Hans-Peter BRIEGEL soprannominato non a caso il 'Panzer tedesco', incarnava la potenza pronta a travolgere chiunque si parasse tra lui e la porta avversaria; davvero impressionante quando partiva in progressione nonchè negli inserimenti aerei in area, il terzino teutonico fu re-interpretato dal grandissimo Osvaldo BAGNOLI come un vero e proprio jolly nella manica dell'HELLAS...

Hans-Peter Briegel
Data di nascita:11/10/1955
Luogo di nascita:Rodenbach (Germania)
Nazionalità:Tedesca
Ruolo:Terzino e Centrocampista
Altezza:188 Cm
Peso:77 Kg
Posizione:
CARRIERA DA ALLENATORE/DIRIGENTE +   -   =
 SquadraStagioneSeriePartiteRuolo 
Ankaragücü2007 - Ott. 2007SL3Allenatore 
Bahrain2006 - 2007--Comm. Tecnico 
Albania2002 - 2006--Comm. Tecnico 
Kaiserslautern2002 - 2003-20Dirigente 
Trabzonspor2001 - 2002SL-Allenatore 
Besiktas1999 - 2000SL-Vice All./Allenatore 
Eintracht Trier 051998 - 1999R W/S-Dirigente 
Wattenscheid 091994 - 1995R W/S-Allenatore 
Edenkoben1992 - 1994R W/S-Allenatore 
Glarus1989 - 1992?-Allenatore/Giocatore 

CARRIERA DA GIOCATORE +   -   =
 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
Sampdoria1987 - 1988A273 
Sampdoria1986 - 1987A246 
Hellas Verona1985 - 1986A283 
Hellas Verona1984 - 1985A279 
Kaiserslautern1983 - 1984EB333 
Kaiserslautern1982 - 1983EB338 
Kaiserslautern1981 - 1982EB3213 
Kaiserslautern1980 - 1981EB346 
Kaiserslautern1979 - 1980EB337 
Kaiserslautern1978 - 1979EB314 
Kaiserslautern1977 - 1978EB224 
Kaiserslautern1976 - 1977EB151 
Kaiserslautern1975 - 1976EB71 
Kaiserslautern1974 - 1975Primavera-- 
Rodenbach1972 - 1974Giovanili-- 
LEGENDA: SL Super League (Serie A Turca), R W/S= Regionalliga West/Südwest (Serie C2 Tedesca), EB=Erste Bundesliga (Serie A Tedesca)

16 Settembre 1984: Verona 3-1 Napoli10 Febbraio 1985: Udinese 3-5 Verona

NEWS E CURIOSITÀ +   -   =
Se Preben ELKJAER rappresentava la vivacità e l'agilità in attacco in quel VERONA '84-'85 destinato a vincere lo scudetto, Hans Peter BRIEGEL, soprannominato non a caso il 'Panzer tedesco', incarnava la potenza pronta a travolgere chiunque si parasse tra lui e la porta avversaria (proprio come facevano i carrarmati tedeschi durante la seconda guerra mondiale)
Davvero impressionante quando partiva in progressione nonchè negli inserimenti aerei in area, il terzino teutonico fu re-interpretato dal grandissimo Osvaldo BAGNOLI come mediano 'di spinta' (nel senso più autentico del termine), regista arretrato o centrocampista avanzato a seconda delle situazioni tattiche richieste in gara, insomma un vero e proprio jolly nella manica dell'HELLAS...
A dispetto del fisico da lottatore e della corsa goffa e caracollante, BRIEGEL era anche molto veloce essendo cresciuto come decatleta nel giro della nazionale germanica con un personale non lontano dai 10 secondi nei 100 metri piani ed un 7,5 metri nel salto in lungo ottenendo ottimi risultati fino ai 17 anni, quando lasciò definitivamente l'atletica per dedicarsi al calcio, anche nel salto triplo e nel giavellotto...


'Il GORILLA'
Dopo tre anni passati nella squadra della sua città natale il potente giocatore tedesco viene notato dal KAISERSLAUTERN, squadra di livello medio della Bundesliga, che lo ingaggia inizialmente con risultati poco incoraggianti: Il vigore fisico atletico c'è (e non potrebbe essere altrimenti) ma Hans Peter deve crescere molto sotto l'aspetto tecnico se vuole diventare un calciatore professionista e poi... Con quel modo non certo graziato di correre il giovane BRIEGEL non può non essere dileggiato dai suoi stessi tifosi che lo chiamano 'Il Gorilla'!
Ma questo è niente per uno che, figlio di un contadino, lotta da tutta la vita col mondo per dimostrare agli altri quanto si sbagliano così il tempo passa, il giocatore da attaccante viene via via retroceduto fino alla difesa ed il nostro incrementa la sua tecnica fino ad essere convocato nella nazionali tedesche giovanili e a vincere l'Europeo del 1980 con la GERMANIA OVEST.

DAL KAISERSLAUTERN ALL'HELLAS
Ma il campionato tedesco è avaro di soddisfazioni è così che BRIEGEL, dopo 47 gol in 240 presenze col KAISERSLAUTERN, la finale mondiale del 1982 persa a Madrid contro l'Italia e la deludente mancata qualificazione alle semifinali di Euro 1984 (dove in Francia passarono SPAGNA e PORTOGALLO con GERMANIA OVEST e ROMANIA non qualificate), sceglie il 'campionato più bello del mondo' vestendo la maglia scaligera per la stagione 1984-1985: Come andò è storia nota e grande fu anche l'affetto della gente veronese per lo 'schiacciasassi' tedesco che in quel campionato annullò MARADONA nella partita d'esordio contro il NAPOLI prendendosi pure il lusso di andare a segno per primo in quel 3 a 1 finale e fece urlare di gioia tutti i tifosi scaligeri che a Udine, dopo aver visto la loro squadra rimontata dall'iniziale 3 a 0, esultarono alla fine grazie al 3 a 5 con cui la compagine di mister BAGNOLI sconfisse l'UDINESE di ZICO anche grazie alla doppietta dell'iradiddio teutonica!

ALLA SAMP IL FINALE DI CARRIERA...
Che tempi! Che magie! Ma come tutte le cose belle anche le epiche partite con la maglia gialloblù di Hans-Peter finiscono... Così, dopo due stagioni impreziosite da 12 gol, uno scudetto e la partecipazione alla Coppa dei Campioni, BRIEGEL approda alla SAMPDORIA in cambio di 4 miliardi delle vecchie lire (era arrivato a molto meno).
Con i liguri il calciatore tedesco vince la Coppa Italia 1987-1988, rimane un altro anno e poi va a chiudere la carriera da giocatore-allenatore al GLARUS in Svizzera.
Dopo aver guidato da tecnico squadre minori, viene ingaggiato dal BESIKTAS e poi dal TRABZONSPOR in Turchia, viene assunto dal 2002 al 2006 come cittì dell'ALBANIA e dal 2006 al 2007 come omologo per la nazionale del BAHRAIN.
L'ultimo incarico come allenatore risale al 2007 sulla panchina dell'ANKARAGÜCÜ, attualmente è tornato a vivere nelle campagne vicino Kaiserslautern e lavora come rappresentante per il totocalcio tedesco.

