Damiano TOMMASI partì dall'HELLAS per conquistare la capitale e diventare uno dei perni del centrocampo azzurro! L'umiltà del grande campione e valori importanti lo portarono ad essere un esempio anche fuori dal campo, attualmente è presidente dell'Assocalciatori...

Damiano Tommasi
Data di nascita:17/05/1974
Luogo di nascita:Negrar (VR)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Centrocampista
Altezza:180 Cm
Peso:78 Kg
Posizione:

Carriera da allenatore/dirigente:

 SquadraStagioneSeriePartiteRuolo 
A.I.C.Da Maggio 2011--Presidente 

Carriera da giocatore:

 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
La Fiorita2015-2016CND0 (+2EL)0 (+1) 
Sant'Anna d'Alfaedo2013-20142C?1 
Sant'Anna d'Alfaedo2012-20132C265 
Sant'Anna d'Alfaedo2011-20121C225 
Sant'Anna d'Alfaedo2010-20112C247 
Sant'Anna d'Alfaedo2009-20102C174 
Tianjin TedaGen. 2009-2009CSL29 (+?AFC)1 (+1) 
Queens Park Rangers2008-Gen. 2009FLC70 
Levante2007-2008PD15 (+3CR)1 (+0) 
Levante2006-2007PD29 (+2CR)0 (+0) 
Roma2005-2006A27 (+8CI +3CU)2 (+2 +0) 
Roma2004-2005A00 
Roma2003-2004A20 (+4CI +5CU)0 (+1 +0) 
Roma2002-2003A20 (+6CI +10CL)3 (+0 +0) 
Roma2001-2002A33 (+3CI +9CL +1SI)2 (+1 +1 +0) 
Roma2000-2001A34 (+1CI +8CU)3 (+0 +0) 
Roma1999-2000A33 (+3CI +6CU)2 (+0 +0) 
Roma1998-1999A33 (+3CI +8CU)1 (+0 +0) 
Roma1997-1998A33 (+6CI)0 (+0) 
Roma1996-1997A30 (+4CU)1 (+2) 
Hellas Verona1995-1996B36 (+1CI)4 (+0) 
Hellas Verona1994-1995B320 
Hellas Verona1993-1994B90 
Giovanili Hellas Verona1989-1993--- 
Giovanili San Zeno1986-1989--- 
Giovanili Negrar1985-1986--- 
LEGENDA: CI=Coppa Italia, CU=Coppa UEFA, CL=Champions League, SI=Supercoppa Italiana, PD=Primera División (Serie A Spagnola), CR=Copa del Rey (Coppa di Lega Spagnola), FLC=Football League Championship (Serie B Inglese), CSL=Chinese Super League (Serie A Cinese), AFC=AFC Champions League (Champions League Asiatica), 2C=Campionato Nazionale Dilettanti Seconda Categoria, 1C=Campionato Nazionale Dilettanti Prima Categoria, CND=Campionato Nazionale Dilettanti, EL=Europa League

News e curiosità:

Tra i prodotti del vivaio dell'HELLAS Damiano è sicuramente quello che ha avuto la carriera più fulgida: Mediano interditore partito da Sant'Anna d'Alfaedo nella Valpolicella e cresciuto poi nelle giovanili dell'HELLAS fino alla prima squadra, trovò nella ROMA la sua America tanto da conquistare la maglia azzurra e diventare uno dei perni inamovibili della Nazionale per 5 anni.
Da sempre attivo nel sociale e molto religioso fu battezzato da Carlo Zampa, giornalista tifosissimo dei giallorossi, 'Anima Candida' e con questo nomignolo fu 'preso di mira' in TV dal comico Tullio Solenghi che gli affibbiò il tormentone Nel rispetto dell'avversario... Insomma un personaggio suo malgrado dato il carattere schivo e riservato che lo ha da sempre contraddistinto.
Gran professionista e lavoratore è progressivamente cresciuto sia tatticamente che tecnicamente fino ad essere definito Il giocatore più importante della Roma, più di TOTTI, MONTELLA e BATISTUTA da mister Fabio CAPELLO nel 2001 quando la ROMA vinse lo scudetto.


DALLA VALPO ALL'HELLAS
Prima nel NEGRAR poi nel SAN ZENO, Damiano arriva nelle giovanili scaligere a 16 anni per esordire in cadetteria 3 anni più tardi nel VERONA di MUTTI formato quasi totalmente da signor nessuno a parte PESSOTTO e il giovane INZAGHI che poi ritroverà come compagni in Nazionale; in quella squadra altri elementi del vivaio scaligero come FATTORI, GUERRA, LAMACCHI e STURBA...
Nella stagione '95-'96 ottiene la promozione in massima serie coi gialloblù prima di passare alla ROMA squadra nella quale sarà destinato a grandi successi.

ALLA ROMA PER FARE LA STORIA...
In giallorosso Damiano è subito tra i titolari con Carlos BIANCHI in panca e a Settembre realizza il suo primo gol in Coppa UEFA contro la DINAMO MOSCA ripetendosi anche nella gara di ritorno in quello che il giocatore stesso considera il suo gol più bello in carriera.
Con gli anni in giallorosso TOMMASI acquista carisma ed ulteriore tecnica diventando imprescindibile anche per allenatori come LIEDHOLM e ZEMAN che succederanno all'argentino sulla panchina della ROMA.
Nella stagione 2000-2001 parte il suo periodo d'oro alla ROMA con la vittoria di uno scudetto da titolare con mister CAPELLO in panchina e di una Supercoppa Italiana nella stagione successiva insieme all'esordio in Champions League.
Grave infortunio nell'estate del 2004 quando, nell'amichevole con lo STOKE CITY, rimedia una distorione alla quale segue la frattura del legamento crociato che lo terrà fuori per più di una stagione: Alla fine del suo calvario firmerà con la società della Lupa un contratto al minimo sindacale in segno di riconoscenza per averlo seguito ed aspettato nel periodo più buio della carriera.
Rientrato nell'autunno del 2005 lascia la ROMA 31enne dopo 10 stagioni ad altissimo livello (periodo post infortunio a parte).

LEVANTE, QPR E TIANJIN TEDA
Nell'estate del 2006 Damiano viene ingaggiato in Liga Spagnola dal LEVANTE ma nel Febbraio del 2008 deve fermarsi ancora una volta a causa di un nuovo infortunio al ginocchio: Una stagione e mezza da titolare inamovibile nel centrocampo della squadra iberica poi, scaduto il contratto, firma un annuale coi QUEENS PARK RANGERS in Premier League.
A Gennaio del 2009 le parti si lasciano senza troppi rimpianti ed il centrocampista ormai 35enne sceglie la Super League con la squadra del TIANJIN TEDA: Sarà il primo calciatore professionista italiano a militare nel massimo campionato cinese.
Al termine della stagione ad Ottobre, con 2 gol messi a segno, Damiano da l'addio al calcio professionistico e torna a Negrar.

SANT'ANNA E LA FIORITA
Ma appendere le scarpette al chiodo in maniera definitiva non è per TOMMASI cresciuto a pane (valori) e calcio: Il giorno di Santa Lucia del 2009 torna in campo in Seconda Categoria col Sant'Anna d'Alfaedo, dove militano anche i suoi due fratelli, nella squadretta della frazione omonima in cui ha tirato i primi calci (il calciatore è originario di Vaggimal un borgo di 75 famiglie della Frazione di Sant'Anna nel comune di Negrar).
Ma il dio del calcio evidentemente vuole vedere ancora Damiano calcare palcoscenici più importanti e, tramite Andy SELVA, capitano sanmarinese de LA FIORITA, lo chiama a disputare i preliminari di Europa League a partire dal 2 Luglio 2015 contro il VADUZ della Serie A svizzera: La doppia gara vide stravincere i più quotati avversari ma l'eterno ragazzo di Negrar si toglierà lo sfizio di segnare un ultimo gol nel calcio che conta.

Questo è il sito internet di Damiano.


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Aneddoti&Altro da ricordare...

Damiano Tommasi
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Damiano Tommasi (Negrar, 17 maggio 1974) è un calciatore italiano, centrocampista de La Fiorita, e attuale presidente dell'Associazione Italiana Calciatori.
Soprannominato da Carlo Zampa "Anima Candida" per il suo impegno nel sociale, oltre che per la sua religiosità e per la correttezza in campo, Tommasi è stato uno dei centrocampisti di riferimento della Roma alla fine degli anni novanta e l'inizio degli anni duemila. Con i giallorossi vinse uno scudetto e una Supercoppa Italiana.
Conta 25 presenze e 1 gol con la Nazionale italiana, con cui ha partecipato al Campionato mondiale di calcio 2002, conclusosi per gli azzurri agli ottavi di finale.
Nel 2001 ha ricevuto il premio nazionale "Altropallone" per il suo impegno sociale.

Caratteristiche tecniche
Centrale di centrocampo, può giocare come mezzala e ala. Può ricoprire tutte le posizioni del centrocampo e per questo Fabio Capello lo definì «atipico», «un interno che si muoveva in una zona del campo indefinita». Possiede inoltre una discreta tecnica in fase d'impostazione.
Ai tempi delle giovanili del Verona veniva impiegato come difensore centrale.

Carriera
- Club
Verona
Tommasi inizia a giocare a calcio nel 1985. Dopo un paio d'anni nella squadra del suo paese, nel 1990 approda nelle giovanili del Verona, col quale esordirà in Serie B nella stagione 1993-1994 al fianco di Pessotto e Inzaghi, suoi futuri compagni di squadra in Nazionale. Nella stagione 1995-1996 contribuisce alla promozione del Verona in Serie A prima di essere ceduto alla Roma.

Roma
«Nel 2001, l'anno dello scudetto con la Roma, Capello lo definì il giocatore più importante della squadra. Più di Totti e Montella, più di Batistuta.»
(Beppe Di Corrado.)

Nel giugno 1996 viene acquistato dalla Roma, diventando subito il centrocampista titolare della formazione allenata da Carlos Bianchi. Il 10 settembre realizza il sui primo gol in maglia giallorossa in Roma-Dinamo Mosca (3-0), gara di andata dei trentaduesimi di finale di Coppa UEFA. Si ripete nella gara di ritorno, il 24 settembre, realizzando il momentaneo 1-2 per i giallorossi (1-3 il finale). Questa marcatura, una magnifica girata al volo di destro, è per Tommasi il gol più bello della carriera. Il 29 settembre arriva invece il suo primo gol in campionato, il momentaneo 0-1 in Reggiana-Roma (1-1). Mantiene il posto da titolare anche con Nils Liedholm e successivamente con il boemo Zdenek Zeman, uno degli allenatori con cui Tommasi legherà di più. Il 12 gennaio 1997 gioca da portiere gli ultimi minuti della partita vinta dai giallorossi 4-1 contro il Perugia, sostituendo l'espulso Cervone ed esibendosi in una brillante deviazione in angolo in tuffo su punizione di Allegri.
Nella stagione 2000-2001 contribuisce con 34 presenze e 3 gol alla conquista dello scudetto con Fabio Capello in panchina. L'anno seguente vince la Supercoppa italiana, ottenuta battendo la Fiorentina all'Olimpico per 3-0, e fa il suo esordio in UEFA Champions League nella trasferta pareggiata 0-0 contro l'Anderlecht. Il 26 febbraio 2002 realizza la sua prima marcatura nella massima competizione europea, il definitivo 3-0 nella vittoria casalinga contro il Barcellona. Questa stagione, pur al di sotto le aspettative per la squadra giallorossa, si rivela fortunata per Tommasi che, a giugno, viene convocato in Nazionale maggiore per disputare il mondiale nippo-coreano.
Nell'annata 2002-2003 è ancora titolare. Il 26 aprile 2003 contribuisce con un gol alla vittoria dei giallorossi sul Milan (2-1 all'Olimpico). Sempre contro il Milan, nel frattempo laureatosi campione d'Europa, disputa da titolare entrambe le finali di Coppa Italia perse dalla formazione giallorossa.
Nell'estate del 2004, durante l'amichevole di precampionato Roma-Stoke City, rimedia una distorsione avvenuta a causa di un contrasto duro con Gerry Taggart, a cui segue la frattura del legamento crociato. Il ritorno all'attività agonistica è difficoltoso, tanto che il giocatore resta ferma per più di una stagione. In seguito, per riconoscenza nei confronti della società giallorossa che lo aveva seguito durante l'infortunio ed aspettato, firma un contratto di un anno al minimo sindacale di 1.500 Euro al mese, tornando a giocare il 30 ottobre 2005 contro l'Ascoli, subentrando per 20 minuti a Olivier Dacourt. Il 27 novembre 2005, a causa dei molti infortuni, Tommasi gioca dal primo minuto il match Roma-Fiorentina, realizzando tra l'altro il gol del momentaneo 1-0 per i giallorossi (1-1 nel finale). A fine stagione decide di lasciare la squadra giallorossa dopo ben dieci anni di militanza.

Le ultime squadre
Nel luglio 2006 firma un biennale con gli spagnoli del Levante divenendo un punto fermo per la sua squadra. Nel febbraio 2008 rimedia un nuovo infortunio al ginocchio e decide di tornare in Italia per consultare il professor Pier Paolo Mariani, lo stesso che lo operò nel 2004. Al termine del contratto lascia la Spagna e, il 10 settembre 2008, firma un contratto annuale con la squadra di proprietà di Bernie Ecclestone e Flavio Briatore: i Queens Park Rangers. Debutta il 28 ottobre 2008, ma il 9 gennaio 2009 interrompe il legame professionale con il club inglese, ufficialmente perché non rientra più nei piani tecnici e societari.
Nel gennaio 2009 Tommasi riceve un'allettante offerta da parte del Tianjin Teda, squadra militante nel campionato cinese. Questa esperienza stuzzica molto l'interesse del giocatore, a cui viene offerto un contratto di 40.000 dollari al mese. La presentazione ufficiale si è svolta il 12 febbraio 2009. Diventa così il primo calciatore italiano a militare nel campionato professionistico cinese. Ad ottobre, al termine della stagione nella quale colleziona anche 2 reti (una in campionato e una nella Champions Asiatica), Tommasi annuncia di voler far ritorno a Verona, ma dà definitivamente addio al calcio professionistico. Tornato in Italia dopo la parentesi cinese, Tommasi dimostra di non voler abbandonare il calcio giocato, anche se non da professionista: il 13 dicembre 2009 debutta (segnando anche un gol) nella squadra di Seconda Categoria Sant'Anna d'Alfaedo, compagine dilettantistica della omonima cittadina in provincia di Verona, vicino al suo paese nativo. Nella stessa squadra giocano anche i suoi due fratelli.
Il 22 giugno 2015 riceve un'offerta dal club sammarinese La Fiorita grazie a Andy Selva, capitano della squadra. Con La Fiorita Tommasi giocherà i preliminari di Europa League contro il Vaduz del Liechtenstein, squadra militante nella Serie A svizzera. Il 2 luglio Tommasi ha giocato per 90 minuti la partita di andata dei preliminari di Europa League persa in casa per 5-0 contro il Vaduz. Gioca anche i 90 minuti della partita di ritorno persa in trasferta a Vaduz, segnando il gol del momentaneo 4-1 (la sua squadra infine perderà 5-1).

- Nazionale
Dopo aver collezionato alcune presenze nell'Under 19, Tommasi esordisce in Under 21 il 20 dicembre 1994, con la quale gioca 7 partite fra il 1994 ed il 1996. In quell'anno gioca tre partite con la Nazionale Olimpica alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 e vince il campionato europeo Under-21 1996 nella finale contro la Spagna battuta ai rigori.
Il 18 novembre 1998 esordisce con la Nazionale maggiore nella partita pareggiata 2-2 contro la Spagna, convocato dall'allora CT Dino Zoff.
Dal 2001, con l'arrivo di Trapattoni e l'esplosione calcistica di Tommasi, inizia ad essere uno fra i convocati fissi e gioca tutte le partite del Campionato mondiale di calcio 2002, risultando uno tra i migliori azzurri. Durante la partita giocata contro la Corea del Sud padrona di casa gli venne annullato un gol per fuorigioco - poi contestato dagli azzurri- che avrebbe consentito il passaggio ai quarti di finale, essendo stato siglato nei tempi supplementari, ove vigeva la regola del golden goal. Timbra la sua ultima presenza nell'amichevole contro la Romania, il 15 novembre 2003, a quasi cinque anni esatti dall'esordio.
Con la maglia azzurra colleziona in totale 25 presenze segnando 1 gol (il 5 settembre 2001 nella partita vinta 1-0 contro il Marocco).

Dirigente
- A.I.C.
Dal 9 maggio 2011 Damiano Tommasi è al timone dell'Associazione Italiana Calciatori. Succede allo storico fondatore Sergio Campana.

Palmarès
- Club
Campionato italiano: 1 Roma 2000-2001
Supercoppa italiana: 1 Roma 2001

- Nazionale
Campionato d'Europa Under-21: 1 Spagna 1996

Attività extra-calcistiche
Ha prestato la voce a Stephen Chow nel ruolo di Sing "gamba d'acciaio" nel film Shaolin Soccer.

Curiosità
Nel 2002 si è aggiudicato la prima edizione del premio "Tor Vergata - Etica nello sport" organizzato dall'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", assegnato ogni anno a personalità sportive che si sono contraddistinte per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping.

FONTE: Wikipedia.org

FC Vaduz vs SP La Fiorita 5-1 - Goal Damiano Tommasi - Europa League Qualifikation - 9/7/15

COPERTINA
Tommasi: "Testa alla salvezza. Cerci? Verona piazza ideale per lui"
24.07.2017 16:00 di Stefano Bentivogli Twitter: @sbentivogli10
Fonte: L'Arena
Fra qualche settimana ripartirà la stagione agonistica, il Verona si prepara ad affrontare un nuovo campionato di A, Tommasi non ha mai nascosto le sue simpatie per i gialloblù. "Non è mai facile vincere un campionato – ammette l’ex centrocampista di Hellas e Roma - la squadra di Pecchia c’è riuscita e ha centrato un obiettivo importante. Ha superato anche momenti difficili con la giusta maturità. Se parti da favorita devi fare i conti anche con gli stimoli in più che hanno gli avversari quando ti incontrano".

In Serie A il clima sarà diverso, il Verona dovrà pensare soprattutto a mantenere la categoria. "Non deve perdere di vista l’obiettivo salvezza – sottolinea Tommasi – anche perché il campionato ormai è diviso in due spezzoni, anche in tre. Chi lotta per la salvezza, chi cerca un posto in Europa e chi dovrà pensare solo alla salvezza, come dovrà fare l’Hellas. Dovrà affrontare un mini torneo e fare grande attenzione negli scontri diretti".

Un Verona che potrà contare su Cerci: "Alessio era molto giovane ma veniva spesso convocato in prima squadra e giocava già in Primavera anche se aveva un anno in meno. Un grande talento, qualità incredibili. L’ha dimostrato anche negli anni successivi. Purtroppo viene da tre stagioni difficili, con il passaggio all’Atletico Madrid non è arrivato il conseguente salto di qualità. Ha deciso di ripartire da Verona, sono contento perché questa è la piazza ideale per ritrovare gli stimoli giusti”.

FONTE: TuttoHellasVerona.it


AIC, Damiano Tommasi in visita all’Hellas Verona
luglio 21, 2017

Gradita visita in ritiro e nel corso dell’allenamento pomeridiano da parte di una delegazione dell’AIC guidata dal presidente ed ex calciatore dell’Hellas Verona Damiano Tommasi. Foto: AIC

FONTE: HellasLive.it


ULTIM’ORA
ROMA, 16:22
CALCIO, ROMA; TOMMASI: PER DI FRANCESCO BEL BANCO DI PROVA
"Ovviamente la Roma sarà un banco di prova anche per lui, perché gli obiettivi nella capitale si alzano come è giusto che sia per un allenatore in ascesa come lui". Sono le parole del presidente dell'Aic, Damiano Tommasi, sul suo ex compagno di squadra in giallorosso, Eusebio Di Francesco, nuovo allenatore della Roma.

"Di Francesco? Noi abbiamo vissuto assieme l'epoca di Zeman in cui ci chiamavano i gemelli di centrocampo e, a distanza di quasi 20 anni, ci chiamiamo ancora ''gemello'' l'un l'altro quando ci sentiamo al telefono. Abbiamo un rapporto molto stretto. Eusebio è una delle due persone, insieme a Stefano Fattori capitano del Verona ai miei esordi, che è stato un riferimento per me nel mondo del calcio e lo è tuttora. Il periodo in cui abbiamo giocato insieme alla Roma è stato il suo momento migliore da giocatore ed è anche riuscito a vestire la maglia della Nazionale. Il gioco di Zeman lo esaltava e da lì deriva il suo modo di interpretare il calcio da allenatore. Probabilmente Di Francesco poi ha apportato anche qualche modifica migliorativa al gioco di Zeman, mantenendo i principi di inserimento che poi erano propri del modo di giocare che identificavano Eusebio da giocatore".

"Aveva un modo di interpretare lo spogliatoio in maniera particolare, nel senso che si sentiva la sua presenza, a prescindere dal fatto che lui fosse titolare o meno. Eusebio a quel tempo sapeva già valorizzare e interpretare il gruppo come qualcosa che va oltre l'aspetto di gioco sul campo. Credo che nell'anno in cui vincemmo lo scudetto nel 2000-01 con Capello in panchina si sottolineò poco l'apporto allo spirito di squadra che alcuni giocatori come lui, che in quella stagione, in cui tra l'altro si infortunò, giocarono meno - ha spiegato Tommasi al sito della Roma-. Lui contribuiva sempre ad alzare il livello dell'allenamento e così le prestazioni di tutti. Di Francesco è stato molto importante per la vittoria del titolo e ha contribuito a suo modo a rendere vincente quel gruppo".

Poi c'è stata l'esperienza di Eusebio Di Francesco come Team Manager nella stagione 2005-06, prima che lui iniziasse la carriera da allenatore. "Sì, quel ruolo gli è servito come step intermedio prima di intraprendere la carriera da allenatore, forse gli ha permesso di capire che quella situazione di Team Manager gli era stretta e non esaltava a pieno le sue capacità di leadership. Infatti dopo quell'anno fece esperienze dirigenziali in realtà più piccole, in cui affinò le sue capacità di interpretare lo spogliatoio e le sue doti di leadership".

Poi ha iniziato la sua carriera da allenatore vera e propria. "Per assurdo l'ho seguita fin dall'inizio, perché lui subentrò ad allenare il Pescara nel 2010 e lo portò in B battendo nei play-off la mia ex squadra, l'Hellas Verona. Credo che poi abbia trovato la sua dimensione di serietà professionale al Sassuolo che, nonostante l'esonero momentaneo nella sua prima esperienza, nel tempo gli ha dato quelle soddisfazioni che meritava. È un bel mix quello che si è creato in Emilia, tra la serietà della società e la professionalità di Eusebio nel costruire la squadra, scegliendo giocatori di un certo tipo e mettendoli in campo in un modo a lui congeniale -ha aggiunto Tommasi-. In questo senso è un allenatore che dà delle garanzie. Ovviamente la Roma sarà un banco di prova anche per lui, perché gli obiettivi nella capitale si alzano come è giusto che sia per un allenatore in ascesa come lui. Ed è giusto misurarsi con nuove avventure e traguardi più importanti. Sicuramente a Roma ci sono aspettative sportive diverse come club e dinamiche della città e dei tifosi diverse, con cui Eusebio dovrà confrontarsi, ma credo che lui abbia fatto una sana e giusta gavetta e ora si trovi a fare lo step giusto al momento giusto''

FONTE: Sport.Repubblica.it


NATO OGGI...
Damiano Tommasi, dallo Scudetto con la Roma alla presidenza dell'AIC
17.05.2017 05.00 di Lorenzo Di Benedetto Twitter: @Lore_Dibe88
Attuale presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi muove i primi passi su un campo da calcio a Verona, insieme ai compagni Pessotto e Inzaghi. Nel '95-'96 raggiunse la promozione in Serie A e fu subito acquistato dalla Roma. Centrocampista centrale in grado di giostrare in tutte le caselle della linea mediana, Tommasi faceva delle capacità di impostazione una delle sue armi migliori. Per far capire il suo peso in campo, basti pensare che Fabio Capello lo definì il 'giocatore più importante della stagione dello Scudetto', più di giocatori del calibro di Totti e Batistuta. Nel 2005, dopo un grave infortunio, restò alla Roma accettando uno stipendio da 1500? mensili, il minimo sindacale per un calciatore. Dopo le vittorie in giallorosso, nel 2006, firmò un biennale col Levante, in Spagna, e successivamente un contratto annuale col QPR. Dopo la chiusura del rapporto col club londinese, Tommasi fa da apripista ai calciatori italiani diretti in Cina e firma con il Tianjin Teda prima di chiudere la carriera Sant'Anna d'Alfaedo. Con la Nazionale ha preso parte allo sfortunato Mondiale del 2002. In carriera Tommasi ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa italiana e un Europeo con l'Under 21. Oggi Damiano Tommasi compie 43 anni.

Sono nati oggi anche Horst Köppel, José Chamot, Aleandro Rosi, Michel Morganella e Inigo Martinez.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


04.04.2017
Tommasi, 50% minacce da propri tifosi

(ANSA) - ROMA, 4 APR - "Il calciatore si è abituato al fatto che se gioca male sia normale ricevere minacce e pressioni. Piu' della metà degli episodi di violenze e minacce è dovuto ai tifosi della propria squadra, che pensano che pagando il biglietto si possa fare quel che si vuole o che si sentono i custodi del vero valore e che il calciatore debba sottostare a quelle determinate regole". Lo ha detto Damiano Tommasi, presidente dell'Aic, in audizione davanti all'Antimafia. Di episodi di minacce e pressioni si parla nel report "Calciatori sotto tiro", alla quarta edizione. "Un altro dato è che quasi la metà dei casi avviene nel mondo dilettantistico", ha aggiunto Tommasi. "Chi ha avuto la fortuna di giocare in altri campionati vede che tutto questo non è normale", ha concluso l'ex azzurro.
VR

FONTE: IlGiornalediVicenza.it


Scuola Calcio Elite: in sala Lucchi si parla delle regole del calcio
29/MARZO/2017 - 21:24

Verona - Proseguono gli incontri formativi promossi dalla Scuola Calcio Elite dell'Hellas Verona, per affrontare con l'aiuto di esperti qualificati gli argomenti meno conosciuti ma basilari per la crescita dei giovani atleti. Tema della serata della Sala Lucchi, a due passi dallo stadio 'Bentegodi', è stato 'Le regole del gioco, il gioco delle regole', argomento trattato da diversi punti di vista. Platea di ospiti molto importante, infatti, con l'ex calciatore del Verona e presidente dell'Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi, l'ex arbitro internazionale Massimiliano Saccani e Coordinatore Nazionale Avviso Pubblico Pierpaolo Romani. A moderare il dibattito, come sempre, il reponsabile Scuola Calcio Zaccaria Tommasi, che ha condotto attraverso le tematiche le decine di persone presenti, tra rappresentanti delle società calcistiche veronesi, genitori, bambini e tecnici della Scuola Calcio gialloblù, oltre alle ragazze del Verona Calcio Femminile. L'educazione alla legalità è un tema tanto importante quanto sottovalutato, e insegnarlo fin dai primissimi anni di approccio al calcio è un valore aggiunto utile per tutta la vita.

Questo il commento del Responsabile della Scuola Calcio dell'Hellas Verona, Zaccaria Tommasi: «Stasera abbiamo voluto affrontare l'argomento delle regole, ma non solo quelle legate strettamente al rettangolo di gioco. Per questo, abbiamo voluto portare qui tre punti di vista apparentemente distanti ma ugualmente importanti. In particolare, un calciatore come Damiano Tommasi ci può raccontare la visione di chi scende in campo e deve sottostare a un regolamento, ma anche a una filosofia di comportamento.Un ex arbitro come Saccani ci mostra invece il ruolo di chi le regole le rappresenta e ha il compito di farle rispettare. Ma il calcio è uno sport così seguito e importante da rendere necessario anche un intervento sulla legalità in senso più ampio, con un grande esperto di mafia come Pierpaolo Romani a parlarcene».

FONTE: HellasVerona.it


19.02.2017
Negrar, Tommasi "battezza" il nuovo campo di calcio
C’erano tutti stamattina, domenica 19 febbraio, a Negrar, per l’inaugurazione del nuovo campo da calcio del capoluogo e l’intitolazione a Luciano Pasetto, indimenticato presidente dell’Asd Negrar, degli impianti sportivi che saranno terminati nel 2018. Un appuntamento con la storia, a Negrar, dove un nuovo campo era atteso da oltre 30 anni. Oltre agli amministratori comunali, con in prima fila il sindaco Roberto Grison e l’assessore a sport e lavori pubblici Bruno Quintarelli per il taglio del nastro, c’erano il consigliere comunale e uomo del calcio negrarese Giorgio Mignolli, l’ex assessore dell’amministrazione Dal Negro Stefano Ceradini.

C’erano dirigenti e allenatori della Polisportiva Negrar e dell’Associazione Calcio Arbizzano, il progettista dei nuovi impianti sportivi Marco Finazzi dello studio bresciano Finazzi, Rocco Campennì per la ditta esecutrice Artedil di Bergamo che ha realizzato il campo in 90 giorni, il dipendente comunale di Negrar che ha seguito l’opera, Simone Zampini, coordinando i lavori. C’era il presidente dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi, che da Vaggimal (Sant’Anna d’Alfaedo) a 11 anni arrivò pure lui per giocare nelle file del Negrar prima di fare la carriera calcistica che ha fatto, dall’Hellas Verona alla Roma, dalla Nazionale italiana alla Cina. C’erano la vedova Mariuccia e i familiari di Luciano Pasetto, ma anche la signora Tiziana vedova di Renato Agnoli e familiari di Vittorio Salata.

Agnoli e Salata nella loro vita fecero molto e di più per il calcio negrarese: alla loro memoria è stato dedicato il campo. C’era il presidente della Fidas Negrar, Nicola Trande e la Banda comunale di Negrar con la sua musica. C’erano tanti piccoli calciatori, delle categorie comprese tra gli esordienti e le annate tra 2006 e 2010, che per primi hanno solcato il rettangolo di gioco per sfidarsi e divertirsi insieme senza più dover fare i conti con il fango, la terra, le pendenze proprie del vecchio campo. C’era anche il curato di Negrar, don Luca Zamboni, per la benedizione. E non a caso c’era lui, calciatore a sua volta e impegnato pure nella squadra nazionale dei preti. Entusiasmo a mille per tutti. Giornata di festa speciale per Negrar. Baciata dal sole e dal cielo azzurro.
Camilla Madinelli

FONTE: LArena.it


EX VERONA
Ex Hellas, Tommasi sindaco di Verona, Damiano ci pensa
Il presidente dell’Aic tra qualche giorno darà una risposta al Partito Democratico

di Redazione Hellas1903, 09/02/2017, 09:20

Damiano Tommasi candidato sindaco di Verona? Era un’idea, ora potrebbe essere un fatto concreto.
Negli ultimi mesi l’ex centrocampista dell’Hellas, dal 2011 presidente dell’Assocalciatori, è stato contattato dal Partito Democratico, che gli ha presentato la proposta.
Tommasi la sta valutando attentamente, come riferisce il “Corriere di Verona” oggi in edicola. Nei prossimi giorni Damiano darà una risposta definitiva, considerando anche che il 6 marzo si terranno le elezioni del nuovo vertice della Figc, per cui l’Aic avrà un ruolo rilevante.

Ma Tommasi, per adesso, non ha detto di no al Pd in vista delle elezioni che si terranno in primavera.

NEWS
Ex Hellas, la politica cerca Tommasi come sindaco di Verona
Il presidente dell’Assocalciatori sarebbe stato sondato dal Partito Democratico per la candidatura alle prossime elezioni

di Redazione Hellas1903, 06/01/2017, 12:16

Un’indiscrezione riportata dal “Corriere di Verona” oggi in edicola si allaccia al mondo del pallone e a Damiano Tommasi, ex dell’Hellas (prima del passaggio alla Roma, di cui è stato una bandiera per un decennio, vincendo lo scudetto nel campionato 2000-2001) e a lungo nella nazionale italiana, con cui ha partecipato al Mondiale del 2002 in Corea del Sud e Giappone.
Dal 2011 presidente dell’Assocalciatori, Tommasi, riferisce il quotidiano, sarebbe tra le persone sondate dal Partito Democratico per una possibile candidatura a sindaco di Verona con il centrosinistra.
Un’ipotesi che rientra nel contesto di molte altre soluzioni, in vista delle elezioni in programma nel capoluogo in primavera.

Tommasi è originario della Lessinia, la zona montuosa sopra Verona, ed è da sempre impegnato nell’ambito sociale e vicino alle organizzazioni solidali. Sposato dal 1996 con Chiara, ha sei figli.

FONTE: Hellas1903.it


Tommasi vs Lega Pro: «calendario penalizza tifosi»

Il calcio del Triveneto sta vivendo un momento di splendore, scrive la Nuova Venezia di oggi a pagina 44. Basti vedere come Verona e Venezia siano le capoliste del campionato di serie B e del girone B di Lega Pro inseguite dalle altre squadre venete.«È una bella soddisfazione che le nostre formazioni si trovino sempre in alto, e non mi nascondo a dire che tifo per loro» commenta il presidente dell’associazione Damiano Tommasi, ex centrocampista veronese. «60 squadre in Lega Pro non sono troppe, a patto che si fissino delle regole certe e le si facciano rispettare».

Riguardo al calendario del campionato, che penalizza la presenza dei tifosi agli stadi, il presidente ha qualcosa da ridire: «va trovato il giusto equilibrio per non svuotare gli stadi. La Lega sta cercando di proporre qualcosa di diverso alle tv per rendere anche il prodotto più appetibile. Ma non bisogna rischiare di penalizzare troppo chi va allo stadio. L’allargamento a 60 squadre in Lega Pro è un’opportunità per le squadre che iniziano la stagione con il piede sbagliato ed è un ottimo deterrente per il malaffare. Tenere vivo l’interesse su tutte le gare fino alla fine, può allontanare l’ombra del calcio scommesse».
(ph. calciomercato.com)

FONTE: VVox.it


ROMA
Tommasi: “Mia figlia temeva la Cina, Zeman mi voleva alla Lazio. Moreno e Garcia Aranda…”
L’intervista al presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi.


15/11/2016, 09:30
Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi, è stato il protagonista de ‘La Partita Perfetta‘ in onda sui canali di Sportitalia.
L’ex centrocampista di Roma e Levante si è raccontato, non risparmiando aneddoti e curiosità. Si parte dalla sua attuale esperienza calcistica: gioca ancora in una squadra veneta, La Fiorita. “Le cose con la mia squadra potrebbero andar meglio. Siamo la difesa più battuta del campionato e io gioco in difesa. Ci divertiamo, siamo nella Seconda Categoria Veneta. Faccio fatica ad allenarmi, però se non ho impegni e sto bene gioco sempre. Mi alleno giocando. Coi miei familiari? Beh, un po’ loro hanno mollato, per infortuni o impegni familiari“.
FAMIGLIA – “Ho sei figli e quando ne manca uno sembra ci sia il vuoto in famiglia, come se mancasse un po’ di confusione. Io sono il terzo di cinque figli; mia moglie è appassionata e sa crescerli bene. Sono più le gioie che le preoccupazioni“.

