ha accarezzato il sogno di poter raggiungere la serie A, sogno spezzato dal Varese di Rolando Maran. L'allenatore dei gialloblù ha parlato della nuova stagione, di calcioscommesse e non si è voluto sbottonare troppo per quanto riguarda il mercato che chiuderà domani, 31 agosto alle ore 19.

Mister nella passata stagione avete solo accarezzato il sogno di poter arrivare in serie A, quali sono gli auspici e gli obiettivi di questo nuovo campionato?
"Noi pensiamo a lavorare e ragioniamo di partita in partita, i risultati arriveranno e i miglioramenti si vedranno col tempo. Puntiamo naturalmente a fare un campionato di vertice".

Non faccia il modesto, in questa stagione siete i grandi favoriti per la promozione...
"Ci danno favoriti dall'esterno, ma noi non guardiamo a queste cose e pensiamo a fare bene, poi vedremo se i risultati ci daranno ragione. Il campionato di serie B è sempre impegnativo, a fine anno tireremo le somme".

Per quanto riguarda il mercato è soddisfatto o si aspetta ancora qualche ritocco?
"Stiamo valutando due o tre situazioni, ma non so se le faremo tutte. Sono contento ho un buon organico per affrontare la stagione, per questo motivo non voglio sbottonarmi su possibili arrivi, posso dire che cerchiamo una punta".

Ha perso un giocatore molto importante come Tachtsidis, le dispiace o è contento per il giocatore?
"Chiaro che dispiace ma meritava una grande squadra perchè ha qualità fisiche e tecniche davvero notevoli. Gli auguro il meglio".

Tanti giocatori fondamentali però sono rimasti: da chi si aspetta un salto di qualità?
"Da tutti naturalmente anche se non sono di certo io a scoprire che Halfredsson, Jorginho, Maietta e Gomez sono giocatori fondamentali per il Verona".

Cosa ne pensa del caos calcioscommesse che vede anche coinvolto anche Emanuele Pesoli
"Una pagina nerissima che fa davvero male al calcio. Meno male che si è iniziato a giocare. Per quanto riguarda Pesoli e Ferrari posso dire che sono due bravi ragazzi che si sono sempre comportati da professionisti. Io non credo si siano prestati a nulla di illecito ma si sa il mio giudizio conta relativamente".

Mister, sempre in chiave mercato ha detto che cercate un attaccante, c'è un nome su cui punta maggiormente?
"Sinceramente non ho intenzione di fare nomi anche perchè abbiamo tre o quattro alternative, stiamo valutando e vedremo se domani entro le 19 arriverà qualcuno".
Marco Gentile

FONTE: CalcioMercato.com


Mandorlini applaude l'Hellas: «Una squadra che sa soffrire»
LA GRANDE IMPRESA. Cresce l'entusiasmo dopo la vittoria ai rigori contro il Genoa e il passaggio al turno successivo: «Grande spirito di sacrificio, i giocatori hanno dato il massimo e hanno chiuso la gara stremati. Bisogna recuperare per Modena»

20/08/2012
Genova. Sotto i riflettori di Marassi, nella serata magica di Genova, ci sono tre immagini che mettono i brividi e regalano emozioni. Scatto uno: Jorginho che si presenta sul dischetto per battere il secondo rigore, senza farsi prendere dal panico davanti alla Curva Nord, il covo dei fedelissimi genoani. Scatto due: Jorginho che spara un gran destro all'incrocio senza nemmeno guardare negli occhi un portierone come Frey. Scatto tre: Jorginho che, prima di tornare a centrocampo per ricevere i complimenti dei compagni, va da Rafael per abbracciarlo e incoraggiarlo. Eccolo lì Jorge Luiz Frello per tutti Jorginho o «Giorgio» come lo chiama affettuosamente mister Mandorlini. Brasiliano, poco più di vent'anni e la maglia dell'Hellas incollata sulla pelle. Il trait d'union tra il Verona che è stato e quello che sarà. Gambe, testa e cuore al servizio del gruppo.

Se poi c'è anche tanta qualità... il gioco è fatto. Cerca di restare con i piedi per terra anche mister Mandorlini ma si capisce subito che la vittoria del Marassi è una grande impresa, una spinta in più per partire forte anche in campionato. «Abbiamo vinto, siamo stati bravi e anche fortunati - ammette il tecnico gialloblù - è sempre una lotteria quando si passa ai rigori ma questa squadra ha dimostrato ancora una volta di avere un grande carattere. Abbiamo fatto delle cose buone ma anche qualche errore di troppo, lo so e lo sanno i giocatori, ne parleremo in settimana. Quello che m'è piaciuto però è l'atteggiamento, siamo venuti a Genova per fare la partita. Bravi i ragazzi quando hanno stretto i denti, soprattutto al'inizio. Il Genoa è partito forte, ha fatto valere la loro prestanza fisica e noi siamo sbandati ma siamo rimasti lì, a ribattere colpo su colpo. Potevamo andar sotto ma l'occasione più importante l'abbiamo avuta noi con Jorginho. Nel secondo tempo abbiamo reagito alla grande, abbiamo trovato il pareggio con un bel gol, potevamo anche vincere ma l'arbitro ha annullato il raddoppio di Gomez». Una vera ingiustizia. Ma cos'ha detto Banti dopo aver annullato il gol? «L'arbitro l'aveva concesso a dire il vero - sottolinea il tecnico del Verona - poi ha cambiato la sua decisione perchè ha visto l'assistente con la bandierina alzata. Niccolai ha detto di aver visto Bjelanovic davanti a tutti ma Gomez era in posizione regolare. Non so, vedremo le immagini».