Qui trovate il suo sito web, questa invece una delle sue pagine Facebook ufficiali...

Hans Peter BRIEGEL: Semplicemente... Inarrestabile!

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ANEDDOTI & ALTRO DA RICORDARE +   -   =
Hans-Peter Briegel
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Hans-Peter Briegel (Rodenbach, 11 ottobre 1955) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco.

Carriera da giocatore
- Club
Intraprese la carriera di calciatore alle soglie della maggiore età, dopo anni di buoni risultati nell'atletica leggera (decathlon).
Nel ruolo di terzino e di esterno sinistro ha giocato nel Kaiserslautern, nell'Hellas Verona, che lo acquistò a basso costo[1] e con cui ha vinto lo storico scudetto del 1984-1985, e nella Sampdoria, che lo acquista per 4 miliardi di lire.[2]

- Nazionale
Esordì nella Nazionale della Germania Ovest nel 1979 contro il Galles, prendendo parte ai Mondiali del 1982 e del 1986, raggiungendo in entrambi i casi la finale e venendo sconfitto rispettivamente dall'Italia e dall'Argentina. Con la Nazionale tedesco-occidentale ha collezionato in totale 72 presenze, segnando 4 gol e vincendo il campionato europeo di calcio del 1980.

Carriera da allenatore
È stato l'allenatore dell'Albania e del Bahrain.

Palmarès
- Club
Campionato italiano: 1 Verona: 1984-1985
Coppa Italia: 1 Sampdoria: 1987-1988

- Nazionale
Germania Ovest: Campionato d'Europa: 1 1980

- Individuale
Calciatore tedesco-occidentale dell'anno: 1 1985

Hans-Peter Briegel
From Wikipedia, the free encyclopedia

Hans-Peter Briegel (born 11 October 1955 in Rodenbach, West Germany) is a former German football player and manager.
One of the most popular players in his days, Hans-Peter Briegel's original sport was athletics, being successful in various events such as long jump (personal best: 7 metres 50 cm), triple jump and specifically in heptathlon-forerunner pentathlon. Briegel gained his best result as an athlete in Decathlon, but the son of a farmer struggled to compete properly in javelin throw and the high jump. So at the age of 17 he left athletics behind him, playing club football with hometown side SV Rodenbach near Kaiserslautern.

- Club career
Two years after that he was picked up by Erich Ribbeck and Ribbeck took him to training with 1. FC Kaiserslautern, being impressed by the power and stamina the youngster had to offer. Ribbeck was aware that Briegel struggled to combine football need with his physical power and presence, but as practice makes perfect, Briegel was improving. Failing to cope the needs as striker, he did a lot better as defender. On 10 April 1976, Ribbeck brought him on as a sub in a 4–3 win over FC Bayern Munich. Until 1984 he stayed with local side 1. FC Kaiserslautern before he moved on to Hellas Verona in Italy. It should be seen as one of the best efforts of his career that he also gained his sort of reputation and importance in a league such as the Italian Serie A, largely seen as one of the most technical in Europe. Briegel was an immediate key to success for his new club, surprisingly capturing the Serie A title in 1985 with the Gialloblu. The same year Briegel was named Fußballer des Jahres (Footballer of the Year) in Germany, remarkable as he was the first foreign-based awardee in the history of the award.
Subsequent to the end of his contract at Hellas Verona, Briegel changed clubs to join fellow Italian top division outfit U.C. Sampdoria of Genoa with whom he won the Coppa Italia before his retirement as a player in 1988. Hans-Peter Briegel's success in football, based on his physical constitution, his speed and his tireless running, made him the clearest symbol for the soldier-like reputation of German football in between the years. His nickname Die Walz von der Pfalz (literally "The steamroller from Palatinate") is referring to both, his playing style as well as to his origin. Briegel, who scored 47 goals in 240 Bundesliga matches, was a keen proponent of the idea of playing without shin pads and did not wear any in his career.

- Germany career
A Euro 1980 qualifying fixture against Wales in October 1979 gave Briegel his first chance to shine for West Germany and he did, enjoying his final breakthrough for his country in the mentioned tournament. He was, then, part of the runner-up campaign of West Germany at the 1982 FIFA World Cup and featured alike in the less successful Euro 1984, all under the coaching of Jupp Derwall. In the 1982 World Cup final, he was responsible for conceding a penalty early in the game by fouling Bruno Conti. Luckily, the penalty was missed but it did not save Germany from losing the final. Derwall's successor Franz Beckenbauer kept him in his squads and, so, Briegel was able to take part in his second successive World Cup in Mexico in 1986. He was a regular, still, but finally the key to Argentina's winning goal in the final. Three minutes past Rudi Völler's equaliser and seven minutes short of the proposed extra-time, Briegel was, alongside his defending colleagues, hovering near the centre circle of the Estadio Azteca pitch on 29 June when Diego Maradona's pass was going to get on its way to striker Jorge Burruchaga. With his team-mates aware, all moving forward quickly before that pass happened (to put the Argentinian striker offside), Briegel's hesitation worked as backfire for the West Germans, giving Burruchaga the chance to pounce decisively on them. Power-house Briegel tried to catch Burruchaga up in an attempt to dispossess him, indeed, but Burruchaga game-winning shot happened before Briegel's desperate tackle came to happen. With Beckenbauer not a true fan of his way of playing and him not having any intention to stand in the way of the coach to build a new team ahead of Euro 1988, to be held in West Germany, the tall defender quit Die Nationalmannschaft with this, his 72nd, appearance.

- Managerial career
His first job in coaching Briegel did at FC Glarus, a second tier club from Switzerland. He then took the ropes of German lower league side SV Edenkoben before he was given the role of manager at then relegated Bundesliga side SG Wattenscheid 09 in 1994, a stay that didn't work out well. As a consequence he turned his back on coaching, re-joining 1. FC Kaiserslautern as sporting director in 1996. He resigned from that job in October 1997 following a hefty question of authority with the team's manager, Otto Rehhagel. He, later on, returned as a director to the club, a decision that saw him being involved in a financial scandal.
He accepted the offer of the Football Association of Albania to become head coach of Albania in December 2002. Before accepting the role Briegel had had various other job offers as his coaching experience, however limited, had been that of assistant to Karl-Heinz Feldkamp at Beşiktaş J.K. in Turkey, and the successor of Feldkamp at Beşiktaş J.K. (from September 1999 to 30 June 2000) and further on top of coaching at fellow Turkish Super League team Trabzonspor (7 November 2001 – 30 June 2002). However he went ahead and accepted the Albania job with very much success for four years (2002–2006). To date he is the most successful coach of Albania of all times because of the number of points per match in the two qualifiers UEFA Euro 2004 Qualifications and the FIFA World Cup 2006 Qualification. He resigned from the role on 9 May 2006, after the extension of the contract offered him by the Albanian Federation was linked to the results that would be obtained.
In June 2006 he agreed to a deal with the Football Association of Bahrain, taking over the Bahrain squad from Luka Peruzović. However, he was dismissed on 20 January 2007 during the 2007 Gulf Cup.
Briegel's most recent engagement was coaching Turkish Super League side Ankaragücü, before leaving his post by the end of the 2006–07 season.