ROMA – “Quando vengo a Roma ricevo i complimenti ancora per quello scudetto? Sì, ‘purtroppo’. Dico purtroppo perché quello lì è stato lo scudetto più recente nella storia recente dei giallorossi. Nelle altre piazze si è abituati a dimenticare perché si hanno nuovi successi e nuovi idoli da ricordare. Invece a Roma rimane il ricordo di una tifoseria appassionata, che coinvolge e che spesso travolge“.


1996 – “L’anno 1996 è stato particolare per me perché abbiamo vinto l’Europeo Under-21, il campionato di B col Verona, c’è stato il mio matrimonio, dunque il trasferimento a Roma e la convocazione veloce in Nazionale. Arrivare a Roma non è stato semplice, anche perché in quel periodo lì la squadra aveva difficoltà a interagire con l’allenatore, che era Carlos Bianchi: in quei mesi sono cresciuto molto. Con Zeman giocai molto, ma venni anche fischiato molto dal pubblico giallorosso“.

ZEMAN – “Vi racconto un aneddoto: Zeman mi voleva alla Lazio quando ero all’Hellas Verona. Il Verona non mi ha ceduto alla Lazio e dunque, dopo, io e Zeman ci siamo ritrovati alla Roma. Con il mister la fiducia era massima. I fischi e gli insulti dispiacevano, ma la vivevo con consapevolezza che non tutti noi giocatori nasciamo per essere da Serie A. Nel gioco di Zeman, la cui prerogativa è il tempo del passaggio, io commettevo qualche errore di misura… erano più i passaggi che sbagliavo di quelli che indovinavo. Quindi quando i risultati non arrivavano, c’erano i fischi. Sono cresciuto molto di lì in avanti“.

CINA – “La mia avventura in Cina? Sì, è arrivata alla fine della mia carriera. Tornavo da Londra a metà stagione, non volevo giocare in nessuna squadra italia ed è uscita questa possibilità di andare in Cina. Ho preso questa esperienza come se volessi andare incontro al futuro, non solo calcisticamente parlando. L’aneddoto in questo caso riguarda mia figlia che aveva 11 anni. Veniva dall’esperienza dell’Olimpiadi di Pechino in cui si raccontava degli allenamenti massacranti svolti dagli atleti cinesi. Lei mi disse: ‘Io in Cina non vengo perché maltrattano i bambini’. Quella è stata la vera sfida: cambiare culturalmente sulla nostra pelle la percezione di un popolo che non conosciamo e di cui si ha paura. Quindi dissi a lei che il mio primo obiettivo era farmi un amico cinese affinché capisse che non tutti i cinesi fossero come pensava lei. Dal 2009 il calcio cinese è cambiato tanto, è cresciuto, ma il gap ancora c’è. E riguarda la cultura calcistica, che non è una cosa che si compra“.

MORENO E GARCIA ARANDA – “L’arbitro Moreno? Il rapporto con gli arbitri è sempre stato cordiali, non mi perdevo in discussioni. Nel calcio esiste una regola: decide l’arbitro. Non sto a giudicare cosa ha fatto dopo. Sicuramente in quel Mondiale meritavamo molto di più, avevamo una squadra fortissima, con Vieri, Del Piero, Montella, Totti, Nesta, Maldini, Buffon… C’è un po’ di rammarico. Quello contro la Corea non è stato proprio un gol annullato, perché io calciai quando già con lo sguardo avevo visto il guardalinee con la bandierina sollevata. Il fischio di Moreno arrivò dopo, comunque. Temevo mi ammonisse. Una sola volta ero andato a parlare con l’arbitro, è un arbitro che i tifosi della Roma ricorderanno bene: Garcia Aranda che a Liverpool combinò di tutto, ammonendomi due volte e trasformando un rigore in calcio d’angolo“.

ITALIA – “Ventura? Credo che ora debba trovare l’equilibrio e l’esperienza europea che manca. Italia–Germania? Non so quanto dureranno queste amichevoli perché ora cambierà il sistema di qualificazione. L’Aic? La categoria del calciatore non è valutata per quello che è. Presidenza FiGC? Prematuro parlarne”.

FONTE: MediagGol.it


LA PROPOSTA A ROMA
Assessore 5 Stelle?
Tommasi rifiuta

08/06/2016 13:22
Damiano Tommasi avrebbe rifiutato di fare l'assessore a Roma, nel caso al ballottaggio vincesse la candidata del Movimento 5 Stelle Raggi.
Il retroscena politico che riguarda l'ex centrocampista del Verona e della Roma è stato svelato dalla Stampa. Tommasi attualmente è il presidente dell'associazione italiana calciatori.

FONTE: TGGialloBlu.it


SERIE A
TMW - Tommasi: "Italia, punto su De Rossi. Motta merita di essere nei 23"
07.06.2016 13.48 di Raimondo De Magistris Twitter: @RaimondoDM
Fonte: Dal nostro inviato a Roma, Vincenzo Marangio
A margine del Consiglio Federale che si svolgerà quest'oggi a Roma, ha parlato Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori: "Caso Lippi? Ne parleremo oggi, il tema del giorno che ci interessa di più è quello dei ripescaggi e cercheremo di risolverlo", ha detto Tommasi che poi s'è proiettato sul ruolo dell'Italia al prossimo Europeo. "La nostra sarà una Nazionale tosta da battere, siamo sulla buona strada. Su chi puntare? Dico De Rossi, dopo una stagione travagliata è tornato a essere protagonista con la maglia azzurra. Thiago Motta? Ieri ero allo stadio e sono felice che Verona abbia risposto in quel modo, i fischi erano solo per la prestazione. Tutti i 23 hanno titoli e meriti per far parte del gruppo".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


28.05.2016
Tommasi, sfuma il sogno Champions
Damiano Tommasi

Damiano Tommasi giocherà a luglio i preliminari di Europa League con La Fiorita, sconfitta ieri sera tre a uno dal Tre Penne a Serravalle nella finalissima scudetto sammarinese. Sfuma così per Tommasi l'occasione di partecipare ai preliminari di Champions, sicuri se La Fiorita avesse vinto il titolo. Tommasi, 42 anni, attuale presidente dell'Associazione italiana calciatori ed in passato centrocampista del Verona, della Roma, della Nazionale da sette anni al Sant'Anna d'Alfaedo, giocò col La Fiorita anche il preliminare di Europa League dello scorso anno contro il Vaduz.
IN NAZIONALE. Artur Ionita ha inaugurato gli impegni dei nazionali gialloblù. Il centrocampista moldavo ha giocato contro la Croazia a Koprivnica, prima dell'ultima amichevole fissata per venerdì 3 giugno, quando la Moldavia sfiderà la Svizzera a Lugano. (...)

FONTE: LArena.it


NATO OGGI...
Damiano Tommasi, dallo Scudetto con la Roma alla presidenza dell'AIC
17.05.2016 05.00 di Simone Bernabei Twitter: @Simo_Berna
Attuale presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi muove i primi passi su un campo da calcio a Verona, insieme ai compagni Pessotto e Inzaghi. Nel '95-'96 raggiunse la promozione in Serie A e fu subito acquistato dalla Roma. Centrocampista centrale in grado di giostrare in tutte le caselle della linea mediana, Tommasi faceva delle capacità di impostazione una delle sue armi migliori. Per far capire il suo peso in campo, basti pensare che Fabio Capello lo definì il 'giocatore più importante della stagione dello Scudetto', più di giocatori del calibro di Totti e Batistuta. Nel 2005, dopo un grave infortunio, restò alla Roma accettando uno stipendio da 1500€ mensili, il minimo sindacale per un calciatore. Dopo le vittorie in giallorosso, nel 2006, firmò un biennale col Levante, in Spagna, e successivamente un contratto annuale col QPR. Dopo la chiusura del rapporto col club londinese, Tommasi fa da apripista ai calciatori italiani diretti in Cina e firma con il Tianjin Teda prima di chiudere la carriera Sant'Anna d'Alfaedo. Con la Nazionale ha preso parte allo sfortunato Mondiale del 2002. In carriera Tommasi ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa italiana e un Europeo con l'Under 21. Oggi Damiano Tommasi compie 42 anni. Sono nati oggi anche Horst Köppel, José Chamot, Aleandro Rosi, Michel Morganella e Inigo Martinez.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Tommasi rieletto presidente dell'AIC, Puggioni guida i 'ribelli'

09 maggio alle 21:03
Damiano Tommasi è stato rieletto presidente dell'Associzione Italiana Calciatori per il terzo e ultimo quadriennio. L'ex centrocampista di Roma e Verona è stato nominato all'unanimità dal nuovo consiglio direttivo eletto nel corso dell'assemblea generale, preceduta dalla presa di posizione di Christian Puggioni contro l'attuale gestione del sindacato.

Il portiere della Sampdoria ha spiegato: "Ci sono tanti problemi che non vengono di fatto affrontati dai vertici dell'Aic e che creano delle sofferenze e delle delusioni per la mancanza di comunicazione che ci ha fatto arrivare a questo momento di leggera frizione. Oggi non c'è una fronda o qualcosa di contrario. C'è un movimento di ragazzi che vogliono migliorare il loro sindacato perché l'Aic non è di Damiano Tommasi e non è di Christian Puggioni, ma è di tutti i ragazzi e deve difendere i calciatori. Che vogliono che il potere, oggi di tipo verticistico, torni nelle mani dei giocatori, i quali vogliono prendere le decisioni e le scelte, cosa che invece oggi avviene quasi totalmente a livello verticistico nella figura del presidente e del vice presidente. Abbiamo le idee chiare su ciò che può essere fatto, non accettiamo più una struttura dittatoriale all'interno del sindacato e vogliamio essere parte integrante del sistema calcio perché i primi a pagare sulle propria pelle le decisioni della Lega sono i giocatori, quindi è giusto che siano loro i principali artefici del proprio futuro".

Domenico Calcagno è confermato vicepresidente vicario. Il portiere della Roma, Morgan De Sanctis è stato nominato vicepresidente al posto dello juventino Gianluigi Buffon. "Chi ha l'onore di vestire la maglia azzurra ha anche l'onere di portarla fuori dal campo", ha spiegato Tommasi, che ha voluto nei 25 membri del nuovo consiglio direttivo Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci, Riccardo Montolivo, Manuel Pasqual, Federico Marchetti, Andrea Ranocchia, Francesco Acerbi, Luca Rossettini, Adam Masina, Davide Biondini, Michael Agazzi, Morgan De Sanctis. I consiglieri in quota Serie B sono Andrea Catellani, Felice Evacuo e Federico Agliardi; quelli in quota Lega Pro Rocco Sabato e Raffaele Gragnaniello; quelli in Serie D Andrea Fiumana, Sergio Romano e Danilo Coppola. Concludono l'elenco il laico Leonardo Grosso e le consigliere espressione del calcio femminile: Chiara Marchitelli e Marta Mason.

FONTE: CalcioMercato.com


13:51 | domenica 01 maggio 2016
Tommasi: «Il Verona deve ripartire subito»
«Meggiorini potrebbe dire la sua in nazionale»

di Redazione - twitter:@CalcioNews24© Foto: www.imagephotoagency.it

TOMMASI CHIEVO VERONA HELLAS VERONA INTERVISTA - Damiano Tommasi, ex calciatore e attuale Presidente dell'Associazione Calciatori, presente all'evento Sport Expo, ha parlato dell'attuale situazione del Verona, squadra che lo ha lanciato, ormai destinato alla Serie B: «Bisogna ripartire, pensando che la retrocessione sia solo un dispiacere e non un fallimento. Una stagione storta può capitare. Quest'anno sono mancati molto i goal di Toni, che nelle passate stagioni erano riusciti a tenere il Verona in alto. Ci sono tutti i presupposti per fare un buon campionato di Serie B, bisogna solo non rincorrere il risultato, di programmare il futuro pensando anche all'età dei calciatori e non credere che la promozione debba arrivare già nel girone d'andata. Ripartire da Del Neri? Non parlo delle questioni societarie. Di sicuro è un tecnico di esperienza, ma lui e la società devo condividere le stesse scelte. Pazzini? Pare voglia restare anche in Serie B. La sua esperienza la conosciamo tutti, ma il la Serie cadetta, come si può intuire dal successo del Crotone, insegna che più dei nomi conta la consapevolezza di dover affrontare un campionato lungo e difficile».

L'ALTRA FACCIA DI VERONA - «Se mi aspettavo un Chievo del genere? Ad inizio campionato, nelle nostro visite con l'AIC, parlai col chievo e dissi che essendoci square come Sassuolo, Empoli, Carpi e Frosinone, potevamo affermare che il Chievo Verona, ormai sia di casa in Serie A. Prima, in alcune partite, partiva sconfitto, ora sono le altre squadre a temerlo. E ciò è dimostrato ampiamente dalla classifica. Se il Chievo può restare in alto anche in futuro? Ciò che fa la differenza è la stabilità di gioco, la tecnica societaria, che poi, trasmessa sul campo, ti porta quei 4 o 5 punti in più a fine anno. Questo è quel riesce a fare il Chievo, a differenza di tante altre squadre, ad eccezione però della Juventus. Meggiorini da nazionale? Quest'anno ha giocato molto bene, ma non ha esperienza interzionale. Se guardo gli altri attaccanti, però, anche il giocatore del Chievo potrebbe dire la sua»

CALCIO ITALIANO - L'ex calciatore veronese, infine, si esprime in modo generale sul calcio nostrano: «Il fatto che squadre come Carpi, Frosinone, Sassuolo, Empoli ed ora il Crotone, arrivino in Serie A, vuol dire che il blasone conta fino ad un certo punto e che poi ci pensa il campo a dire la verità. Un progetto tecnico continuo negli anni paga sempre. Sassuolo ed Empoli hanno cambiato pochissimo dalla B alla A, non perché non ne avessero le possibilità, ma hanno voluto continuare nel proprio progetto sportivo. A volte le grandi squadre, rincorrendo i nomi, si scordano di costruire delle basi solide. Perché dopo Meggiorini Verona non ha più dato alla luce calciatori interessanti? In Italia si ha poca voglia e poca lungimiranza. Se si vogliono far emergere ragazzi Veronesi, le squadre di Verona devono averlo come obiettivo primario e pare che né Chievo, né Hellas ce l'abbiano. Questo, però, non vuol dire che non siano in grado di far crescere i calciatori. La primavera del Chievo è riuscita anche a vincere il campionato, ma a quanti di quei ragazzi è stata data possibilità di esprimersi? Purtroppo negli ultimi anni i club di A e B non hanno l'obiettivo di far crescere giovani sul territorio».

FONTE: CalcioNews24.com


NEWS
Tommasi: “Verona, per riprenderti la A servirà pazienza”
Il presidente dell’Assocalciatori: “Nella retrocessione decisivi i pochi gol di Toni”

di Redazione Hellas1903, 01/05/2016, 08:28
Photo Getty Images

Damiano Tommasi, ex gialloblù e presidente dell’Assocalciatori, commenta, intervistato dal “Corriere di Verona” oggi in edicola, la situazione dell’Hellas.

Dice Tommasi: “Una stagione storta ci sta. Secondo me, ha pesato molto l’assenza di quel fattore che aveva tenuto in alto l’Hellas, ossia i gol di Toni. E non si è riusciti a sopperire con altre soluzioni”.
Poi: “Ora c’è la possibilità di fare un grande campionato in B. Conta, psicologicamente, che non si cada in discorsi tipo “è tutto da buttare”, oppure “bisogna avere la promozione in mano fin da subito”. Serve, semmai, programmare il futuro sull’età dei giocatori e sull’esperienza che questi dovranno acquisire in B”.

Infine: “Sarà importante, l’anno prossimo, avere la pazienza di chi non pretende di mettersi in tasca la Serie A già alla fine del girone d’andata”.

FONTE: Hellas1903.it


Serie A, Tommasi: 'Disposti a giocare nel periodo natalizio, ma...'

04 gennaio alle 09:35
In Inghilterra il calcio non si è fermato, mentre in Italia, con il derby della Lanterna tra Genoa e Sampdoria, riprenderà domani. Il pressidente dell'AIC, Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi, ha parlato della possibilità di giocare sotto le feste ai microfoni di Radio Anch'io Lo Sport: "Boxing day? Se giocare durante le festività può portare ad un miglioramento del sistema, ne parleremo. Come è avvenuto anche in Serie B. Ma prima sistemiamo la situazione dei nostri stadi, permettiamo ad un genitore di portare in tranquillità il figlio allo stadio. La pausa invernale secondo me può dare giovamento anche in vista delle coppe europee".

FONTE: CalcioMercato.com


ALTRE NOTIZIE
Calcio: Palla al centro', libro su Tommasi
Aic, libro per conoscere un uomo e la sua passione per lo sport

18.12.2015 23.35 di Marco Conterio Twitter: @marcoconterio
Fonte: ANSA
(ANSA) - VERONA, 18 DIC - "Palla al centro". E' il titolo di un libro "che non vuol essere una biografia, ma un racconto" come afferma Marco Hrabar, autore di una fatica letteraria con soggetto Damiano Tommasi. Il libro è stato presentato a Verona alla presenza di Tommasi, attuale presidente dell'Aic. "Non e' una biografia - dice Hrabar - perché non è un addio al calcio. Damiano gioca ancora e non ha intenzione di smettere. E' la storia di un calcio antico, di quando Damiano giocava nel cortile di casa con i fratelli".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


10/10/2015
Tommasi: “La norma delle rose a 25 giocatori non è legittima”

Nel corso di questi mesi si è tanto dibattuto sulla nuova norma della Figc che prevede la riduzione delle rose delle squadre a 25 giocatori. Per approfondire questo argomento, ma non solo, Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, è intervenuto ai microfoni di ReteSport per parlarne.

Sulla rosa a 25 giocatori lei ha detto che così non si va da nessuna parte se non si ristruttura l’organizzazione delle squadre, ad esempio le squadre B come in Inghilterra. C’è una possibilità che si possa arrivare a questo?
Ho avuto modo di parlarne, come consigliere federale ho anche ricorso a questa norma. Credo che questa norma non sia legittima e penso che non porti i frutti per cui è stata introdotta. Se bisogna avere più giovani in campo, i dati dimostrano che non è così. E’ stato detto che il motivo non è economico ma sportivo, eppure le notizie di questi giorni dicono che è proprio per ridurre i costi. Il calcio di oggi è vissuto da una parte come un evento sportivo che necessita di un progetto sportivo, per altri un’attività di business. Questo va ad essere in contrasto con il progetto sportivo.

L’impiego degli stranieri nel nostro campionato è arrivato al 60%, qualcosa non funziona più. Tu non ritieni che il sistema sia irredimibile? Tra sport e business non ci sono punti di contatto se non questo.
Faccio un esempio: in Italia si è lavorato negli ultimi 15 anni per creare un prodotto televisivo e non sportivo. Il prodotto televisivo ha svuotato gli stadi. Eppure televisivamente serve il campo verde ma anche lo stadio pieno. E’ difficile che coincidano. La speranza mia è che anche chi fa business nello sport si accorga che se lo sport perde la sua peculiarità, come il Carpi in Serie A o l’Hellas Verona che 30 anni fa vince il campionato, si perde anche l’anima del prodotto che si sta cercando di vendere. Se si riuscirà a far valere questa cosa la soluzione si troverà, altrimenti si vende un prodotto senza pensare all’anima di questo prodotto.

Tutto sommato il tifoso medio non è interessato a questo tipo di problematiche, vuole che la sua squadra vinca. Trovi un’opinione pubblica consapevole?
La storia di Francesco Totti, ad esempio, non è ripetibile. Ha meno successi in bacheca ma è una storia che rimane. Le imprese non sono solo le vittorie. Io credo che il tifoso in questo sia sensibile. Ovviamente poi c’è la necessità di vendere e bisogna vincere, purtroppo viviamo in un mondo schizofrenico. Siamo su un’altalena. Credo che la responsabilità sia di chi gestisce a livello federale, che poi deve presentare una nazionale.

Mi sembra che si rincorra un risultato attraverso le norme, le regole, non attraverso la formazione.
Divido il problema in 3 punti: 1) il discorso di andare a pescare all’estero spesso non ha motivi sportivi; dal basso abbiamo due secondi nodi che spiegano cosa ci perdiamo per strada: 2) le scuole calcio sono diventate un’attività commerciale, 3) in Italia nelle categorie più alte dei dilettanti abbiamo cambiato le regole. Questo porta i nostri migliori giovani a fermarsi sul territorio e non a puntare ai professionisti.

Il discorso della depressione dei calciatori. Si sente spesso parlare dell’uso frequente di farmaci somministrati a calciatori anche non malati. Molti di questi medicinali hanno nelle controindicazioni anche induzione a sindromi depressive. Siete preoccupati?
Abbiamo prodotto un video relativo alla sensibilizzazione contro l’abuso dei farmaci. Non è un problema solo dello sport. Siamo “obbligati” ad acquistare farmaci, anche la vecchiaia e la stanchezza sono malattie. La ricerca della FifPro fa discutere, ma fa anche molta demagogia perché il calciatore ha tutto e non può essere depresso. Non si può dire di essere tristi, questo crea un lutto interno, alcuni si sfogano con la famiglia, altri non riescono nemmeno a trovarlo. Questo non è un problema solo del calcio, ma di qualsiasi personaggio pubblico. Fa scalpore dire che un calciatore è depresso perché si fanno i paragoni con gli altri che dovrebbero essere depressi. Sono discorsi che vanno contestualizzati ed approfonditi in maniera seria.

Non può esserci il rischio che si crei perché il calciatore negli anni ha assunto una funzione divistica. Questo non contribuisce a staccare i calciatori dal mondo reale? A volte sono le stesse società che creano attorno ai propri atleti, considerati asset, una sorta di barriera. Prima o poi arriva il momento del conto in cui sconti tutto insieme.
Si pensa che se uno diventa calciatore professionista diventa qualcuno. Il rischio di sentirsi qualcun altro rispetto a quelli che si è è alto. Sono la famiglia e gli affetti che riescono a trattenerti con i piedi per terra. Chi prima era tutto oggi viene anche dimenticato, il problema quindi non sono solo le società.

FONTE: ReteSport.it


ALTRE NOTIZIE
Tommasi: "Inter da Scudetto, Maradona ha parlato in prospettiva"
21.09.2015 12.55 di Chiara Biondini Twitter: @ChiaraBiondini
"L'Inter ha speso molto, si è rinforzata e ha il vantaggio di non giocare le coppe europee: E' una pretendente allo scudetto, bisognerà vedere le altre che ora stanno faticando. La Juve deve ritrovare certezze e condizione, non è mai facile continuare a vincere. La Roma ha incontrato un ottimo Sassuolo. Maradona ha parlato del Napoli in prospettiva, per me è una grande squadra e ha scelto Sarri per un progetto che richiede tempo. Il Torino secondo non mi sorprende perchè ha dato continuità. Il nostro calcio si deve chiedere dove finiscono tutti i soldi che girano e gli stranieri che sono aumentati quando dovevano diminuire". Questo quanto dichiarato da Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Calciatori, ospite questa mattina della trasmissione "Pezzi da 90" condotta da Massimo Boccucci sull'emittente umbra Radio Onda Libera.

L'Inter parla poco, non gioca granché ma ha fatto il pieno in 4 giornate con un solo gol preso e 5 segnati...
"Ha un allenatore abituato a vincere e si è rinforzata spendendo molto. Può mettere tutte le energie per lo scudetto non giocando le coppe europee. E' partita bene ma aspettiamo di vedere le altre che in questo avvio di stagione stanno faticando".

La Juve s'è messa in carreggiata?
"A Genova ha confermato di faticare con il problema degli infortuni. E' impegnata su più fronti, non è mai facile continuare a vincere. Deve ritrovare certezze e condizione. E' un cantiere per i cambiamenti che ha fatto".

La Roma ricade nei suoi vecchi errori, visto il pareggio col Sassuolo, quando deve fare il salto di qualità?
"Ha faticato, come del resto si era già visto a Frosinone e Verona. Il Sassuolo, poi, è una squadra di livello che propone gioco e ha personalità".

Il Torino al secondo posto è una sorpresa?
"No, ha dato continuità tecnica ed una realtà ormai da qualche anno".

Maradona ha criticato il Napoli che subito si è scatenato con 5 gol al Bruges e altri 5 alla Lazio...
"Maradona ha guardato alla fine della stagione facendo una previsione. Il Napoli ha un organico importante e ha scelto Sarri per un progetto che richiede tempo".

La Nazionale di Conte ha in pugno la qualificazione alle finali dell'Europeo, eppure siamo solo al 16° posto nel ranking Fifa mentre l'invasione straniera non è cessata: si può essere ottimisti per l'anno prossimo in Francia?
"Vedo bene gli azzurri oggi e in prospettiva. Degli stranieri purtroppo si abusa. Come associazione calciatori abbiamo avversato la riforma in Figc con le rose a 25 squadre: doveva far girare meno soldi e valorizzare gli italiani, invece non è così specie con il libero tesseramento degli under 21 all'estero".

La Lega Pro ha fatto una cura dimagrante da 90 a 54 squadre. Serie A e Serie B si apprestano a perdere almeno due club ciascuna. La drastica riduzione dell'area professionistica fa perdere tanti posti di lavoro. Come regolarsi?
"Va chiarito intanto che il format della Lega Pro è di 60 squadre, poi che siano 54 le iscritte è un altro discorso. Per la Serie A e B è tutto da vedere. Dobbiamo chiederci dove vanno tutti i soldi. La crisi non sta nel numero delle squadre ma nella necessità di onorare gli impegni economici che le società prendono".

Oggi un sindacato dei calciatori come si pone di fronte a questa devastante crisi economica?
"Siamo nel sistema come componente del Consiglio Federale. La Serie A guadagna di più e spende di più. Sui posti di lavoro il dibattito è aperto, ma dobbiamo innanzitutto porci il problema di come gestire il calcio".

E' tornato in campo a 41 anni nel luglio scorso in Europa League con i sammarinesi de La Fiorita: ci riproverà l'anno prossimo?
"E' stata una bella esperienza, ho fatto in bocca al lupo agli amici de La Fiorita perché vincano il campionato così in Champions torno volentieri".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Tommasi in visita all’ACF Fiorentina Women’s Football Club: “Che sia un esempio per gli altri club italiani”
Redazione 08-09-2015 12:45
Il calcio femminile alla base di un processo nato per allinearsi agli standard europei. Lo ha capito presto la Fiorentina che (insieme a Sampdoria, Juventus e Chievo Verona) ha dato vita all’ACF Fiorentina Women’s Football Club; durante l'allenamenti di ieri, la società ha ricevuto la visita del presidente dell’AIC Damiano Tommasi che ha parlato così della neonata iniziativa: “Complimenti alla Fiorentina per la convinzione con la quale sta curando il calcio femminile - riporta il sito ufficiale del club viola - credo ci siano margini per tantissime società per fare operazioni di questo tipo.

Tante ragazze dovrebbero avere la possibilità di giocare a calcio, anche a livello professionistico, ma oggi in Italia non è ancora possibile. Mi auguro che questa iniziativa possa essere d’impulso e d'esempio per altre realtà territoriali. Per raggiungere gli standard europei bisogna innanzitutto crederci, dato che fino ad oggi in pochi hanno realmente creduto ed investito nel calcio femminile. Speriamo ci sia un’inversione di tendenza”.

FONTE: GianlucaDiMarzio.com


RASSEGNA STAMPA
Tommasi al Corriere di Verona: "Hellas-Roma, il mio cuore a metà"
19.08.2015 09.58 di Marco Frattino Twitter: @MFrattino
"A Verona sono cresciuto nelle giovanili, fino al debutto da professionista, alle prime vittorie. A Roma ho trascorso dieci anni che mi hanno portato ai traguardi più alti. Lo scudetto, la nazionale". Parole firmate da Damiano Tommasi, ex calciatore di Hellas e Roma e attuale presidente dell'Assocalciatori che - al Corriere di Verona - ha parlato in vista del match tra la formazione scaligera e quella giallorossa. Tommasi ha poi proseguito: "Sono due squadre che procedono in continuità, quanto a obiettivi. Sarà una gara piena di temi di grande interesse. Gli acquisti di Edin Dzeko e Mohamed Salah hanno aggiunto alla rosa di Garcia altre frecce. L'Hellas può alzare l'asticella, senza, però, che questo diventi un boomerang. La priorità è mantenere la categoria, pur sapendo di avere determinate qualità".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


Damiano Tommasi in visita a Peschiera
Postata il 18/08/2015 alle ore 17:35

Peschiera - E' tornato a casa, almeno per un giorno, Damiano Tommasi. Il Presidente dell'Aic, accompagnato dal Dg Gianni Grazioli, ha incontrato la squadra nella sala stampa del centro sportivo facendo una panoramica sui temi d'attualità del calcio nostrano. Accolto dal Ds Bigon, Tommasi ha visitato la struttura, soffermandosi a parlare con mister Mandorlini, Toni e compagni prima di lasciare il quartier generale gialloblù a pochi minuti dall'inizio della seduta pomeridiana. Nel corso della visita i tesserati scaligeri hanno votato il top 11 della stagione scorsa, assieme al miglior arbitro e al miglior allenatore del 2014/15.

FONTE: HellasVerona.it


04/08/15
Ritratti giallorossi Anima candida Damiano Tommasi

Damiano Tommasi nasce nel 1974 a Negrar. Inizia la sua carriera nel mondo del calcio nel 1985 nella squadra del suo paese. Nel 1990 approda nelle giovanili del Verona e proprio con i gialloblù esordirà in serie B nella stagione 1993-1994. L'anno successivo il Verona riesce ad arrivare in serie A, anche grazie a lui, che però poi lascerà la sua squadra a favore della capitale. Infatti arriverà a Roma nel 1996 e lì diventerà quasi subito titolare del centrocampo giallorosso. Nel corso degli anni a Roma gioca bene, non segna moltissimo, ma nei momenti importanti dà sempre l'apporto giusto. Anche sotto la direzione di Zeman, Tommasi continua ad avere una posizione di primo piano e durante una partita contro il Perugia, prova anche un ruolo insolito: quello di portiere, riuscendo anche a fare una buona parata. Nell'anno dello scudetto lui c'è e dimostra di tenere molto ai colori giallorossi, impegnandosi affinché il suo team possa conquistare il trofeo.

L'anno seguente la Roma torna in champions e lì Tommasi segna il suo primo goal in questa competizione contro un avversario di tutto rispetto: il Barcellona. Fino al 2004 rimane uno dei titolari di una Roma che, purtroppo, non viaggia più agli stessi ritmi del 2001. Poi si frattura il legamento crociato ed è costretto a restare lontano dai campi da calcio per più di una stagione, ma riesce a tornare a giocare il 30 ottobre 2005. La sua è una storia bellissima: una storia di un ragazzo che ama il suo mestiere, che riesce a superare tutte le difficoltà pur di poter calcare di nuovo i campi da gioco, che ama la Roma e la sua tifoseria tanto da decidere di stipulare un contratto al minimo sindacale per non essere un peso per la società e soprattutto per non doverla lasciare subito. Sicuramente nell'ultimo periodo nella capitale Tommasi non è più quello degli inizi ed è diventato una riserva ma, nel momento in cui viene chiamato in causa, risponde sempre presente. Come in quel Roma-Fiorentina del 2005 in cui riesce anche a segnare un bel goal.

Nell'estate del 2006 lascia definitivamente Roma ed approda al Levante, ma poco dopo subisce un altro infortunio che rovina la sua esperienza spagnola, che si concluderà con la cessione di Tommasi al Queens Park Rangers, squadra in cui rimarrà solo un anno prima di approdare nel campionato cinese. Dopo essere diventato il primo calciatore italiano a giocare in Cina e precisamente nel Tianjin Teda, torna in Italia e, non potendo fare a meno del calcio, inizia una nuova avventura con la squadra di Sant'Anna d'Alfaedo in seconda categoria. Nella sua carriera milita anche in nazionale, dove viene convocato per la prima volta dopo l'ottima stagione del 2000-2001. È soprannominato "Anima candida" dal cronista Carlo Zampa per tutti gli impegni a livello sociale verso i più deboli e per il suo rispetto per gli avversari. Oggi è il presidente dell'associazione italiana calciatori e continua ad occuparsi dello sport che ama da sempre. Modello di attaccamento alla maglia aldilà di stipendio e soldi, esempio di un vecchio calcio purtroppo ormai in via d'estinzione
A cura di @Giallorossa2310

FONTE: SporTownMagazine.BlogSpot.


11 luglio 2015 | di F. Q.
Calcio, Damiano Tommasi torna in campo e segna a 41 anni. Ma la sua “Fiorita” saluta l’Europa
Damiano Tommasi torna al gol a 41 anni e lo fa in campo internazionale. L’ex centrocampista di Roma e Verona, nonché presidente dell’Associazione italiana calciatori, ha disputata la gara di ritorno del primo turno di qualificazione alla prossima Europa League con La Fiorita, squadra di San Marino. Ma, nonostante il gol di Tommasi, i sanmarinesi sono stati eliminati con una sonora sconfitta di 5-1 con il Vaduz (dopo aver già perso 5-0 all’andata). “Tornare al gol in Europa ed entrare nella storia de La Fiorita (primo gol in Europa per loro)! Giusto premio per un’appassionante ritorno al calcio che diverte!!!Ora tocca tornare dietro la scrivania :-( “, ha commentato il dirigente veneto sul suo profilo Facebook

FONTE: TV.IlFattoQuotidiano.it


Infinito Tommasi: a 41 anni segna in Europa League. La storia dell'Anima Candida
10 LUGLIO 2015 / PAOLO GAETANO FRANZINO

Nonostante siano passati sei anni dal suo addio al calcio professionistico, Damiano Tommasi non ha certo dimenticato come si gioca. Il centrocampista de La Fiorita, attuale presidente dell'Aic, è infatti andato in rete nella gara di ritorno del primo turno preliminare di Europa League. 5-1 per il Vaduz il risultato finale, nel quale resta, tuttavia, l'incornata dell'Anima Candida, neo calciatore più anziano ad aver segnato nelle competizioni internazionali. È lui l'uomo copertina del giovedì di Europa League, che segna un nuovo episodio nella storia dell'ex giocatore della Roma. Una storia tutta da raccontare.

Damiano Tommasi nasce a Negrar, un piccolo paese in provincia di Verona, il 17 maggio del 1974. All'età di sedici anni entra nelle giovanili dell'Hellas, mentre nel 1993 esordisce coi gialloblu in Serie B. Nella stagione 1995-96 conquista con i veneti la promozione in Serie A e segna il suo primo gol tra i professionisti. Nel 1996, con la maglia della Nazionale Under 21 vince l'Europeo di categoria. Qualche giorno dopo la conquista del trofeo, viene acquistato dalla Roma. È con la squadra capitolina che Tommasi si toglie le maggiori soddisfazioni, diventando un perno insostituibile della squadra già dalla prima stagione, nella quale fa il suo esordio nella massima serie e nelle competizioni europee. Le prestazioni con la Roma non sfuggono all'allora nuovo ct Dino Zoff, intento nel progetto di svecchiamento della Nazionale in vista di Euro 2000, e il 18 novembre 1998 gioca la sua prima partita con la maglia azzurra, in un'amichevole contro la Spagna terminata con un pareggio per 2-2.


La stagione 2000-01 rappresenta il miglior campionato disputato dal centrocampista veneto. La Roma vince lo Scudetto dopo diciotto anni dall'ultima volta e Tommasi è assoluto protagonista: gioca tutte le partite e segna tre gol. A caratterizzare il profilo del numero 17 giallorosso è anche il suo impegno nel sociale: la bontà fuori dal campo e la sua condotta nel rettangolo verde gli regalano il soprannome Anima Candida, nomignolo inventato dallo speaker e commentatore Carlo Zampa, ancora oggi in uso tra i tifosi romanisti.