Torti arbitrali a parte, il Verona ha regalato ancora una volta una prestazione convincente contro una formazione di serie A. Era già successo in amichevole con Fiorentina e Palermo. «Siamo in crescita - spiega Mandorlini - sì, è vero, avevamo fatto bene anche nelle gare precampionato ma adesso c'era un risultato importante in palio. Usciamo dal campo a testa alta, abbiamo speso e nessuno si è risparmiato. Speriamo di recuperare energie in vista del debutto con il Modena. Sicuramente ci sarà tanto entusiasmo in più». Buone indicazioni anche dai nuovi arrivati. Moras e Albertazzi sono stati gettati nella mischia dal primo minuto e hanno risposto con una prova positiva. «Moras era al debutto, Albertazzi aveva giocato una decina di minuti in amichevole - conclude Mandorlini - ma sono entrati in campo con grande determinazione, con spirito di sacrificio. Ma non posso dire nulla anche agli altri ragazzi, hanno dato veramente tutto. Crespo è rimasto in campo anche con i dolori alle gambe, Martinho ha fatto il terzino... Sono segnali importanti per il gruppo, solo così arrivano le vittorie più belle».
Luca Mantovani

Obiettivo Genoa Mandorlini pensa alla sfida di Marassi
UNA PARTITA DA BRIVIDI. I gialloblù se la vedranno contro il Grifone. «Sapevamo che poteva essere una gara difficile Abbiamo fatto fatica, è normale in questo periodo ma abbiamo portato a casa una vittoria importante»

14/08/2012
Obiettivo raggiunto. Sicuramente c'è ancora tanto da lavorare ma l'Hellas si è regalato una sfida da serie A. Dopo aver eliminato la Virtus Entella di Chiavari, squadra ligure appena ripescata in Prima Divisione, il Verona dovrà vedersela con il Genoa. Si giocherà sabato prossimo al Marassi. Secondo il «tabellone» avrebbero dovuto giocare in casa in Sampdoria e Genoa, una concomitamza che avrebbe portato a un'inevitabile «accavallamento». Sempre sul tabellone però i rossoblù figurano al numero 40 mentre i blucerchiati - che provengono dalla serie B - al 46. Da regolamento toccherà dunque alla squadra doriana invertire il campo con la Juve Stabia e giocare in Campania. Nessuna sorpresa, quindi per il Verona che affronterà il Grifone, una sfida dal sapore di serie A. «Una bella vetrina per tutti - ammette il tecnico dell'Hellas Andrea Mandorlini - cercheremo di arrivare preparati e onorare l'impegno. Ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita».

Non è stato così a Chiavari...
«Non siamo stati brillantissimi, questo è vero ma sono contento. Abbiamo raggiunto l'obiettivo, abbiamo battuto l'Entella e passato il turno. L'avevo detto in settimana, quando cominciano queste partite bisogna cercare prima di tutto di fare risultato. Noi l'abbiamo fatto e quindi andiamo avanti».

L'Entella poteva anche pareggiare...
«Sapevamo che sarebbe stata una gara difficile, loro hano fatto una buona gara, sono partiti forte, hanno entusiasmo. Noi abbiamo regalato qualche pallone di troppo e ci hanno castigati. Dopo il vantaggio degli avversari abbiamo reagito bene, abbiamo rimontato, fatto tre gol, potevamo farne di più. Nel finale abbiamo mollato un attimo la presa, eravamo meno concentrati e abbiamo subito troppo. Dobbiamo rivedere sicuramente qualcosa. Ma anche i risultati sono importanti, le vittorie ti regalano una grande consapevolezza».

Troppi errori in difesa?
«Abbiamo concesso qualcosa, è vero. ma ci può stare in questo periodo tutte le squadre fanno fatica. Abbiamo lavorato moltissimo in ritiro, abbiamo ripreso a sudare anche a Sandrà. Abbiamo affrontato una trasferta giovedì per andare a Busto, poi la trasferta di Chiavari. Probabilmente siamo arrivati stanchi anche psicologicamente, un po' "scarichi" di testa».

A Genova non sarà così?
«Beh, intanto la squadra avrà una settimana in più di lavoro nelle gambe e mancheranno pochi giorni all'inizio del campionato, la condizione sarà sicuramente diversa. Poi, senza nulla togliere alla Virtus Entella che ha fatto una bella partita, il Genoa è di un'altra categoria. Avremo il piacere e l'onore di sfidare una squadra di A, un gruppo forte, costruito per vincere. Sarà un test importante per tutti, avremo la possibilità di respirare un clima diverso, di affrontare giocatori di categoria superiore. Non ci potranno mai essere cali di tensione per giocare alla pari la partita».