FONTE: Wikipedia.org


NATO OGGI...
Hans-Peter Briegel, il tedesco protagonista dello scudetto del Verona
11.10.2016 05.00 di Simone Bernabei Twitter: @Simo_Berna
Ha vinto, da protagonista, lo storico scudetto dell'84-'85 col Verona. Basta questo per fotografare la storia di Hans-Peter Briegel, ex difensore tedesco che a Verona ha vissuto due anni intensi della sua carriera. Nato e cresciuto, calcisticamente, nel Kaiserlslautern, arrivò in Italia per una cifra contenuta e alla fine si rivelò una scommessa vincente. Come detto nel Verona rimase due stagioni, giocando 55 gare e segnando la bellezza di 12 gol. Poi, nell'86, il passaggio alla Sampdoria per 4 miliardi di lire. Anche a Genova, Briegel, riuscì a togliersi buone soddisfazioni a livello di squadra. Dal '79 all'86 fu titolare anche nella sua Nazionale, la Germania, e conquistò l'Europeo nell'80. Dopo l'addio al calcio giocato, intraprese la carriera da allenatore guidando Besiktas, Trabzonspor, Albania, Bahrein e Ankaragucu. In carriera ha vinto un campionato italiano, una Coppa Italia e appunto l'Europeo in Italia. Oggi Hans-Peter Briegel compie 61 anni.
Sono nati oggi anche Bobby Charlton, Fabrizio Ficini, Davide Succi, Sebastian Rode e Giuseppe De Luca.

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


INVITATO SPECIALE
Briegel: “Verona, quant’è difficile ripartire”
Il Panzer gialloblù: “Troppi errori, così è arrivata la retrocessione”

di Redazione Hellas1903, 30/06/2016, 08:51

Hans-Peter Briegel, leggenda del Verona, all’Hellas dal 1984 al 1986, tra i protagonisti dello scudetto gialloblù, parla della situazione della squadra dopo la retrocessione e in vista del nuovo campionato di Serie B.
Il Panzer tedesco dice: “Ripartire è difficile. Adesso tutto è nuovo: sono cambiati l’allenatore, il direttore sportivo. Avranno davanti un lavoro duro da fare. Quando retrocedi è tutto complicato, bisogna cominciare daccapo. Ci vorrà grande forza per riuscire a tornare subito in A”.

Continua Briegel: “Sono stati commessi molti errori nella scorsa stagione. Soprattutto non è stato compreso che un ciclo era finito e servivano altri uomini. Tanti giocatori avevano esaurito un percorso fatto con il Verona e sono rimasti. Sul campo il rendimento non è mai stato adeguato. Ora c’è da ricominciare e non è facile”.

FONTE: Hellas1903.it


17:47 | 11/10
Tanti auguri a... Hans Peter Briegel

Soffia oggi su una torta con sessanta candeline Hans Peter Briegel, arcigno difensore tedesco con un passato alla Sampdoria. Bandiera del Kaiserslautern, dove giocò per quasi 10 anni, nel 1984 passò poi all'Hellas Verona, con cui vinse lo scudetto al primo tentativo. Approdò alla Sampdoria nel 1987, e proprio sotto la Lanterna conquistò la Coppa Italia nel 1988, segnando peraltro nella finale di andata contro il Torino, vinta 2-0 a Marassi dai blucerchiati.
Nel seguente video le azioni e i gol di Briegel con la casacca blucerchiata.

FONTE: SampNews24.com


Hans Peter Briegel: dalle sconfitte mondiali ai successi con Hellas e Samp
Il tedesco dal ricciolo biondo e dal fisico possente con l'Italia nel destino


Enrico Quattrin 03/12/201
Lunedì sera, nel posticipo valido per la quattordicesima giornata del Campionato di serie A, al Bentegodi il Verona ospita la Sampdoria. Partita questa, che vedrà di fronte due squadre in opposti stati, d’animo e di classifica. La Samp infatti naviga da inizio stagione nei quartieri alti della classifica, mentre l’Hellas (che non vince da ben sette turni) è ormai immischiato nella lotta per non retrocedere. Se i tifosi blucerchiati stanno dunque riassaporando il profumo dei grandi successi di metà anni ’80 e inizio ’90, allo stato attuale, per i tifosi gialloblu i “magnifici” ’80 sembrano veramente essere soltanto un ricordo lontano e sbiadito.

Già, gli anni ’80, per il Verona gli anni dello scudetto (’84-85) e delle finali di Coppa Italia (’82-83, ’83-’84) e per la Sampdoria delle vittorie in Coppa Italia (’84-’85, ’87-88, ’88-89) e delle finali di Coppa delle Coppe (’88-89 persa contro il Barcellona e ’89-90 vinta contro l’Anderlecht). E allora, chiacchierando di anni ’80, di nostalgia, di Hellas e di Samp, come non parlare di un giocatore straniero, di un tedesco dal ricciolo biondo e dal fisico possente (un vero e proprio panzer) che ha ottenuto i principali successi della carriera in Italia proprio con le maglie di Verona e Sampdoria, Hans Peter Briegel.

Hans Peter Briegel è nato a Rodenbach (Germania Ovest) l’11 ottobre 1955 da un famiglia umile (suo padre era un agricoltore). Ha iniziato a muovere i primi passi da calciatore nel Rodenbach nel 1972 dopo aver provato in precedenza, l’atletica (in particolare il salto in lungo dove aveva un personale di 7,48 m) e il decathlon, partecipando ai campionati regionali e nazionali. Nel 1975 venne acquistato dal Kaiserslautern, squadra nella quale militò fino all’estate del 1984 quando venne comprato dal Verona. Di avere l’Italia nel suo destino però, il Panzer tedesco l’aveva già capito anni prima. Infatti, la prima grande soddisfazione della carriera, Briegel la ottenne proprio in Italia, quando nell’estate del 1980, con la propria nazionale conquistò assieme ai vari Rumenigge, Hrubesch, Schuster e compagnia il titolo di Campione d’Europa nella finale vinta a Roma contro il Belgio.

Due anni dopo l’Italia incrociò nuovamente la carriera calcistica di Briegel, stavolta però, a differenza del 1980, non fu gioia, ma disfatta (calcisticamente parlando). Lo scenario era il Mondiale dell’82 e il palcoscenico il Santiago Bernabeu di Madrid, il finale lo conosciamo tutti, l’Italia batté la Germania per 3-1 e si laureò campione del mondo. Un titolo Europeo e una finale Mondiale persa furono quindi il biglietto da visita di Hans Peter Briegel al momento dell’arrivo a Verona. Un curriculum di tutto rispetto per uno che alla prima di campionato al Bentegodi, il 16 settembre 1984 si vide affidato da mister Bagnoli l’arduo compito di marcare niente pò pò di meno che il Pibe de Oro, ovvero Diego Armando Maradona (anche lui al suo debutto nella serie A). Come andò a finire? Il Verona vinse 3-1, Briegel segnò un gol e annullò letteralmente Maradona, lasciando presagire una stagione che alla fine per i gialloblu si rivelò trionfale grazie alla conquista dello scudetto. Briegel disputò un campionato straordinario collezionando 27 presenze e 9 gol (mica male per uno che era arrivato in Italia come terzino, anche se poi venne trasformato in mediano da Bagnoli). Tricella, capitano di quel Verona, dopo le prime giornate del campionato 1984-85 disse: “Noi siamo quelli dell’anno scorso. Briegel però ci ha fatto sentire più sicuri. Potrebbe anche giocare male una partita ma anche in quel caso il suo apporto si sente. Ora usciamo tutti dall’area senza preoccupazioni, rischiamo di più. Abbiamo trovato l’uomo di esperienza, di peso che faceva proprio al caso nostro.”