Il 2001-02 comincia benissimo per Tommasi: la Roma conquista anche la Supercoppa Italiana, trionfando contro la Fiorentina per 3-0. A fine stagione i campioni in carica arrivano secondi in campionato e il ct Trapattoni inserisce l'incontrista nella lista dei convocati per il Mondiale nippocoreano. La competizione è però deludente per l'Italia, eliminata dalla Corea del Sud per colpa dello scandaloso arbitraggio di Byron Moreno che, tra le altre cose, annulla un gol regolare proprio al riccio centrocampista.

Nei due campionati successivi totalizza altre 65 gare tra Serie A, Coppa Italia, Champions League e Coppa Uefa. Nel luglio del 2004, durante un'amichevole con lo Stoke City, subisce una frattura del legamento crociato ed è costretto a rinunciare al calcio giocato per un'intera stagione. Nel 2005 firma un nuovo contratto con la Roma, accontentandosi di uno stipendio da 1.500 euro al mese per ringraziare la società capitolina che, nonostante un brutto periodo economico, aveva deciso di rispettare il vecchio contratto.

Il campionato 2005-06 è l'ultimo in maglia giallorossa per il centrocampista, il quale saluta Roma dopo dieci stagioni (351 presenze e 21 gol) e si trasferisce in Spagna. In Liga gioca due anni con il Levante e, a fine contratto, firma con il Queens Park Rangers di Ecclestone e Briatore. L'avventura in Inghilterra dura appena quattro mesi, ma non sarà la sua ultima all'estero: nel febbraio del 2009, infatti, viene acquistato dal Tianjin Teda, diventando il primo calciatore italiano nella storia del campionato cinese. Ad ottobre dello stesso anno, terminata la stagione, Tommasi dà l'addio al calcio professionistico, trasferendosi al Sant'Anna d'Alfaedo, squadra di seconda categoria. Con i veneti resta cinque stagioni, dividendosi tra i ruoli di calciatore e di presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, carica che ricopre dal 2011.

Il resto è storia attuale: la firma con La Fiorita, il ritorno della maglia numero 17, il nuovo esordio in Europa, il quarto gol internazionale in carriera. E la voglia, mai sopita, di calciare un pallone.


FONTE: ParolaAlCalcio.WordPress.com


Tommasi-gol, ma La Fiorita saluta l'Europa
I sanmarinesi schiantati in Liechtenstein: 5-1 per il Vaduz, con rete però del presidente dell'Assocalciatori. Miccoli protagonista per il Birkirkara: gol e assist, e i maltesi passano il turno.

@ Getty Images

09 luglio 2015
Il sogno del La Fiorita e di Damiano Tommasi si è infranto contro il Vaduz. I sanmarinesi hanno infatti perso con un sonoro 5-1 sul campo della squadra della capitale del Liechtenstein, ma il presidente dell'Assocalciatori ha partecipato eccome alla favola dei sanmarinesi, andando anche a segno. Tutto è stato però inutile ai fini del passaggio del turno.

"Tornare al gol in Europa...entrare nella storia de La Fiorita (primo gol in Europa per loro)! Giusto premio per un'appassionante ritorno al calcio che diverte!!! ......ora tocca tornare dietro la scrivania...:-(...", ha commentato il dirigente veneto sul suo profilo Facebook personale.

Una vera favola è invece quella dei maltesi del Birkirkara: con Giovanni Tedesco in panchina e Fabrizio Miccoli in campo (e in gol) hanno infatti espugnato il campo dell'Ulisses per 3-1 (Mazzetti con assist di Miccoli e Fenech hanno segnato le altre reti per i maltesi, di Morozov il gol armeno), meritandosi la sfida con il West Ham nel prossimo turno.

Già qualche sorpresa in Europa League: tra le big che salutano già la competizione spicca la Stella Rossa, ma fanno rumore anche le cadute di Go Ahead Eagles, Litex Lovech, Dinamo Tblisi, Mtk Budapest e Neftci Baku, nel 2012-2013 avversaria dell'Inter nella fase a gironi del torneo.

FONTE: Sportal.it


IL RITORNO DELL’ “ANIMA CANDIDA”: TOMMASI GIOCHERA’ IN EUROPA LEAGUE
Damiano, presidente dell'Aic, a 41 anni rimette gli scarpini e scenderà in campo con La Fiorita
redazione - giu 23, 20150

Damiano Tommasi torna in campo a 41 anni. Il presidente dell’Aic, ed ex centrocampista della Roma con 263 presenze complessive, infatti, ha annunciato che giocherà con La Fiorita, club di San Marino impegnato nei preliminari di Europa League contro il Vaduz, in due gare che si terranno il 2 ed il 9 luglio.

“Sarà un’occasione per i miei figli di vedermi giocare, visto che sono assente da tanti anni dai campi internazionali. Mi sto allenando, è per me una nuova sfida, speriamo di essere pronto per queste due partite – ha detto Damiano, presente a Coverciano per la presentazione del corso Aic – È una sfida che La Fiorita mi ha dato la possibilità di rivivere, era da tanto che non aspettavano il sorteggio di Europa League. Speriamo di vivere una bella avventura e di mettere un altro tassello alla mia carriera calcistica. Non ho mai smesso di giocare e nei rapporti istituzionali con l’associazione calciatori sanmarinese è uscito questo discorso. Io come Aldair? La sua longevità calcistica è altro rispetto alla mia: sono 6 anni che io gioco in seconda categoria, ho abbassato le pretese. Sto bene ed ho tanta voglia di fare questa esperienza: non conosco la realtà di San Marino, ma ho visto tanto entusiasmo e vedremo cosa uscirà fuori: non mi va di fare brutte figure…”.
Soprannominato da Carlo Zampa “Anima Candida” per il suo impegno nel sociale, oltre che per la sua religiosità e per la correttezza in campo, Tommasi è stato uno dei centrocampisti di riferimento della Roma alla fine degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila. Con i giallorossi vinse uno scudetto e una Supercoppa Italiana.

FONTE: Interris.it


23.06.2015
Tommasi va a sfidare il Vaduz
Damiano Tommasi

Un sogno possibile. Damiano Tommasi ha pescato il Vaduz. Viaggio in Liechtenstein e sfida a Serravalle. La sua avventura con il La Fiorita, club sammarinese che ha richiesto i servigi di Damiano esclusivamente per le due sfide del primo turno di Europa League, potrebbe anche trovare un seguito.Il Vaduz non è avversario impossibile, l'urna è stata benevole. Ma il La Fiorita è pur sempre squadra formata per lo più da dilettanti. Ecco allora i rinforzi. Oltre a Damiano anche Adrian Ricchiuti, il fantasista argentino che a lungo ha calcato i campi del professionismo in Italia e pure Andy Selva, ex attaccante dell'Hellas Verona, icona sacrà del calcio sotto il monte Titano.Ci proveranno Damiano e compagni a superare l'ostacolo del primo turno. In campo il 2 e il 9 luglio. Qualcuna aveva sognato pure una sfida affascinante ma impossibile contro il West Ham United. Il viaggio in Liechtenstein sarà magari meno affascinante ma alza di qualche punto percentuale le possibilità del La Fiorita di restare in Europa un po' di più del previsto.Per il resto, tutto è già molto chiaro. Tommasi è stato prestato dal Sant'Anna d'Alfaedo al club sammarinese giusto lo spazio di 180'. Necessari per provare a stupire. Finita (prima o dopo) l'avventura di Coppa, il centrocampista di Vaggimal tornerà a dare il suo contributo ai Falchi della Lessinia.

FONTE: LArena.it


martedì 23/06/2015 di Cristin Cappelletti
Calciomercato: Damiano Tommasi torna in campo a 41 anni, giocherà in Europa League
Dopo il suo ritiro nel 2009 torna in campo con la squadra san marinese de La Fiorita Damiano Tommasi, giocherà i preliminari di Europa League


L' "anima candida" del calcio italiano, sia in campo che fuori, Damiano Tommasi torna a giocare all'età di 41 anni. L'ex centrocampista della Roma, e attuale presidente dell'Associazione italiana calciatori giocherà due partite dei preliminari di Europa League con la Fiorita, squadra del piccolo stato di San Marino contro il Valduz. I due match si disputeranno il 2 e il 9 luglio.

Una bella sfida per il quarantenne veronese che alla conferenza stampa di oggi a Coverciano per la presentazione del corso AIC - Ancora in Carriera-Manager ha commentato: "Sarà un'occasione per i miei figli di vedermi giocare, visto che sono assente da tanti anni dai campi internazionali. Mi sto allenando, è per me una nuova sfida, speriamo di essere pronto per queste due partite".

Tommasi aveva infatti chiuso la sua carriera da calciatore professionista nel 2009, dopo essere tornata da un'esperienza nel Tianjin Teda squadra militante nella massima serie cinese, diventando così il primo italiano a giocare nel campionato professionistico cinese. Dal 2011 Tommasi è al timone dell'associazione italiana calciatori succedendo al suo fondatore Sergio Campana.

FONTE: UrbanPost.it


CALCIO
Tommasi al Corriere: "Quel gol al Curi...", a Terni il mancato esordio in B
Damiano Tommasi al Corriere dell'Umbria (foto Testa)

12/Marzo/2015 - 11:57
Damiano Tommasi ha visitato la redazione del Corriere dell'Umbria e si è intrattenuto a lungo nella sala dell'emeroteca. Ha raccontato una serie di episodi che lo hanno visto protagonista a Perugia con la maglia del Verona e ha voluto vedere come il nostro giornale li aveva trattati all'epoca. "Al Curi ho segnato il mio ultimo gol in serie B e pure l'ultimo da scapolo, visto che il giorno dopo mi sono sposato. Campionato 1995-96, 9 giugno. Verona già promosso in serie A, Perugia proprio a seguito di quella gara". E come andò? "Alla fine vinse il Grifo 3-2, ma fu dura. Per 3 minuti un mio gol ammutolì il Curi, poi venne la bella notizia da Pescara e lo stadio riprese a cantare a squarciagola".

Ma Tommasi conserva altri ricordi: "Due volte sono venuto qui con la Nazionale per le sfide con il Sudafrica e la Georgia con Sacchi prima e Trapattoni poi come ct. E proprio a Perugia ho vissuto la mia prima convocazione in maglia azzurra, conservo quindi dei ricordi bellissimi". Ma non mancano aneddoti con la maglia della Roma: "All'Olimpico contro il Perugia per la prima e unica volta in carriera ho giocato in porta dopo l'espulsione di Cervone: 15', non una passeggiata. Ricordo una fiondata di Allegri su punizione, pensavo di finire in porta col pallone, invece mi è andata bene...".

Ci sono degli episodi legati pure alla Ternana: "Giocavo con la Primavera del Verona e venni convocato in prima squadra per la sfida del Liberati. Ero in panchina, all'epoca giocavo difensore centrale, a metà della ripresa lo svedese Robert Pryz si finge infortunato per farmi entrare. Ma Reja fece un altro cambio. Io non sapevo niente, mi raccontarono tutto sul pullman durante il ritorno a casa...".

FONTE: CorriereDellUmbria.Corr.it


L’allarme di Tommasi, altre squadre verso il fallimento
L’ex calciatore ha sottolineato la grande crisi del calcio italiano


24 febbraio 2015 21:07 - Stefano Vitetta
“La situazione del Parma è un campanello d’allarme sulle regole che si devono implementare nel calcio, la gestione del pallone a grande livello deve cambiare rotta”. Queste le parole del presidente dell’AssocalciatoriDamiano Tommasi, intervenuto oggi in qualità di ambassador alla presentazione di Sport Expo, la prima fiera dello sport giovanile che si terrà dal 28 febbraio al 2 marzo in Fiera a Verona. “Il caos di Parma deve essere un monito anche per Barletta, Monza e altre realtà della Lega Pro e persino di Serie B, dove gli imprenditori sportivi fanno male i conti, penalizzando così giocatori e lavoratori”. L’ex centrocampista di Roma e Verona ha sottolineato la deriva pericolosa che sta vivendo lo sport italiano: “troppo spesso i bambini sono visti più come potenziali clienti, che come piccoli sportivi che possono crescere fisicamente e culturalmente” e ha riconosciuto come “il calcio, grazie anche alla popolarità di cui gode, debba iniziare a veicolare i valori del gruppo, del divertimento, più che della fama e del successo”. Tommasi ha evidenziato il valore di una manifestazione come Sport Expo, che permetterà gratuitamente a migliaia di bambini di provare discipline nuove, scoprendo la passione anche per quegli sport che hanno meno risonanza a livello mediatico. Il campione veronese si è infine lasciato andare a un pronostico sull’incontro di Champions League di stasera tra Juventus eBorussia Dortmund: “sarà una partita difficile e aperta perché per il Borussia, visto il campionato deludente, la Champions è la competizione più importante. Inoltre il calcio tedesco è cresciuto molto negli ultimi anni, dando una propria impronta al pallone europeo. Naturalmente mi auguro che la Juve passi il turno perché scendere ancora nel ranking sarebbe molto grave per il calcio italiano”.

FONTE: CalcioWeb.eu


21.02.2015
INTERVISTE
DAMIANO TOMMASI
«Diamo fiducia a Mandorlini...»
Diviso tra due mondi. Da una parte le origini, dall'altra la storia più bella della sua avventura da calciatore professionistica. La sfida tra Hellas e Roma è la partita di Damiano Tommasi. Raccontata più volte. Da raccontare all'infinito. Perchè i pensieri circolari di Damiano non annoiano mai. Vanno e vengono con la stessa energia di chi ha imparato a sfidare il mondo correndo in salita. Da Vaggimal al Mondiale di Corea e Giappone. Le distanze spazio temporali non hanno mai cambiato il senso della vita di Damiano.
Riccioli indomabili color del carbone partiti per un viaggio Capitale. Il ragazzo della Lessinia è diventato anima candida nella Città Eterna. Protagonista a modo suo. Di vittorie e trionfi. Pure di sconfitte, vissute sempre mettendo i giusti silenzi tra una parola e l'altra.
Verona-Roma torna domani. E sarà duello tra avversarie convalescenti. Non sta bene l'Hellas, che si porta sulle spalle cinque gol rimediati a Genova e pure un momento non proprio facile. Non va meglio alla Roma di Rudi Garcia che non sa più vincere e che probabilmente con le sue titubanze ha consegnato, in anticipo, lo scudetto alla Juventus già lanciata verso il quarto titolo consecutivo. Non sarà finale a colori, ma in bianco e nero.

Tommasi, intanto, la partita. È Mandorlini l'uomo più chiacchierato...
«Mi auguro sia lui a tirar fuori il Verona dalle difficoltà. Il mister gialloblù lo merita e dispone di tutte le credenziali per farlo. Mandorlini ha il passato dalla sua, ha fatto grandi cose con il Verona. E deve fare i conti con le aspettative alimentate dai grandi risultati ottenuti sul campo. Ma se guardiamo la classifica e i punti che ha raccolto l'Hellas finora non possiamo essere ipercritici. Il Verona è sopra la linea del pericolo. Fa quello che deve fare una squadra per meritare la salvezza. Questo è l'obiettivo che deve inseguire la truppa gialloblù fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata».

Si affrontano due squadre convalescenti...
«Così dice il campo, nelle ultime partite hanno fatto fatica. La Roma non sta un granchè bene. Il Verona gestisce le difficoltà. Detto questo: entrambe le squadre sono ancora in linea con gli obiettivi stagionali».

Forse l'Hellas aveva regalato troppa euforia in passato?
«Grande euforia, tanto entusiasmo. Gioco e divertimento per tutti. Ma oggi la realtà dice che la cosa più importante è confermare la categoria, fondamentale restare nella massima serie dopo tanti anni difficili. E i numeri, per il momento, sono dalla parte dell'Hellas».

In campo si affronteranno anche due delle ultime bandiere rimaste nel mondo del calcio italiano: Totti da una parte, Toni dall'altra...
«Francesco Totti è la Roma, il simbolo di una squadra, di un club. Un campione che ha legato la sua carriera alla maglia della sua città. Luca Toni è un capitano vero, non si arrende mai, il punto di riferimento per lo spogliatoio, il giocatore sul quale puntare nei momenti di disagio. Ma credo che questo sia chiaro a tutti».

Cosa non funziona in casa Hellas?
«Ripetersi è sempre difficile. Questo è il secondo anno di A. Il campionato non è semplice, il Verona ci sta provando. Ha fatto molto bene all'inizio, ha frenato nella seconda fase del campionato ma non è mai finito sott'acqua».

Cos'è successo allora?
«Difficile entrare nei meccanismi di una squadra, ci sono equilibri che vanno rispettati. D'accordo, a volte si possono creare pure grandi aspettative. Ma il campionato dice che l'Hellas merita di restare ancora in questa categoria. L'ho già detto ma credo che raggiungere questo traguardo sia fondamentale per tutti, per i giocatori, lo staff tecnico e la società. Per il futuro e per tutto quello che ne consegue».

Deluso da qualcuno?
«No, non parlo assolutamente di delusione. A me piace Panagiotis Tachtsidis e sono convinto che possa avere notevoli margini di miglioramento, ha le qualità per diventare un grande giocatore. Quindi, è da lui che mi aspetto qualcosa in più».

La certezza?
«Punto su Vangelis Moras, e mi spiego: il Verona ha vissuto momenti di sofferenza, ma il difensore greco mi sembra essere un giocatore dotato di carisma. Ed è proprio nei momenti di difficoltà che servono ragazzi di questo tipo, gente con grandi valori morali».

Iturbe che fine ha fatto?
«Iturbe ha pagato gli infortuni. Credo che quando era al meglio e la Roma filava, anche lui è riuscito a fare cose buone. Ma sarebbe un errore creare troppe aspettative sul ragazzo. Può essere una spalla. Un giocatore che ti dà qualcosa in più. Ma non deve essere considerato alla stregua di un leader. Al Verona è stato grandissimo. Alla Roma cerca ancora la sua dimensione».

A Parma non si gioca, lei ha vissuto la vicenda da vicinissimo. Il declino del mondocalcio è anche questo?
«Il calcio sta male. Servono norme che permettano di smascherare società che non sono solide o che iniziano un percorso che poi alla fine non potranno mai completare. Servono garanzie per tutti. Anche per i calciatori naturalmente. Perchè senza di loro, senza gli attori principali, non può esserci spettacolo. Una volta esisteva il fondo di garanzia. Ora c'è il fondo di solidarietà. Ma non basta questo, bisogna fare molto di più. Altrimenti accade come sta succedendo adesso. E in A trovi una squadra come il Parma che sbuffa per andare avanti. Chi investe deve farlo in maniera trasparente. Il calcio non può essere visto come un grande teatro che rende tutti protagonisti. Deve cambiare l'etica e il senso di responsabilità dei suoi attori».

E il caso Lotito?
«Al presidente della Lazio è stata tolta la delega alle riforme dopo le sue dichiarazioni, ha fatto affermazioni che hanno alimentato una tempesta. Ma questa è una decisione di facciata o c'è sostanza in tutto questo? La mia riflessione è un'altra: ci deve essere rispetto per le istituzioni del calcio. E il calcio non deve essere solo potere, poltrona e possibilità di decidere. Il calcio dev'essere servizio e responsabilità».

Gli hooligans del Feyenoord hanno messo a ferro e fuoco Roma prima della gara di Europa League. Alla visione delle immagini che cosa ha pensato?
«Fa male, molto male. Non vorrei mai vedere questi spettacoli. Serve il pugno duro. Non può accadere. E qui non vanno fatte distinzioni territoriali. Il calcio è altro. Serve prevenire e sanzionare».

FONTE: LArena.it


martedì 03 febbraio 2015
Serie A, Tommasi: «La vera sorpresa è la Juve»
Il Presidente dell’Assocalciatori: "La Roma deve stare attenta a Napoli e Lazio”


ROMA - "Purtroppo abbiamo sempre la concezione che per i nostri ragazzi lo sport sia un’opportunità di successo, di carriera. Si perde il vero valore dell’attività motoria, che è quello di portare a una vita sana, un metabolismo equilibrato, a una buona alimentazione. Abbiamo questa fissa in Italia che fare sport è trovare il successo in qualche disciplina, pensiero che nel calcio è ancora più esasperato". Così Damiano Tommasi, presidente AIC, lancia la sfida a una nuova cultura sportiva, che deve partire dai banchi di scuola.

L'INCONTRO - Facendo visita alla primaria “Achille Forti” di Verona, ha illustrato ai bambini il progetto "PiùVitaSana", un percorso di formazione attraverso attività didattiche di educazione fisica e alimentare svolte a scuola e in ambito familiare, che proseguiranno fino al termine dell'anno scolastico e che nasce dalla collaborazione di Sport Expo (la fiera dello sport giovanile d’Italia in programma a Verona dal 28 febbraio al 2 marzo 2015) con l’Università di Verona e con gli Uffici Scolastici Territoriali per l’educazione fisica e sportiva di Verona e Vicenza.

IL CAMPIONATO - A margine dell’evento un punto sul campionato di serie A: “La sorpresa di quest’anno è la Juve: il cambio di allenatore e il triennio di successo non hanno scalfito la solidità e la continuità dei risultati”. L’ex giocatore di Verona e Roma avverte anche i giallorossi: “Per la squadra di Garcia sarà un girone di ritorno duro, il Napoli e la Lazio possono davvero lottare per il secondo posto”.

IL MERCATO - All’indomani della chiusura del calciomercato, Tommasi torna sui giovani e motiva la presenza di tanti stranieri in serie A: “In Italia a livello sportivo, politico, e lavorativo si tende a spostare sempre più in là il coinvolgimento e l’assunzione di responsabilità. Nel calcio questo si paga perché a pari età all’estero abbiamo calciatori che hanno già fatto presenze in Nazionale, mentre da noi stanno ancora giocando nella primavera. A giocatori di qualità come Baselli e Berardi manca la possibilità di avere la responsabilità di un ruolo da titolare in una grande squadra. Spero che l’esperienza di Empoli, Sassuolo e Atalanta, impegnate nel lancio di giovani promesse, possa essere contagiosa”.

FONTE: CorriereDellUmbria.Corr.it


APPROFONDIMENTI
Amarcord - 2005, Damiano Tommasi torna al gol
26.11.2014 14:30 di Gabriele Chiocchio Twitter: @Gabrioc
Nuovo appuntamento con il viaggio nel tempo di Vocegiallorossa.it, che ogni mercoledì ripercorrerà eventi accaduti nel passato nella settimana di riferimento. Quest'oggi si torna al novembre del 2005.

Luciano Spalletti è da pochi mesi l'allenatore della Roma. I giallorossi non sono ancora quelli che avrebbero dato spettacolo qualche tempo dopo, anzi, sono una squadra alla ricerca di identità e gioco, con qualche guaio di infermeria di troppo e tanti problemi da risolvere. La squadra è un mix tra giocatori in rampa di lancio come Mexes, Aquilani o Taddei, punti interrogativi come Kuffour, Kharja e Nonda, arrivati a parametro zero a causa del blocco del calciomercato imposto dopo il caso legato al difensore francese, e alcuni senatori ancora in rosa come Montella, Panucci e ovviamente Francesco Totti. Oltre a loro, c'è Damiano Tommasi: il numero 17 è fermo dall'estate del 2004, quando nel corso di un'amichevole con lo Stoke City riporta un gravissimo infortunio dopo un contrasto con Taggart: lesione complessa di tutte le strutture capsulo-legamentose del ginocchio destro; rottura dei menischi interni ed esterni; rottura del crociato anteriore e posteriore; rottura del collaterale mediale; rottura dell'inserzione dei flessori della coscia destra. La Roma lo aspetta, lui risponde con un gesto più unico che raro: si riduce lo stipendio al minimo sindacale di 1500 euro mensili, fino alla fine del suo contratto, in scadenza a giugno del 2006. Dopo oltre un anno dal terribile incidente, Tommasi torna in campo il 30 ottobre 2005 contro l'Ascoli, subentrando per 20 minuti a Olivier Dacourt, per la commozione dell'Olimpico, che non sapeva ancora cosa sarebbe accaduto qualche settimana dopo.

Il 27 novembre 2005 si gioca infatti Roma-Fiorentina. Spalletti, anche a causa degli infortuni degli attaccanti che lo costringono a rimpoplare la squadra di centrocampisti, dopo averlo fatto subentrare anche nei due match precedenti con Messina e Juventus, decide di schierare Damiano Tommasi dal primo minuto, per la prima volta in stagione. Passano appena due giri d'orologio e succede l'incredibile: Totti recupera un pallone sulla trequarti avversaria e lo offre a Cassano, il barese mette basso al centro e proprio Tommasi anticipa Ujfalusi e mette alle spalle di Frey. Tutti i compagni e idalmente tutto l'Olimpico abbracciano il centrocampista finalmente uscito da un tunnel che sembrava infinito. La partita finirà 1-1, ma rimarrà indelebile il ricordo di quel momento magico per Tommasi e per tutta la Roma.

FONTE: VoceGialloRossa.it


Damiano Tommasi
  • Negrar (Verona) 17 maggio 1974. Ex calciatore. Presidente, dal 2011, dell'Aic (associazione calciatori, ha sostituito Sergio Campana, che ricopriva quel ruolo dal 1968). Centrocampista lanciato dal Verona, con la Roma vinse lo scudetto del 2001. 25 presenze e un gol in Nazionale (Mondiali 2002 compresi). Nel 2006 in Spagna col Levante, poi Inghilterra (Queens Park Rangers) e Cina (Tianjin) prima passare ai dilettanti del Sant'Anna d'Alfaedo, dove gioca tutt'ora. 18° nella classifica del Pallone d'oro 2001.
  • «Soprannominato a Roma "anima candida" perché è socialmente impegnato, ha fatto l'obiettore di coscienza, ha sponsorizzato i palloni pakistani equi e solidali, eccetera» (Umberto Folena).
  • Vittima il 22 luglio 2004 di un grave infortunio a un ginocchio durante un'amichevole con gli inglesi dello Stoke City, tornato dopo 15 mesi di riabilitazione chiese di essere messo al minimo salariale (1470 euro al mese).
  • Viene da Vaggimal, un borgo di 75 famiglie, frazione di Sant'Anna d'Alfaedo.
  • Tanto religioso da essere soprannominato il "Chierichetto".
  • «Nel 2001, l'anno dello scudetto con la Roma, Capello lo definì il giocatore più importante della squadra. Più di Totti e Montella, più di Batistuta. Era atipico: metà mediano, metà ala. Un interno, uno che si muoveva in una zona del campo indefinita. Ha segnato spesso, Damiano. Oggi, però, è difficile che lo si ricordi per questo. Chiedere a qualcuno che cosa gli viene in mente su Damiano Tommasi significa sapere che la risposta sarà quella: "Che ha giocato con lo stipendio di un operaio"» (Beppe Di Corrado).
  • Nel 2011, da presidente Aic, guidò lo "sciopero dei calciatori", che non scesero in campo alla prima di campionato per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo. «Con quella sua faccina da eroe terzomondista, si batte per difendere i diritti di un gruppo di superprivilegiati: fanno il mestiere più divertente del mondo (giocare a calcio), guadagnano l'inverosimile e vogliono diritti garantiti al pari di un operaio che strappa mille euro al mese. Complimenti Tommasi!» (Aldo Grasso). «Io rappresento 13.000 giocatori. Quelli che diventano ricchi sono una percentuale irrisoria. E comunque il fatto di guadagnare molto non dovrebbe prevedere che se sbagli un gol poi vieni insultato per strada mentre passeggi con la famiglia» (a Vittorio Zincone).
  • «Non ho mai conosciuto calciatori gay, o magari sì, ma senza saperlo. Io sconsiglio l'outing ai giocatori omosessuali. Potrebbe essere un boomerang, si verrebbe ridotti a una macchietta».
  • Sposato con Chiara, cinque figli.
  • Il suo libro preferito è L'alchimista di Paulo Coehlo. La canzone, Farewell di Guccini.
  • Appassionato anche al gioco del tamburello.

Giorgio Dell'Arti
Catalogo dei viventi 2015 (in preparazione)
scheda aggiornata al 1 ottobre 2014
da Lorenzo Stellini

FONTE: Cinquantamila.Corriere.it


I 40 anni di Damiano Tommasi: "Festeggio giocando con gli amici"
Compleanno speciale per l'ex romanista, che non ha mai smesso di fare il calciatore: "In trent'anni il mondo del pallone ha perso tanto pensando troppo al business".

venerdì 16 maggio 2014 21:40

di Adriano Stabile
L'anima candida del centrocampo giallorosso compie 40 anni. Damiano Tommasi, che per dieci stagioni ha vestito la maglia della Roma vincendo lo scudetto del 2001, spegnerà le candeline domani, 17 maggio, festeggiando tra gli amici. "Sarò impegnato con le attività sportive di tre dei miei cinque figli - racconta all'Ansa - poi in serata mi concederò una partitella con gli amici. La vera festa è stare con la mia famiglia che è la parte preponderante della mia vita. Con mia moglie stiamo insieme da venti anni e i nostri cinque figli dimostrano che sono stati anni intensi", sorride Tommasi.

Dal 2011 è presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, ma non ha mai smesso di fare il calciatore (checché ne dica Wikipedia...) dal momento che dal 2009, ininterrottamente, gioca tra i dilettanti del Sant'Anna D'Alfaedo, squadra di un piccolo paese della provincia di Verona: quattro campionati in Seconda Categoria e uno in Prima, nel 2011-12. Decimo posto nel girone A di Seconda Categoria in questa stagione e salvezza raggiunta. Tommasi gioca spesso, compatibilmente con i suoi impegni professionali, in una formazione in cui, negli anni scorsi, hanno militato anche i suoi fratelli Alfonso, Zaccaria e Samuele. Il 23 gennaio 2011, addirittura, i quattro Tommasi furono in campo contemporaneamente, per una decina di minuti, in occasione di una partita di campionato contro il Cadore.

"Sono alla mia trentesima stagione nel calcio - racconta Damiano Tommasi - ho cominciato nel 1985 e in tutti questi anni ho avuto la fortuna di vivere il calcio da varie angolature. Mi manca solo la panchina da allenatore e forse il ruolo di dirigente di club, anche se, l'anno che stavo a Roma ed ero infortunato, in un certo senso ho visto il calcio anche da un'altra angolatura. Il calcio è cambiato in questi anni, così come la mia idea del calcio. In questi trenta campionati tanto si è perso: dal calcio professionistico fino a quello dilettantistico. Ci si è spostati molto sul business e meno sull'aspetto sportivo. Bisogna invertire la tendenza". A proposito del suo impegno nell'Assocalciatori l'ex romanista racconta: "Mi sono inserito in una struttura che aveva delle basi solide. La mia presidenza, in un certo senso, ha avvicinato tanti calciatori che hanno la mia stessa percezione di quello che deve essere l'associazione. Tanto è stato fatto, ma molto si deve ancora fare. Serve maggiore incisività a livello istituzionale e consapevolezza del ruolo. I calciatori devono essere presi in considerazione come risorsa e non solo come attori di uno spettacolo gestito da altri. L'aria del cambiamento che sta coinvolgendo la politica deve coinvolgere anche lo sport poco a poco".

FONTE: Globalist.it


DAMIANO TOMMASI, ANIMA CANDIDA
novembre 19, 2013

Che l’istinto del gol non fosse un proprio pregio peculiare, Damiano Tommasi probabilmente lo sapeva fin da piccolo, ma fu il 18 Novembre 1998 a Salerno ad aprirgli gli occhi per sempre. In occasione di un’amichevole Italia-Spagna, Pippo Inzaghi negli spogliatoi non trova gli scarpini poco prima del fischio d’inizio. In segno di vera amicizia, il filantropo Damiano gli presta le proprie scarpe di riserva. La partita finisce 2 a 2 con doppietta di Inzaghi. Ed è proprio a questo punto che capisce che non è questione di scarpette guaste, ma che la sua vocazione prevede corsa e sacrificio a centrocampo. Il lavoro sporco che nessuno aspira a fare.


27 Novembre 2005. Stadio Olimpico in Roma: i giallorossi incontrano la Fiorentina. Per i tifosi nostalgici di quel calcio popolare è una data marchiata nel cuore. Solo un anno prima il medico sportivo della ASRoma, a seguito di uno scontro durante una partita di pre-campionato, riportava nel referto ufficiale che il giocatore Damiano Tommasi presentava “lesioni complesse di tutte le strutture capsulo-legamentose del ginocchio destro; rottura dei menischi interni ed esterni; rottura del crociato anteriore e posteriore; rottura del collaterale mediale; rottura dell’inserzione dei flessori della coscia destra”. Un pensionamento fuori programma a soli 30 anni inevitabile per chiunque, una carriera che si sarebbe conclusa con uno scudetto conquistato da protagonista e tante maglie azzurre consumate con la propria nazionale. Sarebbe stata la vita di un giocatore comune, con qualche sfizio tolto ma con tanta sfiga addosso. Ma nel silenzio di quei giorni sulla sabbia fino a notte fonda per riabilitare il ginocchio, prende vita una favola.


Dopo circa 400 giorni di crisi astinenziali da contrasti veri, Damiano torna titolare in mezzo al campo. Non passano neanche due giri di orologio. La palla verticalizzata da Totti raggiunge FantAntonio Cassano che alza la testa e la mette al centro dell’area. Nell’ incredulità generale dettata dalla precaria costanza dei suoi gol, giunge a rimorchio una riccia e scura criniera a beffare sul tempo il difensore viola Ujfalusi. E’ la (ri)nascita di un eroe popolare che non sa cosa significa rinuncia, che vede nel pallone un giocattolo e non profitto materiale, tanto da ridursi il proprio stipendio stagionale al minimo sindacale di 1470 euro mensili. Quel gol a Damiano provoca giovamento di spirito e parte alla ribalta in tutti i continenti cercando proseliti militando nei club più proletari della storia: Levante, Q.P.R., Tianjin Teda in Cina. Finita la missione decide di tornare alle origini, nella sua casa nativa a Negrar in provincia di Verona. Gioca a pochi km da casa con i Falchi del S. Anna d’Alfaedo, squadra di bassa classifica in seconda categoria veneta nella quale ritrova tanti amici e, soprattutto, i suoi due fratelli.

C’è Sky a fare qualche servizio, i tifosi raddoppiano arrivando a quasi cinquanta, Damiano debutta con un gol garantendosi un paio di birre pagate al bar della piazza. “Il figliol prodigo è tornato, ammazzate il vitello grasso, mangiamo e facciamo festa” Cit. Anima Candida. Per noi credenti nel calcio nato dalle case basse del popolo, Damiano Tommasi non può che diventarne un’icona imprescindibile anche fuori dal campo, da sempre impegnato come coscienza sociale fin dentro gli spogliatoi – ricordiamo 250 firme raccolte dal compagno e sottoscritte da calciatori professionisti contro la guerra dei Balcani a inizio del secolo. Pacifista nemico delle armi, sempre in prima linea sul fronte della beneficenza e della solidarietà. Una pecora dal pelo nero esempio di ricchezza etica. 11 Damiano Tommasi in campo e per noi baluardi sarebbe stata estasi.