L'anno scorso il Verona è arrivato molto avanti, fino agli ottavi con la Lazio...
«Un'esperienza molto importante, un'avventura bellissima che ci ha riportato anche nel mondo delle squadre che contano. Bellissima la partita all'Olimpico con la Lazio, con tantissimi tifosi veronesi al nostro seguito. Veramente molto bello»

Dalla Coppa al campionato...
«Cercheremo di farci trovare pronti, stiamo lavorando da settimane per arrivare carichi all'appuntamento con il campionato. Però non possiamo snobbare la Coppa. Le squadre di serie B hanno la possibilità di maturare esperienze formative contro società importanti».

Ci sarà il nuovo attaccante a Genova?
«Aspettiamo, senza fretta. Stiamo bene così, i ragazzi che la società mi hanno messo a disposizione hanno sempre dimostrato grande disponibilità. Questo è positivo».

Intanto ci pensa Gomez...
«È un giocatore importante, può giocare al centro o da esterno. Non aveva fatto gol nelle prime quattro gare, adesso si è sbloccato. Bene così».
Luca Mantovani

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Giusto restare uniti"
Postata il 01/08/2012 alle ore 23:11
"Sono state evidenziate tante cose più o meno buone come giusto in questo momento. Ci avviciniamo ai primi impegni ufficiali, i carichi si fanno sentire"
BRESSANONE - Dalla società scaligera segnali di compattezza in questo avvio di stagione. Ne fornisce testimonianza anche Andrea Mandorlini al termine della 2a amichevole estiva dei gialloblù: "Ci apprestiamo a vivere una stagione importante, da protagonisti, è giusto restare uniti".

Nonostante il sonoro 4-0 ai danni del Sudtirol, il tecnico bada al concreto: "Eravamo un po' stanchi, sono state evidenziate tante cose più o meno buone come giusto in questo momento. Ci avviciniamo ai primi impegni ufficiali, i carichi si fanno sentire. Da parte dei ragazzi c'è sempre tanta disponibilità, talvolta ci dobbiamo adeguare alle circostanze. Martinho non si era visto con la Fiorentina a causa di un problema fisico, può giocare in più ruoli, è un bravissimo ragazzo che ha qualità. Tutti intendono mettersi in discussione, dando un contributo anche in posizioni diverse".

Rispetto alla stagione scorsa il metodo di lavoro è rimasto simile: "In linea di massima la preparazione non è cambiata molto, pensiamo a migliorare il gioco e mettere tanti chilometri nelle gambe".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Parla Mandorlini: «Ecco come sarà il nuovo Hellas...»
GRANDE CONVINZIONE. C'è ottimismo dopo i primi giorni di lavoro: «Niente rivoluzioni, la base c'è, i vecchi sono davvero eccezionali e i nuovi hanno qualità ed entusiasmo. Gomez centrale ? Beh, lui può far bene anche lì...»

26/07/2012
Sole e nuvole si danno il cambio in un attimo a Santa Cristina. Un giorno come un altro in Val Gardena, nel laboratorio del Verona. Mandorlini guida il gruppo, Sogliano osserva dalla panchina. Sgobba l'Hellas, alla ricerca degli equilibri tanto cari al mister. Pretenzioso trovarli immediatamente, nessuno lo pretende. Ogni passaggio ha i suoi tempi, sul campo e sul mercato. Concentrato Mandorlini, dall'inizio alla fine. Ogni allenamento serve per ribadire vecchi concetti e ribadire nuove idee. L'avvio è stato promettente. «Le prime indicazioni sono buone. Stiamo lavorando, così come deve essere in questo periodo. Tutto procede bene, dobbiamo solo continuare. La strada è lunga, siamo solo all'inizio».

Prime impressioni sui nuovi?
«Positive. Sono arrivati ragazzi ricettivi, hanno voglia di inserirsi e di dimostrare quanto valgono. Sono contento, la qualità non ci manca».

Prima punta a parte, ha ricambi ovunque
«Anche l'anno scorso li avevamo, fa parte dell'equilibrio generale di una squadra. L'idea è quella di avere due giocatori per ruolo, stavolta più caratterizzati rispetto a una volta. Soprattutto fra gli attaccanti esterni. Ma in linea di massima tutto resterà come prima».

Pesa il ruolo di favorito? Per tutti il Verona è in prima fila
«Adesso pesano solo i metri che i ragazzi dovranno sorbirsi in questi giorni di ritiro, tutto il resto lascia il tempo che trova. Bisogna soprattutto concentrarsi nella ricerca del gioco, il resto lo dirà il campo. Non conosco altre verità. Non mi sono mai sbilanciato, non lo farò nemmeno stavolta».