Briegel infatti prima che un calciatore era veramente un atleta, dotato di una forza fisica pazzesca tanto da essere soprannominato: “armadio a rotelle”, “buldozzer”, “panzer divison”. Nell’annata 1985-86 Briegel non riuscì a ripetere (come del resto tutto l’Hellas) il rendimento della stagione precedente, ma nonostante ciò siglò comunque 3 reti in 28 presenze. Quella fu l’ultima stagione di Hans Peter al Verona, prima di passare alla Sampdoria nell’estate dell’86. Estate che iniziò con un’altra sfortunata finale mondiale persa, questa volta a Città del Messico per 3-2 contro l’Argentina di Maradona, con il Pibe de Oro che si riprese la sua rivincita (e che rivincita?!) sul tedesco dopo l’umiliazione subita il 16 settembre di 2 anni prima.

In ogni caso, se per Briegel, grandissimo superstizioso (lui stesso in un’intervista dell’84 affermò che quando si vedeva attraversare la strada da un gatto nero, tornava indietro) le finali mondiali erano diventate una vera maledizione, altrettanto non si poteva dire per i trofei italiani. Alla Sampdoria, dopo un gran primo anno, concluso con un personale score di 24 presenze e 6 reti (e sesto posto in classifica per i blucerchiati), al secondo anno, oltre a collezionare 27 presenze e 3 reti in campionato, conquistò la Coppa Italia, risultando decisivo nel doppio confronto con il Torino in finale. Nella partita di andata infatti, terminata 2-0 per la Samp, Briegel segnò il gol dell’1-0, fondamentale per la conquista della coppa, considerando che la gara di ritorno a Torino finì 2-1 per i granata ai tempi supplementari. Quello, per Briegel fu l’ultimo anno da calciatore, dal 1989 infatti il tedesco intraprese, con meno fortuna, la carriera di allenatore. Attualmente, il biondo (oramai bianco) teutonico (che ha guidato anche le nazionali di Albania e Bahrein) siede sulla panchina dell’Ankaragucu, squadra che milita nel campionato turco.

Briegel, l’uomo delle doppie finali mondiali perse, ma anche delle gloriose vittorie conquistate in Italia, assieme ai vari Maradona, Platini, Falcao, Rumenigge, Van Basten e compagnia, è stato uno dei grandi giocatori stranieri che negli anni ’80 hanno contribuito a legittimare alla nostra Serie A l’appellativo di “campionato più bello del mondo”, aggettivo che ormai non sentiamo più pronunciare da tanto, troppo tempo.

FONTE: IlCatenaccio.es


ALTRE NOTIZIE
Briegel: "Difficile per la Roma farcela contro il Bayern"
05.11.2014 09.50 di Chiara Biondini
L'ex giocatore tedesco di Verona e Sampdoria Hans-Peter Briegel e poi allenatore di calcio è intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stereo 92.7 per commentare la sfida Champions di stasera che attende la Roma contro il Bayern.

"Stasera per la Roma sarà una partita molto difficile perché il Bayern Monaco è la squadra più forte del mondo. Dall'Italia sono andati via tantissimi campioni, ma si può ripartire. In Germania abbiamo avuto un momento di flessione e siamo ripartiti dalla base, dalla formazione di giovani talenti. In italia vedo pochissimi giocatori giovani di livello. Ecco, bisogna ripartire dai giovani, non sarà un percorso facile ma è l'unico modo per risalire. Tutti i miei successi li ho raggiunti in Italia, anche con la Germania nel 1980 quando vinsi gli Europei, per questo sono sempre molto legato al vostro Paese".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


29.10.2013
«Toni è eterno. Ma il fenomeno è Mandorlini»
AMARCORD. Lo scudetto in riva all'Adige, una coppa pure in Liguria. Hans Peter Briegel applaude il tecnico dell'Hellas: «Ha vinto campionati e ha rifatto grandi i gialloblù. Adesso però il club alla Serie A si deve incatenare...»
Il nuovo panzer è Luca Toni. Il veccho panzer resta sempre lui. Hans Peter Briegel. Uomo dimezzato quando avanza la sfida tra Hellas e Sampdoria. Le sue due squadre italiane. Ricordi di trionfi. Inutile ricordare i suoi successi e gli applausi ricevuti a Verona. Ma in blucerchiato Briegel ha fatto in tempo a divertirsi ancora, vincendo pure una Coppa Italia. Ora l'Hellas è tornato in A e la sfida con la Doria rievoca ricordi felici. Briegel non allena più. Per il momento. È stato commissario tecnico di Albania e Bahrein e oggi lavora per la tv tedesca.

Briegel, che segno mette in schedina a Verona-Samp?
«Domanda difficile. Come faccio a rispondere? Il cuore è diviso. Tutte e due mi hanno dato veramente tanto. Tifo per entrambe. Poi sarà il campo a dire chi è il migliore».

Parliamo del nostro Verona, del suo Verona. Ha visto?
«Sono rimasto impressionato da Luca Toni».

Si ricordava quello venuto lì da voi a Monaco?
«Esatto. E la magia è che Toni è sempre lo stesso. Non invecchia mai. Passano gli anni ma lui è sempre decisivo».

Mica male dopo tutti quegli anni di carriera.
«Certo. Non è facile restare ad alti livelli alla sua età. Non è scontato. Ma il Verona oggi ha Toni e deve goderselo».

Non solo Toni, però. Pure la generazione dei piccoli fenomeni: Jorginho, Iturbe...
«Alt, io voglio parlare di Mandorlini».

Perchè?
«Tutto è partito da lui. Vincere i campionati in Italia non è mai facile. E lui è riuscito a fare il grande salto dopo che Verona aveva aspettato a lungo il ritorno in serie A».

Se lo ricorda in campo?
«Ci saremo incrociati, certo. Ma il tempo porta via i ricordi. Preferisco parlare al presente. Andrea Mandorlini ha fatto grande il Verona».

Ha guardato ultimamente la classifica? Verona sempre più su. Come ai vecchi tempi. «Trent'anni dopo. Che bello. Non solo per me. Ma penso soprattutto per i fantastici ragazzi che seguono il Verona. Diciamo che l'attesa è stata premiata. Ma ora...».

Cosa?
«Ora il Verona deve incatenarsi alla serie A. Le vittorie passano, deve restare fisso il posto nel calcio che compete a questa squadra. Dico e spero: vent'anni di serie A per l'Hellas».

C'è stato qualcosa di simile in Germania?
«Porto un'esperienza personalissima. Sono stato direttore sportivo al Kaiserslautern. Eravamo in A, siamo retrocessi in B. Siamo ripartiti con un progetto serio. C'era Ballack con noi».

E come è andata a finire?
«Siamo tornati in serie A e al primo colpo abbiamo vinto lo scudetto».