Giovanni Malara

FONTE: BaluardiDelCalcioPopolare.WordPress.com


10.04.2013
Tommasi sente già l'aria del derby in serie A
UN VECCHIO AMORE. Ha giocato con San Zeno, Hellas e Roma ma segue con grande passione la corsa verso la promozione della squadra allenata da Mandorlini: «Ho avuto la fortuna di giocare la prima sfida tra Hellas e Chievo. Chi ama lo sport non vede l'ora di seguire ancora un evento così»
Damiano Tommasi starebbe benissimo nel Verona di oggi. Quello fatto di fatica e sudore, quello che predica pazienza e si rimbocca le maniche. Certi principi d'altronde sono validi sempre e ovunque. «Quando il seme è buono e il lavoro positivo i risultati non possono che arrivare di conseguenza», raccontava ieri Damiano ai microfoni di TeleArena e agli studenti del Liceo Galilei riferendosi al suo vecchio Hellas prima di prendere la macchina e partire verso l'Emilia per far visita a Modena e Sassuolo dove avrà rivisto l'amico Stefano Fattori, compagno di mille battaglie e del primo derby in serie B. Il suo lavoro con l'Associazione Calciatori viene prima, ma Damiano resta figlio di Verona e dell'Hellas fin dai tempi degli Allievi del San Zeno, quando il presidente Gianfranco Casale andava a prenderlo e riportarlo a casa prima e dopo l'allenamento. Da lì a breve sarebbe arrivato il Verona, il calcio vero e la Nazionale. Tutto lontanissimo dall'anonimato del pallone in bianco e nero dei campetti di provincia, ma la maglia numero 17 del debutto di Tommasi in azzurro è finita nelle mani di Casale e nella sede del San Zeno. Senza nemmeno un attimo di esitazione. Giusto per restare fedele ai principi più veri.

ASSIST AL BACIO. Si sente aria di stracittadina. Damiano l'avverte: «Sono stato uno di quelli che ha gioito quando il Chievo è arrivato in serie B per il primo derby, ho avuto la fortuna di disputarlo, credo che per chi ama lo sport poter vivere un evento così pure a Verona e in serie A non può che far piacere». C'era anche Tommasi in campo quel 10 dicembre di diciannove anni fa al Bentegodi. Uno a uno, col rigore di Fermanelli e la testa di Gori. Nella storia della città quella sera entrarono in tanti. Da Attilio Gregori che adesso allena la Lupa Frascati in serie D a Fabrizio Casazza, preparatore dei portieri della Virtus Entella che l'Hellas ha incrociato quest'estate in Coppa Italia. Aladino Valoti, valoroso mediano dell'epoca, fa il direttore sportivo all'Albinoleffe. Diego Caverzan si è dato al ramo assicurativo. Vincenzo Montalbano, altro tassello di quella difesa, da ottobre allena l'Alcamo nell'Eccellenza siciliana. Lino Mutti da allora si è seduto su dodici diverse panchine, Celeste Pin è responsabile del settore giovanile della Fortis Juventus 1909 a Borgo San Lorenzo, nel fiorentino. Frammenti ancora vivi, facce che vorresti rivedere, una serata diventata il trionfo della Verona sportiva, antipasto spettacolare di quel che sarebbe successo sette anni dopo in A coi vari Camoranesi, Mutu, Oddo e Dossena, Gilardino e Malesani, mentre Tommasi era ormai un punto fermo della Roma che aveva appena comprato Cassano e che in Champions riuscì a battere anche il Barcellona.

MOMENTO-CHIAVE. La volata-promozione la giocherà anche Damiano, anche se il ruolo gli suggerisce di essere più che mai super partes. Presidente di tutti, «dal capitano della Nazionale al giocatore di Terza categoria». Perfetto per il ruolo, l'Italia del calcio non poteva scegliere di meglio. Sette finali che Damiano guarderà con occhi particolari, partendo da venerdì e da Cesena, ricordando la sera del derby e l'amore per colori che sente da sempre suoi. «Il Verona deve essere sé stesso, lavorare e avere pazienza. Così come un orto ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti allo stesso tempo l'Hellas deve sperare, incrociare le dita sperando che non arrivi la tempesta per poi raccogliere quanto ha saputo seminare».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


01 ott 2012
Roma, Tommasi difende Zeman: «Lo preferivo a Capello. Per il suo gioco serve tempo»

ROMA - «Per capire il gioco di Zeman serve tempo». Arriva dal presidente dell'Aic, l'ex giallorosso Damiano Tommasi, la difesa del tecnico boemo tornato a distanza di anni ad allenare la Roma . Squadra già in crisi, soprattutto dopo il pesante ko a Torino con la Juventus. «Forse molti non ricordano che quando arrivò 15 anni fa non fu altrettanto facile - ha detto Tommasi intervenendo a Mattina Sport sulla Rai - ci volle un periodo di assestamento per digerire il suo gioco. Poi sappiamo bene che Roma è una piazza molto esigente, quindi è inevitabile che le cose siano ancora più complicate». Ma su una cosa l'ex giocatore della Roma non ha dubbi: «Meglio Zeman o Capello? Preferivo il boemo» ha detto sicuro Tommasi.

FONTE: Sport.IlMessaggero.it


Damiano Tommasi, l’anima candida del calcio italiano
9 febbraio 2012
Il soprannome “anima candida” glielo avevano dato i tifosi romani nel 2005 quando, a seguito di una grave ferita, per poter restare nella Roma Tommasi aveva deciso di ridurre il suo salario mensile a 1’500 euro.

In qualità di presidente dell’AIC, l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), oggi Tommasi è più che mai deciso a portare cambiamenti nel calcio italiano, scrive il quotidiano francese Le Monde : “Inevitabilmente gli capitano passi falsi. Lui vorrebbe evitare di esporsi pubblicamente, ma è obbligato a farlo per dare maggior peso mediatico alla categoria.

Lo scorso agosto, durante la crisi a causa del rinnovo del contratto collettivo, l’editorialista del Corriere della Sera Aldo Grasso lo aveva particolarmente preso di mira: “Con la sua faccia da alter mondialista, Tommasi difende una casta di iper-privilegiati – aveva scritto, spiegando che colui che si esprime come un alternativo di sinistra fa anche parte dello spettacolo.
“Certo che faccio parte della spettacolo – replica Tommasi – Ma allora nessuno aveva capito le vere ragioni della nostra protesta. Di fronte all’opinione pubblica il calciatore parte sempre con un handicap: guadagna somme enormi di denaro che non merita.”

La valanga di critiche era proseguita quando lo scorso novembre si era espresso sui calciatori omosessuali, consigliando loro di non fare outing pubblicamente: “C’è stato tanto rumore per nulla. Immagino vi siano omosessuali nel mondo del calcio, anche se non ne ho mai conosciuti, e l’esposizione mediatica può avere un effetto boomerang molto pericoloso. Per vivere la propria identità un calciatore non è obbligato di raccontarla agli altri.”

Oggi i calciatori sono al centro del più grande affare di scommesse sportive dagli anni del Totonero: 14 partite truccate, 33 persone arrestate e un campionato compromesso. Questa settimana il sindacato presieduto da Tommasi inizia una campagna video per sensibilizzare i calciatori e proteggerli dalla rete della criminalità organizzata : “I giocatori implicati scoprono gradualmente in che specie di ingranaggio sono caduti. Alla base c’è un problema di cultura sportiva.
Le partite truccate sono direttamente legate a un comportamento comune alla fine di un torneo, quando vi sono squadre che non hanno bisogno di punti e altre che devono vincere per salvare la stagione. In Italia come altrove siamo lontani dal calcio dove tutti giocano sempre per vincere.
Nel calcio amatoriale la situazione è la stessa. Allenatori cacciati, comportamenti esasperati verso gli avversari e l’arbitro. L’Italia ha un problema con il calcio perché per non pensare ai problemi reali dà a questo sport troppa importanza.”

FONTE: TicinoLive.ch


NEWS
Cona, Sant'Anna. "Salvezza prima di tutto. Abbiamo perso pedine importanti"
by Calcio Dilettante 28 agosto 2011

Damiano c'è. Molti se ne sono andati. Forse torneranno. Ma intanto i Falchi dovranno imparare a volare da soli.

Alberto Cona, presidente del Sant'Anna D'Alfaedo cerca la chiave di lettura giusta per affrontare al meglio la nuova stagione: "Abbiamo chiaro il nostro obiettivo: la salvezza. Sperando anche di poterla ottenere senza particolari patemi d'animo. La Prima categoria sarà per noi banco di prova molto impegnativo. E dovremo affrontare questo viaggio senza alcuni ragazzi che in passato ci hanno aiutato non poco a tagliare traguardi prestigiosi. Mi riferisco a Giacomo Morandini, che ha deciso di smettere con il calcio, ma anche a Zaccaria Tommasi, che a sua volta ha pensato di fermarsi. Con loro anche Carmine Marconi. Quindi ci verranno a mancare elementi di assoluta qualità".

I Falchi, però, potranno contare su Damiamo Tommasi. Impegnatissimo nello svolgere il suo nuovo ruolo di presidente dell'Assocazione Italiana Calciatori, ma allo stesso tempo molto legato alle sorte della sua squadra del cuore: "Damiano - spiega Cona - ci ha dato la sua disponibilità. La domenica, nonostante i suoi numerosi impegni, sarà con noi. Nei limiti delle sue possibilità naturalmente". Cambia, invece, la guida tecnica. Giacomo Cona passa il testimone a Stefano Ugolini. "Un allenatore che ha fatto bene al Cadore e che ha accettato questa sfida che gli abbiamo proposto. Stefano ha trovato gente nuova ed un ambiente tutto da scoprire. E credo che anche per lui sia una bella avventura. Lo affiancherà alla guida tecnica Andrea Zivelonghi. Ci rimettiamo nelle loro mani".

FONTE: CalcioDilettanteVeronese.it


Il nuovo Damiano Tommasi
Era l’anima candida del calcio. Ora fa il sindacalista e minaccia di bloccare la serie A con uno sciopero

di Beppe Di Corrado | 08 Agosto 2011 ore 00:00
"Il 19 agosto è prevista un’assemblea, entro quella data confidiamo nella fumata bianca, altrimenti non si gioca". E' l'ultimatum di Tommasi, a cui Beretta ha risposto: "A queste condizioni non firmeremo e non si vede perché dobbiamo sottostare a certe minacce e firmare con Tommasi un accordo che non abbiamo sottoscritto con Campana".

I riccioli non coprono i cambiamenti. Questo è un altro Damiano Tommasi. Questo minaccia: “Senza firma sul contratto collettivo dei calciatori il campionato non parte. Sarà sciopero”. L’anima candida sa diventare dura: la voce è gentile, le parole no. Parla da sindacalista sapendo che tutelare i diritti dei privilegiati è comunque un’anomalia. E’ un lavoro, però. E’ il suo lavoro. Tommasi ha sentito un sacco di volte la storia del predestinato: come se quella scelta fatta qualche anno fa di giocare in serie A con lo stipendio minimo l’avesse automaticamente candidato a essere la nuova faccia dell’Associazione italiana calciatori. Forse è davvero così, o forse le cose sono andate diversamente. Il caso, la sorte, le coincidenze. Adesso è qui, magro com’era e poco sorridente com’era: si ferma davanti ai microfoni con la faccia scura come se stesse andando a trattare la cassa integrazione dei metalmeccanici o dei minatori. Il ruolo impone riti che il contesto rende inevitabilmente grotteschi. Perché poi lo dice, ovviamente: “Il problema non è economico”. E’ troppo intelligente per fare il duro e puro della casta pallonara, Tommasi. E’ troppo onesto per credere davvero che si possa bloccare il campionato per la storia dei fuori rosa. E sì che può ripetere fino all’infinito che quel contratto non vale solo per i fenomeni straricchi, ma anche per gli altri. E sì che deve evitare di perdere la prima battaglia da presidente dell’Assocalciatori. Però non può fare quello che difende i capricci dei giocatori. Perché questo è il messaggio che passa, è inevitabile: il testa a testa tra Lega di serie A e calciatori è diventato un nuovo capitolo italiano dello scontro tra caste. Potenti contro potenti, ricchi contro ricchi. Solo che a Tommasi tocca curare gli interessi di quelli che i soldi li prendono soltanto e non devono tirarli fuori per far divertire la gente. Ovvio che non è così semplice, ovvio anche che questa deriva populista-forcaiola distruggerà pure il pallone dopo essersi succhiata l’anima della politica. Però è così, adesso. Questione di clima, di contesto, di sistema. Tutto ciò che non vuol dire niente e che improvvisamente invece conta, perché l’opinione pubblica viene trasformata in giuria di un processo e gli imputati sono i calciatori strapagati e straviziati.

E’ difficile fare il mestiere di Tommasi, ora. Poi per lui di più. Perché lo ricordiamo noi e lo ricorda lui tutto il periodo in cui Damiano era diventato un simbolo opposto a quelli che adesso deve difendere. Lo presero e lo misero su un piedistallo che non aveva chiesto, ma che da allora rischia di diventare un gradino dal quale si può cadere: stanno tutti lì, come gli avvoltoi. Appollaiati in attesa di un errore, di una frase sbagliata, di una contraddizione. Tommasi sa anche questo. Capisce che la sua situazione è poco comoda e per nulla facile: fare il tutore degli interessi dei calciatori nel 2011 non può prevedere l’idea che sia una questione di principio. Purtroppo è così che funziona: i forconi sono già pronti e le parole anche. Il ritornello direbbe così: “I calciatori non si rendono conto che c’è una realtà nella quale la gente non arriva a potersi comprare il pane nella quarta settimana del mese”. Il trucco che non è un vero trucco sarebbe relativizzare. Sorridere, invece di presentarsi serio e puntuto. Poi sdrammatizzare una situazione che drammatica non è. Lo sappiamo che di fronte, nella trattativa, ci sono persone altrettanto privilegiate, ma il problema è il tipo di protesta: lo sciopero del calciatore è un nonsenso che rischia soltanto di essere controproducente. Molte delle cose su cui i giocatori si sono irrigiditi quest’anno sono delle follie: l’idea che a parità di compenso uno non possa rifiutare il trasferimento in qualunque altra squadra di A era una bestialità calcistica. L’hanno giustamente spuntata i calciatori che s’opponevano. Manca la firma sul contratto, ok. Però adesso devono giocare, perché due mesi e mezzo senza calcio sono abbastanza e perché le questioni ancora in ballo sono dettagli, perché l’idea stessa di scioperare ora per lavoratori atipici quanto vuoi, ma sempre e comunque fortunati, è un errore devastante per loro stessi.

Tommasi entra ed esce dal ruolo di sindacalista. Sa tutto questo. Sa anche che la contrapposizione tra il suo potenziale oltranzismo di ora e la sua totale flessibilità di qualche anno fa diventerebbe incomprensibile per la gente. Ci sono scelte che ti segnano la vita e lui ha quella: accettare di giocare in A a quindicimila euro lordi, mille e cinquecento euro al mese per i dieci mesi di stagione. Il pallone s’inchinò a lui. Il gesto simbolico oltre i numeri. Perché è vero che uno che guadagna milioni per tre, quattro, cinque anni di seguito poi può permettersi scelte così, ma è vero soprattutto che nessun altro l’aveva mai fatto. E poi lui non chiese a nessuno di seguirlo, anzi: “Il sistema non funziona. Con i campioni si crea entusiasmo, passione e di conseguenza incassi. E’ la regola del gioco, piaccia o no. Il vero scandalo, semmai, è constatare che certi ingaggi non sono consentiti dai bilanci. Trovo giusto rifare i conti, assolutamente ingiusto provare a risolvere tutto pagando di meno chi gioca: i calciatori, checché se ne dica, restano la componente più corretta”. Fortunato, Tommasi. Ha realizzato tutti i suoi desideri prendendo a calci un pallone, ma non i suoi valori. All’epoca di quella decisione un po’ gli davano del fesso e un po’ lo invidiavano, i suoi colleghi lo rispettano come se fosse lo specchio delle loro coscienze. Damiano era il grillo parlante di Pinocchio. Perché da atipico nel gioco e nella vita è il calciatore italiano che negli ultimi vent’anni più s’è impegnato nel sociale, il primo a interrogarsi sui mali del pallone, a mettersi contro i tifosi, a subire i fischi perché diceva che era uno schifo lo spettacolo in campo e sugli spalti: gli insulti, la violenza, gli accordi sottobanco, i bilanci aggiustati. Chi si meravigliò della scelta di quella stagione, chi bollò come spot autopromozionale la decisione di firmare un contratto al minimo federale avrebbe dovuto rileggersi la prima pagina del Messaggero del 29 febbraio 2000. Tommasi scrisse un articolo: “Non c’è solo il calcio. Il Parlamento italiano non può curarsi delle vicende del campionato italiano. Davvero il tema di discussione per un’intera settimana può essere un rigore dato o non dato? Ma gli altri cinque miliardi e mezzo di persone che non sanno cos’è il calcio, di cosa parlano? Sono parole di uno che cambia volentieri professione per non perdere la famiglia, di uno che preferisce parlare dei figli che non dell’arbitro, di uno che a volte si vergogna di fare il suo mestiere. La violenza sugli spalti, in campo, negli spogliatoi, in sala stampa, gli insulti, gli sputi, i cori razzisti, gli striscioni mi amareggiano enormemente. Vale davvero la pena di vivere per il calcio? Il Milan, la Juve, la Roma, la Fiorentina, l’Inter sono davvero più importanti della questione balcanica, dell’Ira, dell’Eta, della pena di morte? E’ triste assistere a trasmissioni sportive completamente infarcite di nulla, di sterile parlarsi addosso, quasi a voler diffondere l’idea che è di vitale importanza capire se era rigore o meno”. Tommasi diceva e dice cose retoriche, ma le dice perché ci crede. E’ un idealista, uno che se non avesse fatto il calciatore avrebbe aperto un negozio di commercio equo e solidale. Quando scrive o quando parla, cita Martin Luther King e il Vangelo: “Come puoi togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello se prima non togli la trave che sta nel tuo?”.

Per capirlo bisogna partire dall’inizio: dalla famiglia e dal Veneto. Viene da Vaggimal, un borgo di 75 famiglie, frazione di Sant’Anna d’Alfaedo. Siamo nell’alto Veronese, dove la Pianura comincia a incontrare le prime salite verso le Alpi. E’ lì che ha iniziato a giocare a calcio. E’ lì che è cresciuto. E’ lì che ha incontrato don Rino, un sacerdote, “una persona che ha contribuito e contribuisce nella mia crescita umana, che tra le altre cose mi ha fatto conoscere don Milani”. Ecco, basta questo. La religione. Damiano Tommasi, nella Nazionale che nel 2002 giocò il Mondiale di Giappone e Corea, era soprannominato il “Chierichetto”, che fa il paio con “Anima candida”, il nomignolo che inventò per lui lo speaker dell’Olimpico, Carlo Zampa. L’immoralità del pallone lo sconforta perché lui crede davvero in un mondo migliore: “Anche io ho un sogno. Vedere due squadre, insieme al centro del campo, vincitori e vinti ugualmente sereni, salutare il pubblico al triplice fischio come si usa in qualsiasi teatro alla fine dello spettacolo; sentire un allenatore arrabbiarsi col suo attaccante cascatore; vedere un giocatore espulso umiliato scusarsi con i compagni e il pubblico perché ritenuto non meritevole di continuare a giocare; sentire uno stadio intero applaudire i vincitori perché più bravi, senza badare al colore della maglia; vedere un tifoso complimentarsi con l’arbitro che giustamente fischia un fallo contro; leggere che il risultato non è dipeso dalle decisioni arbitrali; sentire solo cori d’incitamento per la propria squadra e non contro la squadra avversaria; vedere uno stadio disertato dalle forze dell’ordine perché non servono”. L’utopia che lo manda avanti ce l’ha da sempre, da quando cominciò a giocare nelle giovanili del Negrar e – parole sue – non capiva perché i genitori degli altri ragazzini fossero così avvelenati, sempre pronti a intervenire per dire che il figlio fosse più forte degli altri.

Fa tutto parte di un personaggio. Sì, c’è retorica, c’è un po’ di glassa, un po’ di buonismo, c’è molto di politicamente corretto. Ci sono ingredienti che solitamente stonano e che invece con lui finiscono per diventare fisiologicamente accettabili. Perché al pallone serviva una coscienza pulita, uno che per tutti, proprio per tutti, possa essere l’esempio. E’ stato un giocatore diverso. Tecnicamente pure. Nel 2001, l’anno dello scudetto con la Roma, Capello lo definì il giocatore più importante della squadra. Più di Totti e Montella, più di Batistuta. Era atipico: metà mediano, metà ala. Un interno, uno che si muoveva in una zona del campo indefinita. Ha segnato spesso, Damiano. Proprio per questo modo di giocare atipico, proprio perché non ha mai dato un punto di riferimento. Oggi, però, è difficile che lo si ricordi per questo. Chiedere a qualcuno che cosa gli viene in mente su Damiano Tommasi significa sapere che la risposta sarà quella: “Che ha giocato con lo stipendio di un operaio”. Prima di arrivare al suo modo di giocare ci sono le campagne. Contro il razzismo, contro il doping, contro gli sprechi. Nel 2000, l’anno del Giubileo, finì sulla copertina di Famiglia Cristiana. Poi fece discutere con un’intervista a Trenta Giorni, diretto da Giulio Andreotti: “C’è stato troppo calcio nell’anno santo”. Due anni prima, il Papa boy del calcio aveva già provocato uno scossone. Era successo che il croato del Brescia Kovacˇic aveva scelto di tornare a Zagabria per dedicarsi al volontariato cattolico. Aveva stracciato un contratto da professionista. Ovviamente intervistarono Tommasi: “Potrei fare come lui, mi ha fatto piacere conoscere la sua storia e mi dispiace che non se ne sia parlato molto. Finalmente è crollato un luogo comune quello che fa credere che fare il calciatore sia il sogno di tutti. Nella vita c’è di meglio se uno ha altri obiettivi. Datemi del pazzo, se volete, del resto hanno detto la stessa cosa a Kovacˇic, o a Zeman quando ha cominciato a parlare di doping. Mi diverto a inseguire gli avversari, il pallone, ad aggredire gli spazi; ma potrei scegliere di continuare a farlo a livello dilettantistico, un giorno: il calcio rischia di diventare solo slealtà, litigi, insulti, furti e tutto questo non mi piace affatto. Questo sport è diventato esclusivamente un business, si fanno i calendari pensando solo ai soldi, non alle esigenze degli atleti. I calciatori vivono in una scatola per tutta la carriera, per questo quando è l’ora di smettere molti ne soffrono. Kovacˇic è uscito dalla scatola in anticipo”. Kovacˇic un croato: i Balcani. Kovacˇic un cattolico: la religione. La scelta del calciatore del Brescia toccò Tommasi perché entrava nel suo microcosmo. Perché lui è quello che nel 2001 organizzò un’amichevole a Sarajevo per raccogliere fondi per la costruzione di un campo sportivo a Stubla, in Kosovo. L’idea gli era venuta qualche anno prima, quando giocava in squadra con il serbo Tomicˇ, che in piena guerra decise di tornare da solo a Belgrado per stare vicino ai familiari.

Se vai a cercare negli archivi notizie su Damiano trovi solo cose così: 15 anni di professionismo al massimo livello si trascinano parole diverse da quelle degli altri. Perché è raro che l’abbiano sentito per fargli dire: “Io sono a disposizione del mister”, oppure per farsi fare il commento sulla partita per poi scrivere “avremmo meritato di più”. A Tommasi il telefono squillava per l’intervista extrapallone. Un cliché pure quello, però quantomeno evidentemente più consono a lui. Per questo parlava. Solo che la bontà, la personificazione dei brandelli di candore rimasti al calcio, ha oscurato il resto: è andato in Spagna, al Levante; poi in Inghilterra, al Queens Park Rangers; poi, soprattutto, in Cina. E’ stato il primo giocatore italiano a farlo: firmò con il Tianjin Teda per una stagione. Ventinove partite, due gol. Il rientro in Italia è coinciso con l’addio al professionismo. L’hanno preso e gli hanno chiesto se volesse provare a rappresentare i calciatori. Ci ha pensato e ha detto sì. In fondo lo voleva da tempo e poi l’aveva già fatto a Roma: se c’era un problema, lo spogliatoio lo eleggeva senza elezioni rappresentante. Lui parlava. Lui scriveva. Lui, a volte, litigava. Adesso è il suo mestiere e a pallone gioca da dilettante in una squadra nella quale giocano anche i fratelli. Seconda categoria è il campionato. Ufficialmente in quei tornei non girano soldi, poi però i giocatori, gli altri, qualche cosa la prendono. Poco più su, tra Promozione ed Eccellenza, si viaggia anche a duemila euro al mese. Più di quanto Tommasi, da giocatore scudettato, prendesse in serie A. E poi in nero, ovviamente. E’ tutto un po’ strano, è tutto troppo anomalo. L’Italia accetta perché è fatta così. E poi perché il calcio è calcio: la gente guarda senza pensare né a quanto prendono i campioni, né a quanto evadano al fisco i dilettanti.

FONTE: IlFoglio.it


Luglio 2011
GxG Magazine
Damiano Tommasi Tra le cuciture di...
Un assist per la vita. La fedeltà e il successo fuori del campo: Damiano Tommasi, nato a Negrar (VR) 37 anni fa, marito e padre di cinque figli, impegnato nel sociale e nella solidarietà, sportivo e ”anima candida” del pallone, attuale presidente dell’Associazione Italiana Calciatori.

Un assist per la vita.
La fedeltà e il successo fuori del campo

Segni particolari:
Damiano Tommasi, nato a Negrar (VR) 37 anni fa, marito e padre di cinque figli, impegnato nel sociale e nella solidarietà, sportivo e ”anima candida” del pallone, attuale presidente dell’Associazione Italiana Calciatori.

Qual è il valore che hanno avuto la famiglia e gli affetti per te, nel tuo sviluppo professionale e personale?
Un valore fondamentale. Penso che ognuno di noi sia il prodotto delle relazioni umane che riesce ad instaurare. Nel mio caso il fatto di avere un forte legame con i miei genitori, con i miei fratelli e con la comunità in cui sono cresciuto e attualmente con mia moglie e i miei bambini è una forza, una convinzione a cercare e a ricercare sempre più di portare avanti determinati valori e di essere me stesso,di costruire quello che posso nella vita.

Sì per tutta la vita…vale ancora?
Il rapporto coniugale ha due aspetti particolari che nessun altro rapporto interpersonale così intimo ha: è una scelta che si fa liberamente, e soprattutto che si fa una volta sola e per tutta la vita.
Il matrimonio è l’espressione più alta di una scelta libera, importante, coinvolgente e piena di speranze che dura tutta la vita. Il sì che si dice quel giorno non si dice a nessun altro, è per questo un passo tanto importante da non fare alla leggera e soprattutto da fare in due. Lei è la donna giusta per me… lui è l’uomo giusto per me. Giusto per cosa? Perché mi accontenta in tutto? Perché mi fa fare ciò che voglio? Perché mi dice sempre sì? Perché è giovane e bello? Perché sta bene economicamente? Perché mi coccola?Prima di tutto penso che sia giusto perché la/lo amo e lei/lui mi ama e quando si ama si è pronti a tutto.

Cosa mantiene vivo un rapporto di coppia nel tempo?
Proprio perché il matrimonio è una scelta penso che vada alimentato, le spine vanno tolte subito altrimenti quando sono troppe è doloroso toglierle tutte insieme. Un sorriso negato per un giorno è tremendo ma superabile, per una settimana è devastante, quando diventa abitudine è già tardi. Guardarsi negli occhi, sapersi accettare con i difetti che tutti abbiamo, avere sempre il cuore in mano e se si sbaglia avere l’umiltà di tornare e sapere che solo lì si trova la vera comprensione. Uscire insieme dalle situazioni intricate, insieme. Penso che la vita matrimoniale senza un lavoro quotidiano dietro sia destinata a ‘fallire’.
Non un giorno, non una notte dobbiamo lasciar passare senza pensare che abbiamo scelto per tutta la vita, in due, con un obiettivo chiaro; non arrivare alla meta da soli.

Cosa ti ha dato il calcio?
Mi ha dato molto, era ed è il mio lavoro e sarà sempre la mia passione.E' la passione che muove tutto, lavorare in campo per me non è mai stato un sacrificio, ma un divertimento. Il calcio come tutti gli sport di squadra è una palestra di vita, un’occasione di crescita e di confronto. Ti devi confrontare con pari età e gente più adulta, proprio come nella vita reale.Non divido la mia vita, il mio modo di comportarmi, il mio modo di pensare a seconda che sia nel mio ambiente di lavoro o fuori. Dentro e fuori dal calcio per me non esiste. Esiste la mia esperienza che nelle diverse circostanze si confronta con gli altri. Ovunque ci sono le stesse difficoltà e le stesse soddisfazioni nel far passare uno stile di vita, una scala di valori importanti.

Qual è stato il tuo percorso formativo? Che parte ha avuto il sacrificio?
Chi fa una cosa con passione, il sacrificio non lo vede come tale. Mi sono diplomato e negli ultimi 3 anni studiavo sempre sul pullman, abitavo lontano dalla scuola e al mio ritorno andavo direttamente in campo, tornavo a casa alla sera tardi e non avevo molto tempo per studiare. Non ho mai vissuto niente come un sacrificio perché stavo facendo una cosa che volevo portare a termine, cercavo di ricavare il tempo per studiare pur seguendo la mia grande passione. Devo dire grazie a mio padre, che mi ha insegnato il valore del lavoro e del sacrificio e mi ha fatto scoprire che i risultati arrivano solo attraverso di essi.

Hai subito un gravissimo infortunio e tutti ti davano per finito, dove hai trovato le forze per andare avanti?
Ho subito un infortunio a 30 anni in un’ amichevole nel precampionato. Ho avuto paura di non tornare più a giocare dopo le prime diagnosi, il medico lo aveva diagnosticato come infortunio di tipo”Pierluigi Casiraghi”, che in seguito ad un infortunio e 18 interventi chirurgici non è riuscito a tornare in campo. Non è stata un bel momento! Il dolore è insito in ogni sport, credo che la prontezza a dimenticarlo, lavorando sull’errore che hai commesso, e guardare avanti, sia una dote per ogni sportivo a qualsiasi livello. L’infortunio nello sport è come il brutto voto a scuola, c’e sempre un’altra interrogazione che può farci rimediare, c’è sempre del lavoro da fare, bisogna metabolizzare gli errori. Bisogna armarsi di pazienza e coraggio per affrontare il turno successivo che ci può dare soddisfazione. Anche i momenti difficili hanno un senso. Fanno parte della vita, ti aiutano a crescere. Senza non sarei la persona che sono.

Una frase che ti ha accompagnato:
Forte non è quello che non cade mai ma quello che quando cade ha la forza di rialzarsi.

Quanto è importante nella tua vita la fede?
Credo che la fede in ognuno di noi sia una dimensione personale, il fatto di credere e di avere determinati valori mi ha aiutato a rimanere aggrappato alle cose più importanti della mia vita, alla mia famiglia, alla mia realtà piuttosto che farmi trasportare da un ambiente che può sembrare affascinante per i ragazzi ma che rischia spesso di portarti lontano da quella che è la verità della tua persona. Dio è la mia vita, fa parte di me, è il mio punto di riferimento, la mia certezza più grande.

Intervista realizzata dal sito www.damianotommasi.it
(GxG Magazine) Luglio 2011 - autore: Caio Villela

FONTE: DonBoscoLand.it


7/7/11 - INCONTRI RAVVICINATI: DAMIANO TOMMASI
QUELL'"ANIMA CANDIDA" DI TOMMASI
Chiamato così dalla stampa sportiva nazionale per la correttezza in campo e la religiosità sempre dimostrate, c'è chi - il maestro del giornalismo Sergio Zavoli che l'ha definito "Il socialista del calcio" parafrasando il titolo di un suo famoso libro ("Il socialista di Dio"). Damiano Tommasi, terzo di cinque fratelli, ha chiuso con successo là dove un giorno di 25 anni fa era partito: nel Sant'Anna d'Alfaedo, formazione di Seconda categoria, personificata da altri suoi tre fratelli (Alfonso, Zaccaria e Samuele), e risalita in Prima categoria.

Tommasi conosce il debutto in serie B con la squadra della propria città, quell'Hellas Verona che non ha mai dimenticato (stagione 1993-94).
Rimane in riva all'Adige fino al 1996, anno in cui passa alla Roma per dieci campionati consecutivi. Con i capitolini conquista lo scudetto 2000-1 e la SuperCoppa italiana. Entra nel giro della Nazionale, con la quale colleziona 29 presenze e firma un gol.
Ma, un grave infortunio, occorsogli nell'estate 2004, lo tiene lontano dai campi sportivi per oltre un anno, e lui rientra accontentandosi della modica cifra di mille e cinquecento euro al mese.

Nel 2006 è in Spagna, per due campionati, con il Levante, poi, nel 2008 è in Inghilterra, con il Queen Park Rangers di Franco Briatore.
La sua esperienza si arricchisce anche del calcio asiatico: nel 2009 gioca con i cinesi del Tianjin Teda, quindi, ritorna a casa a coronare il sogno dilettante dei suoi tre fratelli.
Tommasi si è fatto conoscere nel mondo del calcio per le sue iniziative di solidarietà e dal 9 maggio 2011 ha preso il posto dell'avvocato vicentino Sergio Campana nell'ambito dell'A.I.C., l'Associazione che difende i calciatori professionisti.
Lui, terzo di cinque figli, oggi è padre felice di cinque creature e vive in Valpolicella. Il colloquio viene svolto al telefono un martedì di giugno, quando Damiano Tommasi sta raggiungendo Roma in treno e la linea viene spesso interrotta.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera di calciatore?
"Mah, quando sono rientrato dall'infortunio. Per quanto riguarda la mia carriera professionale. Per quanto riguarda invece la mia carriera da tifoso, il 25mo dello scudetto dell'Hellas Verona: ho giocato con i calciatori del Verona di Bagnoli".

Noi, invece, pensavamo che tu ti riferissi allo scudetto vinto con la Roma...
"Mah, fa parte dei successi che potrebbe essere probabilmente ripetibili. Gli altri due sono irripetibili; senza probabilmente".

Un grande maestro del giornalismo, il sen. Sergio Zavoli, nel corso di un'intervista radiofonica tenuta alcuni anni fa, parafrasando il titolo di uno dei suoi primi libri "Il socialista di Dio", l'ha definita "Il socialista del calcio". Secondo lei, Tommasi, perché?
"Non so cosa intendesse dire; quando sono complimenti fanno sempre piacere. Poi, il rischio è che uno diventi una mosca bianca, quando in realtà quello che faccio io ce ne sono tanti".

Questo libro parla di dolore, felicità e solitudine. Quand'è che hai pianto di vero dolore l'ultima volta?
"Pianto? Sono uno che difficilmente mi lascio andare alle lacrime. Nella vita privata abbiamo avuto qualche lutto in famiglia e le pagine più amare della nostra vita sono purtroppo sempre legate a lutti in famiglia".

Ricordiamo la mamma, scomparsa di recente, o no?
"Sì, quattro anni e mezzo fa".

E si chiamava?
"Antonietta".

Qual è stato il momento in cui da giocatore ti è venuta la pelle d'oca?
"Quando sono rientrato dall'infortunio e quando Bagnoli mi ha detto "Entra!" nel 25mo giorno dello scudetto vinto dal Verona. Poi, per dirne uno diverso, quando sono entrato allo stadio "Olimpico" il giorno in cui ho vinto lo scudetto con la Roma: lo stadio era pieno, ma tutti i tifosi, due ore prima della partita, avevano ognuno una bandiera e la stavano sventolando: è stato uno spettacolo indimenticabile".

Cosa trasmette a Damiano Tommasi la sofferenza dell'altro?
"La forza di andare avanti, di non avere paura di affrontare anche le difficoltà, consapevole che le difficoltà possono andare superate con coraggio".

Tu credi in Dio?
"Sì".