Gli abbonamenti aumentano, si va verso i cinquemila
«I nuovi sono rimasti sbalorditi, dopo la presentazione, dall'affetto e dal calore della gente. Giusto che la piazza sia esigente, giusto che punti ad avere sempre il massimo. Da tanto, troppo tempo il Verona non frequenta il calcio che merita».

Quanto tempo ci vorrà per assemblare la squadra come si deve?
«I principi resteranno gli stessi, nella sostanza cambieremo poco. Non ci vorrà molto secondo me, degli undici di base cinque o sei conoscono già il mio calcio. Sono basi importanti, a cui si aggiunge l'entusiasmo che stanno dimostrando tutti gli altri. Vedremo già dalla Fiorentina se ci saranno progressi, anche piccoli. Ma sono tranquillo, non abbiamo fretta. Il nostro obiettivo è la prima di Coppa Italia il 12 agosto e soprattutto il campionato. Manca un mese, non è poco».

Come si sta integrando Bacinovic?
«Deve cominciare a calarsi in una realtà diversa, spesso è stato accostato a grandi squadre ma anche il Verona lo è. Ha tutto il tempo e lo spazio necessario. Importante si prenda delle responsabilità. Viene da esperienze diverse, anche se è relativamente giovane. La classe non gli manca, ora deve dimostrare anche a noi quanto vale».

C'è un giocatore in particolare da cui è rimasto impressionato favorevolmente?
«Dai vecchi, da quelli che c'erano anche un anno fa. Mi dimostrano sempre qualcosa in più. Eccezionali, li ringrazio davvero».

Il Verona quanto sarà diverso rispetto all'ultimo?
«Vedremo, importante è la qualità dei giocatori. Su questo dobbiamo lavorare, il resto verrà strada facendo. Senza troppa fretta, lo ripeto».

Gomez prima punta è solo un esperimento?
«Gli ho chiesto di giocare attaccante centrale qui in ritiro, abbiamo delle carenze e qualcuno è ancora in stand-bay. Ho parlato con lui, potrebbe essere una variante importante. Se e quando arriveranno altri giocatori in quel ruolo fisseremo altri punti di partenza».

Che cosa si aspetta ancora dal mercato?
«Lo sapete, preferisco non parlare di mercato, per questo c'è Sogliano. Qualcosa ancora ci manca, ma ci penserà il nostro direttore sportivo a sistemare le cose».

C'è subito la Fiorentina, come ci arriva il Verona alla partita?
«Come le altre squadre, abbastanza stanco direi. Ci stiamo allenando come voglio io, toccando ferro abbiamo avuto pochi intoppi. Per ora va bene così. Chiaro che nessuno va in campo per perdere. E non ci andremo nemmeno noi».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Sarà il campo a dare i giudizi"
Postata il 25/07/2012 alle ore 13:06
"Verona è una piazza importante, esigente ma ricca di passione: chi è arrivato quest’anno l’ha capito già dalla presentazione"
SANTA CRISTINA - Prime parole di fronte agli organi d'informazione dopo l'arrivo dei gialloblù a Santa Cristina da parte di Andrea Mandorlini: "In questa fase della stagione tutte le formazioni hanno un denominatore comune: la stanchezza. Ora l’obiettivo è lavorare correttamente, finora ci sono stati pochi intoppi e per questo siamo contenti. Concentriamoci sul primo impegno ufficiale, in programma il 12 agosto".

"Stiamo valutando tanti giovani presenti - continua l'allenatore scaligero - in linea di massima siamo sulla stessa lunghezza d’onda degli altri anni. A parte qualche piccolo acciacco procediamo bene. I nuovi sono molto disponibili, hanno voglia di fare e mettersi in mostra. Ritengo sia l’aspetto più importante".

"Pesoli è un calciatore d’esperienza che va a completare un organico che qualcosa ha cambiato. Avere due giocatori per ruolo è fondamentale, il principio non cambia. L’unico peso che sentiamo ora è dovuto ai metri affrontati in preparazione, i favori della vigilia lasciano il tempo che trovano. Sarà il campo a dare i giudizi. Verona è una piazza importante, esigente ma ricca di passione: chi è arrivato quest’anno l’ha capito già dalla presentazione".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


«Una partita alla volta e voglio super Gomez»
ANDREA MANDORLINI
18/07/2012
Con l'abbronzatura, lo sguardo blu è ancora più tagliente. Nel giorno del suo 52° compleanno, Andrea Mandorlini riporta il Verona sul campo ad allenarsi per iniziare una nuova avventura. Tatuata sull'avambraccio sfoggia una piccola scala scaligera beneaugurante che avrebbe dovuto portarlo in A. Invece riparte dalla B con una squadra piena di novità. Più qualità, almeno sulla carta. Lui guarda il futuro con determinazione, ma non si scompone: aspetta i risultati. Sa che la piazza è calda e che dopo l'impresa dell'anno scorso si aspetta tanto, di più. Sul passato ci ha messo una pietra sopra, ma brucia ancora aver perso il treno per fare il salto di categoria. Ripartiamo da lì, dalla fine. Dai play off. Riapriamo la ferita.