Ci sete riusciti anche con il Verona. E forse quella resterà storia irripetibile.
«Quello è splendido passato. Il presente dice che il Verona è tornato a giocare nel calcio che conta. E questa è una bellissima storia».

A quanto pare segue ancora il calcio italiano: la Roma ha fatto nove su nove. Le ha vinte tutte. Il merito di chi é?
«Dei vecchi».

Quali vecchi?
«Il calcio italiano si sorregge ancora sui campioni che arrivano dal passato e che reggono l'urto. Non c'è stato ricambio. Se mi chiedete due nomi che rappresentino il calcio italiano dico Totti e Pirlo».

Tra i giovani, però, si sta imponendo Balotelli...
«Un ragazzo di talento. Ma non facile da gestire. Ha i colpi. A volte in campo, però, finisce in disparte. Personalmente voto sempre per gente come Totti e Pirlo».

Hans, di lei si è detto tutto. I gol, la marcatura su Diego Maradona, le prodezze. Trent'anni dopo che cosa le viene in mente ancora?
«Ricordate a Cremona, quel gol? Ricordo quello, forse il più bel gol della mia avventura italiana».
Simone Antolini

27.06.2012
Verona. Non li prendevano mai. Folletti azzurri. La notte più bella della storia del calcio italiano. C'era anche Hans Peter Briegel quell'11 luglio dell'82 a Madrid. L'Italia del «Vecio» Bearzot. L'Italia di Pablito Rossi. L'Italia dell'urlo di Marco Tardelli. Italia Mundial. Germania sconfitta. Forse già alla partenza. Storia diversa rispetto a domani, dove i favoriti sono loro. Sulla carta almeno. Perché Italia-Germania è sempre partita indecifrabile. I numeri parlano a favore degli italiani: mai gli azzurri hanno perso quando hanno giocato contro i tedeschi in una manifestazione ufficiale. Ma si sa: la storia spesso è stata riscritta. E Briegel? Come la vivrà questa partita? PeterPanzer è tifoso acuto e intelligente. Il patriottismo dev'essere messo da parte quando ti chiedono di analizzare una gara di questo tipo.

Briegel, la Germania parte favorita per molti. Anche per lei?
Ho letto la storia di questa partita. E l'ho vissuta in prima persona. Purtroppo quando incrociamo l'Italia nelle grandi competizioni perdiamo sempre noi. Stavolta non so se sarà diverso. Ma contro di voi non è mai una partita scontata. Metterei la tripla. Sarà difficile per tutte e due. E spero che i tedeschi si ricordino che l'Italia con noi ha sempre vinto le partite più importanti.

Qual è l'azzurro che le piace di più?
Pirlo. Fa girare la squadra. Tutto passa da lui. Ha grande classe. Poi però c'è anche Buffon. È importante sapere di avere un portiere che para al momento giusto e aiuta la squadra. Citerei pure Balotelli...

Cosa si dice lì da voi di Mario?
Che è forte e che è un giocatore che merita rispetto.

Solo questo?
A me sembra un po' strano. A volte calcia in porta quando dovrebbe passare la palla. E non sfrutta le occasioni che si crea. Sbaglia spesso, sbaglia tanto. Resta un giocatore di grande qualità.

E la Germania?
Abbiamo una grande squadra, giochiamo un buon calcio. Finora il cammino è stato impeccabile.

Il vostro punto debole?
Non vorrei fosse Schweinsteiger. Purtroppo ha avuto un infortunio. Non è al top. La sua condizione è molto importante per gli equilibri della nostra squadra. Ma solo all'ultimo si saprà se può essere al meglio per l'Italia.

Lei in chi si rivede?
Hummels. Lo considero un punto di forza della nostra difesa. Non si accontenta di stare lì ad aspettare gli avversari. Anzi: appena può riparte, dà una mano al centrocampo e si spinge pure più in avanti. Lo facevo anch'io. Credo sia una propensione ad attaccare. È qualcosa che ti fa andare. Non hai paura, rischi e vai.

Lo consiglia, allora, ai club italiani?
Vorrei vederlo nel mio Verona. Sarebbe il nuovo Briegel dell'Hellas.

Altri nomi per la serie A?
Pescate a piene mani dalla Nazionale e non sbaglierete. Tra l'altro, uno dei più forti è già arrivato lì da voi. È Klose.

Ha voglia di parlare della notte di Madrid? L'Italia era davvero più forte?
Certo. Più forte e anche meno stanca. Noi eravamo esausti. Avevamo giocato a Siviglia la semifinale contro la Francia. Faceva un caldo pazzesco. Mi ricordo che in campo si sfiorarono i 40 gradi. La partita andò ai supplementari. Di fatto per passare quell'ostacolo arrivammo quasi svuotati alla finale. L'Italia era più fresca. Aveva recuperato meglio di noi. E sfruttarono alla grande quell'occasione.

C'è un giocatore che la fece ammattire più di altri?
Conti. Era imprendibile. Ti spiazzava sempre. Uno così non l'avevo mai visto. È stato uno dei grandi del vostro calcio. Poi ci fu anche la semifinale del Mondiale 2006. Vinta anche questa dall'Italia. E in casa vostra per di più... Ai supplementari. Al termine di una gara dove onestamente avrebbe potuto vincere chiunque. Prendemmo il gol di Grosso, che ci tagliò le gambe: fin lì l'incontro era stato molto equilibrato. Credo si possa dire anche che la Germania contro l'Italia non è certo fortunata. Ma dobbiamo accettare il verdetto del campo. Adesso abbiamo a disposizione una bella occasione per rifarci. Speriamo possa cambiare la storia.

La sua ultima sensazione prima di sedersi davanti alla televisione?
Non so. C'è rispetto per gli italiani. E c'è questa storia dei precedenti tra le due squadre che mette addosso un po' di apprensione. Ma la Germania di Loew è una grande Germania. Ed è arrivato il momento di provare a prendersi tutto quello che ci è sfuggito in questi anni di battaglie.

02.03.2012
Briegel aspetta Hellas e Sampdoria in serie A
IL RITORNO DELLA LEGGENDA. Dopo l'impresa in gialloblù, ha conquistato la Coppa con la formazione blucerchiata. «Come finirà al Marassi? Un pareggio può starci». «Sono rimasto legato ai doriani ma non posso dimenticare quello che mi ha dato Verona. Impossibile dimenticare quello scudetto»
Corre ancora, l'abitudine non l'ha persa. "Un'ora e mezza ogni due giorni, me ne vado nel bosco vicino casa mia. Corro e penso". La leggenda non si ferma mai, impossibile per uno come lui. Hans Peter Briegel è storia di Germania, di Verona e di Genova. Uno scudetto con l'Hellas, una Coppa Italia con la Samp di Boskov, un Europeo e due finali Mondiali. Straordinario. Hans vive nella pace della campagna, a due passi dalla sua Kaiserslautern. Lavora come rappresentante per il totocalcio tedesco, spesso in macchina a macinare chilometri come solo lui sapeva fare in campo. Ha accantonato il calcio, almeno per adesso, dopo le panchine dell'Albania e del Bahrain. «Se arrivasse la chiamata giusta risponderei, per adesso sto bene così. Sono felice, non mi manca niente».