Come te l'immagini l'Aldilà?
"Mah, non è che io abbia una visione così schematica del futuro. Il fatto di vivere o rivivere situazioni di questo tipo siano cose nostre, che poi magari non saranno un giorno quelle che ti aspetti".

Non vedi una divisione dell'Aldilà in Paradiso, Purgatorio ed inferno?
"No, non credo a questo".

Come vorresti che fosse, che so, un infinito prato verde, il cielo sempre azzurro?
"Io credo che tutti noi mortali dobbiamo ancora capirci tutto. Credo che sarà un percepire tutto ciò che ci ruota attorno con altri occhi, terreni".

La felicità esiste e in cosa consiste?
"E' quel momento in cui si riesce ad apprezzare il fatto di essere sereni. La felicità esiste in misura pari a quanto si riesce ad essere sereni anche di fronte alle difficoltà".

Cos'è che ti commuove e cos'è invece che ti dà fastidio?
"Commuovere la straordinaria forza che ha il tempo, perché il nostro affannarsi, il nostro disperarsi è sempre superato dal tempo, mentre mi dà più fastidio sono quelli che vivono il presente come fosse una certezza assoluta".

Sei superstizioso?
"No, sono nato di venerdì 17, quindi".

Qual è stato il gol più bello che tu hai fatto tra i professionisti? Ce ne è uno in Nazionale?
"Quello che ho fatto in Cina, in Champion's League".

Perché? Perché ti è venuto fuori bene dal punto di vista stilistico o perché ti ha dato tanta soddisfazione?
"No, perché è stata la conclusione di un'azione bella dal punto di vista tecnico: ho dribblato un giocatore, cosa che non mi era mai capitato prima di un gol".

Più difficile fare il Presidente Aic o il calciatore?
"Sicuramente il Presidente Aic, anche perché in campo ero sicuramente attrezzato, conoscevo il mio sforzo, è stato il mio lavoro praticato per tanti anni, mentre da Presidente dell'Associazione italiana Calciatori è una novità".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 14 giugno 2011

FONTE: Pianeta-Calcio.it


Roma, così il Corriere celebrò il 3° Scudetto
"Roma Campione d'Italia" il titolo del Corriere dello Sport - Stadio per il tricolore vinto dieci anni fa. Il 17 giugno del 2001, battendo 3-1 il Parma, i giallorossi allenati da Fabio Capello vincevano il loro terzo scudetto. Totti, Montella e Batistuta il "trio delle meraviglie" di un campionato chiuso a quota 75 punti
ROMA, 17 giugno - Totti (19'), Montella (39') e Batistuta (78'). Con la firma dei suoi tre 'tenori' la Roma batte il Parma 3-1 e festeggia la vittoria del terzo Scudetto della sua storia. Esattamente dieci anni fa, il 17 giugno 2001, i giallorossi concludono la cavalcata trionfale per il tricolore in un Olimpico impazzito di gioia. Uno Scudetto cercato e voluto dal presidente Franco Sensi, realizzato attraverso la gestione del 'sergente di ferro' Fabio Capello in panchina e una campagna acquisti che porta nella Capitale tre assi come Walter Samuel in difesa, Emerson a centrocampo e, soprattutto, Gabriel Batistuta in attacco.

Il 'Re Leone', che arriva dalla Fiorentina, si conferma bomber di razza anche in giallorosso e chiude la stagione con 20 gol, miglior realizzatore della squadra. Ma protagonista del campionato, chiuso a quota 75 punti (due in più della Juventus) è, di fatto, tutta la rosa a disposizione di Capello. Da capitan Totti a Montella e Delvecchio, passando per Tommasi, Cristiano Zanetti, Nakata, Cafu e Candela, tutti contribuiscono al successo che riporta il tricolore a Roma diciotto anni dopo lo storico successo dell''83.

TRIO DELLE MERAVIGLIE - "Roma Campione d'Italia". E' il titolo che il Corriere dello Sport - Stadio dedicò al trionfo giallorosso. In evidenza anche le marcature contro il Parma di Totti, Montella e Batistuta, definiti il "trio delle meraviglie" e il "Trionfo all'Olimpico", con lo scudetto che torna "giallorosso dopo 18 anni".

LA ROSA - Questa la rosa della Roma Campione d'Italia 2000-2001:
Portieri: Francesco Antonioli, Marco Amelia, Cristiano Lupatelli
Difensori: Cafu, Antonio Carlos Zago, Aldair, Jonathan Zebina, Walter Adrian Samuel, Alessandro Rinaldi, Amedeo Mangone, Vincent Candela
Centrocampisti: Cristiano Zanetti, Marcos Assuncao, Eusebio Di Francesco, Hidetoshi Nakata, Emerson, Gaetano D'Agostino, Damiano Tommasi, Gianni Guigou
Attaccanti: Vincenzo Montella, Francesco Totti, Gabriel Omar Batistuta, Abel Eduardo Balbo, Marco Delvecchio
Allenatore: Fabio Capello.

FONTE: CorriereDelloSport.it


DAMIANO TOMMASI/ "Impariamo a prenderci meno sul serio"
Federico Succi Il 07 Maggio, 2011
Uno sportivo nel senso nobile del termine. Un animo candido che con i suoi tackle ha saputo resistere alle tentazioni di un mondo avvelenato com'è quello del pallone italiano. Capelloni ricci e barba lunga, quasi a testimoniare una differenza di stile con le nostrane star del calcio, tutte veline e starlette. Fra poche ore verrà formalizzata la sua nomina come Presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, incarico che ricopre da appena una settimana. Siamo i primi ad intervistarlo...
Succede dopo 43 anni al rappresentante storico dell'AIC, Sergio Campana, l'uomo che ha cambiato le regole del rapporto tra presidenti e calciatori.

Nessuno meglio di Damiano Tommasi può proseguire, e migliorare, il lavoro svolto finora, anche perchè sin da quando scorazzava nei verdi prati italiani si faceva portavoce delle istanze non solo dei nomi più famosi ma soprattutto di quanti militavano in leghe minori e non vedevano rispettati i loro diritti.

Una delle priorità di Tommasi sarà proprio quella di garantire "un fondo di garanzia per le squadre minori e quindi uno stipendio garantito a chi gioca nelle categorie inferiori."

Veronese di nascita, esplode nella Roma di Capello, quella dello storico scudetto 2001, e partecipa alla sfortunata spedizione nippo-coreana, in cui un disgraziato Moreno s'intromette tra lui e quella gloria eterna che spetta a chi vince un Mondiale di calcio. Ma Tommasi è sempre stato uno che si è fatto apprezzare anche per qualità extra-calcistiche: serietà, spirito di solidarietà, poco incline a veline e strarlette, allergico alla popolarità, talmente innamorato del suo sport da volare prima in Spagna, nel Levante, poi in Cina, nel Tianjin Teda, e infine completare il suo giro del mondo con la cosa più logica: tornare alle origini. Che per lui significa Sant'Anna, una squadra di seconda categoria in provincia di Verona, dove non chiedeva nient'altro che il minimo sindacale e un pallone a cui tirar calci.

Siamo i primi ad intervistarlo dopo la sua nuova nomina.

Innanzitutto complimenti per la Sua nuova nomina.
Grazie

Succede a Campana, fondatore dell'AIC, dopo 43 anni. Un segno di cambiamento?
In Italia tutti i calciatori hanno avuto un buon rapporto con Campana. È sicuramente un fatto storico perché ha deciso di lasciare la carica e di affidarla ad una persona molto più giovane di lui, quindi inevitabilmente cambierà qualcosa.

Cosa Le lascia in eredità l'ex Presidente?
Tutto ciò che i calciatori possono fare o dire lo dobbiamo a lui. Lascia un'associazione che, probabilmente, ha bisogno di forze fresche per portare avanti quello che è stato fatto fino ad ora.

A Settembre 2010 sembrava dovesse esplodere lo scontro Calciatori-Lega, poi la questione venne sospesa. Cosa successe?
Da quando la lega professionisti si è separata in lega di A e lega di B si sono create dei movimenti, i quali hanno causato una divisione tra le società, che hanno continuato a pensare alla propria sopravvivenza, senza dover effettuare dei cambiamenti nei confronti dei rapporti tra società e calciatori. Si sono create inevitabilmente dei problemi all'interno della Lega. Adesso siamo ancora in trattativa e aspettiamo di capire in che situazione è si trova la Lega Calcio e vediamo perché sia stato così complicato raggiunge un accordo.

Come sono oggi i rapporti Lega Calcio-Aic?
Stiamo aspettando di formalizzare l'accordo preso, anche se c'è abbastanza disorientamento visto le diversi correnti che hanno generato la frattura all'interno della stessa Lega di serie A e ci auguriamo che si risani al più presto in maniera tale da tornare al dialogo in maniera seria.

Il fatto che il Presidente dell'AIC sia un ex calciatore può essere un vantaggio?
Il presidente dell'Aic è sempre stato un calciatore. Il discorso del cambio nella mia persona può essere un vantaggio per il semplice discorso della giovane età e quindi la conoscenza personale di tanti giocatori che ci sono oggi. Probabilmente potrei pagare in termini di esperienza, ma sono convinto che all'interno della struttura dell'Aic riusciremo a sopperire a questa eventuale lacuna.

C'è stato un momento preciso in cui ha capito di dover rappresentare i suoi ex colleghi?
Non c'è stato un momento preciso in cui ho deciso. Facevo già parte del direttivo. È stata una mia considerazione anche in base al sentore che avevo dei rappresentanti che si sentivano un po' lontani dalla figura di Campana.

In cosa pensa che il calcio italiano debba migliorare?
Intanto prendersi meno sul serio, non abituarsi a certi atteggiamenti che penalizzano poi quello che è lo spettacolo. L'esasperazione di certi comportamenti porta tutto l'ambiente a vivere questo sport con grande tensione.

Ha giocato per 10 anni nella Roma. Pregi e difetti.
È una città particolare, con una squadra particolare che rappresenta una tifoseria particolare. L'entusiasmo che gira intorno alla squadra è incredibile sia nel bene che nel male, in alcuni casi può portare ad avere difficoltà nel mantenere un giusto equilibrio. A volte questi comportamenti possono creare dei problemi, a volte possono dare dei vantaggi.

Dopo un bruttissimo infortunio decise di tornare a giocare al minimo salariale, perché?
Il discorso del contratto è sempre un fatto personale e dipende anche dal rapporto tra società e calciatore. Non mi interessava l'aspetto economico ma solo tornare a fare questo lavoro. Personalmente non ho voluto pensare ad altro se non al fatto di tornare a giocare, senza creare rischi alla società di trovarsi un giocatore che non poteva fare il giocatore. Ho deciso di essere tesserato come calciatore per provare a farlo. Quel momento è stata una sfida personale ed è andata bene. Non era un gesto per dimostrare niente a nessuno né per cercare clamore, mi sono sentito di fare quel gesto e l'ho fatto.

Ha giocato anche in Spagna, nel Levante. Differenze con il Calcio Italiano?
Credo che non sia paragonabile. In Spagna si riesce ad andare allo stadio con tutta la famiglia, in Italia ancora oggi è un rischio. Da noi credo ci sia una passione eccessiva attorno alla squadra ed al movimento calcio. In Spagna anche, ma c'è un rispetto maggiore e credo che venga vissuto in maniera completamente diversa.

Nel 2002 ha partecipato allo sfortunato Mondiale Nippo-Coreano, cosa Le ha lasciato quell'esperienza?
Un'esperienza bellissima, unica. L'unico rimpianto è di non essere riusciti ad andare avanti, anche se è stata un'avventura che porterò sempre con me, tuttavia sarebbe potuta durare di più.

A distanza di anni che idea si è fatto di quel famoso arbitraggio?
Fu un mondiale particolare dove ci furono rigori negati, gol validi annullati, guardalinee che sbandieravano fuorigioco inesistenti. Però non credo che un calciatore debba stare a valutare l'operato dell'arbitro. Se inizi a giocare e pensi che l'arbitro possa influire in maniera seria sul risultato non è il caso di scendere nemmeno in campo. Cerco sempre di pensare nella buona fede.

Le persone da cui ha preso di più nella sua carriera?
Ce ne sono tante, ma in particolare i miei genitori. Soprattutto mio padre, che mi ha insegnato il valore del lavoro e del sacrificio, e sapere che i risultati arrivano attraverso di essi.

Quelle a cui ha dato di più?
Non c'è né una in particolare.

L'emozione più grande che Le ha riservato questo mondo?
Questo è un ambiente dove le emozioni non mancano mai. Una delle più grandi è stata quella che ho provato quando ho segnato il mio primo gol in carriera con la maglia del Verona, essendo io nato in provincia di Verona. Un'altra è stata segnato dal mio ritorno dopo il grave infortunio subito. Sfido chiunque a rompersi quello che mi sono rotto io e fare 16 mesi di terapie. Rientro e dopo 2 settimane segno (Roma-Fiorentina, ndr) su assist di Cassano. Un'emozione grandissima che solo chi mi era stato vicino in quel periodo poteva capire.

Ora che è diventato Presidente in cosa pensa che debba migliorare l'Aic?
Posso usufruire del lavoro di Campana, che ha fatto bene per tanti anni e credo che quello che bisogna fare è aumentare il dialogo con i giocatori. Bisognerebbe formare un consiglio con una base di Calciatori e affrontare le problematiche in maniera collettiva anche perché credo che in questo senso sia più facile ricompattare l'ambiente.

Quali sono i Suoi obiettivi per il futuro?
Cercare di coinvolgere sempre più spesso i calciatori e farli tornare al centro dell'attenzione e cercare di migliorare il dialogo con la Lega, prendendomi delle responsabilità in nome dei giocatori stessi.

FONTE: Infiltrato.it


Svolta alla guida del sindacato calciatori: Tommasi succede a Campana
Pubblicato il 2 maggio 2011 19:39 | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2011 19:39
MILANO 2 MAG Un applauso all'ora - MILANO, 2 MAG - Un applauso all'ora di pranzo in una saletta di un albergo milanese ha sancito la svolta dell'Assocalciatori. E' Damiano Tommasi, ex centrocampista della Roma e della Nazionale, il successore dell'avvocato Sergio Campana, che dopo 43 anni lascia la guida del sindacato da lui fondato ma restera' in veste di presidente onorario. Il direttivo (composto fra gli altri da Cordoba, Donadel, Agazzi, De Sanctis e Brighi) ha preferito con ampia maggioranza Tommasi all'avvocato Leo Grosso. ''Io ho presentato un programma molto articolato per il rinnovamento dell'Aic, sposato da tutti, Tommasi ha solo parlato di una serie di principi'', nota lo storico braccio destro di Campana, che accetta la sconfitta (''E' la democrazia, ne giovera' il mio studio legale..'') ma rinuncia alla carica di vice presidente operativo e quindi, dopo aver seguito passo dopo passo la trattativa, non partecipera' alla firma dell'accordo collettivo con la Lega di serie A.

La Lega e' alle prese con seri dissidi al proprio interno, quindi e' tutt'altro che scontato che si presenti fra mercoledi' e giovedi' a Roma per chiudere l'accordo. Una fumata nera creerebbe la prima grana per Tommasi e subbuglio fra i giocatori, che non vogliono affrontare il mercato estivo con i cosiddetti contratti liberi. Altrimenti sara' l'ultimo atto formale di Campana, prima dell'assemblea di lunedi' prossimo che a Milano ufficializzera' il passaggio di consegne. ''Credo che servisse una svolta in questo senso - il parere del fondatore dell'Aic - I consiglieri hanno votato per Tommasi, che e' una figura assolutamente rappresentante dei calciatori: Damiano e' uno di loro''. Lascia un avvocato di 77 anni, arriva un ex centrocampista di 37, con una carriera che spazia dalle giovanili alla Roma dello scudetto, passando per la Nazionale, i campionati inglese, spagnolo e cinese, e si conclude con i dilettanti del Sant'Anna.

''Ci tenevo a passare da consigliere a presidente dell'Aic, e' una grande responsabilita''', ammette Tommasi. ''E' un passo importante, per la prima volta il sindacato sara' guidato da un ex calciatore'', aggiunge. Programma o non programma, all'interno dell'associazione ci si attende da lui una svolta in senso manageriale, con piu' attenzione a marketing, comunicazione, soprattutto per rimettere al centro i giocatori. Con il tono pacato che lo distingue, Tommasi spiega quali saranno le priorita' del suo mandato: ''La sfida piu' complicata riguarda il fondo di garanzia a favore dei giocatori delle squadre piu' piccole, a partire dalla Lega Pro, per non lasciarle senza emolumenti in caso di fallimento''. L'altra ''prerogativa'', dopo la nascita di una nuova sigla (Associazione nazionale calciatori), ''e' mantenere unito il sindacato''. Con la nuova carica arrivera' per Tommasi anche la ribalta mediatica. ''Spero non diventi la mia attivita' principale - si augura l'ex mediano poco mondano, che in passato si e' distinto per prese di posizione controcorrente -. Di sicuro aumenteranno le mie apparizioni nei centri sportivi, soprattutto in quelli delle squadre che avranno bisogno del sindacato''.

FONTE: BlitzQuotidiano.it


UN GIOCATORE, UN MITO: Damiano Tommasi, anima candida
Di Alessio Esposito - 15 settembre 2010

Damiano Tommasi
Nasce a Negrar, provincia di Verona, il 17/5/1974.

Carriera
Tommasi inizia a giocare fin da bambino fra le file del Negrar, squadra del suo paese natale, nel 1985, anno dello scudetto della sua squadra del cuore, il Verona. E sono proprio i gialloblu a prelevarlo nel 1990 e a farlo esordire in Serie B nel 1993. Il '96 è l'anno della svolta per la vita e la carriera di Damiano: oltre al matrimonio, Tommasi gioca gli Europei Under 21, le Olimpiadi di Atlanta, guadagna la Serie A e viene anche convocato in Nazionale maggiore. Ma la favola non finisce qui, perché nel giugno dello stesso anno viene acquistato dalla Roma.

Nella capitale Damiano scriverà le pagine più belle della sua lunga e intensa carriera; nel 2000/01 Tommasi è titolare nella Roma che vince lo scudetto, diventando uno dei simboli indiscussi della squadra allenata da Capello. Nel 2002 diviene anche punto fermo della Nazionale che affronterà, senza troppo successo, i Mondiali nippo-coreani. Tuttavia nell'estate 2004 la carriera del centrocampista veronese subisce una bruttissima battuta d'arresto; nell'amichevole giocata in Austria contro gli inglesi dello Stoke City, Damiano subisce un tremendo intervento, che gli procura questa pazzesca diagnosi: lesione complessa di tutte le strutture capsulo-legamentose del ginocchio destro; rottura dei menischi interni ed esterni; rottura del crociato anteriore e posteriore; rottura del collaterale mediale; rottura dell'inserzione dei flessori della coscia destra. Uno di quegli infortuni che possono farti smettere di giocare. Ma Damiano non è uno che molla tanto facilmente e dopo un anno e mezzo di fisioterapia, palestra, bici e riabilitazione è pronto a tornare in campo. Nel 2005 il neoallenatore giallorosso Spalletti lo vuole ancora a Roma e gli permette di firmare un contratto al minimo sindacale. Tommasi dopo il lungo calvario torna a sentirsi un calciatore professionista e, una volta ristabilitosi in pieno, fa il suo "secondo esordio" in Serie A, il 30/10/2005, nella soffertissima partita vinta per 2-1 contro l'Ascoli.

Damiano è tornato ad essere a tutti gli effetti un calciatore, ma nel 2006, dopo 10 anni a Roma, decide di lasciare la capitale, per provare una nuova avventura. E' il neopromosso Levante, nella Liga spagnola, ad ingaggiarlo, dove Tommasi vivrà due stagioni da titolare. Nel 2008 è il QPR di Briatore, seconda divisione inglese, ad ingaggiarlo, ma dopo pochi mesi si deciderà di rescindere il contratto. Nel gennaio 2009 l'ex centrocampista della Roma accetta la clamorosa offerta del Tianjin Teda, squadra militante nel campionato cinese. Dopo una stagione su buoni livelli, condita anche da un gol in Champions league asiatica, Tommasi dice di voler dare addio al calcio giocato; ma a sorpresa a fine 2009 Damiano firma con il Sant'Anna, quadra di seconda divisione.

Caratteristiche
Centrocampista centrale con spiccate doti di interdizione, ma anche con una discreta tecnica in fase d'impostazione. Molto duttile, ha ricoperto in carriera quasi tutte le posizioni del centrocampo.

Palmares
Tommasi ha vinto con la Roma lo scudetto del 2000/01 e Supercoppa del 2001.

Attualità
Molto legato alla beneficenza fin da quando giocava ancora a calcio, Damiano ancora oggi è spesso coinvolto in iniziative a scopo benefico. E' inoltre membro attivo dell'AIC ed ha recentemente partecipato alla conferenza stampa inerente lo sciopero dell'Associazione Italiana calciatori.
Alessio Esposito

FONTE: StadioSport.it


Dilettante e felice Tommasi è tornato
A S. Anna il debutto da dilettante: "è il mio vecchio giocattolo". Il pallone tra mucche e vino. Tommasi è tornato a casa. Nessun poliziotto, 54 spettatori, una squadra che lotta per salvarsi: "Solita emozione". E Campana lo vuole al suo posto nell'Aic
dal nostro inviato GIANNI MURA
SANT'ANNA - L'arbitro Trematore uscendo dal campo chiede al vicepresidente del Sant'Anna: come mai c'erano i fotografi e quelli di Sky? Risposta: perché tornava a giocare Tommasi. L'arbitro non se n'era accorto.Non sono tanti quelli che dopo la serie A, la Nazionale, il campionato spagnolo, una breve parentesi inglese e poi la Cina se ne tornano a casa, per giocare in seconda categoria a 35 anni. C'è la neve sulle montagne intorno e fa molto freddo, vicino allo zero, quando comincia la partita tra i falchi del Sant'Anna (9 punti, bassa classifica, l'anno scorso la squadra s'è salvata agli spareggi) e il Mozzacane (16 punti). Siamo oltre i 900 metri, sui monti Lessini. Le cave di pietra sono la risorsa principale, oltre a un po' di turismo. Il Sant'Anna, fondato nel 1983, normalmente ha la maglia amaranto, stavolta però è gialloblù perché il Mozzacane ce l'ha rossa. Ha anche due stranieri, il Mozzacane. Un'ala destra albanese, piuttosto in gamba, che lavora in un supermercato e un operaio brasiliano come mezzapunta. Solo indigeni nel Sant'Anna, squadra considerata scomoda per la posizione, tra Verona e Trento, oltre i vigneti della Valpolicella.

Il campo è in frazione Fosse. Spogliatoi puliti, funzionali, l'unico posto caldo. L'esordio di Tommasi ha più che raddoppiato il pubblico, di norma sui 25 paganti (biglietto unico, 5 euro). Spettatori 54, contati di persona, più due cavalli (uno bianco, uno pezzato marrone) e cinque vacche, su un prato lì vicino. "Ci sono sempre, le vacche. Per questo abbiamo chiamato il campo cow kamp" dice Tommasi. Lo pronuncia quasi come now kamp, da amico di Guardiola può permetterselo. In squadra ci sono altri due Tommasi, suoi fratelli: Alfonso, 39 anni, maggiore, e Samuele, 24 anni, bloccato da un'operazione ai legamenti del ginocchio, riprenderà tra un mese.

Oltre a essere una squadra scomoda (lunga salita per arrivarci) il Sant'Anna non è nemmeno una squadra vantaggiosa, perché tutti i compaesani giocano gratis, nemmeno un rimborso spese per la benzina quando si va in trasferta. Altrove, verso il Garda, dice un ragazzo sgranando gli occhi come parlasse dell'Eldorado, arrivano a dare 500, anche 600 euro al mese. Prima di uscire dagli spogliatoi, com'è usanza dal '95, i giocatori di casa intonano una canzone degli 883 ("Gli anni"). "Anche questo è calcio, è competizione, è emozione, cambia solo il contorno" dice Tommasi. è il contorno la cosa più interessante, almeno per me che più giù della serie D (oggi Interregionale) non ero andato. Qui non c'è un poliziotto, un carabiniere, un vigile, un tornello, una tribuna coperta. Un dirigente per squadra, in borghese, fa da guardalinee. Giocatori e tifosi arrivano alla spicciolata e nella massima tranquillità. Nessuno insulta nessuno. Adocchio una minuscola scritta: bar. "Quando apre?" chiedo a un tifoso. "Tra cinque minuti, se il barista non è ubriaco". è sobrio, così riscopro piccole gioie severamente vietate negli stadi del grande calcio, tipo una tazza di vin brûlé bollente.

Il presidente del Sant'Anna, Raffaello Campostrin è anche vicesindaco. La polisportiva (oltre al calcio, ci sono basket, pallavolo e judo, in tutto 170 tesserati su 2600 abitanti) costa sui 30 mila euro l'anno. Si riesce a sopravvivere in qualche modo con un contributo del Comune e un rigagnolo di piccoli sponsor (oltre i mille euro lo sponsor è già grandicello). Tommasi aveva lasciato il grande calcio con un Milan-Roma a San Siro. Lo ritrova qui. Finisce 4-4. Il Sant'Anna va in altalena: 0-1, 1-1, 1-2, 2-2, 3-2 (gol di testa di Tommasi, che già aveva colpito una traversa), 3-3 su rigore (giusto), 4-3 (assist di Tommasi al fratello), 4-4 a un minuto dalla fine, forse in fuorigioco, ma le proteste sono molto pacate e comunque non c'è e non ci sarà nessuna moviola a dare ragione o torto. In campo ho notato molto fair play e anche tra il pubblico.

In Veneto Santa Lucia è un anticipo di Natale, i bambini ricevono i regali e Tommasi ha appiccicato sul muro dello spogliatoio una spiegazione lunga: "Ho scritto a Santa Lucia e le ho chiesto di riportarmi il mio vecchio giocattolo. Un pallone molto economico, senza pretese di lusso, anzi meglio se poco prezioso perché il posto dove devo giocare non è dei più raffinati. La letterina l'avevo scritta tanto tempo fa ma l'ho spedita solo quest'anno. Ho avuto un barlume di sentimento, un'esagerata necessità di sentirmi a casa. La lontananza dalla famiglia mi ha convinto che quel pallone non ha prezzo".
Tommasi ha quattro figli. Samuele, il più piccolo, è oltre la recinzione metallica e lo incita in spagnolo: tòma la, tòma la, cioè prendila, la palla. Nell'intervallo spunta qualche radiolina: c'è Chievo-Fiorentina, ma soprattutto Portogruaro-Hellas Verona. Il Sant'Anna è terzultimo e dovrà lottare per non retrocedere. "Non è la Champions League ma per noi è come se lo fosse. Le emozioni non cambiano" dice Tommasi. Ed è per condividerle che ho tradito, molto volentieri, la serie A, per una volta. Perché Tommasi del calcio italiano è stato coscienza critica e cuore pensante, uno capace di raccogliere oltre 250 firme di colleghi contro la guerra definita umanitaria, nei Balcani, dieci anni fa. Non che avesse bisogno di accompagnatori in questa nuova dimensione calcistica, perché l'ha scelta a occhi aperti, ma mi sembrava giusto esserci, senza sventolare fazzoletti. Tommasi non ci sta ad essere un santino della categoria: "Non è giusto chiedere a un calciatore comportamenti che non si pretendono nemmeno dai ministri".

Campana, non è una novità, cederebbe volentieri la poltrona di presidente dell'Associazione calciatori. Si vedono oggi, ma Tommasi non ha fretta. "Voglio capire bene in cosa consisterebbe il mio impegno. Campana ha molta esperienza ed è giusto ascoltarlo e riflettere. Istintivamente, non mi vedo in giacca e cravatta seduto attorno a un tavolo con esponenti di un mondo che conosco poco e che istintivamente non mi va. Per ora, penso a godermi la famiglia e a prendere il patentino per insegnare calcio ai bambini". Dell'estero cosa gli resta? "Penso che almeno una stagione fuori d'Italia dovrebbe essere obbligatoria, per un calciatore italiano perché da fuori si capisce meglio come giochiamo e che cosa siamo". Il top? "Venezia come città e Zeman come allenatore sono fuori concorso. Su tutto il resto si può discutere".
(14 dicembre 2009)

FONTE: Repubblica.it


IL PERSONAGGIO
31 ottobre 2009
Tommasi, addio alla Cina, ultima gara
L'ex giallorosso lascia dopo una stagione il Teda Tianjin. E' stato il primo calciatore italiano a Pechino

Damiano Tommasi in campo a Pechino

dal nostro corrispondente MARCO DEL CORONA
PECHINO - Fischio finale. Damiano Tommasi torna a ca­sa, Verona, addio alla Cina. Og­gi l'ultima partita. Il Teda Tianjin perde il pilastro del suo centrocampo e la Repubbli­ca Popolare il primo e unico calciatore italiano che ne abbia calcato i campi. Se ne venisse­ro altri, in futuro, troverebbe­ro da seminare: «È un calcio acerbo». Che non a caso pro­prio in queste settimane la lea­dership sportiva (e non) di Pe­chino vuole veder crescere, punta dallo smacco di vedere già approdate al Mondiale su­dafricano le due Coree e il Giappone, ma non la propria nazionale.

STAGIONE - Otto mesi, che significano un campionato e la Champions asiatica. «Quel che mi porto dietro - racconta - è l'aver provato a conoscere la Ci­na da dentro. Avvertire la diffe­renza fra due mondi. Imparare a ridimensionare quello che noi magari prendiamo troppo sul serio. Quello che mi aspet­tavo: la mancanza di pianifica­zione, anche nel breve perio­do. Lo sforzo maggiore: la co­municazione. Perché più che tradurre, occorre decodificare. Anche in campo, con i compa­gni. E l'interprete non basta».

STRANIERI - Tianjin è la cit­tà a mezz'ora di treno da Pechi­no, dove fino agli anni Quaran­ta l'Italia ebbe una concessione coloniale, in parte rimasta in piedi e restaurata. «E con gli italiani che oggi lavorano a Tianjin ho fatto gruppo. In squadra invece legavo con gli stranieri: oltre a me, un brasi­liano, un francese e un rome­no, più un australiano poi rim­piazzato da un uzbeko». Matu­rità diversa, estraneità ai riti della vita comunitaria degli sportivi cinesi. «Passano ore in­sieme senza far niente prima e dopo gli allenamenti. Noi stra­nieri abbiamo ottenuto che questo ci fosse risparmiato». GOL - «Ne ho segnati due. Uno in campionato, ma abbia­mo perso 2-1. L'altro in Cham­pions: 5 maggio, una partita speciale, abbiamo battuto il Kawasaki, il mio 3-1 al 90' è stata la rete della sicurezza. Con i giapponesi, poi... Anche se forse la mia miglior partita è stato lo 0-0 in casa con i corea­ni che ora sono in semifinale».

CONSIGLI - «I compagni me ne chiedono, ma occorre esse­re cauti. Sono orgogliosi, non bisogna sembrare quello che insegna. Però poi osservano co­me mi preparo, come mangio. Qualcosa passa. Resta il gap da colmare. Ed è frustrante con­statare che quasi sempre a tut­ti qui le cose vanno bene come stanno».

L'ULTIMO MATCH - «Oggi con il Canton non ci giochia­mo nulla. Possiamo arrivare quinti o sesti, siamo fuori dalla zona Champions. Peccato non aver fatto risultato, ma società e allenatore son contenti della stagione».

IL FUTURO - «A Tianjin avrebbero voluto che rimanes­si ma desidero tornare a Vero­na, la mia città». Si fece grande nell'Hellas, passò alla Roma, quella dello scudetto 2001. «Ma a Verona manco dal '96. E poi c'è la famiglia: mia moglie, quattro figli. Sono volato in Ita­lia più di una volta al mese, in aprile son venuti loro, però è complicato». Il rientro, a 35 an­ni, potrebbe persino voler dire l'addio al calcio. Intanto la ma­glia numero 30 del Teda Tianjin cambierà proprietario. Che ricapiti a un ex campione d'Italia, a un ex nazionale az­zurro, non sarà facilissimo.
31 ottobre 2009

FONTE: Roma.Corriere.it


TIANJIN Teda - GUANGZHOU Yiyao .....Cambio lavoro, mi tengo il giocattolo.
06 febbraio 1994, stadio Appiani, Padova, Italia. Padova-Verona Hellas. Aperta parentesi.
31 ottobre 2009, Teda Stadium, Tang gu, Tianjin, Cina. Tianjin Teda - Guangzhou. Chiusa parentesi.
Un ossimoro calcistico vedere il tramonto ad Oriente, ma e' arrivato il momento di chiudere il sipario. Domani, 31 ottobre, si concludera' la mia lunga avventura professionale.

Gli almanacchi, i siti specializzati, le statistiche parlano molto piu' chiaramente di me di quello che e' stata questa parentesi. Piu' di 550 partite ufficiali non sono poche, ho girato il mondo, come ha girato il pallone tra i miei piedi. Spagna, Inghilterra, Cina senza contare le innumerevoli trasferte con Nazionale e Roma. Non staro' qui ad annoiare con numeri, successi, sconfitte. Il mio bilancio e' fatto di aneddoti che, per ovvii motivi di spazio, cerchero' di scegliere bene.

Le scarpe e gli esordi. Nel debutto da professionista, a Padova con la maglia dell'Hellas, entrai a pochi minuti dalla fine del primo tempo per sostituire Gianluca Pessotto infortunato. Nell'intervallo dovetti cambiare le scarpe. Venivo dal ritiro di Viareggio con la Primavera e non avevo con me l'attrezzatura adatta... gioventu' sprovveduta. Pippo Inzaghi mi presto' il suo paio di riserva. 18 novembre 1998 a Salerno, amichevole Italia - Spagna e favore ricambiato. Pippo Inzaghi, infatti, prima della partita aveva avuto qualche problema con le sue scarpe e allora sono stato io ad offrirgli le mie di riserva. La partita finisce 2-2 con doppietta di Inzaghi, prime reti in Nazionale per lui e debutto ufficiale con la maglia azzurra per me. Quando si dice 'scarpe fortunate'.

Gennaio 1998. Venivamo da 1 punto in tre partite di campionato e da un derby d'andata di Coppa Italia, Lazio-Roma, perso 4-1. L'impegno successivo Milan - Roma non era il massimo per rilanciarsi. Era un periodo di fischi, da mesi ormai ci avevo fatto l'abitudine. La gente non gradiva le mie prestazioni e la finestra di mercato sarebbe stata l'occasione giusta per sostituire il riccioletto. In settimana e' prima di un allenamento entrando in campo, che supero la camminata lenta di Zdenek Zeman e lui, sempre avaro di parole, sibila: 'Tommy..... a Milano li spacchiamo tutti'. Quando si dice 'un trattato di psicologia dello sport'.

Marzo 2005. Dopo l'intervento al ginocchio destro del luglio 2004 sono alle prese con la fisioterapia ma, dopo la nuova immobilizzazione di inizio anno, il ginocchio fatica a riprendersi. Prima di dormire continua quasi ossessiva la serie di esercizi per cercare di piegare e distendere, rinforzare ed elasticizzare. E' la prima volta che mi vengono i dubbi. Il campionato finira' in due mesi e le speranze di tornare in campo in tempo si riducono giorno dopo giorno. 'Che dici? Tornero' come prima?'. ' A me, vai gia' bene cosi' '. Quando si dice ' una moglie, un mito'.