Rimpianti? Tornassi indietro cambieresti qualcosa?
«Sì, cambierei Massa».

L'arbitro?
«Già, sono sempre dell'idea che gli episodi nella partita con il Varese sono stati determinanti»

Il rigore non concesso a Ferrari...
«Sì, poi l'espulsione, lì cambia tutto. Situazioni che stravolgono una stagione. Come il gol del Milan con la Juve. Vabbé, dai, non pensiamoci più, si ritorna sempre lì e non voglio più pensarci, era così giusto per rispondere alla domanda».

Il rapporto non proprio idilliaco con l'ex ds Mauro Gibellini ha influito negativamente sull'ambiente?
«Per quel che mi riguarda no. Gibellini per me non è mai esistito, non avevamo rapporti. Quando sono arrivato qui lui cercava un altro allenatore ... non potevo avere rapporti con queste premesse. Poi le cose sono anche migliorate. Si sono dette tante cose, lui ha detto un sacco di bugie. La verità è una e la conosciamo io e il presidente, il resto non mi interessa»

Primo giorno di allenamento, com'è questa squadra?
«Stiamo lavorando bene, manca ancora qualcosa, il mercato è ancora lungo e difficile e bisogna anche avere pazienza».

È un Verona che sta cambiando tanto però.
«Sì sta cambiando, ma deve rimanere la mentalità, quella di non mollare mai. Sta cambiando, magari non si pensa- va di cambiare così tanto. Ma va bene così. Ci stiamo rinnovando anche se quasi tutti i giocatori importanti sono rimasti».

A parte l'attacco, quanto manca perché la squadra sia completa?
«Mancano ancora diversi giocatori. Qualcosa dobbiamo fare dietro. In mezzo va completata e davanti abbiamo bisogno della punta. In linea di massima si può dire che dobbiamo fare qualcosa in tutti e tre i reparti. Ma andiamo con calma. Il 31 agosto è ancora lontanissimo. Adesso vediamo: prendere tutti adesso potrebbe essere controproducente, andiamo con calma, ripeto, questa è la linea che abbiamo scelto».

Una punta centrale però serve, che sia Sforzini o altro.
«Con Nicola fermo, lì c'è una situazione da definire. C'è Bjelanovic, ma dobbiamo vedere. Ma abbiamo tempo.

A proposito di Ferrari, una bella mazzata la squalifica.
«Faccio fatica a capire, mi pare tutto ancora così inverosimile. Faremo di tutto per stargli vicino, è un giocatore nostro, starà con noi. Poi anche lì dipenderà da come si evolveranno le cose».

Tanti giocatori sono partiti, alcuni stanno andando. Molti nuovi. E Tachtsidis alla Roma come lo vedi?
«Dispiace per tanti giocatori che non ci sono più e che hanno dato così tanto a questa maglia, ma questa è la vita, bisogna andare avanti cercando di fare sempre meglio. Meglio dell'anno scorso. Sarebbe già un passo importante. Con Tachtsi ci siamo sentiti, io lo vedo bene alla Roma, molto molto bene. Ha tutto per imporsi anche in una piazza difficile e c'ha una allenatore bravo. Per quel che mi riguarda gli auguro tutto il bene possibile. È un ragazzo che ha dato tanto».

Ora c'è Bacinovic.
«Giocatore che tutti dicono bravissimo, io non lo conosco così bene. Tutti ne parlano benissimo, soprattutto il direttore che l'ha avuto a Palermo, garantisce lui. Insomma, giocava in serie A. Come caratteristiche ci siamo, lo mettiamo davanti alla difesa».

Rivas e Carrozza come sono?
«Li vedo bene come esterni, hanno queste caratteristiche».

Grossi?
«Può giocare in diverse situazioni, anche dentro. Ma tutti e tre questi giocatori sono polivalenti. Possono venire dentro, e dipenderà dalle situazioni che si creeranno. Davanti bisogna fare qualcosa. Come detto prima, c'è Bjelanovic, ma in attacco dovremo fare un'operazione importante».

Che obiettivi ha questo Verona?
«Di fare bene, l'idea almeno è quella, poi può succedere di tutto e rimanere delusi. Dobbiamo lavorare tanto e giocare partita dopo partita come abbiamo fatto in questi due anni senza guardare troppo avanti. È il nostro motto e ci ha portato abbastanza bene, continuiamo così. Ora la prima che abbiamo è il 27 luglio con la Fiorentina. Vediamo. Partiamo da lì».

Un giocatore sul quale punta quest'anno?
«Mi aspetto qualcosa un po' da tutti, ma in particolar modo da Juanito. Può fare ancora di più. Lo scorso anno verso la fine forse non ha fatto come nel resto della stagione. Ma ci può stare. Mi aspetto molto da lui, per noi è un giocatore importante».