C'è la sfida tra Samp e Verona, la sua partita. Cuore diviso a metà, si dice in questi casi. Ma non è esattamente così. Briegel, sabato giocherebbe nella Samp o nel Verona? «Domanda molto difficile. Alla Samp sono rimasto molto legato, ma quel che mi ha dato il Verona è stato molto di più. Impossibile dimenticare».

Alla Samp adesso c'è Beppe Iachini, la squadra è in crisi… «Iachini è stato un buon giocatore ed è un bravo mister. Per vincere però ci vuole però soprattutto un gruppo vero. Un allenatore può determinare molto, ma serve soprattutto altro. Neanche cinque fuoriclasse nel calcio fanno una squadra. È sempre stato così, nessuno vince le partite da solo».

Mandorlini se lo ricorda? «Sì, come no. Lui sta facendo benissimo anche da allenatore. Deve solo continuare così, tutto è possibile».

Tempo fa è passato a trovarlo l'amico Brehme. Dice che il Verona con Mandorlini è in buone mani… «Se Andy ha detto questo credetegli, Brehme dice sempre grandi verità».

In Germania se lo ricordano lo scudetto del Verona? «Sempre. Appena entro in un ristorante italiano e vengo riconosciuto la gente non mi vede come Hans Peter Briegel. Sono quello che ha vinto lo scudetto con l'Hellas, succede ogni volta».

Che le viene in mente soprattutto di quell'anno? «Il giorno del debutto, la prima al Bentegodi con il Napoli. Quello è il mio flash più ricorrente, anche quando corro nel bosco. Lo scudetto abbiamo iniziato a vincerlo quel giorno. Primi in classifica dall'inizio alla fine. Forse nessuno di noi immaginava che potessimo arrivare così in alto, ma tutti eravamo convinti già dal ritiro che il Verona era una squadra di qualità. Avevamo tutto. E l'unione ha fatto la differenza».

E il flash più bello di Verona? «L'onestà delle persone. Gente vera. Sincera. Sono stato benissimo. E ci torno sempre molto volentieri».

Nostalgia del calcio? «Adesso no, credo di aver dato abbastanza. Mi sento ancora allenatore. Ma non è una necessità».

Di Gennaro ed Elkjaer fanno i commentatori televisivi… «Io l'ho già fatto, ma non mi piace. Devi sempre criticare una scelta, un giocatore, una squadra. Non mi va».

Meglio Bagnoli o Boskov? «Bagnoli mi ha dato di più. In tutti i sensi, compresi i metodi di allenamento. In Germania stavo in campo al massimo un'ora e un quarto, con Bagnoli anche due ore e mezza. Quel che ci voleva per il mio fisico».

Meglio Marassi o il Bentegodi? «Marassi come stadio, il Bentegodi per tutte le emozioni che mi ha dato».

Il presidente Martinelli vuole costruire uno stadio nuovo. Come quelli tedeschi… «Ha perfettamente ragione. Gli stadi vecchi sono il grande problema dell'Italia. Qui in Germania è pieno ovunque, anche in Seconda Divisione. Prima della partita puoi mangiare, bere una birra, ci sono aree di accoglienza molto belle. L'Italia ha bisogno di stadi nuovi, non solo Verona».

Come finisce Samp-Verona? «Va bene un pareggio, con l'Hellas in serie A a fine stagione. Basta crederci».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


FUSSBALL-LEGENDEN - Hans-Peter Briegel
von: Klartexter hochgeladen: 25.02.2012
Hans-Peter Briegel - Die “Walz aus der Pfalz“
So existiert er in den Köpfen der Fußball-Fans. Ein mächtiger Mann von fast einsneunzig, der mit Körper- und Sprungkraft alles niederwalzte und seinerzeit so recht zu den kampfbetonten Kaiserslauterern passte. Doch das ist eine eingeschränkte Wahrnehmung. Briegel begann als linker Außenstürmer, spielte Innenverteidiger, half auf der rechten Seite aus. Und in seiner Zeit als Spieler von Sampdoria Genua durfte er sogar die Nr. 10 tragen. Damit markierten die traditionsbewussten Italiener seine besondere Stellung in der Mannschaft. Die mit Mythen behaftete 10 bekommt nur, wer eine Mannschaft auch führt. Wir mit unserem verengten Blick auf die „Walz aus der Pfalz“ fixierten Deutschen mussten nach Italien reisen, um uns über Briegels wirkliche Fähigkeiten aufklären zulassen. HansPeter spielte damals bei Hellas Verona, dem Aufsteiger der Seria A. Am Ende der Saison war Verona italienischer Meister und Briegel zum besten ausländischen Spieler gewählt worden.
Und damals wimmelte es noch vor Superspielern in Italien.

Doch der Kraftbolzen Briegel stellte sie alle in den Schatten und nicht etwa der Weltklassestürmer Karl-Heinz Rummenigge, der zur selben Zeit bei Inter Mailand spielte.
„Welchen Narren habt ihr an Hans-Peter Briegel gefressen?“, wollte ich von dem bekannten italienischen Journalisten Marco degli Innocenti wissen. „Schau dir nur einmal an“, entgegnete der rothaarige Hüne, „welche Technik der Peter im linken Fußgelenk hat.“ Und in der Tat, wie Briegel aus dem Fußgelenk flankte, das erinnerte sehr an die Eleganz von Franz Beckenbauer. Doch man musste schon genauer hinschauen. Wir stupiden deutschen FußballExperten hatten das nicht bemerkt oder nicht bemerken wollen.
Hans-Peter Briegel ist seinen Landsleuten deshalb nicht böse. Er kann auf Erfolge verweisen: Europameister 1980, Vize-Weltmeister 1982 und 1986, italienischen Meister und Pokalsieger, 72 Länderspiele (4 Tore), 247 Bundesliga (47 Tore), 108 Spiele Seria A (21 Tore). Als Trainer arbeitete er u.a. bei Besiktas Istanbul, Ankaragücü, Trabzonspor, als Nationaltrainer von Bahrain und Albanien. Als Herkulestaten in der albanischen Zeit gelten die Siege über
das mächtige und wenig geliebte Russland und erst recht der Erfolg über Griechenland, das unter Otto Rehhagel als Europameister angereist war. Seitdem besitzt Briegel in Albanien Heldenstatus.