Non e' tutto, sono solo tre fotografie, momenti fondamentali, memorie indelibili. Tornero' a giocare, a divertirmi con un pallone che per anni e' stato il mio attrezzo da lavoro. La mia montagna sara' il luogo ideale per godere a piene mani di questa mia passione che e' il calcio. I Falchi del S.Anna d'Alfaedo (seconda categoria veneta) saranno i miei nuovi compagni. Tra di loro anche due miei fratelli. Sara' come tornare indietro di qualche anno, quando anche il corridoio di casa era il nostro Stadio Olimpico, quando i mondiali li giocavamo 3 contro 2 nel prato sotto casa, quando il pallone era 'Il giocattolo'. Non so ancora se e come potro' continuare, invece, a stare sul palco del teatro Calcio. Dovro' trovarmi un posto dietro le quinte, in caso, per dare una mano affinche' lo spettacolo continui, migliori e diverta. Ma forse mi dovro' accomodare in platea e godermi la passione che mi ha fatto girare il mondo e che ora mi fara' tornare a quello che e' stato il mio grembo calcistico.

FONTE: DamianoTommasi.it


Calcio estero - Primo Piano
Tommasi parte bene
Gran debutto in Cina
La squadra dell'ex romanista si impone 4-1 all'esordio in campionato contro la squadra dell'ex perugino Ahn. Damiano è l'allenatore in campo e merita un 7, sostenuto anche da un fan club presieduto da un rappresentante dell'ambasciata
Damiano Tommasi ha debuttato con una vittoria nel campionato cinese

TEDA (Cina), 22 marzo 2009 - Tianjin Teda e Dalian sono schierate a centrocampo, gli altoparlanti dello stadio diffondono l'inno nazionale cinese, la bandiera della Repubblica Popolare si alza lentamente: Damiano Tommasi si guarda intorno e capisce che, da questo momento, ha superato un'altra frontiera. La Grande Muraglia protegge lui e il suo Tianjin, che passa in vantaggio 1-0 dopo 5' e si trova a gestire la gara in discesa. Nella ripresa, il Dalian del coreano Ahn, che salta la sfida con Tommasi per un problema fisico, pareggia al 2', ma all'11' il Tianjin sale sul 2-1 e non si ferma più. Arrivano il terzo e il quarto gol. Finisce 4-1, ma poteva scapparci la goleada: il Dalian chiude in 10. Il protagonista di quest'esordio in campionato del Tianjin è il numero 8, Hao Junmin: segna una doppietta. Gli altri due gol sono firmati da Mao Biao e Han Yanming. Tommasi gioca bene. Il voto è 7, media tra il 6,5 del rendimento tecnico e il 7,5 di chi, in pratica, è l'allenatore in campo. Damiano consiglia, sprona, incoraggia, conforta. E' quello che conoscevamo in Italia e che il nostro calcio non è stato capace di trattenere. E' un destino perverso: essere bravo, intelligente ed onesto è un problema. Soprattutto per chi lo è.

LE PAROLE - "Sono soddisfatto. Abbiamo cominciato il campionato con il piede giusto. Il primo tempo è stato più impegnativo, nella ripresa dopo il 2-1 è stato tutto più facile. L'inno? Non mi era mai capitato in una gara di campionato, forse l'hanno suonato perché era la prima giornata del torneo. Io mi sono divertito, tranne quando c'è stato il trambusto in campo per il lancio delle bottigliette". Il fattaccio è avvenuto al 14' della ripresa. Un giocatore del Dalian è andato a raccogliere il pallone per effettuare la rimessa laterale. Dal settore basso di una tribuna, è cominciato il lancio di bottiglie. Un numero abbondante, nonostante i controlli all'ingresso. Il calciatore del Dalian, Li Kai, viene colpito alla testa. Arriva il numero 25, Li Chong Peng, e rilancia una bottiglia contro gli spettatori. Accore l'arbitro ed espelle Li Chong Peng. Li Kai viene soccorso con il ghiaccio e poi ritorna in campo. Certe usanze, evidentemente, fanno parte del calcio cinese e spiegano i timori dei mammasantissima della federazione: il teppismo fa proseliti anche da queste parti.

TOMMASI FANS CLUB - Una bandiera italiana è sventolata per novanta minuti. Ad esibirla allo stadio di Teda, un gioiellino con i seggiolini in giallo e rosso - tanto per restare in tema Tommasi-Roma -, un rappresentante dell'ambasciata italiana a Pechino: Giuseppe Rao. Tifa Torino ed è, con il romano e romanista Edoardo Chiamenti, il leader del Tommasi fans club. Chiamenti ed altri quattro ragazzi si sono presentati allo stadio con la scarpetta giallorossa. Hanno tifato Tommasi, scaldandosi in un paio di azioni di sfondamento di Damiano e tremando quando, a metà ripresa, un calcione ha interrotto un fuga verso la porta. "Tutto bene, solo un po' di dolore". Tommasi è già un cult per i tifosi del Tianjin. I giornalisti dicono: "He's very professional". Lo hanno capito in un mese. In Italia, invece, non sono bastati 13 anni di professionismo per capire bene al nostro calcio chi sia questo ragazzo di Verona che ha avuto la forza di tornare in campo dopo un infortunio gravissimo e il carattere di andare a giocare all'estero: Spagna, Inghilterra e ora la Cina, lontana 10 mila chilometri, ma che ha già scaldato il cuore di Damiano.
dal nostro inviato
Stefano Boldrini

L'ex romanista domani debutta nel campionato cinese con la maglia del Tianjin Teda, che sfida il Dalian del sudcoreano Ahn, ex Perugia e autore del gol che è costato all'Italia il Mondiale 2002. Favoriti i campioni uscenti dello Shandong Luneng
PECHINO (Cina), 21 marzo 2009 - Damiano Tommasi, nuovo leader del Tianjin Teda, aveva già quasi digerito la cena, quando alle 19.45 cinesi di oggi è partita la Pirelli Super League, il campionato cinese a 16 squadre sponsorizzato per tre stagioni dall'azienda italiana. L'anticipo Ghuangzhou-Henan Jianye è stato vinto 2-1 dai padroni di casa, in uno stadio quasi esaurito: inutile l'assedio finale degli ospiti. Domani il resto del copione.

LITTLE ITALY - Tommasi ha cenato alle 18. Da queste parti gli orari dei pasti sono molto british: pranzo alle 12, cena alle 18 e dopo le 21 nei ristoranti non internazionali la cucina chiude. L'ex centrocampista di Roma, Verona, Levante e Qps, forse il giocatore più rappresentativo dell'attuale campionato cinese, ha vissuto una vigilia tranquilla: pranzo, allenamento di 40 minuti, cena, biliardo, tv, computer. Tommasi è già un punto di riferimento della squadra. Ha legato con gli stranieri (il francese Caillet, il brasiliano Elber Cucchi, l'australiano Bridge e il romeno Chita), ma anche con i cinesi. Il Tianjin Teda ospiterà subito il Dalian, una delle grandi favorite per la corsa al titolo. Nel Dalian gioca il sud-coreano, Ahn, quello che Luciano Gaucci portò a Perugia nel 2000 e che nel Mondiale 2002 rispedì a casa l'Italia con un golden gol. Di lui si erano perse le tracce, tra Francia (Metz), Germania (Duisburg) e Corea del Sud (Busan). Ha firmato per il Dalian nelle ultime ore di mercato. Non sta benissimo, ma dovrebbe andare almeno in panchina. Con lui, in questa nuova avventura, sua moglie, l'ex miss Corea Lee Hye-Won. Nel Dalian gioca anche il cinese Dong Fangzhou, 1 presenza nel Manchester United. L'altro punto di forza è il centravanti, Zhu Ting, ma il capocannoniere in carica del campionato è il brasiliano Elber Cucchi, 14 gol la scorsa stagione e un provino sfortunato nel Milan qualche anno fa. "Due settimane che ricorderò sempre con piacere e in ogni caso prenderò presto il passaporto italiano".

LA GRIGLIA - I favoriti d'obbligo sono i campioni uscenti dello Shandong Luneng. L'allenatore, il serbo Jubisa Tumbakovic, è stato chiaro: "Vogliamo confermarci in Cina e speriamo di migliorare anche a livello internazionale". Nello Shandong è stato arruolato il centrocampista Roda Antar, capitano della Nazionale libanese, ex Colonia, Amburgo e Friburgo. Ambiziosa è anche la squadra della capitale, il Beijing Guoan, guidato dal coreano Lee Jang-Soo. I pechinesi sono stati molto attivi sul mercato: ben 7 acquisti. Da seguire, lo Shanghai Shenhua, che ha tesserato il centrale difensivo australiano Mark Milligan, il centravanti bielorusso Vyacheslav Hleb - fratello del trequartista che gioca nel Barcellona - e l'attaccante argentino Hernan Barcos. Il campionato è ripartito con le tasche piene: la Nike garantirà 200 milioni nei prossimi dieci anni. Non si è ancora consegnato agli stranieri: il tetto massimo è di 5 per squadra, con l'esclusione del ruolo del portiere, rigorosamente cinese. Tra le scuole calcistiche d'oltrefrontiera, spopolano Brasile ed Europa dell'Est. Le attese sono enormi, ma i problemi da risolvere non sono pochi. I cinesi hanno buona tecnica individuale, ma devono migliorare sul piano tattico e atletico. Gli allenatori sono il vero grande problema: sono spesso modesti e yes-man al servizio dei dirigenti.
Stefano Boldrini

FONTE: Gazzetta.it


12/feb/2009 23.30.10
L'ex giallorosso giocherà nel Tianjin.
Tommasi pronto a calarsi nella nuova realtà cinese: "Un'avventura molto stimolante"


Immortale, innamorato del calcio e di nuove avventure, che per lui sono anche conoscenze di vita sociale, Damiano Tommasi, a 34 anni, ha preso la via dell'Oriente: esattamente andrà in Cina, dove giocherà nel Tianjin, squadra della Super League cinese.

"In questo periodo si sono presentate numerose coincidenze che mi hanno spinto a scegliere una realtà diversa. Prima la risoluzione del contratto con il Queens Park Rangers, dopo è arrivato il contatto con questa squadra cinese. Ho dovuto anche mediare con la mia famiglia che ha deciso di restare a Roma", ha detto l'ex centrocampista della Roma all'Agenzia Radiofonica GRT.

Il giocatore veneto ha poi spiegato la sua scelta: "E' sicuramente stimolante fare calcio in un paese che ha da poco cominciato ad interessarsi a questo sport. Oltretutto è intrigante conoscere un popolo che avrà molto da dire nel nostro futuro, non solo in Europa, ma nel mondo".

Chiaro che, se fosse arrivata un'offerta dall'Italia, non avrebbe detto di no, magari dal Verona, dove ha cominciato la sua carriera. "In Italia oggi giocherei solo con l'Hellas, per chiudere dove ho iniziato", ha aggiunto Tommasi.

L'ex giallorosso, che ha giocato anche per alcuni anni in Spagna, nel Levante, si è poi soffermato sul suo nuovo club. "Il Tianjin è ormai una squadra che è arrivata a ridosso delle grandi. E' la prima volta che prende parte alla Champions League asiatica, alla quale si è qualificata come quarta. Il capocannoniere dello scorso campionato arriva proprio da questa squadra ed è brasiliano. Questo club ha voglia di crescere e raggiungere le prime posizioni. Il calcio cinese? Non è ancora ai livelli di Corea e Giappone, ma ci sta arrivando".

Tommasi ricorda poi i bei tempi della Roma: "Con questa città ho un legame fortissimo, non solo riferito al calcio. Nella capitale ho vinto uno scudetto. Resterò legato per sempre a Roma, dove ho deciso di viverci".

Riguardo alla squadra giallorossa ha commentato: "Negli ultimi anni ha fatto passi importanti legati ad un progetto sotto gli occhi di tutti". Il nuovo Tommasi giallorosso, secondo l'originale, è Brighi. "Matteo è ormai pronto per la Nazionale, ha tutte le carte in regola, sia tecniche che mentali, per entrare in azzurro".

Per i prossimi Mondiali, che si disputeranno tra un anno, Tommasi vede due favorite per la vittoria finale: "Una è l'Inghilterra, che ha fame di vittoria, i giocatori giusti ed un allenatore come Capello. Ma bisogna fare molta attenzione alla Spagna". E' l'Italia? Vedremo se Lippi riuscirà a ripetere il miracolo.

FONTE: Goal.com


TPS - DAMIANO TOMMASI
Nasce a Negrar, in provincia di Verona. Terzo di cinque figli, Damiano inizia a giocare a calcio nel 1985. Dopo un paio d'anni con la squadra del suo paese, nel 1990 approda alle giovanili del Verona, col quale esordisce in Serie B nella stagione 1993-1994.

Nel 1996 si sposa con Chiara. Successivamente gioca e vince gli Europei Under 21, disputa le Olimpiadi di Atlanta, vince il Campionato cadetto, fa il suo esordio in Serie A (7 settembre contro il Piacenza) e riceve la sua prima convocazione in azzurro.

Nel giugno 1996 passa alla Roma, dove gioca per più di dieci anni e, nella stagione 2000-2001 è titolare della formazione campione d'Italia. In quell'anno (infatti) Tommasi si impone ad altissimi livelli(,) e si guadagna il posto da titolare in nazionale nel mondiale nippo-coreano.

Nell'estate del 2004, in seguito ad uno scontro con Gerry Taggart, subisce un gravissimo infortunio nell'amichevole di precampionato Roma-Stoke City del 22 luglio. Il ritorno all'attività agonistica è particolarmente difficoltoso, tanto che deve rimanere fermo per più di una stagione. In seguito, per riconoscenza nei confronti della società giallorossa, che lo ha premurosamente assistito durante l'infortunio e aspettato fino alla completa guarigione, firma un contratto di un anno al minimo sindacale (1.500€ al mese), tornando a giocare il 30 ottobre 2005 e indossando anche la fascia di capitano in diverse partite nel corso della stagione.

Nel luglio 2006 firma un biennale con gli spagnoli del Levante, nella Liga spagnola, divenendo un punto fermo per la sua squadra. Al termine del contratto lascia la Spagna in cerca di un nuovo ingaggio.

Il 10 settembre 2008 firma un contratto annuale con i Queens Park Rangers, società di proprietà di Bernie Ecclestone e Flavio Briatore. Debutta il 28 ottobre 2008, ma il 9 gennaio 2009 interrompe il legame professionale con il club inglese, ufficialmente perché non rientra più nei piani tecnici e societari.

Nel gennaio 2009 Tommasi riceve un'offerta da parte del Tianjin Teda, squadra militante nel campionato cinese. Questa esperienza sollecita molto l'interesse del giocatore. La presentazione ufficiale si svolge il 12 febbraio 2009. Il 31 ottobre, al termine della stagione nella quale colleziona anche 2 reti (una in campionato e una nella Champions Asiatica), Tommasi annuncia il proprio definitivo addio al calcio professionistico e fa ritorno a Verona. Damiano Tommasi è stato il primo italiano a giocare nel campionato professionistico cinese.
Tornato in Italia dopo la parentesi cinese, Tommasi dimostra di non voler abbandonare il calcio giocato, anche se non da professionista: il 13 dicembre 2009 debutta infatti (segnando anche un gol) nella squadra di Terza Categoria Sant'Anna d'Alfaedo, compagine dilettantistica dell'omonimo paesino in provincia di Verona. Nella stessa squadra giocano anche i suoi tre fratelli.

IN NAZIONALE
Dopo aver collezionato alcune presenze nell'Under 19 Tommasi esordisce il 20 dicembre 1994 nella rappresentativa Under 21, con la quale gioca 7 partite fra il 1994 ed il 1996. In quell'anno gioca anche le tre partite della nazionale olimpica ad Atlanta. Il 18 novembre 1998 esordisce con la Nazionale A nella partita pareggiata 2-2 contro la Spagna, convocato dall'allora CT Dino Zoff. Dal 2001, con l'arrivo di Trapattoni, si completa la sua maturazione calcistica e inizia a essere uno dei punti fermi della formazione, gioca tutte le partite del Campionato mondiale di calcio 2002, risultando uno tra i migliori azzurri. Durante la partita giocata contro la Corea del sud gli viene annullato un gol per fuorigioco molto dubbio - poi contestato dagli azzurri- che avrebbe consentito il passaggio ai quarti di finale, essendo stato siglato nei tempi supplementari, quando vigeva la regola del golden gol. Timbra la sua ultima presenza nell'amichevole contro la Romania, il 15 novembre 2003, a quasi cinque anni (esatti) dall'esordio. Con la maglia azzurra colleziona in totale 28 presenze, segnando 1 gol (il 5 settembre 2001 nella partita vinta 1-0 contro il Marocco).
Dal 9 maggio 2011 Damiano Tommasi è presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, succedendo allo storico fondatore Sergio Campana.

FONTE: TPSChina.cn


11.01.2009 00:00
Tommasi lascia il QPR
Damiano Tommasi non è più un giocatore del Queens Park Rangers. Il 34enne ex Roma, dallo scorso settembre oltre Manica, ha già interrotto il sul legame con il club inglese di Championship (l'equivalente della nostra Serie B): "Mi sono divertito molto. So come va il calcio e capisco che le cose cambiano - ha dichiarato Tommasi come riportato dal sito ufficiale del QPR - Ora posso cercarmi un altro club. So che ho ancora molto da dare, anche se sono consapevole che non potrò giocare ancora a lungo. Resterò un tifoso del QPR e credo che il club potrà ottenere la promozione. La squadra è forte e non aspetteremo molto prima di vederla in Premier League".

FONTE: RomaNews.eu


10 settembre 2008
Damiano Tommasi continua: un anno al Qpr di Briatore
Nel giorno in cui Gianfranco Zola annuncia il suo ritorno in Inghilterra, non più come giocatore ma come allenatore del West Ham United, un altro calciatore, Damiano Tommasi, si aggiunge alla schiera di italiani che emigrano oltremanica. E' stato ingaggiato, per un anno, dal Queen's Park Rangers, squadra della Seconda divisione inglese di proprietà di un altro italiano, Flavio Briatore. Giocatore atipico, considerato nel mondo del pallone un esempio di correttezza e pacatezza, Tommasi si è sempre distinto anche per l'impegno nell'associazionismo, cattolico e non solo.

Nato il 17 maggio 1974, a Negrar, inizia a giocare nella squadra del paese per approdare poi, a 16 anni, alla Primavera del Verona. Rimane legato alla società veneta per sei anni, passando nel 1993 alla prima squadra, con la quale esordisce in Serie B contro il Padova. La svolta nel 1996: oltre alla vittoria nel Campionato europeo con l'Under 21, Tommasi riceve da Arrigo Sacchi la prima convocazione nella Nazionale maggiore. Inoltre, vince il campionato cadetto e viene acquistato dalla Roma. Con i giallorossi rimarrà per dieci anni, arrivando nel 2001, allo scudetto e all'apice della carriera: gioca ai massimi livelli, diventando un elemento chiave per la Roma e per la Nazionale.

Nel 2004, battuta d'arresto per un gravissimo infortunio: durante un'amichevole precampionato contro lo Stoke City, Tommasi riporta una lesione complessa ai legamenti del ginocchio destro. Nessuno avrebbe scommesso sul suo ritorno in campo. Eppure, nel 2005, a contratto scaduto, chiede di rimanere alla Roma con uno stipendio minimo sindacale. Ma al termine della stagione 2005/06 il centrocampista decide di lasciare la Roma, con grande amarezza: "Il mio infortunio ha incrinato tutto, da fuori ho notato cose che prima non mi pesavano. Quando uno sta male ti devono dire che guarirai e non farti sentire un punto interrogativo", confessa. Si trasferisce in Spagna, a Valencia, dove gioca per due stagioni nella squadra del Levante. Lo scorso febbraio subisce un nuovo grave infortunio al ginocchio, che lo costringe a rimanere fermo per sei mesi. Ora, scaduto il contratto con il Levante, l'approdo al Queen's Park Rangers. "La firma di Damiano aggiunge una grande esperienza alla squadra", ha dichiarato l'allenatore Iain Dowie.

FONTE: Mobile.TGGialloblu.it


14.02.2008 00:00
Levante: stagione finita per Tommasi
Stagione finita per Damiano Tommasi. Il 33enne centrocampista del Levante ha una storia simile a quella di Ronaldo, anche per lui un nuovo infortunio al ginocchio. L'ex giallorosso ha annunciato la decisione di farsi operare in conferenza stampa. Tommasi era da tempo alle prese con una lesione ai legamenti crociati del ginocchio sinistro ed e' stato costretto allo stop. Il giocatore dopo aver parlato con il capo dello staff medico del club spagnolo, il dottor Nacho Nebot, ha deciso di tornare in Italia per consultare il professor Pier Paolo Mariani, lo stesso che lo opero' gia' nel 2004, dopo aver subito un gravissimo infortunio in un'amichevole di precampionato con la maglia della Roma.

"Ho una rottura parziale del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Per un mese abbiamo cercato di applicare un trattamento conservativo per vedere se potevo sopportare la lesione, ma negli ultimi giorni non mi sono sentito bene cominciando a toccare pallone, per questo abbiamo deciso di fare l'intervento chirurgico per migliorare la situazione e poter cominciare a lavorare gia' per la prossima stagione", ha spiegato Tommasi che si e' detto molto dispiaciuto di "non potere aiutare piu' la squadra in questa stagione". Nonostante Tommasi sia in scadenza di contratto al termine della stagione, ha confessato di trovarsi "molto bene nel Levante e a Valencia, ma io sono solo una delle due parti, ed ora il club ha molti piu' problemi che quello di pensare al mio rinnovo di contratto".

FONTE: RomaNews.eu


SPORT
Tommasi: ecco le confessioni dell'Anima Candida
Venerdì, 25 agosto 2006 - 14:16:00
Dal mensile Eurocalcio per Affari

C’è una premessa obbligatoria da fare, prima di raccontare di Tommasi e dei suoi dieci anni nella Capitale. Non c’è un romanista, all’ombra del Cupolone, che non sia rimasto male per come sono andate a finire le cose. Nessun tifoso voleva che lo scaligero buono se ne andasse e, anzi, un po’ tutti si aspettavano che la società gli dicesse qualcosa tipo “L’anno scorso hai giocato con uno stipendio da fame… ecco, ti proponiamo un rinnovo contrattuale in bianco… metti la cifra che vuoi!”.

Non è andata così. Nel calcio i sentimenti non raggiungono apici assoluti, anzi. Così, mentre sul suo conto si sprecavano gli elogi dei conduttori radiofonici (compresi quelli che sull’etichetta di “anima candida della Roma”, ci avevano calcato un po’ troppo la mano, facendo passare l’eterno ragazzo di Negrar più per un “fessacchiotto”, che per un buono), lui faceva le valige per la Spagna, dove l’attendevano già con le braccia aperte. Sentimenti, sensazioni, lacrime.

Senza voler fare un pezzo da libro “Cuore”, diciamo tranquillamente che il buon Damiano aveva gli occhi lucidi mentre spiegava, non lontano da Trigoria, i motivi del suo addio alla Roma. Un saluto che aveva anticipato alcuni giorni prima sul suo sito ufficiale, ma che ormai era nell’aria da tempo. Da quando, ad esempio, si era capito che il club non gli avrebbe rinnovato il contratto, nonostante l’impegno, la grinta, il carattere e l’immagine da bravo ragazzo di cui aveva beneficiato spesso proprio il club della famiglia Sensi.

Dieci anni di Roma non si dimenticano e il capitolino d’adozione l’ha dimostrato ampiamente nell’ultimo giorno da cittadino romano. Ha deciso di andarsene perché non sentiva più attorno a sé quelle attenzioni e soprattutto quella magia che l’aveva accompagnato negli anni in cui è stato un calciatore diametralmente opposto, ad esempio, al Cassano genio e sregolatezza che ha fatto ammattire tutti con i suoi comportamenti.

Damiano Tommasi con la maglia del suo cuore (AP)

“Quando mi sono fatto male, alcuni rapporti umani si sono incrinati -ha spiegato nell’incontro preparato in proprio con i giornalisti- e la mia presenza a Trigoria è diventata ingombrante per me stesso”. Si vocifera che la Roma abbia deciso di lasciargli una porta aperta, quando deciderà di appendere gli scarpini al chiodo. Va a giocare nella Liga, perché a parte la Roma e il Verona, “nessun’altra squadra mi offrirebbe gli stessi stimoli”. Per ora ha detto sì al Levante, per ricominciare a sorridere anche sul terreno di gioco. Terzo di cinque figli, calcisticamente cresciuto con l’Hellas, con il quale aveva esordito in B e nell’Under 21 anche come terzino, Tommasi è giunto alla Roma nel 1996.

Fu l’anno in cui si sposò con Chiara (che gli ha dato tre figlie), degli Europei Under 21, dell’Olimpiade di Atlanta e della prima convocazione in azzurro. All’ombra del Cupolone è passato sotto le gestioni di Carlos Bianchi (quello che sapeva tutto lui di calcio, e nulla gli altri), Carlo Mazzone, Zeman e Capello, sempre con lo stesso ruolo, quello del gregario infaticabile. Certo, non è uno di quei giocatori capaci di accendere l’Olimpico con un lampo di classe, con una giocata alla Totti, ma uno al quale non si è mai dovuto rimproverare l’impegno.

E dire che il suo rapporto coi tifosi non è sempre stato idilliaco: soprattutto durante gli anni di Zeman, quando Tommasi veniva spesso fischiato e contestato perché i suoi piedi ruvidi cozzavano con l’idea di calcio-spettacolo instillata dal boemo, che comunque preferiva pur sempre Tommasi ad Alenitchev. Ma la sua rivincita se l’è presa con Capello e l’apice della carriera è stato l’anno dello Scudetto, vissuto da protagonista assoluto, titolare inamovibile, col pubblico tutto dalla sua parte.

Damiano Tommasi e il suo passato azzurro (AP)

Giocatore caratterialmente forte e mediano grintoso, Tommasi ha dato prova delle sue abilità anche in nazionale, vestendo l’azzurro ai Mondiali nippocoreani. E chissà se, senza il celebre infortunio che lo ha tenuto fermo a lungo, non avrebbe potuto partecipare anche lui alla gioia della squadra di Lippi in Germania. Il punto di svolta della sua carriera giallorossa (e azzurra) è stata l’amichevole disputata contro lo Stoke City nell’estate del 2004: in un contrasto, gli saltarono menischi e legamenti, quindi, dopo l’intervento, dovette ripartire da zero. A 31 anni, si è ritrovato a fare il disoccupato, anche se di lusso.

Ma nel suo caso, al contrario dei molti esempi di calciatori inattivi esistenti, la mancata occupazione è dipesa da una sua decisione ponderata a tavolino. “Finchè non sarò pronto, non rinnoverò il contratto”, ha detto alla Roma. Rinnovo poi è stato, ma al minimo sindacale: 1.500 euro al mese. Una scelta non certo comune, nel calcio.

Si è mai sentito un “extraterrestre”?
“Firmare un contratto significa comunque impegnarsi a onorarlo. Nel mio caso, non sentendomi pronto ad affrontare una stagione offrendo buone prestazioni professionali, ho preferito evitare di rinnovare il contratto. Meglio aspettare. Diversamente, avrei preso in giro me, i compagni e i tifosi”.

Lei ha parlato spesso di “cultura” del lavoro. Con tutto il rispetto per la categoria, non è mai stata una delle prime argomentazioni dei calciatori a caccia di ingaggio...
“Non credo di essere una mosca bianca. In qualunque campo, per riuscire, bisogna lavorare sodo, anche se non tutti poi riescono. C’è poi da aggiungere che molti lavori si fanno per necessità, per il vivere quotidiano, e certamente la professione del calciatore è ambìta da molti, ma in pochi riescono ad affrontarla. Non sempre bastano passione, dedizione e impegno”.

C’è da fare un distinguo, comunque, fra professioni come quella del panettiere o del barman e quella del calciatore...
“È inevitabile, il calcio ha immensa visibilità, e tutti lo giudicano. A differenza di altri lavori, o di altri sport meno popolari”.

Dalla cultura del lavoro al rispetto, il passo è breve. Ed è un’altra apparente incongruenza per un esponente del mondo del calcio...
“No, assolutamente. Il rispetto fa parte, o almeno, dovrebbe far parte, della vita di tutti i giorni, della quotidianità”.

Lei è diventato un punto di riferimento per molti: giocatori di colore, stranieri, giovani. Ha un ruolo importante e inevitabilmente si è ritagliato forse quello spazio che mancava nel mondo del calcio...
“Non ho cercato di ritagliarmi alcuno spazio. Però può esserci un fondo di verità, anche se esistono idee e giudizi diversi. Credo semplicemente di lavorare seriamente per riuscire professionalmente, impegnandomi in campo e, senza sembrare ripetitivo, rispettando i miei compagni. In partita, si sa, affronti un avversario, ma questo non signi? ca dimenticare i valori etici e morali. Ad esempio il rispetto per l’antagonista, ma anche quello per l’arbitro”.

Carlo Zampa, lo speaker giallorosso dell’Olimpico, l’aveva ribattezzata “l’anima candida della Roma”. Molti vedevano in Lei un antidoto al calcio degli eccessi e delle maleducazioni. Una specie di rivale da contrapporre al calciatore “coatto”, quello che per forza deve ? danzarsi con una velina...
“La figura che mette d’accordo tutti non esiste, perchè bisognerebbe eliminare chi la pensa in modo contrario e questo, ovviamente, non è possibile. Nel calcio, come nella vita, esistono un’in? nità di sfumature più o meno positive che caratterizzano le persone. Per quanto mi riguarda, cerco solamente di mostrarmi per come sono, ma non certo per fare cambiare idea a chi non è come me”.

FONTE: AffarItaliani.it


ULTIM'ORA
VALENCIA, 20:00
CALCIO, TOMMASI FIRMA CON IL LEVANTE
Damiano Tommasi ha firmato un contratto biennale con gli spagnoli del Levante. Lo ha annunciato lo stesso ex giocatore della Roma sul suo sito. (Nic. Api)
(29/07/2006) (Spr)

Reduce da un grave infortunio, aveva giocato al minimo dello stipendio
"In società c'è chi non vuole che io resti. Il Verona, un sogno"
Tommasi, addio dopo dieci anni "Grazie Roma, è ora di andare"

ROMA - Per la Roma ha giocato al minimo del contratto e ha contribuito al bel campionato della squadra di Spalletti. Ma per l'addio dopo dieci anni, la Roma non gli ha concesso nemmeno la sede di Trigoria.

Damiano Tommasi chiude la porta e se ne va. Con il solito garbo, ma anche con qualche punta di veleno nei confronti di chi, ai tempi del grave infortunio di due estati fa, non lo ha sostenuto fino in fondo. "Grazie Roma, ma era ora di andare. Il fatto di sapere che tutti vogliono che io rimanga mi fa piacere, ma so che c'è chi non la pensa in questo modo", ha detto l'ormai ex centrocampista giallorosso durante la conferenza stampa convocata apposta per rendere ufficiale una decisione che da tempo era nell'aria.

La società, per bocca di Rosella Sensi, aveva già espresso il proprio dispiacere per l'addio di Tommasi: "Nella storia della Roma esiste una pagina significativa scritta da Damiano Tommasi, uno dei Campioni d'Italia giallorossi, uomo ed atleta scelto ad esempio per identificare un modello di comportamento. La Roma è legata a questo calciatore e lo sarà anche in futuro. Per Damiano la Roma ci sarà sempre". Tommasi e la Roma non andavano più d'accordo: "Mancavano voglia, entusiasmo, partecipazione", spiega il veronese, precisando però che "dentro lo spogliatoio non ho avuto alcun problema". Quella di lasciare la casacca giallorossa è quindi una decisione strettamente personale che lo porterà lontano dalla capitale, con molta probabilità all'estero.

Nei giorni scorsi si parlava di un suo imminente passaggio in Spagna, al Levante. Sceglierà con calma, Tommasi, che in Italia si vedrebbe solo nel "suo" Verona ("nessun'altra squadra mi darebbe le stesse motivazioni"), e che nella valigia porterà con sè tanti ricordi: da Di Francesco a Delvecchio, da Tomic a Lupatelli, oppure il rientro (con gol) dopo l'infortunio con la Fiorentina la scorsa stagione. "La Roma può togliersi grandi soddisfazioni". Tommasi lascia, e augura alla sua Roma tutto il bene possibile.
(24 luglio 2006)

All'Olimpico finisce 1-1. Avanti i giallorossi con una rete del centrocampista. Pari di Toni su rigore. Bene Cassano
Un gol nella favola di Tommasi e la Roma blocca la Fiorentina
Espulso Mexes sul penalty, ma la squadra tiene anche in dieci

Il pareggio dell'Olimpico esalta la Roma che tiene testa alla Fiorentina anche in dieci, mentre allontana i viola dalla vetta (sette punti). Partenza sprint e finale dei giallorossi, mentre i viola hanno esercitato una certa pressione nella parte centrale della gara. I viola condizionati dal gol di Tommasi (esterno di sinistra) hanno inseguito a lungo, trovando il pareggio su rigore. La Fiorentina non è parsa irresistibile, e domenica prossima dovrà affrontare la Juventus.

Bene la Roma: le recenti contestazioni, le molte assenze, i fischi a Cassano avevano creato un clima non certo piacevole per la squadra di Spalletti che ha schierato dall'inizio Tommasi, dopo oltre un anno. E siccome il calcio è bizzarro e ama l'imprevisto, è capitato proprio che dopo nemmeno due giri d'orologio su lancio di Totti, Cassano è partito sulla destra e ha messo rasoterra al centro dove Tommasi, che aveva seguito bene l'azione, si è trovato solo davanti a Frey: lo ha battuto facilmente. Non segnava da oltre due anni.

Così la situazione si è ribaltata: i fischi dei tifosi giallorossi sono diventati applausi e la squadra di Spalletti ha rischiato di raddoppiare, sullo slancio. Totti da sinistra, all'ottavo, ha tirato, Frey ha deviato e dall'altra parte Taddei, decentrato, ha tirato fuori. La Fiorentina si è riorganizzata, ma dopo un tentativo di Toni a lato su un intervento a candela di Panucci a seguito di un tiro di Brocchi, la Roma ha sfiorato il raddoppio al 19'. Punizione di Taddei da sinistra, Cassano ha toccato di testa all'indietro e Frey è volato con la mano sinistra per salvare.

Poi i viola hanno preso in mano la partita. Su un tentativo di Toni al 30', la palla è arrivata fra i piedi di Dainelli che ha tirato nella porta presidiata da Kuffour che è intervenuto fortunosamente: la palla è finita sul palo. Una girata di testa di Toni fuori al 31' e un tentativo da
lontano di Ujfalusi è stato deviato in angolo. Dopo un bell'inizio, i giallorossi hanno ceduto ai viola il bastone del comando: Toni ha faticato a trovare spazi e quando è riuscito a farsi largo non ha piazzato la palla nello specchio della porta. La squadra di Prandelli non è stata fortunata in qualche occasione, ma forse più pericolosa è stata la Roma, nel primo tempo. In ogni caso, giallorossi in crescendo e vantaggio meritato nel contesto di una partita molto intensa.

De Rossi e Dacourt a centrocampo sono state le colonne della squadra capitolina. Non è apparso splendido Totti, mentre Cassano si è fatto apprezzare, come Taddei. La Fiorentina ha avuto nel gioco per linee esterne una risorsa importante, ma Toni è stato imbavagliato un po' dalla difesa. Al 4' Montolivo si è visto deviare un tiro rasoterra.

Prandelli ha capito di aver bisogno di una spalla per Toni e così ha inserito Pazzini, facendo uscire Montolivo. Un contropiede di Cassano all'11' si è concluso con un tiro centrale. La sostituzione di Dacourt con Aquilani ha cambiato volto alla Roma. Al 21' il colpo di scena: Brocchi ha dato la palla a Pazzini in area, Mexes lo ha toccato da dietro in area: rigore ed espulsione del romanista.