Pure i tifosi si aspettano tanto.
«Ci hanno sempre sostenuto, nei momenti belli e in quelli difficili. Grandi».
Marzio Perbellini

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Non serve altro che l'entusiasmo"
Postata il 17/07/2012 alle ore 19:47
"Lo spirito di squadra è fondamentale. Avremo i riflettori puntati su di noi e per questo dovremo essere ancora più bravi"
SANDRA' - Lasciate alle spalle le vacanze, inizia finalmente la preparazione per la stagione 2012/13. Tempo di tornare a tirar fuori gli scarpini, dunque, e soprattutto di cominciare subito con grinta e tanta voglia di far bene. Prima di guidare i suoi alla seconda seduta di allenamento, Andrea Mandorlini ha incontrato gli organi di informazione: "Il gruppo sta cambiando, in linea di massima eravamo d'accordo che le cose andassero così", esordisce il tecnico scaligero. "Devo comunque ringraziare chi è andato via e ha dato un grande contributo nello scorso campionato".

Molti i movimenti di mercato portati a termine dalla nuova dirigenza, ma la rosa è ancora work-in-progress. "Dietro qualcosa dobbiamo fare, in mezzo la situazione va completata, mentre davanti siamo un po' fermi. Abbiamo due-tre obiettivi, qualcosa dovremo fare soprattutto in attacco. Gomez Taleb centrale può essere una alternativa".

"Allenare il Verona significa essere alla guida di una grande squadra - prosegue il mister - le pressioni è giusto che ci siano. Noi non abbiamo bisogno d'altro che dell'entusiasmo dei ragazzi e della gente. Pensiamo a fare il nostro dovere, lo spirito di squadra è fondamentale. Avremo i riflettori puntati su di noi e per questo dovremo essere ancora più bravi. Serve equilibrio, stiamo coi piedi per terra, poi il campo rivelerà le vere qualità".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini: «Ho già in testa il mio Hellas»
MERCATO E DINTORNI. Tempo di prime riflessioni per il tecnico ravennate, tra passato, presente e futuro. E la voglia di ricominciare subito è tanta. «Setti? Giovane, dotato di grande entusiasmo e tanta voglia di fare Un pensiero a Martinelli: spero che la sua condizione migliori in fretta. Ebagua, Paulinho e Sforzini, tutti bravi giocatori. Ma costano molto»

28/06/2012
Un occhio al telefono, uno agli Europei, i figli Davide e Matteo nei paraggi. Sole e mare, la Riviera Romagnola d'altronde è casa sua. «Sono un lupo solitario io», scherza Andrea Mandorlini, pronto a ripartire, a sfidare tutti, a rilanciare la sfida alla serie B. Le batterie? Cariche, come se il campionato cominciasse domani. Tranquillo il mister, voce rilassata e il nuovo Verona già in testa.

Mandorlini, quante volte al giorno sente Sogliano?
«Non così spesso, non ce n'è bisogno. Parliamo quando serve. Lui sa come operare, per una volta che abbiamo un direttore sportivo con le idee chiare lasciamolo lavorare».

Prime impressioni su Maurizio Setti?
«Parlando con lui si capisce che ha voglia di fare. È giovane, ha entusiasmo. Proprio come Martinelli, mi auguro possa uscire in fretta da questo tunnel e che presto le sue condizioni di salute migliorino. Lo spirito che sa darci lui è stato molto importante. E lo sarà ancora».

'Non parte nessuno dei big', ha detto Setti. Si sente più sicuro adesso?
«Io so solo che il mercato è difficile, oltre alle entrate devi pensare anche alle uscite. Alcune saranno dure da digerire, perché tutti meriterebbero di restare. Le regole però non le facciamo noi, esclusa la lista giovani possiamo tesserare solo venti giocatori. Ci vorrà pazienza. Magari la squadra non sarà completa quando partiremo per il ritiro, ma bisogna adeguarsi».

È così complicato trovare un altro Tachtsidis?
«Taxi ha caratteristiche particolari, è stato un giocatore importante. Vi dico la verità: io le speranze non le ho ancora perse. Ci credo ancora, anche se non sarà semplice. Ne ho parlato anche con lui. Non si sa mai, vediamo».

Ha sentito anche Sforzini?
«Sì, ma non di recente. Conosco bene Nando, al Cluj l'ho avuto per poco tempo ma ci siamo capiti immediatamente. È anche merito suo se ho firmato per il Verona, è stato lui a parlarmi dell'Hellas. Erano solo belle parole, c'è voluto poco per capire che Nando aveva ragione.

Meglio lui di Paulinho ed Ebagua?
«Sono tutti e tre bravi. Sforzini ha certe qualità, Paulinho ed Ebagua ne hanno altre ugualmente interessanti. Mi piace Paulinho, ma è anche vero che costano tutti molto. Circolano prezzi davvero esagerati in questo periodo».

Anche Brivio non è così a buon mercato
«Lo so, la richiesta del Lecce è notevole. Mi è sempre piaciuto Brivio, fin da quando giocava nell'Under 19 con mio figlio Matteo. Dura però arrivarci».