Deshalb wird einer wie Hans-Peter Briegel so schnell nicht vergessen. Kürzlich erreichte ihn ein Angebot des Jiangsu Guoxin Sainty FC. Die Chinesen wollten ihn als Trainer verpflichten. Doch im Lande des neuen Export-Weltmeisters wird geknausert. Als Briegel seine Vorstellungen nannte, schluckten sie. Und nahmen lieber einen anderen: Den früheren St.-Pauli-Profi Jan Koczian. Der ehemalige Nationaltrainer der Slowakei tat es für die Hälfte…
Hans-Peter Briegel hat sich daheim in Kaiserslautern mittlerweile kommod eingerichtet. Er strebt mit 56 Jahren nicht mehr wild in die Welt. Zumal der 1. FC Kaiserslautern auch seinen Frieden mit ihm geschlossen hat. Vor Jahren, als Briegel kurz Sportdirektor des Klubs war, hatte ihn der spätere Vereins-Chef René Jäggi, ein Judoka aus der Schweiz, mit einem Zivilprozess überzogen. Es ging um angeblich nicht korrekte Vorgänge beim Verkauf des Spielers Ciriaco Sforza und um über 500 000 €. Ausgerechnet Ehrenmann Briegel sollte sich

FONTE: FussballRaritaeten.de


Briegel, l'armadio tedesco che scelse il calcioIn patria, la Germania, aveva cominciato come centometrista, poi era passato al decathlon
Martedì 11 Ottobre 2011
ROMA - Era un armadio. In patria, la Germania, aveva cominciato come centometrista, poi era passato al decathlon. Che fisico, quello di Hans Peter Briegel, il tedesco che oggi compie 56 anni. Arrivò a Verona nel 1984, con il danese Preben Elkijaer Larsen. Due anni (e lo storico scudetto alla prima stagione) nel Verona di Bagnoli e due anni alla Sampdoria. In precedenza aveva giocato un decennio con la maglia del Kaiserslautern. Terzino o mediano, faceva di tutto: 72 presenze in nazionale dal 1979 al 1986.
Furio Zara

FONTE: CorriereDelloSport.it


03.06.2010
Verona, Briegel:"Allenare l'Hellas? Magari"
PAROLA DI PANZER. Il tedesco interrogato dai lettori de L'Arena
Hans Peter Briegel spara aneddoti, manda messaggi al club e ringrazia l'Italia, che «mi ha portato davvero fortuna: i trofei della mia carriera li ho vinti tutti qui»
Hans Peter Briegel, aneddoti e sorrisi: «La prima volta che ho visto sorridere Bagnoli? A Bergamo, il giorno dello scudetto»

Stringe mani, distribuisce sorrisi, suda («vengo dalla Germania, là è inverno...», precisa). Dà soprattutto la sensazione di sentirsi a casa propria, oggi come venticinque anni fa: Hans Peter Briegel torna da eroe nel luogo dell'impresa, incassa complimenti e ricambia sincero a chi gli si fa intorno e ai tanti tifosi che tempestano il numero telefonico messo a disposizione dall'Arena per salutarlo.
Snocciolando inediti, spesso intriganti, come quello legato al suo passaggio in gialloblù: «Qualche tempo prima di firmare per il Verona», ricorda, «ero stato contattato dal Napoli. Mi ero preso una settimana di tempo, poi avevo alzato le pretese economiche e non avevano accettato... Così è arrivato l'Hellas. Beh, quando ho fatto gol al Napoli, alla prima di campionato, mi è venuto un po' da ridere...».

TERZINO GOLEADOR. Il terzino-mediano-goleador acquistato dal Kaiserslautern, nove centri al debutto in A («ma in Germania da difensore ero riuscito a farne 13, record tuttora imbattuto», rivela con orgoglio), risponde volentieri, perfettamente a suo agio su una poltroncina della nostra redazione, a giornalisti e curiosi.
Pesca nella memoria. A ruota libera. Spaziando dall'affetto per il calcio italiano («i miei trofei li ho vinti tutti qui») e i calciatori italiani («in campo ho litigato soltanto con Tardelli, al Bentegodi contro la Juve: mi aveva fatto un'entrataccia...») a quello, tutto speciale, per Verona e i veronesi.
Il primo a farsi sentire è anche il primo che l'aveva abbracciato in campo, a Bergamo, nel giorno della grande festa. Andrea Marchi, 46 anni, ringrazia il bulldozer tedesco «per le emozioni che ci ha dato». L'interlocutore lo ringrazia: «Ti aspetto allo stadio per Gialloblù Superstars», dice.

ELKJAER VS. ZIGO. Francesco, 42enne di Verona, rilancia il dilemma Elkjaer-Zigoni: «Chi è stato il più forte dei due?». Briegel, scontato, promuove l'ex compagno di squadra, «che era più veloce. Magari», aggiunge poi, «Zigoni era più bravo in area».
Chiama Alberto, altro 40enne, di città. Vuole sapere se Briegel, arrivato a Verona, si sarebbe aspettato di centrare il tricolore: «Ma no... Io pensavo al massimo di arrivare in Uefa, anche se quell'anno siamo rimasti sempre in testa alla classifica. Ma era difficile pensare allo scudetto. Rosa ristretta, soltanto 17 giocatori, e con tre giovani...». E sui motivi dell'addio confessa l'umana debolezza: «Sono onesto: la Samp mi pagava di più. Avevo 31 anni, sapevo che era l'ultima occasione per guadagnare. Ho preso l'occasione al volo. Pentito? Mah, là era un'altra vita, altra città, mi mancavano gli amici di Verona».
Carlo, 45 anni, da Lugagnano, lo provoca: «Arrivato terzino è subito finito a fare il mediano. È perché Marangon a sinistra era più forte?». Briegel fa la smorfia divertita. Marangon, a due metri di distanza, lo imita. Poi il tedesco replica con ironia: «Mi ero messo a fare il mediano perché da terzino non sarei riuscito a fare quei 9 gol...». A parte le celie, «anche in Germania facevo spesso il mediano. Mi era capitato pure all'Europeo dell'80. Comunque», riconosce il panzer, «Marangon era un grande giocatore. E se fosse rimasto anche l'anno dopo lo scudetto, invece di andare all'Inter, avremmo fatto sicuramente qualcosa di importante».

ALL'HELLAS DI CORSA. Briegel oggi collabora col totocalcio tedesco, in qualità di esperto.
Ma negli anni passati ha fatto parecchie esperienze da allenatore («Turchia, Bahrein, cinque anni in Albania...», ricorda lui. Il fisico peraltro è ancora granitico. E Massimiliano, 25 anni, villafranchese, lo stuzzica: «Non ci verrebbe ad allenare il Verona?». La risposta non tarda: «Se mi chiama il Verona vengo subito. Anzi, mi chiedo perché il club non ingaggi un ex giocatore. Perché non chiama uno di noi?».
Prova a metterlo in imbarazzo Davide, 40 anni, di Soave: «Meglio lo scudetto in gialloblù o l'Europeo dell'80 con la Nazionale?», «Tutti e due sono stati importanti», la considerazione, anche banale, di Briegel. «Anche se nell'80 partivamo tra i favoriti, nell'84 al massimo tra gli outsider: nessuno dava il Verona vincitore all'inizio del campionato».

LE PANCERE DI GARELLIK. Poi, gustosissimo, un aneddoto sui primi giorni in gialloblù: «Arrivo in ritiro, entro negli spogliatoi e vedo un tipo, piuttosto corpulento, seduto su una panca. Sarà il massaggiatore, penso. E invece era Garella! Pensate un po'... Che poi è riuscito a perdere 7, 8 chili in un mese, incredibile...». «Ci credo, si allenava con la pancera, i maglioni e i sacchetti di plastica attorno alla pancia...», aggiunge Marangon. «Sudava l'impossibile...».
«Quando ci siamo trovati tutti nello spogliatoio», insiste Briegel, «ho contato i compagni. Eravamo una quindicina. Ma già allora, in Germania, c'erano rose da 25 persone. "Dove saranno gli altri?", ho pensato». E giù una risata.
Il tedesco riaccende i riflettori su Garellik: «Resta uno dei più grandi portieri che abbia mai visto giocare», riconosce. «Parava tutto. E quando respingeva la palla la mandava lontanissima. Era impossibile per l'attaccante ribatterla in rete... Mi viene in mente la partita di Roma: avremmo meritato di perderla 10 a 0... Ma in porta c'era lui».