Dal dischetto, sedicesimo gol di Toni e Roma in inferiorità numerica. E' stata la svolta della partita. Spalletti si è cautelato sostituendo Cassano con Bovo, per rafforzare la fase difensiva. La Roma, pur in dieci, è andata avanti: De Rossi, in grande serata, ha tirato fuori al 34' e Bovo su punizione al 36' ha creato una situazione molto pericolosa.

ROMA-FIORENTINA 1-1
ROMA: Doni; Panucci, Kuffour, Mexes, Cufrè; Taddei, Dacourt (14' st Aquilani), De Rossi, Tommasi; Totti (45' st Montella), Cassano (26' st Bovo). In panchina: Curci, Alvarez, Kharja, Okaka. Allenatore: Spalletti

FIORENTINA: Frey; Ujfalusi, Di Loreto, Dainelli (41' pt Gamberini), Pasqual; Donadel, Brocchi (29' st Pazienza); Fiore, Montolivo (10' st Pazzini), Jorgensen; Toni. In panchina: Cejas, Bojinov, Guigou, Pancaro. Allenatore: Prandelli

ARBITRO: Ayroldi di Molfetta

RETI: 2' pt Tommasi, 22' st Toni (rig).

NOTE: Serata fredda, terreno in buone condizioni. Spettatori: 50.000 circa. Espulso al 21' st Mexes per fallo da ultimo uomo. Ammoniti: Cufrè, Dacourt, Gamberini, De Rossi. Angoli: 6-4 per la Roma. Recuperi: 1' pt e 5' st.
(27 novembre 2005)

FONTE: Repubblica.it


Bentornata Anima Candida
Volevo scrivere un articolo sul nuovo contratto di Damiano Tommasi.
1500 auro al mese. Magnifico, enorme, storico Damiano.
Da rimaner senza parole.
E ho trovato chi le parole le ha trovate. Quando qualcuno trova quelle giuste non occorre intestardirsi nella ricerca. Ma leggere, e leggendo, riscrivere di senso nella propria anima.
Grazie ad Andrea di Trento da Goal.com -cercherò di contattarlo.

Bentornata Anima Candida 01/09/2005 23.00.00 da goal.com

Damiano Tommasi rinnova con la Roma, al minimo sindacale, 15.000 euro all'anno.“Dico ai ragazzi una cosa sola: non prendetevi mai come esempio un calciatore”. Ebbene sì, questa frase è proprio di Damiano, l’”Anima Candida” della Roma. Un ragazzo del veronese, arrivato quasi in sordina nella capitale per diventare lentamente il faro di centrocampo, assieme ad Emerson, di quella compagine giallorossa che ha fatto scendere in piazza migliaia di persone al Circo Massimo per uno scudetto talmente perfetto da essere addirittura stato strappato agli odiati rivali della Lazio. Ed anche in quell’occasione Damiano ha continuato a percorrere la sua strada: professionalità, umiltà e lavoro.

La vita del romanista, si sa, non è semplice. Comporta una sorta di giuramento d’onore e tante rinunce pur di indossare quella maglia. Quando il cielo di Roma, infatti, tende ad incupirsi, tante meteore o stelle luminose preferiscono eclissarsi in altri lidi pur di non perdere quel minimo di brillantezza in grado di farle risaltare, se non in campo, sulle copertine dei tabloid estivi. Per questo un vero campione si vede nel momento della crisi, non nel momento della gloria.

E Damiano è sempre rimasto lì, “lì nel mezzo; finchè ce n’hai, finchè ce n’hai stai lì”, giusto per riportare i versi di quella canzone dedicata da Ligabue alla vita da mediano, alla vita, anche e soprattutto, di Tommasi. Perché è vero pure che i mondiali, casomai, li vinci con la sofferenza. Come quel maledetto giorno contro la Corea del 2002 quando Damiano si vide annullare il golden gol che avrebbe portato l’Italia chissà dove. E se lo è visto annullare ingiustamente. Nessuno scatto d’ira, nessuna parolaccia. Quel giorno Damiano dimostrò a tutto il mondo che era un vero campione.

Così i giorni a Trigoria passarono, così come i campionati, così come gli allenatori. L’ambiente continuava ad avere alti e bassi, come i risultati. Finchè nel caldo agosto del 2004, un ragazzone irlandese di una squadra di seconda categoria ha dato un calcio al ginocchio di Damiano, alla sua stagione, forse alla sua carriera. “Forse”, perché come sempre il ragazzo non ha mollato e dopo un’annata difficile e travagliata lontano dai campi da gioco, si è ripresentato alla porta della Roma dicendo che quel giuramento andava onorato fino in fondo. Un anno esatto dopo quel maledetto giorno di agosto. E’ un bene per tutto il mondo del calcio che Tommasi sia tornato a giocare nella Roma. A sorpresa potrebbe essere davvero lui il grande acquisto di questa squadra. Non magari sotto l’aspetto tecnico, ma di sicuro sotto l’aspetto umano.

Nessuno, a Trigoria, può ignorare la storia e la presenza di quel ragazzo moro dai capelli ricci e dalla barba lunga. Qualsiasi campione, ogni volta che incrocerà il suo sguardo, dovrà capire con chi ha a che fare. Un ragazzo silenzioso, determinato, serio. Una storia d’altri tempi per il pallone e non solo. Una storia di fede, di sacrifici e di uno stipendio da serie C pur di onorare la maglia tanto amata. Bentornato Damiano! Oggi il calcio italiano può gioire per aver ritrovato un grande campione. Una persona in grado di far credere alle favole in mezzo ad un mondo sempre più sporco di fango e cenere. Non sono d’accordo solo su una cosa, con te, caro Damiano. Non è vero che i ragazzi non devono prendere nessun calciatore ad esempio. Un esempio, oggi come oggi, a dir la verità, esiste: ha la maglia giallorossa e si chiama Damiano Tommasi.

Andrea - Trento

Emozionato, emozionante.
A.
Pubblicato da A. il 2.9.05

FONTE: AlBarDelloSport.BlogSpot.it


AQUILANI VERRÀ RITIRATO DAL MERCATO. BATTUTO LO STOKE CITY (2-0), BENE MEXES
La Roma perde i pezzi: Tommasi fuori sei mesi
Ginocchio ko, forse rotto il crociato. Oggi consulto da Mariani

IRDNING Doveva essere una semplice amichevole di fine ritiro, si è trasformata in una bella tegola per la Roma. Dopo un primo tempo soporifero, e dopo il primo gol di Mexes (tuffo di testa al 40' ), gli inglesi dello Stoke City hanno cambiato registro, e cominciato a buttarla in rissa. Erano parsi poco «amichevoli» fin dalla vigilia passata nello stesso albergo-castello del ritiro romanista, sul campo sono passati direttamente alle maniere forti. A farne le spese, al 5' della ripresa, Damiano Tommasi. Il centrocampista è entrato in scivolata su un pallone, il nazionale nordirlandese Gerry Taggart, centrale di difesa, non ha tirato indietro la gamba, il ginocchio sinistro del centrocampista ha subìto un colpo durissimo. Partita finita, uscita in barella (con Mexes a rincuorarlo) e preoccupazione subito dipinta sul volto dello staff romanista.

Sicura la lesione del collaterale del ginocchio sinistro, ma si sospetta anche la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro: fosse così, Tommasi dovrebbe stare fuori almeno sei mesi. Il giocatore è stato visitato dal dottor Brozzi nello spogliatoio, oggi rientrerà a Roma insieme alla squadra e sarà portato a Villa Stuart dal professor Mariani, per una diagnosi più precisa. La sensazione, però, è quella: lo hanno fatto capire Prandelli, e lo stesso Tommasi, parlando al telefono col suo manager Pretti: «Mi hanno fatto un intervento carogna, da fucilazione», ha detto all' amico procuratore.

[...]

Menicucci Ernesto
Pagina 47
(23 luglio 2004) - Corriere della Sera

FONTE: ArchivioStorico.Corriere.it


La Roma perde Tommasi
Il centrocampista ha riportato la lesione dei legamenti del ginocchio, sei mesi di stop.

Pubblicato: Venerdì, 23 luglio 2004, 19.20CET
Il centrocampista della AS Roma Damiano Tommasi resterà fuori causa per i prossimi cinque o sei mesi a causa dell'infortunio al ginocchio destro subito ieri nel corso dell'amichevole contro lo Stoke City FC, vinta 2-0 dai giallorossi ad Irdning, Austria.

Legamento crociato
Tommasi, 30 anni, ha riportato la frattura del legamento crociato e si sottoporrà ad un intervento chirurgico non appena il ginocchio si sarà sgonfiato, probabilmente domenica o lunedì. Arrivato alla Roma nel 1996 dall'Hellas Verona FC, squadra della sua città natale, Tommasi è all'ottava stagione consecutiva in giallorosso.

Nazionale
Uno dei giocatori chiave nello scudetto del 2001, il centrocampista, 25 presenze e due gol con la nazionale, ha giocato 20 partite in campionato e 5 in Coppa UEFA la scorsa stagione. La Roma disputerà la UEFA Champions League partendo dalla fase a gironi dopo il secondo posto ottenuto in campionato la scorsa stagione.
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FONTE: It.Uefa.com


Shaolin Soccer
Che succederebbe se Jet Li, Bruce Lee, Jackie Chan insieme a qualche loro amico decidessero di formare una squadra di calcio? Velocità, potenza e precisione tipiche delle arti marziali verrebbero riversate sul campo di calcio ed a questo punto schemi e tecnica passerebbero sicuramente in secondo piano. Gamba d'Oro, un ex giocatore fallito, rimane folgorato da questa possibilità dopo aver visto il giovane Gamba d'Acciaio calciare una lattina di birra con effetti devastanti, decide così di mettere in piedi un team per vincere il torneo metropolitano. I "monaci" shaolin che comporranno la squadra saranno: Testa d'Acciaio (noto per il suo cranio particolarmente resistente e quindi per il colpo di testa folgorante), Riportone (della serie non mi arrendo alla calvizie, ma sono forte comunque), Canotta d'Acciaio (una sorta di colonna inamovibile perennemente in canottiera), Buzzico (grassottello ma forte) ed il mitico portiere Saracinesca (in gradi parare mentre prende il caffè).
La squadra inanellerà una serie di facili successi per approdare quindi alla finale contro il temibilissimo Infamitas United guidato dallo scorrettissimo O'Fetentone, che per resistere alla potenza del team Shaolin ricorre ad un pesante doping che trasforma i suoi ragazzi in macchine distruttive.
L'esito della partita è quindi in bilico e solo colpi mirabolanti potranno risolverla.

Il deus ex machina del progetto è il vulcanico Stephen Chow, protagonista, regista e sceneggiatore di questa pellicola al limite del surreale. Il paragone con serie animate sul calcio nasce spontaneo, "Holly e Benji" o "Capitan Tsubasa" (per i puristi), ma oltre le acrobazie e gli improbabili tiri speciali che si trasformano in comete infuocate, il cinema di Chow è ricco di rimandi e citazioni alla dorata Hollywood - Spielberg su tutti - con un fantastico omaggio al grandissimo Bruce Lee (Saracinesca è veramente identico anche nelle movenze).
Una pellicola che stupisce sia per i contenuti che per l'estetica, con effetti speciali a profusione, anche se risente di una certa lentezza e di tipiche tematiche orientali prima che si entri nel vivo delle partite.

I doppiatori (se così vogliamo chiamarli) che si sono prestati per questa impresa, lo hanno fatto esclusivamente a fini benefici, devolvendo il loro cachet a delle associazioni:
Damiano Tommasi (Sing Gamba d'Acciaio)
Vincent Candela (Saracinesca)
Marco del Vecchio (Testa d'Acciaio)
Sinisa Mihajlovic (Riportone)
Giuseppe Pancaro (Canotta d'Acciaio)
Angelo Peruzzi (Buzzico)
Pino Insegno (Fong Gamba d'Oro)
Roberta Lanfranchi (Mei)
Roberto Ciufoli (Hung O'Fetentone)
Carlo Vanzina (Bodyguard di Hung e voce narrante)
Maria Scicolone (La cuoca)

La chicca: il trailer stile "Jurassick Park" (il bicchiere d'acqua che trema) è da solo una piccola icona.

Indicazioni:
Per i fan del cinema di Hong Kong e per chi ha calcolato la lunghezza del campo da gioco di "Holly e Benji".
Valerio Salvi

FONTE: FilmUp.Leonardo.it


LE REAZIONI
Tommasi: solo una battuta. Panucci: sono tranquillo
Nesta: «Non so nulla e non do consigli a nessuno. Penso che Francesco deciderà con la sua testa»

A Coverciano non poteva che essere l' argomento del giorno. Con Totti in silenzio (ma non sul campo, dove ha segnato tre gol nell' amichevole contro la Under 18, finita 11-0) hanno parlato i suoi compagni di nazionale. Pareri privilegiati, naturalmente, per i due giallorossi Tommasi e Panucci e, soprattutto, per Alessandro Nesta, l' ex capitano della Lazio che un anno fa si è trasferito al Milan: «Una cena con Francesco dopo la finale di Coppa Italia? Io non so niente e non ho dato consigli a nessuno. Quest' anno non sono al centro del mercato, perciò non voglio assolutamente entrare in queste discussioni. Se Totti vuole cambiare, se lo deve sentire dentro: faccia di testa sua, senza dare ascolto a nessuno.

E' più facile vincere a Milano rispetto a Roma? Io ho vinto anche con la Lazio. Molto dipende dalla fortuna, bisogna capitare nella stagione giusta. Certo, dipende anche dai giocatori e in questo senso io sono contento di essere al Milan, dove ogni giorno posso allenarmi in mezzo a grandi campioni». Damiano Tommasi, quello che Carlo Zampa ha soprannominato l' anima candida giallorossa, frena: «Penso che quella di Francesco sia stata una battuta. Comunque ci sarà tempo e modo per verificare se ho ragione. La Roma tornerà Rometta? Dipende che cosa si intende per ridimensionamento. Dal punto di vista economico è inevitabile, perché tutto il calcio italiano è in crisi. Dal punto di vista sportivo, invece, saranno soltanto i risultati a stabilirlo».

Ironico Christian Panucci: «Non so niente di questa storia, qui a Firenze i giornali erano in sciopero... Ma comunque non sono preoccupato». L' ipotesi di Totti al Milan spaventa già Juve e Inter. Basta sentire Gianluca Zambrotta: «Totti sarebbe un grande colpo di mercato. Con lui il Milan diventerebbe quasi imbattibile». E Cristiano Zanetti, che in giallorosso ha vinto lo scudetto prima di trasferirsi all' Inter: «Non credo che Francesco andrà via dalla Roma. Ma, se lo farà, spero che venga all' Inter. Lo accoglieremmo a braccia aperte».
Pagina 53
(9 giugno 2003) - Corriere della Sera

FONTE: ArchivioStorico.Corriere.it


Pareggio 2 a 2 a San Siro, ma gli uomini di Ancelotti vincono il trofeo grazie all'exploit dell'andata
Al Milan anche
la Coppa Italia
Partita nervosa, espulsi Cassano e Totti
Due grandi gol del capitano giallorosso

MILANO - Ora sì che la festa può dirsi completa. Vinta la Champions League, il Milan onora anche gli impegni di Coppa Italia: chiuso il discorso con il 4-1 con cui sorprese la Roma all'Olimpico, i rossoneri accettano con un sorriso il pareggio per 2-2 al Meazza contro i generosissimi giallorossi, guidati da un super Totti e da un Cassano come sempre immaturo, che lascia in dieci i suoi nel momento topico della gara per proteste isteriche.

Con Ambrosini e Brocchi squalificati e Tomasson e Roque Junior indisponibili, Carlo Ancelotti in versione "bionda" come da promessa non rinuncia a Nesta in difesa e a Gattuso a centrocampo, dando a Rivaldo l'occasione di affiancare in avanti Inzaghi. Fabio Capello, privo di Cafu squalificato e con Antonioli, Marazzina, Montella, Sartor e Zotti infortunati, conferma l'undici della vigilia con Totti e Cassano ad agire di punta. L'orgoglio della Roma contro un Milan che, però, non ha voglia di rovinare la festa al Meazza, tutto pieno e pronto a esplodere di gioia. E allora è logico che i giallorossi, ottavi in campionati ma in Coppa Uefa proprio grazie al Milan, abbiano il pallino delle operazioni nei minuti iniziali. Abbiati, ad esempio, mette in corner al 9' la punizione-bomba di un Totti nervoso almeno quanto Ancelotti, che dalla panca non apprezza l'arbitraggio di Rosetti.

Due minuti dopo la Roma va anche in vantaggio: Cassano batte a sorpresa una punizione provocata da Gattuso per Totti, il capitano supera di giustezza Abbiati ma Rosetti intima la ripetizione. Il Milan vive di folate e la prima chance per i rossoneri, dopo un'uscita provvidenziale di Abbiati su Cassano, arriva al 28' ma il destro di Seedorf in area non è impeccabile come il suo precedente stop. Prima dell'intervallo, è ancora Totti ad avere la palla buona per sbloccare il risultato ma la sua botta di destro esalta le qualità feline di Abbiati. Tafferugli nella curva romanista prima del secondo tempo, entra quasi subito Delvecchio e i giallorossi, all'11', rompono il ghiaccio.

Come all'andata, Totti colpisce su punizione: il suo interno destro, dalla distanza, è angolato e imprendibile. Ma è ancor più spettacolare la punizione che il capitano calcia al 19': un gioiello di classe e potenza, che trafigge ancora Abbiati. Ancelotti ha un brivido ma ci pensa Rivaldo a rimettere le cose a posto al 21': numero di Serginho con cross perfetto che il brasiliano spedisce in gol di testa. Cassano poco dopo invoca la punizione per una spinta di Laursen ma, capito che Rosetti non gliel'avrebbe accordata, si lascia andare ad una reazione isterica che gli costa l'espulsione. La Roma continua a crederci, Delvecchio coglie al 35' la traversa con una palombella di testa ma Totti, a 4' dal novantesimo, si becca il secondo giallo.

E' finita? No, perchè in pieno recupero Inzaghi sigla il pari di sinistro prima di farsi male. Il Milan vince la sua sesta Coppa Italia al termine di una stagione che può dirsi davvero trionfale.

Milan-Roma 2-2

MILAN: Abbiati; Simic (38'st Helveg), Laursen, Maldini, Nesta; Seedorf (15'st Rui Costa), Gattuso (44'st Kaladze), Redondo, Serginho; Rivaldo, Inzaghi. In panchina: Dida, Pirlo, Dalla Bona, Shevchenko. Allenatore: Ancelotti.

ROMA: Pelizzoli; Zebina, Samuel, Panucci; Candela (40'st Fuser), Tommasi (9'st Delvecchio), Emerson, Dacourt (33'st De Rossi), Lima; Totti, Cassano. In panchina: Paoloni, Dellas, Cufrè, Guigou. Allenatore: Capello.

ARBITRO: Rosetti di Torino.

RETI: 11' e 19'st Totti, 21'st Rivaldo, 49'st Inzaghi.

NOTE: serata afosa, terreno in buone condizioni, spettatori 80.000. Ammoniti: Totti, Redondo, Dacourt, Zebina, Samuel, Gattuso. Espulsi al 25'st Cassano per proteste e al 41'st Totti per doppia ammonizione. Angoli: 6-2 per il Milan.
Recuperi: 1'pt, 5'st.
(31 maggio 2003)

Spettacolo all'Olimpico, i giallorossi vincono 2-1
Tutti i gol nella ripresa. Inutile rete di Tomasson
Cassano e Tommasi, festa Roma
Milan ko, terzo posto a rischio
Rossoneri stanchi dopo l'impresa con l'Ajax
Totti e Nesta escono per infortunio

ROMA - Le fatiche della Champions pesano sulle gambe del Milan che, a Roma, in un ghiotto antipasto di quella che sarà la doppia finale di Coppa Italia, lascia altri punti preziosi, forse rassegnandosi a dire addio alla corsa scudetto. I rossoneri, adesso, dovranno guardarsi anche alle spalle, da una Lazio che ambisce alla seconda piazza. All'Olimpico vincono i giallorossi, premiati dagli episodi ma anche dalla voglia di conquistare i tre punti. Assenze dall'una e dall'altra parte, ad un certo punto anche più pesanti in casa Roma che, sullo 0-0, ha perso anche Totti toccato duro da Nesta.

Primo tempo senza gol. E da quanto Roma e Milan hanno fatto vedere, il pari è stato lo specchio di una partita chiusa, quasi le due squadre non volessero rischiare. I giallorossi hanno iniziato con una buona lena, impedendo al centrocampo avversario di ragionare e impegnando la difesa milanista con buone geometrie e azioni ariose. Dida è stato chiamato alla parata già al 3' da un pimpante Dacourt, probabilmente rinvigorito dalla chiamata in nazionale. Il MIlan ha risposto con due incursioni di Shevchenko: una fotocopia dell'altra. L'ucraino smarcato sulla destra è entrato in area andando al tiro: prima ha mandato sull'esterno della rete, poi si vede la conclusione deviata in angolo.

L'equilibrio in campo regna sovrano: la Roma ha fatto leva sulla propria grinta, il Milan ha badato a stare attento. Sia l'una che l'altra hanno dato l'impressione di tenerci molto a uscire dal campo con un risultato positivo. Montella si è permesso anche di ipnotizzare Maldini, ma è andato a sprecare il tutto con un diagonale fuori misura, mentre Totti si è visto respingere da Dida una punizione. La risposta milanista in un colpo di testa di Shevchenko finito fuori di poco dando l'impressione del gol.

La ripresa si è aperta con l'opportunità per Tommasi: a porta vuota si è visto respingere la conclusione da Nesta, arrivato di gran carriera in scivolata a salvare. Dopo un'altra occasione non sfruttata da Shevchenko è arrivato il gol di Cassano, subentrato a Totti costretto ad uscire dopo essere stato toccato duro dal rivale storico, Nesta. Il sostituto del capitano, ancora a freddo, si fa trovare nel posto giusto al momento giusto, ossia davanti alla porta di Dida dove gli arriva un pallone docile docile da spingere nella rete.

Il Milan si è disunito ed ha preso il raddoppio in contropiede: fuga di Lima e cross perfetto per la testa di Tommasi che ha fatto centro. A 9' dalla fine una carambola ha favorito Tomasson per il 2-1. I rossoneri hanno tentato di agguantare il pari e per poco non ci riuscivano: bravo Pelizzoli a deviare il rasoterra di Rui Costa. Così il Milan lascia l'Olimpico con la testa chissà dove, mentre nella Roma cresce il rammarico per non essere riuscita a fare di più.

ROMA-MILAN 2-1
ROMA: Pelizzoli; Zebina, Samuel, Panucci; Sartor (33' st Aldair), Tommasi, Emerson, Dacourt, Lima; Totti (12' st Cassano), Montella. Allenatore: Capello

MILAN: Dida; Simic, Nesta (27' st Laursen), Maldini, Kaladze; Brocchi, Redondo, Ambrosini (25' st Dalla Bona); Rui Costa; Shevchenko (17' st Inzaghi), Tomasson
Allenatore: Ancelotti

ARBITRO: Paparesta di Bari

RETI: 14' st Cassano, 30' st Tommasi e 36' st Tomasson

NOTE: serata umida, terreno in buone condizioni, spettatori 60mila. Angoli 7-5 per la Roma. Ammoniti: Nesta, Zebina e Dalla Bona. Recupero: pt 2'; st 4'.
(26 aprile 2003)

FONTE: Repubblica.it


Albo D'Oro
Premio "Tor Vergata" Etica nello Sport

AnnoAtletaSpecialità
2002Damiano TommasiCalcio
2003Carlton MyersPallacanestro
2004Alessandro ZanardiAutomobilismo
2005Stefano BaldiniAtletica
2006Stefania BelmondoSci di Fondo
2007Immacolata CerasuoloNuoto
2008Alessandro TronconRugby
2009Michel PlatiniCalcio
2010Aquila Rugby 1936Rugby

[...]

FONTE: ScienzeMotorie.UniRoma2.it


LA GARA CHOC
Corea del Sud (352) W.J.Lee 6 J.C.Choi 6, M.B.Hong 6 (38' st D.R.Cha 6), T.Y.Kim 6 (17' st S.H.Hwang 7) C.G.Song 6, N.I.Kim 6,5 (23' st C.S.Lee 6), S.C.Yoo 6, Y.P.Lee 6 J.S.Park 6, J.H.Ahn 6,5, K.H.Seol 7.

Italia (3412) Buffon Panucci, Iuliano, Maldini Zambrotta (27' st Di Livio), Tommasi, Zanetti, Coco Totti Vieri, Del Piero (16' st Gattuso).

Arbitro: Moreno (Ecu) 4.
Reti: 18' pr Vieri, 43' st K.H.Seol, 11' sts J.H.Ahn.
Note: spettatori 38.588. Espulso Totti al 13' pts per doppia ammonizione.

DAEJEON - Convinto che un campo di calcio azzeri sempre le latitudini, Trapattoni l' aveva etichettata come una qualunque trasferta del nostro campionato. Per 88' , fino all' 11 coreano, ha avuto ragione, grazie al rigore parato da Buffon a Seol (3' ) e al gol di testa di Vieri su corner (18' ). Poi, con l' eliminazione al golden gol del perigino Ahn al 117' , si è persuaso del contrario. Il potere del vicepresidente Fifa, il coreano Chung, padrone della Hyundai e politico in ascesa, ha pesato più della forza delle squadre: la Corea vale la serie B italiana, ma è più utile al business del Mondiale. La nazionale, però, non ha perso solo per colpa dell' arbitro Moreno, che al 12' del primo tempo supplementare ha espulso Totti per doppia ammonizione, inventandosi una simulazione in area, e al 5' del secondo ha fermato per un fuorigioco inesistente Tommasi: aveva già dribblato il portiere.

Gli azzurri hanno sbagliato parecchio. Moltissimo in attacco: Tommasi (37' pt, destro su Woon Lee in uscita), Del Piero (11' st, sinistro al volo sulla schiena di un avversario), Vieri tre volte (28' st, contropiede e tiraccio alto, 30' st, volata rugbistica e sinistro deviato sopra la traversa, 44' st, tocco alto da due passi, su cross di Tommasi), Zambrotta (21' st, fuga in area e impreciso cross rasoterra dal fondo) e Gattuso (7' sts, pallone rubato e diagonale respinto da Lee). Abbastanza in difesa: il rigore (trattenuta di Panucci su Seol), l' 11 a 2' dalla fine (buco di Iuliano, rinvio mancato da Panucci e girata di Seol) e la blanda marcatura su Ahn, libero a centro area sul cross decisivo. Descritti a torto come tanti Fidippide non digiuni di tecnica, i presunti maratoneti si erano presto arresi all' inedito 433 di Trap, in cui gli svolazzi un po' leziosi di Totti e Del Piero erano compensati dalla potenza di Vieri e dalla corsa di Tommasi, Zanetti, Zambrotta e Coco. I coreani venivano obbligati alla prudenza, marcando a uomo Totti, Del Piero e Vieri.

La coppia centrale IulianoMaldini, surrogato degli assenti CannavaroNesta (fuori per squalifica e per l' infiammazione al piede destro) proteggeva bene Buffon: rigore a parte, la parata più difficile è stata su punizione rasoterra di Hwang (11' pts). Moreno ha cominciato in avvio di ripresa la sua opera di demolizione della partita, risparmiando la seconda ammonizione a Tae Kim, per una gomitata a Del Piero, e permettendo a Song di scalciare Zambrotta, che nella circostanza si è stirato un adduttore (24' st) ed è stato rimpiazzato da Di Livio: la sua assenza ha molto pesato nel finale. Nel frattempo Gattuso è entrato per Del Piero, ma l' arretramento e il 442 parevano scientifici: in contropiede l' Italia imperversava, il pubblico perfido («again 1966», «benvenuti alla tomba degli azzurri») si era quasi zittito e le mosse di Hiddink, che riempiva la squadra di punte, erano rischi per nulla calcolati. Poi, di colpo, la nazionale è tornata in trasferta e la gigantesca bandiera coreana, col cerchio rossoblù simbolo dell' armonia universale, è diventata l' allegoria di un paese nel pallone e del suo potente capo Chung.
DAL NOSTRO INVIATO ENRICO CURRO
19 giugno 2002

LE PAGELLE / Azzurri quasi tutti oltre la sufficienza
Panucci, Zambrotta e Del Piero un po' sotto la media
Tommasi e Zanetti gran lavoro a centrocampo
Ottima anche la partita di Buffon

dal nostro inviato MASSIMO VINCENZI
BUFFON: para il rigore e nei supplementari para una punizione che assomiglia ad un rigore. Potrebbe essere l'eroe di una notte magica, invece è lo sfortunato protagonista di un film da incubo. VOTO: 7

PANUCCI: su di lui pesa l'errore che ha permesso alla Corea di pareggiare quando ormai l'1 a 0 sembrava destinato a durare. Prima dell'episodio appare in difficoltà, messo all'angolo dalla velocità degli avversari, anche se si salva con l'esperienza. VOTO: 5,5

MALDINI: la miglior partita del capitano, tornato sui suoi livelli abituali. Peccato che accada, quando l'Italia deve tornare a casa. Un rimpianto dentro il rimpianto. VOTO: 6,5

IULIANO: sostituisce Nesta e lo fa nel migliore dei modi. Batte anche la sindrome Materazzi e sbaglia pochissimi palloni. VOTO: 6

COCO: come Panucci, soffre molto la forza degli esterni coreani e fatica a salire per dare una mano al centrocampo, privando così l'Italia di una valida alternativa. Quando riesce a sganciarsi però ottiene qualche risultato. VOTO: 6

ZAMBROTTA: la peggior partita mondiale, concluso con un infortunio. Non crolla, ma non trova neppure i guizzi e gli spazi che lo avevano esaltato nelle prime due apparizioni. VOTO: 5.5

DI LIVIO: tanta corsa e tanta esperienza, ma non può cambiare una partita che non passa dalle sue qualità. VOTO: 6

TOMMASI: lui non sarà contento, ma gli daranno il passaporto coreano per quanto ha corso e lavorato. Instancabile e questa volta non ha proprio colpe se qualche pallone finisce dove non deve finire. L'arbitro gli toglie la gioia del gol, fermandolo sul filo di un inesistente fuorigioco. VOTO: 7,5

ZANETTI: come Tommasi, stessa grinta e stessa corsa, solo che cala un po' nel finale. VOTO: 7

DEL PIERO: ha tanta voglia e quando ha la palla tra i piedi prova ad accendere la partita, ma non è serata per chi ha i piedi buoni. Qui bisogna correre e lui fa il mediano, con tante corse indietro a coprire gli spazi, a fermare gli avversari. Non è il suo lavoro e così Trapattoni lo toglie. VOTO: 5,5

GATTUSO: entra per fare il Gattuso e lui lo fa al meglio. Sbaglia un gol già fatto, ma non gli si possono chiedere i miracoli. VOTO: 6

TOTTI: due, tre palloni e tutti d'oro. Uno vale un gol, l'altro quasi. Poi lo cacciano per un presunto fallo di simulazione che solo il pessimo arbitro ecuadoregno vede. Doveva essere il suo Mondiale, invece ne esce come peggio non potrebbe. VOTO: 6

VIERI: un gol alla sua maniera, poi tre errori, di cui uno clamoroso subito dopo il pareggio della Corea. Tra gli azzurri è quello che ci rimette di più alla fine di questa sfortunata avventura. VOTO: 6,5
(18 giugno 2002)

LA SCHEDA
Ecco i 23 azzurri per i Mondiali
ROMA - Niente sorprese: come ampiamente previsto Giovanni Trapattoni si affida al suo gruppo per cercare di vincere il mondiale di Corea e Giappone. Non c'è Baggio, nonostante la mobilitazione dei tifosi e dei tanti innamorati del "codino" che stamattina sono perfino scesi in piazza a Roma, davanti alla sede della Federcalcio, mentre ci sono tutti i "senatori" del commissario tecnico.

Gianluigi Buffon, dopo aver rinunciato per infortunio all'Europeo, si è ripreso il posto e lasciatosi alle spalle un inizio di stagione titubante ha finito in crescendo, fino ad arrivare allo scudetto. Per la porta azzurra comunque non ci sono problemi: dietro lo juventino ci sono Toldo e Abbiati, preferito, per la minore età, al portiere della Roma, Francesco Antonioli.

La difesa è sempre quella, più che sperimentata: Cannavaro, Nesta, Maldini, con Materazzi, Iuliano e Panucci a completare il reparto. Otto dovrebbero essere i centrocampisti: Zambrotta e Coco per le fasce, con Di Livio jolly. Di Biagio, Cristiano Zanetti e Gattuso i faticatori oltre a Tommasi e Doni.

In attacco manca Roberto Baggio ma i migliori ci sono tutti a partire dal capitano della Roma e proseguendo con Vieri, Del Piero, Pippo Inzaghi, Montella e Delvecchio.

I giocatori convocati da Trapattoni svolgeranno dal 12 al 17 maggio prossimi al centro tecnico di Coverciano la fase di preparazione per la Coppa del Mondo e per la partita amichevole con la Repubblica Ceca in programma a Praga alle 20,15 del 18 maggio.
(8 maggio 2002)

FONTE: Repubblica.it


GIALLOROSSI QUASI QUALIFICATI
La Roma travolge il Barcellona: 3-0
ROMA - Emerson, Montella (nella foto), Tommasi: sono i tre marcatori della netta vittoria della Roma sul Barcellona in Champions League. Ora i giallorossi sono a un passo dalla qualificazione per i quarti. A pagina 43 Padovan, Petrucci Valdiserri

Pagina 1
(27 febbraio 2002) - Corriere della Sera

Batistuta sbaglia tutto e la Roma resta a secco
A Bruxelles i giallorossi creano tante occasioni ma non riescono a trafiggere l' Anderlecht

DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Il primo punto europeo restituisce a fatica il sorriso a questa Roma che, avendo tristemente smarrito le vie del gol, riesce oggi solo a sognare le vittorie che pochi mesi fa infilava come perle. Zero a zero il finale nel salotto dello stadio «Vanden Stock» più umido che freddo, in cima ad una partita almeno di buona volontà. Quinta gara ufficiale e successo ancora rinviato, nell' interminabile crisi di astinenza dei giallorossi, Batistuta in testa. L' ennesimo rimpasto deciso da Capello ha restituito al gruppo un minimo di tono, a capo di quest' avvio di stagione da autentico calvario. S' è vista più concretezza, più voglia, più continuità nella manovra. Ma anche la solita carenza di brillantezza nei singoli, con l' isolatissima eccezione di Totti, vero predicatore nel deserto.

Il tecnico alla fine s' è sforzato di giudicare il bicchiere mezzo pieno, rinnegando il rifiuto del pari espresso alla vigilia: «Avevo detto che un punto sarebbe equivalso ad una mezza sconfitta, ma mi sono ricreduto. Ho rivisto la mia Roma nello spirito, nella grinta, nella compattezza. Ho avuto la stessa sensazione di un anno fa a San Siro, quando perdemmo con l' Inter: allora capii di avere una formazione da scudetto. Qui l' ho ritrovata». Sotto gli occhi dell' europarlamentare Antonio Di Pietro («sono juventino, ma mi trovavo qui»), Capello ha rilanciato in porta Antonioli («per la maggiore esperienza internazionale», ha detto poi), con Pelizzoli in odore di rapida bocciatura. E in mezzo al campo ha riproposto Lima, forse il peggiore domenica a Piacenza, ma evidentemente ritenuto prezioso per la sua spinta. Non è partita male la Roma, subito incoraggiata (4' ) dalla molle uscita alta del vecchio Paperone-De Wilde su lungo lancio di Tommasi: di poco a lato il colpo di testa di Batistuta, mobile ma con le polveri sempre malinconicamente bagnate.