Avrebbe tenuto Lepiller?
«L'ho detto a Sogliano, certe sue qualità emergerebbero ancor di più ora che può svolgere la preparazione così come tutti gli altri. Il discorso vale anche per D'Alessandro, un altro a cui serve continuità. La lista chiusa però ti obbliga a scelte ben precise e nette».

Lo Spezia sta comprando di tutto, è la favorita ora come ora?
«Non ho ancora pensato a scalette e griglie di partenza. Non ci penso mai, soprattutto ora. Troppo presto».

Squinzi lascia il calcio, ha sentito? Troppi torti arbitrali contro il Sassuolo
«Squinzi parla di errori, ma anche lui ne ha commessi tanti in questi anni. Penso soprattutto alla scelta di alcuni suoi collaboratori».

Mister, chi vince fra Italia e Germania?
«Ci vorrebbe un indovino, le partite fra noi e loro sono sempre entrate nella storia. Sarà così anche stavolta. Spesso si sono decise a favore nostro, nelle situazioni difficili l'Italia ha sempre saputo esaltarsi. La Germania però è forte, forse più dell'Italia, ha tanti giovani bravi e il solito grande carattere».

Lei ha allenato Montolivo all'Atalanta. Tridente con Pazzini e Lazzari. Non male
«Montolivo è un ragazzo molto sensibile, mi è dispiaciuto molto per il rigore sbagliato con l'Inghilterra dopo aver giocato fra l'altro una buonissima partita. Se dovesse ricapitare l'occasione però sono sicuro che Riccardo non si tirerà indietro. La personalità non gli manca».

Indicazioni tattiche dall'Europeo?
«Non molte. Vado controcorrente, non sono stati grandi Europei. Molto tatticismo e pochissima voglia di rischiare. C'è chi ha anche avuto il coraggio di criticare Cristiano Ronaldo, dicendo che nei grandi eventi si nascondeva. In due partite ha messo tutto in chiaro. È il migliore al mondo, dopo Messi».

E il suo giudizio sulla prossima serie B?
«Dicono sia più semplice, ma io ci credo relativamente. Ogni anno di questi tempi si fanno mille discorsi. Il Torino però ci ha messo un po' per tornare in serie A e la Samp c'è arrivata solo dopo aver rincorso per tutto l'anno. Io dico che i campionati sono sempre difficili, soprattutto la serie B».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


LE INTERVISTE
Hellas Verona, Mandorlini: "Grande stagione. Sul mio futuro e Hallfredsson dico che..."
15.06.2012 13:26 di Dennis Magrì
Intervenuto ai microfoni di 'calciomercato.com, Andrea Mandorlini, tecnico dell'Hellas Verona, ha parlato della stagione appena conclusa e del suo futuro: "E' stata un'ottima stagione, sopra le aspettative. Sul calo fisico nel finale di stagione penso sia normale ma noi comunque siamo stati sul pezzo fino alla fine. Non ho rimpianti, ripeto siamo andati oltre le aspettative. Sinceramente mi dispiace molto che nella gara di ritorno dei playoff contro il Varese ci siano stati un paio di episodi nettissimi che potevano cambiare il corso della storia. Mi ha impressionato qualcuno? Non mi piace parlare dei singoli, ma tutti hanno fatto una stagione strepitosa. Se proprio devo fare dei nomi dico che Jorginho e Tachtsidis hanno fatto un salto di qualità importante, esprimendosi quasi sempre a ottimi livelli. Futuro? Rimango ancora qui a Verona, nella speranza di ripetere una stagione positiva, magari coronata dalla promozione in serie A".

Sul mercato, poi, il tecnico degli scaligeri aggiunge: "Credo che il direttore sportivo stia lavorando nella giusta direzione, abbiamo degli obiettivi e delle idee ma ancora è prematuro per parlarne. Il mercato da qui a fine agosto è ancora molto lungo. Hallfredsson? Io voglio che i giocatori forti rimangano. Ma le leggi del mercato non permettono di fare questi calcoli, se resterà sarò contento di allenarlo nuovamente".

FONTE: TuttoB.com


«Grande Martinelli, grandi i giocatori, grandissimi i tifosi»
Mandorlini fa il bilancio della stagione gialloblù «Questo gruppo è incredibile, non ci voleva Massa Ma sono carico e arrabbiato, vorrei ripartire subito»

06/06/2012
Il cielo è grigio sopra Sandrà. Una pioggia torrenziale accompagna l´ultimo allenamento del Verona. Sembra novembre, siamo in giugno. Il lunghissimo campionato di B è andato in archivio, con tante soddisfazioni e qualche delusione dopo l´eliminazione ai play off contro il Varese. Ma adesso arrivano le vacanze, i guerrieri hanno deposto le armi. Con la consapevolezza di aver dato il massimo per difendere i colori gialloblù, con la rabbia di chi sa di aver subito un torto. In mezzo al campo Andrea Mandorlini, il condottiero che li ha guidati in tutti i campi d´Italia. Sempre per vincere. E quando hanno perso l´hanno fatto a testa alta. «Non ho ancora smaltito la delusione e l´amarezza - ammette - ma non vedo l´ora di tornare in campo per prendermi la rivincita».

L´Hellas è già ripartito?
«Sono deluso e amareggiato, avrei voglia di spaccare tutto ma so che dobbiamo voltare pagina e ricominciare. Sono pronto a farlo con questa squadra, con questa gente perchè la città mi è entrata nel cuore».

Mandorlini e Verona, un legame incredibile...
«Si respira la grande passione per il l´Hellas, si capisce quanto è forte il legame della città per la squadra. Sono stato subito bene, mi sono sentito a casa. Ho deciso che mi tatuerò una piccola scala, prima o poi le cose della vita finiscono ma così il simbolo dell´Hellas resterà sempre sulla mia pelle».

Un anno vissuto intensamente...
«Un anno e mezzo, a dire il vero. Sono arrivato a novembre del 2010, venivo dalla grande delusione in Romania, volevo rimettermi alla prova anche in Italia. Ho scelto d´istinto, sapevo che Verona poteva essere la piazza giusta ma non immaginavo questa coinvolgimento. Totale».

Subito la promozione in B, poi il sogno della serie A...
«È stato bello, ragazzi. Dopo la sconfitta con il Varese mi è venuto lo slogan che potrebbe riassumere la stagione dell´Hellas e il mio stato d´animo: grande Martinelli, grandi i giocatori, grandissimi i tifosi. No Massa, però...».

Grande Martinelli...
«Ma dove lo troviamo un presidente così? La prima proposta per venire a Verona mi era stata fatta da Spartaco Landini e Alberto Parentela che in quel momento voleva entrare nell´Hellas ma io ho sempre parlato con Martinelli, solo con lui. Fin dal primo momento ho capito che potevo fidarmi di lui e il presidente si è sempre fidato di me. Un rapporto bellissimo, fatto di rispetto, di umanità, di forza. Uomo d´altri tempi, con un temperamento incredibile. Un punto di riferimento per la sua famiglia, per la squadra, per la società. L´ho visto domenica sera. È carico, mi ha trasmesso tanta energia positiva».

Grandi i giocatori...
«Mettiamoci subito d´accordo, questo è un gruppo fantastico. Potrebbe sembrare una cosa ovvia ma non lo è. E non l´ho scoperto in campo ma fuori. In campo hanno sempre dato il massimo anche se hanno sbagliato qualche partita, sono andati ben altre le proprie qualità tecniche. Fuori campo ho scoperto le qualità umane di questi ragazzi, hanno messo le basi per un progetto importante. Non solo i giocatori. Non bisogna dimenticare quello che hanno fatto i miei collaboratori, i medici, i fisioterapisti, i massaggiatori, i magazzinieri. Gente che ha dato tutto per l´Hellas».

Grandissimi i tifosi...
«Hanno fatto titoloni su giornali e tv nazionali per i tifosi della squadra inglese che hanno applaudito la squadra dopo la retrocessione. Cosa dovrebbero dire ai nostri tifosi che ci hanno incitato per novanta minuti e che ci hanno applaudito anche alla fine della partita, dopo l´eliminazione dai play off. Sentivo il coro «Mandorlini alè, alè...», vedevo le sciarpe sventolare e sentivo un magone dentro che saliva, un groppo in gola...».

Massa ha rovinato tutto.
«Ho scoperto in questi giorni che "massa" in dialetto veronese vuol dire troppo. Ecco potrei correggerre lo slogan così: grande presidente, grandi giocatori, grandissimi i tifosi... no Massa, però! Non so se mi passerà nei prossimi giorni ma sono ancora troppo incazzato. Quell´arbitro è andato contro gli eventi. Noi a Varese abbiamo perso e abbiamo perso male. Siamo stati zitti, siamo tornati a casa, abbiamo preparato la partita del ritorno. Abbiamo messo sotto il Varese per più di un´ora, hanno fatto due tiri in porta nel primo tempo per due errori nostri. C´erano due rigori e l´arbitro non li ha fischiati, questa è la verità. Grida vendetta soprattutto il secondo. Rigore per noi e Varese in dieci, perchè Troest andava espulso. Come sarebbe finita la partita?».

Il futuro di Mandorlini?
«Ho un contratto che mi lega all´Hellas fino al 2014, non ho nessuna intenzione di andarmene. Io ci sono e sono pronto a ripartire con la stessa grinta, lo stesso coraggio, la stessa determinazione. Anzi, di più...».

E la squadra?
«Nessuna rivoluzione. Qualcuno partirà ma lo zoccolo duro ha voglia di restare, di ripartire. Basta inserire giocatori di qualità in un blocco solido e la squadra sarà ancora più competitiva».
Luca Mantovani

FONTE: LArena.it

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Sito stùfo? ...Ma proprio sgionfo? Bon! lora rilàsate n'attimo co' 'stì zugheti da bar dei bèi tempi: ghè PACMAN, ghè SPACE INVADERS, ghè SUPER MARIO BROS e tanti altri! Bòn divertimento ;o)

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