Nuova fiammata all' 8' , con fuga e botta diagonale di Cafu, fuori, su un assist di Totti che avrebbe meritato esito diverso. Ancora uno stacco di Batistuta, al 19' , su cross pennellato da Totti da sinistra: ma sarebbe servita una martellata, non il tocco leggero spedito dall' argentino sopra la traversa. Una tristezza, vedere un cannone finalmente provvisto di munizioni ma incapace di sparare: era praticamente impossibile fallire la terza occasione a due passi da De Wilde, al 29' , con il comodo smash di piatto innescato dal servizio radente di Tommasi, liberato alla perfezione in area dall' ispiratissimo Totti. Ma Batigol c' è riuscito. Quest' Anderlecht è davvero poca roba. Perso per strada lo spessore tecnico degli anni migliori, alla squadra di Anthuenis è rimasta la corsa, l' orgoglio, l' organizzazione da provinciale (a tratti) di lusso. Fitto quanto povero di fosforo il centrocampo, dove dovrebbe brillare e non si vede mai il grassottello argentino Baseggio.

Premesso che spettacolo e bel gioco sono un' altra cosa, è stata sempre la Roma a cercare la partita, con maggiore vivacità delle ultime disastrose uscite. Un lampo di Batistuta al 19' : decoroso, nell' occasione, il sinistro sparato a lato di poco su ennesimo servizio di Totti. Proprio per cercare l' Anderlecht che non c' è più, Anthuenis di lì e breve ha pescato dal mazzo l' antico De Bilde, 84 gol nel campionato belga, 38 nelle coppe. Del romeno Stoica, subito dopo, il primo vero tiro a rete dei padroni di casa, forse galvanizzati dall' ingresso della loro star ultratrentenne: sinistro fuori centro, da ottima posizione. Ancora Batistuta al 31' : buono il destro su punizione dal limite, sicura la bloccata a terra di De Wilde. Botta e risposta da brivido tre minuti dopo: goffa la girata di Dindane smarcatissimo a un passo da Antonioli, sui pugni di De Wilde il destro a colpo sicuro di Cafu, che si ripeterà al 38' , con un' altra botta mezzo metro a lato. Inutili, allora, i dieci minuti scarsi affidati da Capello a Montella, subentrato a un Batistuta cui il fresco taglio dei capelli pare avere assegnato il destino di Sansone.

Petrucci Stefano
Pagina 45
(20 settembre 2001) - Corriere della Sera

FONTE: ArchivioStorico.Corriere.it


Azzurri in formazione ampiamente sperimentale, brutta partita
Da Budapest non arrivano però buone notizie per i mondiali
L'Italia batte il Marocco ma la delusione è l'Ungheria
Decide Tommasi al 18'. Il Trap promuove Materazzi e Bonera

PIACENZA - L'Italia ha sconfitto il Marocco per 1-0 in amichevole. Una vittoria di misura, una partita che è servita a Trapattoni per provare l'affidabilità
di alcuni rincalzi in vista della probabile qualificazione ai campionati mondiali del prossimo anno in Corea e Giappone.

Ma la delusione della serata è arrivata in realtà da Budapest, dove la Romania ha sconfitto i padroni di casa dell'Ungheria per 2 a 0. Era l'unico risultato che poteva consentire agli uomini di Hagi di continuare a sperare nella conquista del primo posto nel girone, e che adesso costringe gli azzurri a conquistare proprio contro l'Ungheria il biglietto per i prossimi mondiali. Il 6 ottobre prossimo, proprio contro l'Ungheria,
basterà comunque un pareggio (i rumeni dovrebbero segnare 10 gol alla Georgia).

La partita contro Marocco non ha invece offerto spunti notevolissimi, anche perché la formazione azzurra è apparsa - soprattutto nel secondo tempo in conseguenza dei numerosi cambi - molto poco amalgamata. Il gol della vittoria, firmato da Tommasi, è arrivato al 18' al termine di una bella combinazione con Zambrotta e Fiore, due senatori, non certo degli esordienti. E' stato l'unico lampo del primo tempo, unito a una bella conclusione al volo di Di Vaio. Anche peggio il secondo tempo, se possibile più noioso, e "illuminato" per così dire da una gomitata di Tacchinardi ai danni di un avversario: giusta l'espulsione.

Dagli altri Giovanni Trapattoni si aspettava un atteggiamento differente, pur sapendo che alla fine gli interessi del campionato avrebbero potuto avere il sopravvento. "Devo amettere che mi aspettavo qualcosa in più - ha confessato con sincerità il cittì - i ragazzi in campionato sono abituati a prendersi più responsabilità. Non ci sono state grandi conclusioni, né da parte nostra né loro. Il risultato, comunque,
è positivo per il morale".

Riguardo ai possibili inserimenti nel gruppo azzurro, il Trap regala due limpide promozioni: "Ho avuto una conferma da Materazzi - commenta -. Era importante valutarlo. E poi Bonera mi ha rassicurato, anche per il futuro". Liverani invece sembra non avere convinto il ct.
(5 settembre 2001)

I giallorossi battono per 3-1 il Parma. Partita sospesa per invasione di campo. Gol di Montella, Totti e Batistuta
Roma, show all'Olimpico per la festa scudetto
La squadra di Capello conquista il terzo titolo della sua storia. Festa grande in città


ROMA - Il terzo scudetto della storia giallorossa arriva sospinto da un leggero vento di scirocco che, comunque, non insabbia i meriti della squadra di Fabio Capello. Il primo gol che dà il via alla festa, infatti, è un regalo della terna arbitrale tutta internazionale - e diretta da Braschi - che non si accorge di un netto fuori gioco di Batistuta che oltretutto ostacola la visuale di Buffon sul tiro vincente di Totti. Di altri errori ce ne saranno durante la gara, come l'annullamento di un gol a Montella ad inizio ripresa, visto e rivisto nelle moviole e apparso regolarissimo. Ma la 'fedina' giallorossa di questa stagione non è immune da episodi favorevoli così come quella delle altre 'sorelle'. Lo scudetto è meritato, sofferto nell'ultima parte della stagione ma meritato. Il Parma ha fatto la parte che gli spettava: la comparsa.
Difficile giocare dentro l'inferno dell'Olimpico, difficile giocare contro una squadra con il sangue agli occhi, difficile opporre resistenza alla furia avversaria se le vacanze sono vicine e la missione della stagione è già compiuta. I gialloblù, in tutto il primo tempo, si sono fatti vedere pericolosamente nell'area giallorossa solo al 41' con Di Vaio che non ha saputo mettere dentro da due passi anche perchè Antonioli si è opposto da campione.

Più vivace, la squadra di Ulivieri, solo nella ripresa quando la Roma ha tirato un pò i remi in barca per il gran caldo e dopo aver speso tanto per andare al riposo sul 2-0. Niente di preoccupante, comunque, per gli oltre settantacinquemila cuori giallorossi dell'Olimpico che come promesso hanno incitato e cantato dal primo all'ultimo minuto. Capello si è affidato dal primo minuto a Montella, non tanto per il caso di Napoli che ha dato da parlare per tutta la settimana, quanto perchè con un Parma che non avrebbe fatto di certo la guerra ha potuto pensare più ad attaccare che a coprirsi con Delvecchio. E l'attaccante di Pomigliano ha praticamente tolto la scena a Batistuta rendendosi pericoloso e ripiegando molto più dell'argentino. Prima grande occasione al 17': punizione di Totti dal vertice dell'area, Zebina spizzica di testa in area ma trova Paolo Cannavaro pronto a respingere sulla linea sostituendosi a Buffon. La Roma è una furia e non permette al Parma di mettere il naso oltre la metà campo e dopo due minuti arriva il gol 'incriminato: Candela dalla sinistra passa la centro, velo di Montella e tiro al volo di collo pieno di Totti che sfoga cosi' tutta la sua voglia di scudetto.

Nell'azione, però, Batistuta è in netto fuorigioco nell'area piccola e nel tentativo di rientrare ostacola la visuale di Buffon. Nessuno protesta, ma inizia la festa. Alla mezz'ora Di Vaio si fa vedere in area giallorossa ma la difesa non ha problemi ad allontanare il pericolo. Così, al 39' arriva i raddoppio di Montella: Batistuta vola in contropiede, entra in area e scarica un diagonale respinto di piede da Buffon, l'aereoplanino segue l'azione e ribatte in rete avolando verso la curva sud e atterrando solo alla recinzione. Si va al riposo con il Parma stordito e che si ripresenta in campo con Amoroso al posto di Sartor. Dopo un tentatitvo di Batistuta all'11' al 13' l'altro grave episodio che macchia la direzione di Braschi: Batistuta e Montella portano avanti il contropiede, il secondo riceve palla e si gira tirando di prima intenzione di destro all'angolo più lontano. Stadio e giocatori in festa ma - seppur in ritardo - Braschi annulla per un fallo che non c'è stato. Poco male. Perchè la Roma non commette l'errore di consegnare la gara in mano al Parma e continua a pressare arrivando al terzo gol di Batistuta invocato a gran voce dal pubblico.

E' il 33' quando l'argentino fa uno dei suoi capolavori stoppando in corsa col destro, su un lungo lancio, e tirando dim prima intenzione di sinistro bevendosi difensore e portiere che di nome fanno Fabio Cannavaro e Buffon. La partita finisce qui e qualcuno comincia a scavalcare. Al 37' in pochi si accordogono di Di Vaio che accorcia le distanze, tutti hanno la testa alla festa che circa in duecento anticipano di cinque minuti invadendo il campo al 40'. Braschi sospende mentre molti giocatori anche parmensi vengono letteralmente spogliati anche delle scarpe.

Dopo alcuni minuti si riprende in un'atmosfera carica di felicità e tensione con centinaia di gente seduta sulla pista di atletica. Braschi non attende neanche la fine dell'ultimo minuto e fischia la fine della gara. Diciotto anni dopo lo scudetto torna sulle maglie della Roma.

ROMA: Antonioli; Zebina (20' st Mangone), Samuel, Zago; Cafu, Tommasi, Emerson, Candela; Totti, Batistuta (35' st Delvecchio), Montella (35' st Nakata). Allenatore: Capello.

PARMA: Buffon, P.Cannavaro, Thuram, F.Cannavaro; Sartor (1' st Amoroso), Fuser (13' st Boghossian), Almeyda, Sensini, Falsini; Milosevic, Di Vaio 5.Allenatore: Ulivieri.

ARBITRO: Braschi

RETI: 19' pt Totti, 39' pt Montella, 33' st Batistuta, 37' st Di Vaio

NOTE: Spettatori 75.000 per un incasso di circa quattro miliardi, giornata afosa, terreno in buone condizioni.
Ammonito Almeyda. Angoli: 7-5 per la Roma. Recuperi: 2' e 3'. Partita interrotta al 40' st per l'invasione di campo di circa duecento sostenitori della Roma. La partita è ripresa regolarmente alcuni minuti dopo.
(17 giugno 2001)

FONTE: Repubblica.it


Italia-Spagna 2-2
Due volte in vantaggio con Inzaghi, gli azzurri si fanno riprendere dalle furie rosse

Salerno, 18 novembre '98
A Salerno l'amichevole tra Italia e Spagna finisce 2-2. Luci ed ombre per la nazionale di Zoff che ha sofferto il brio della squadra di Camacho. La partenza e' tinta d'azzurro. Dopo tre minuti la Spagna e' subito soffocata in area dalla pressione italiana. Prima Dino Baggio e poi Totti sfiorano in apertura il gol. Ancora il talento giallorosso protagonista. Il suo destro scheggia il palo. E' il prologo al gol dell'Italia. Totti serve un assist delizioso a Inzaghi. Stop di petto e conclusione sotto la traversa. Tutto molto bello. Lentamente la Spagna sale di tono. Sulla fascia destra le furie rosse imperversano con Salgado. Al 33' il terzino del Celta pennella sul secondo palo trovando la testa di De Pedro. E' il meritato pareggio spagnolo. L'Italia ha un sussulto ancora con la ditta Totti-Inzaghi, ma e' solo esterno della rete.

Nella ripresa la Spagna crea qualche affanno alla difesa azzurra. Per fortuna Salgado, incontenibile, centra il palo con Peruzzi battuto. Nel momento migliore degli spagnoli, l'Italia trova il vantaggio. E' ancora Inzaghi che si libera bene in area e fulmina Canizares. Ggli azzurri assaporano la gioia della vittoria, ma nel finale Cannavaro ingenuamente commette fallo su Raul. E' calcio di rigore. Perfetta l'esecuzione del fuoriclasse del Real Madrid. Termina 2-2. Per Dino Zoff, dopo due vittorie, e' il primo pareggio della sua gestione.


Italia (4-4-2): Peruzzi 6, Panucci 5 (45' pt Torricelli 5.5), Cannavaro 6, Maldini 5, Favalli 5 (16' st Pessotto 6), Fuser 6 (1' st Chiesa 6), Dino Baggio 5.5 (1' st Tommasi 6), Albertini 5.5 (1' st Di Biagio 5), Di Francesco 5, Inzaghi 7, Totti 6.5. (12 Buffon, 14 Iuliano, 17 Bachini). All. Zoff 5.
Spagna (4-4-2): Canizares 6 (38' st Toni), Salgado 7.5, Marcelino 5.5, Paco 5.5, Sergi 6, Etxeberria 5.5 (1' st Dani 6), Alkiza 6 (1' st Valeron 6.5), Engonga 5.5 (1' st Helguera 7), De Pedro 6.5 (18' st Aranzabal 6), Raul 5.5, Urzaiz 5.5 (34' st Sanchez 6) . (14 Jose' Mari). All. Camacho 6.5.
Arbitro: Meese (Belgio) 6.
Reti: 15' pt Inzaghi, 33' De Pedro; 29' st Inzaghi, 37' Raul (rig.)
Angoli: 6-2 per l'Italia
Recupero: 1' e 3'
Ammonito: Marcelino
Spettatori: 25.000
Note: gli spagnoli hanno giocato con il lutto al braccio per la morte di otto bambini in un incidente automobilistico a Llanes. Panucci e' uscito per una ferita alla caviglia destra cui sono stati applicati quattro punti.

I GOL:
15' pt: splendido assist in sospensione di Totti per Inzaghi che, dal centro dell'area, insacca.
33' pt: caparbia e prolungata azione di Salgado sulla destra, centro per De Pedro, lasciato solo da Panucci, e pareggio di testa.
29' st: bel disimpegno di Tommasi per Inzaghi, che si gira e trova l'angolino.
37' st: Cannavaro stende in area Sanchez, Raul trasforma con sicurezza.

FONTE: RaiSport.Rai.it


Tommasi, portiere per caso con tuffo strappa applausi
Tommasi, portiere per caso con tuffo strappa - applausi Damiano Tommasi, 23 anni, centrocampista della Roma, ha giocato in porta gli ultimi minuti della partita vinta dai giallorossi 4 - 1 contro il Perugia. Ha dovuto sostituire Cervone, espulso per una parata fuori area. Un minuto prima il tecnico giallorosso aveva fatto entrare il terzo sostituto, Romondini, rendendo impossibile l'ingresso di Sterchele. Tommasi, dopo lunghi preliminari, si e' schierato in porta, protetto da Thern, e si e' esibito in una brillante deviazione in angolo in tuffo su punizione di Allegri. Tommasi, che nella sua posizione aveva disputato una partita sotto tono, ha sorriso compiaciuto, ricevendo congratulazioni da tutti i compagni, dopo l'ottimo intervento come estremo difensore. Per la Roma si e' trattato di una situazione paradossale: dopo lunghe polemiche Cervone negli ultimi giorni era stato reintegrato in prima squadra e il titolare di tutta la stagione, Sterchele, era stato retrocesso in panchina. L'altro portiere, Berti, acquistato nei mesi scorsi dal Genoa per prendere il posto di Cervone, tornera' comunque utile in panchina per il prossimo turno considerando la squalifica che sara' comminata a Cervone. Ma nel "valzer" dei portieri e' toccato a Tommasi fare da supplente.

Pagina 37
(13 gennaio 1997) - Corriere della Sera

Passa con Tommasi poi subisce l' assedio. Lucescu: "Dovevamo vincere"
La Roma si affida soltanto al catenaccio. Valencia evita una beffa per la Reggiana

REGGIO EMILIA . Tutta qui la Roma di Carlos Bianchi? Tutta qui una squadra che dovrebbe puntare in alto? La Reggiana non ha vinto una partita che ha dominato e che l' ha vista mancare 5 6 occasioni. I giallorossi si sono portati in vantaggio dopo appena sei minuti profittando di errati interventi di Gregucci e Grun che permettevano a Tommasi di segnare sotto gli occhi di Arrigo Sacchi. Tutto a quel punto poteva e doveva diventare facile per i giallorossi ma non e' stato cosi' . Bianchi infatti ha arretrato i centrocampisti, ha piazzato Aldair davanti a Sterchele e cosi' la Roma ha applicato il piu' colossale e pacchiano dei "catenacci", lasciando l' iniziativa all' avversario che ha preso coraggio e ha attaccato a valanga mai rischiando una sola volta di essere di nuovo colpito.

La Reggiana, quasi incredula, si e' scatenata affermando una superiorita' cosi' netta da sembrare sospetta. Schenardi, per fare un esempio, ridicolizzava con le sue finte e i suoi scatti sia Annoni sia Trotta. Tommasi doveva salvare sulla linea a portiere battuto su tiro di Tovalieri; Carbone colpiva l' incrocio della traversa, per due volte ancora Tovalieri sfiorava la rete. Era un tiro al bersaglio, con la Reggiana nettamente superiore a una Roma balbettante, incapace di reagire, che isolava completamente Balbo (quasi nullo) e frenava le buone intenzioni di Fonseca. Nella ripresa la Roma accentuava il suo gioco difensivo e Lucescu, finalmente, inseriva Valencia. Una mossa che accentuava il gioco offensivo della Reggiana mentre i giallorossi finivano per chiudersi in area, trasformata in una specie di "fortino" assediato. Ma soltanto al 34' la Reggiana riusciva a ottenere un premio di tanti sforzi: Mazzola metteva al centro una palla sulla quale Di Biagio bucava clamorosamente, Valencia con prontezza agganciava, si liberava dalla marcatura e girava in rete di sinistro. La Reggiana continuava ad attaccare senza piu' ottenere nulla.

Quanto alla Roma, si guardava bene dal reagire. "E vero, avremmo potuto vincere . ha detto alla fine Lucescu . ma gli errori si pagano. Essere stati superiori e' magra consolazione".
Diverso, forse troppo visto l' andamento dell' incontro, il commento dell' argentino Bianchi che, comunque, bonta' sua, ha esordito ammettendo la non buona prova della Roma. Poi ha aggiunto: "Non dimentichiamo che in campo le squadre sono due, per cui ci sono anche gli avversari. E comunque su questo campo pure la Juve ha pareggiato". Per don Carlos insomma un risultato accettabile, nessun passo indietro, silenzio assoluto sui pacchiani errori dei difensori, sul girare a vuoto di Carbone, sulla solitudine di Balbo: la Roma vista a Reggio Emilia e' da bocciare con poche attenuanti. Persino Aldair girava a vuoto, cosi' come anche Tommasi, nella ripresa, si e' adeguato. Del resto quando si fa solo un tiro in porta (il portiere Ballotta non e' stato mai impegnato dopo il gol) e' difficile, pressoche' impossibile, concedere attenuanti a una squadra. La Reggiana, invece, ha dominato rischiando paradossalmente di perdere.

In tribuna c' era anche Schaeffer, allenatore del Karlsruhe, avversario dei giallorossi in Coppa Uefa. Il tecnico tedesco e' stato diplomatico, sostenendo che la Roma ha molti campioni e che ha piu' possibilita' di passare il turno. Ma il biondo Schaeffer sorrideva: anche lui aveva capito infatti che la squadra di Carlos Bianchi vista a Reggio Emilia era troppo brutta per essere vera.

REGGIANA 1 Ballotta s.v. Hatz 6,5 Grun 6 Gregucci 6 Sabau 6 Pedone 6,5 A. Mazzola 6 A. Carbone 6 Tonetto 6 Schenardi 7 Tovalieri 6 All.: Lucescu 6,5
ROMA 1 Sterchele 6,5 E. Annoni 5,5 Trotta 5 Aldair 6 Lanna 5 Tommasi 6,5 Di Biagio 6 Thern 6 Carboni 6 Balbo 5 Fonseca 5,5 All. C. Bianchi 5

Arbitro: Braschi 6 (Garofalo 6, Preziosi 6)

6' Gol: Tommasi, destro al volo su cross di Fonseca 1 0
24' Pedone manca la deviazione su cross di Schenardi
32' Tovalieri solo, destro, salva Tommasi sulla linea
33' A. Carbone, destro, colpisce l' incrocio dei pali
37' Tovalieri in area, destro, Sterchele devia
16' Valencia su punizione, fuori di poco
34' Gol: Valencia, dribbling in area, tiro di sinistro 1 1
44' Tovalieri, destro al volo, fuori
49' Grun, testa, Sterchele devia in angolo

Ammoniti: Annoni, Gregucci, Trotta, Di Biagio.

Sostituzioni.
Reggiana: Valencia (6,5) per A. Carbone dal 12' s.t.; Sciacca (s.v.) per Pedone dal 29' s.t.; De Napoli (s.v.) per Gregucci dal 45' s.t.
Roma: Berretta (s.v.) per Fonseca dal 30' s.t.; Dahlin (s.v.) per Balbo dal 48' s.t.

Recuperi: 2' piu' 5' .

Sasso Enzo
Pagina 43
(30 settembre 1996) - Corriere della Sera

ROMA
La gioia di Tommasi: "Il mio gol piu' bello"
DAL NOSTRO INVIATO MOSCA Catenaccione e via andare. Ma e' buono tutto per non sciupare quello che era stato costruito alL'Olimpico. L'allenatore Carlos Bianchi "canta" subito, collabora che e' una meraviglia. L'argentino racconta: "Non avevo mai giocato con una punta sola, da quando faccio L'allenatore. Stavolta pero' ho ritenuto che fosse necessario tenere in giusta considerazione le condizioni ambientali in cui andavamo ad affrontare la Dinamo e i problemi che ci portavamo da Roma: prima di tutto psicologici, ma anche di gruppo, perche' avevamo sette titolari fuori uso".

Alla fine, e' andata piu' che bene. E Bianchi non nasconde la sua soddisfazione: "La squadra mi e' piaciuta. Ha giocato la partita come volevo, con grande giudizio e grande attenzione, senza mai concedere nulla alL'avversario". Non e' d' accordo, Carlos Bianchi, con chi sostiene che i russi si sono in fondo rivelati un autentico bluff. "Dopo il sorteggio tutti si sono messi le mani nei capelli. Parlavano di una sfida difficilissima, tra le piu' impegnative che ci potessero capitare. Ora non capisco questo radicale cambiamento di opinioni". Felicissimo anche per come ha giocato Trotta. "E andato molto bene, ma per me non si tratta di una sorpresa. Siete voi giornalisti che dovete imparare a conoscerlo".

Serata particolare per Daniele Berretta, che ha segnato il suo primo gol in una competizione europea. "Il giorno della mia vita, lo potete dire forte", esulta il centrocampista. E ricorda: "Giusto un anno fa mi feci male al ginocchio sinistro, rompendomi i legamenti crociati e restando fuori per sei mesi". Nel raccontare il gol alla Dinamo, Berretta dice: "Certo, e' stato un gol facile perche' avevo la palla tra i piedi e la porta era vuota. Pero' questo momento me lo godo tutto: lo aspettavo da troppo tempo". E un momento particolarmente felice anche per Tommasi: "Il mio gol piu' bello, non ne avevo mai segnato uno cosi' . Ringrazio Carboni per avermi servito in maniera perfetta una palla che non potevo sbagliare".

Toti Giuseppe
Pagina 51
(25 settembre 1996) - Corriere della Sera

Bianchi gioca un tris a Mosca, basta mezza Roma per scaricare la Dinamo
Netta vittoria dei giallorossi nonostante le molte assenze: Fonseca risponde al rigore di Kobelev, poi segnano Tommasi e Berretta

DAL NOSTRO INVIATO MOSCA . Tutto facile, tutto in discesa. Persino troppo. Pero' la Roma e' stata brava. Ha messo in un angolo i suoi eccessi e ha fatto diventare una partita in partenza agevole, in un allenamento perfino noioso. La Roma si e' ricomposta alla svelta, allarmata un poco dal crollo di tre giorni prima con la Sampdoria in campionato, e ha steso la Dinamo Mosca, troppo povera per tentare il miracolo: 3 1 e' stato il risultato di ieri sera, 3 0 era stato quello dell' andata all' Olimpico. La storia di un ritorno inesistente e' tutta qui. Ora si aspetta di conoscere il nome del secondo avversario di Coppa Uefa, si fanno gia' calcoli e previsioni. Eppure se la strada continua e' anche perche' la Roma ha saputo trasformarsi, dopo aver avvertito i morsi della paura. Carlos Bianchi, disegnato come un grande assemblatore di squadre spettacolo, al momento del bisogno ha preparato uno stupefacente catenaccione a zona, infilando alla Roma abiti che non si vedevano da anni.

Quattro difensori dietro, i soliti, cinque uomini poco piu' avanti, uno piu' tosto dell' altro, e il solo Fonseca a fare il solletico, e qualcosa di piu' , al blocco arretrato della Dinamo Mosca. Composizione d' altri tempi, tutti dietro appassionatamente per difendere il patrimonio acquisito all' Olimpico. Bianchi pero' e' stato onesto. Ha ammesso che mai nella sua carriera era andato in campo con una formazione tanto coperta, e che l' obiettivo, la qualificazione al secondo turno, nella messa a punto di questa gara, ha fagocitato qualsiasi altra considerazione. Resta comunque un mezzo mistero la scelta di affidarsi a Fonseca nel primo tempo, invece di chiamare Balbo. E poi non ha convinto troppo Bernardini al posto di Berretta nella linea di centrocampo. Balbo e' entrato all' inizio della ripresa, quando qualsiasi possibilita' di emozione era gia' stata azzerata, secondo un accordo prestabilito che prevedeva la staffetta tra i due ataccanti sudamericani. Mentre Berretta, in campo appena per un quarto d' ora, si e' tolto il vezzo di realizzare il suo primo gol (quello del 3 1 definitivo) in una competizione internazionale.

Brava, anche, la Roma perche' non ha rischiato nulla, nemmeno quando e' andata sotto dopo diciotto minuti, per un calcio di rigore determinato da un' ingenuita' colossale di Aldair su Cheryshev. Presa per mano da Carboni e Thern, assolutamente straordinari (il capitano ha finito addirittura in crescendo, lo svedese invece e' un tantino calato alla distanza), la squadra di Bianchi ha gestito la situazione senza tentennamenti. Mai si e' inserito il sospetto che potesse di nuovo crollare, come contro la Samp, e per quanto possa sembrare paradossale, nemmeno il rigore trasformato da Kobelev ha illuso piu' di tanto la Dinamo. Messi in ginocchio da Fonseca (rigore anche per lui, in chiusura di primo tempo), i russi si sono andati malinconicamente spegnendo. E prima Tommasi, con una magnifica girata al volo di destro, poi Berretta, li hanno fatti sparire dalla circolazione.

DINAMO MOSCA 1 Klemenov 5,5 Demin 5 Kolotovkin 5,5 Kovtun 6 Guschin 5 Kobelev 5,5 Grishin S. 5 Cheryshev 6 Kuznetsov 5 Grishin A. 6 Tereckin 4 All.: Golodets 5
ROMA 3 Sterchele 6 E. Annoni 6 Trotta 6 Aldair 6 Lanna 6,5 Tommasi 7 Bernardini 6 Di Biagio 6 Thern 7 Carboni 7,5 Fonseca 6 All.: C. Bianchi 6

Arbitro: Vagner (Ungheria) 7

1' Di Biagio, testa, alto a porta vuota
18' Gol: Kobelev su rigore, fallo di Aldair su Cheryshev 1 0
20' Fonseca, sinistro dal limite, fuori di poco
27' Tommasi dal limite, destro, alto
35' Aldair di testa, Klemenov devia sopra la traversa
44' Gol: Fonseca su rigore, fallo di Kuznetsov su Tommasi 1 1
14' Grishin A., destro dal limite, fuori
20' Nekrasov, destro dal limite, Sterchele devia in angolo 26' Gol: Tommasi, destro al volo su cross di Carboni 1 2
31' Gol: Berretta, di piatto destro dopo respinta di Klemenov 1 3

Ammonito: Kuznetov.

Sostituzioni.
Dinamo Mosca: Gusev (5) per Kuznetsov dal 1' s.t.; Nekrasov (6) per Guschin dal 1' s.t.; Kousenko (5) per Kobelev dal 1' s.t.
Roma: Balbo (6) per Fonseca dal 1' s.t.; Grossi (s.v.) per Di Biagio dal 29' s.t.; Berretta (6,5) per Tommasi dal 29' s.t.

Scontri fra tifosi Arriva la polizia
MOSCA . A fine partita, un gruppo di tifosi della Dinamo si e' scontrato con i sostenitori della Roma, distruggendo alcuni vetri del pullman che doveva riaccompagnare il gruppo in albergo. L' intervento della polizia ha riportato la calma. Negli spogliatoi, contenuta la soddisfazione di Bianchi. "Per la prima volta nella mia carriera ho mandato in campo una formazione con un solo attaccante, ma dovevamo passare il turno, e non sono andato per il sottile".

Toti Giuseppe
Pagina 42
(25 settembre 1996) - Corriere della Sera

Dinamo travolta: portiere e attaccante protagonisti
Roma in carrozza sull' asse Sterchele Fonseca

ROMA . Va bene il calcio moderno, ma non si puo' ancora giocare senza portiere. Fosse riconoscente, la Roma dovrebbe prendere questo ragazzo, Smetanin, e fargli un bel regalo: una vacanza premio, una targa d' oro, un vitalizio, qualcosa del genere. Grazie a lui, un tipo alto, robusto, davvero il prototipo del bravo portiere (come ingannano le impressioni), i giallorossi potranno andare in gita libera a Mosca fra quindici giorni, rivedere il Cremlino, ripasseggiare sull' Arbat e chissa' che altro: 3 a 0 e' risultato comodo. E poi, sempre attraverso quel tipo, scoprono di avere un allenatore, Carlos Bianchi, fortunato come pochi.

A Roma, nessuno ricorda di avere visto cose tanto sfacciate nel giro di dieci minuti solamente, nemmeno ai tempi beati di Liedholm, che pure a stellone stava messo niente male. Potra' sembrare strano, eppure il primo pensiero, dopo aver visto e memorizzato le papere di Smetanin, il portiere della Dinamo Mosca, e' corso verso Mazzone: fosse stato fortunato la meta' di Bianchi, il tecnico trasteverino, nei suoi tre anni di panchina, sarebbe forse riuscito a vincere pure uno scudetto. Tuttavia circoscrivere la Roma intorno al concetto peraltro astratto di formazione fortunata, sarebbe ingiusto e ingeneroso. Questa squadra, pur non trascinando le folle sul piano dello spettacolo, risulta essere piu' pratica di quella del passato, meno frivola sotto rete e piu' determinata caratterialmente.

Certi interrogativi ancora restano in piedi, nonostante tutto: la Dinamo Mosca non vale certo il Piacenza, battuto in campionato sabato scorso, ma non vale nemmeno troppo di piu' . Restano in piedi, cosi' , i dubbi sull' effettivo valore della difesa: schierata anche ieri a quattro (Annoni, Trotta, Aldair e Lanna), la retroguardia giallorossa ha sofferto piu' del dovuto in diversi momenti della partita, manifestando in Annoni (non sempre, pero' ) e soprattutto in Trotta (ma a Bianchi, dal Velez, non avranno per caso spedito il gemello scarso?) distrazioni sulle quali il tecnico farebbe meglio a riflettere e a muoversi di conseguenza. Partita con le tre punte, la Roma al ventesimo si era gia' sistemata per il secondo turno. Totti, questa la stranezza rispetto alle previsioni della vigilia, giocava infatti sulla linea di Balbo e Fonseca, arretrando assieme agli altri due a seconda delle esigenze tattiche determinate dalla reazione dei russi dopo il doppio svantaggio.

Bianchi, dunque, rischiava quasi tutto applicando un 4 3 3 baciato, come detto, dalla buona sorte. La palla colpita con lo stinco della gamba destra da Tommasi, al cross di prima intenzione sulla destra, doveva essere un esercizio da bambini per Smetanin, un compito da sbrigare alzando appena un braccio. Invece quella palla sbilenca e inguardabile finiva alle spalle del portiere russo. La stessa scena si ripeteva undici minuti dopo, al 18' , protagonista stavolta Fonseca, direttamente su calcio d' angolo. Tiro tagliato alla perfezione: nessuno avvertiva in tempo Smetanin, altro sonno e partita chiusa. Da quel momento, per quanto paradossale possa sembrare, la Roma e' andata in affanno a centrocampo, trovandosi costantemente in inferiorita' numerica, ma salvata da Sterchele. Cosi' Bianchi correggeva l' assetto della squadra sostituendo Balbo dopo mezz' ora (discreto coraggio) con Berretta, che andava ad eliminare lo squilibrio. La terza rete di Fonseca, su rigore sul finire del primo tempo, dava il tocco in piu' alla serata.

ROMA 3 Sterchele 7 E. Annoni 6 Trotta 6 Aldair 7 Lanna 6,5 Tommasi 7 Thern 6,5 Di Biagio 7 Totti 6,5 Balbo 6 Fonseca 7,5 All.: C. Bianchi 7
DINAMO MOSCA 0 Smetanin 3 Yakhimovic 5 Nekrasov 5,5 Kolotovkin 6 Shtanyuk 4 Kobelev 6,5 S. Grishin 6,5 Cherishev 5 Kuztenov 6 A. Grishin 5,5 Tochilin 5 All. Golodets 5

Arbitro: Sars (Francia) 6,5

7' Gol: Tommasi, tiro cross, portiere ingannato 1 0
8' Sterchele salva su un tiro di S.Grishin
16' Kobelev dal limite, in angolo Sterchele
18' Gol: Fonseca su angolo beffa Smetanin 2 0
31' Di Biagio destro al volo fuori, angolo Totti
41' Gol: Fonseca, rigore, fallo Yakhimovic Totti 3 0
5' S.Grishin, punizione dal limite, respinge Sterchele
19' Fonseca, drop di destro alto 28 Thern, sinistro dal limite, blocca Smetanin

Ammoniti: Nekrasov, Tommasi.

Espulso: Shtanyuk 9' s.t. per doppia ammonizione.

Sostituzioni.
Roma: Berretta (6) per Balbo 31' p.t. Grossi (6) per Totti 12' s.t.; Bernardini (s.v.) per Fonseca 34' s.t..
Dinamo Mosca: Tishkov (5) per Tochilin 23' p.t.; Golisev (s.v.) per Kuztenov 22' s.t..

Spettatori: 46.647, incasso lire 1.443.107.000.

Toti Giuseppe
Pagina 36
(11 settembre 1996) - Corriere della Sera

FONTE: ArchivioStorico.Corriere.it

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