OSVALDO IL SERIO. Un sospiro e tocca a Osvaldo Bagnoli, l'uomo che al debutto, contro il Napoli, lo fissò e gli impartì l'ordine («Briegel, tu Maradona»): «Volete sapere qual è stata la prima volta che l'ho visto sorridere?», fa il tedesco. «A Bergamo. Negli spogliatoi, il giorno dello scudetto».
Poi telefona Beppe, 43 anni, di Dossobuono. Vuole sapere se Elkjaer avesse mai rinfacciato a Briegel, nell'84-'85, di aver fatto più gol di lui: «Ma credo che per tutti fosse più importante arrivare primi in classifica di serie A che in classifica marcatori», precisa il tedesco. «Riconosco comunque che spesso era lui a crearmi gli spazi giusti dove potermi infilare e fare gol».
L'amarcord tricolore rimbalza anche nella telefonata di un altro Giuseppe, 47 anni. Chiama da Buttapietra. Gli piacerebbe sapere se il successo dell'85 ha almeno in parte compensato la delusione per le due finali mondiali perdute nell'82 e nell'86: «No, non sono troppo deluso per le finali. Nel senso che non sono tanti quelli che possono dire di averne giocate due», ricorda Briegel. «Poi si sa, quando ci arrivi puoi vincerle o perderle. Riconosco invece all'Italia di avermi portato fortuna: dall'Europeo dell'80 allo scudetto col Verona alla Coppa Italia con la Samp nell'88 quello che ho vinto l'ho vinto sempre qui».
A chiudere il dialogo coi tifosi-lettori ci pensa Stefano, 35 anni, da Locara di San Bonifacio. Il quale, 10 anni all'epoca dell'exploit gialloblù, era costretto ad accontentarsi di 90° Minuto: «Seguo ancora l'Hellas», lo informa Briegel, «e so che è sempre una squadra importante, vicina al ritorno in B. Non so come giocano, so che il Pescara è forte. Magari vincere i play off non sarà facilissimo. Io però ci credo».

FONTE: LArena.it


15/05/2008 - 04:28
1980: secondo europeo italiano, seconda vittoria tedesca
di Flavio Suardi
Nel 1980 l'Italia ospita per la seconda volta nella sua storia una fase finale dei campionato Europei, ma a trionfare è la Germania Ovest, che bissa il successo del 1972 riscattando, di fatto, la sconfitta in finale contro la Cecoslovacchia nel 1976.

Poche sorprese nelle qualificazioni a cui partecipano 32 nazionali suddivise in sette gironi (3 da 5 squadre e 4 da 4 squadre). Praticamente tutte le Nazionali di un certo peso riuscirono a conquistare la qualificazione alla fase finale. L'Inghilterra riuscì a vincere sette partite su otto, Spagna e Germania Ovest superarono agevolmente i loro impegni. Solo i vicecampioni del mondo dell'Olanda soffrirono più del previsto, vincendo a fatica l'ultima partita contro la Germania Est. Passarono il turno anche Belgio e Cecoslovacchia, sconfiggendo rispettivamente Scozia e Francia. L'unica sorpresa fu l'eliminazione dell'Urss, che mancò la qualificazione a vantaggio della Grecia nel gruppo 6. Per gli ellenici si trattava della prima qualificazione alla fase finale di una competizione internazionale.

Italia già qualificata - Gli azzurri, già qualificati in quanto Paese organizzatore, furono inseriti nel gruppo 2 della fase finale, assieme a Belgio, Inghilterra e Spagna. Per la prima volta nella storia del campionato europeo, partecipano alla fase finale otto squadre, divise in due gruppi. I primi due turni del gruppo A vennero giocati a Roma e Napoli, mentre quelli del gruppo B a Milano e Torino. Le sedi vennero poi invertite tra i due gironi per l'ultimo match. Vi furono anche degli incidenti, causati dagli hooligans inglesi prima della partita tra Inghilterra e Belgio, più in generale l'Italia attraversava un periodo piuttosto particolare della sua storia calcistica. Lo scandalo del calcioscommesse era ancora fresco, con Bearzot che aveva dovuto fare a meno, tra gli altri, di Bruno Giordano e Paolo Rossi. Questo portò ad una manifestazione la cui cornice di pubblico fu modesta: nonostante il buon risultato ai mondiali del 1978 in Argentina, la gente era ancora troppo scossa dalla portata dello scandalo per avvicinarsi con fiducia al calcio.

La Germania Ovest si aggiudica il gruppo 1, davanti a Cecoslovacchia, Olanda e Grecia, mentre nel gruppo 2 è il Belgio a precedere l'Italia per maggior numero di gol segnati: subito dietro Inghilterra e Spagna. Il portiere Schumacher, il terzino destro Kalz, il libero Stielike, le mezze punte Schuster e Muller, oltre agli attaccanti Rummenigge e Allofs, sono le stelle di quella Germania Ovest che fa esordire nella gara contro l'Olanda un giovane che avrebbe tenuto banco ancora per una quindicina d'anni. Lothar Matthaus.

Ma a decidere la finale dell'Olimpico con il Belgio dell'estroso portiere Pfaff è il centravanti dell'Amburgo Horst Hrubesch, che realizza una doppietta con il gol vittoria ad un minuto dalla fine. Ancora Matthaus.

Per il calcio italiano, ancora sconvolto dalla vicenda scommesse, la delusione è cocente: gli azzurri di Bearzot non vanno oltre lo 0-0 in semifinale contro il Belgio e devono dunque accontentarsi della finale per il terzo e quarto posto a Napoli contro la Cecoslovacchia. Dopo l'1-1 nei tempi regolamentari e nei supplementari, si va ai calci di rigori, con una lotteria davvero estenuante. Il diciassettesimo penalty tocca a Fulvio Collovati, che però sbaglia.

Il personaggio: Horst Hrubesch (Hamm 17 aprile 1951)
Ha militato nel Rot-Weiss Essen, nell'Amburgo, club con cui vinse la Coppa dei Campioni nel 1983, nello Standard Liegi e nel Borussia Dortmund. Hrubesch era approdato in nazionale relativamente tardi, a 28 anni, ma due anni più tardi avrebbe segnato il rigore che sarebbe valso alla Germania Ovest la partecipazione alla finale della Coppa del Mondo del 1982. Per sua stessa ammissione, tuttavia, il trionfo europeo, rimane il punto più alto della sua carriera agonistica. Tra l'altro, Hrubesch venne convocato in nazionale a causa del grave infortunio occorso a Klaus Fischer, che si fratturò una gamba prima della rassegna. Hrubesch era proprio il suo sostituto naturale, in un modulo che prevedeva l'utilizzo di un centravanti-boa affiancato da due attaccanti di supporto del calibro di Klaus Allofs e Karl-Heinz Rummenigge. A centrocampo la Germania schierava Bernd Schuster e Hansi Müller, senza considerare la spinta di Manfred Kaltz ed Hans-Peter Briegel che ne facevano una squadra assai offensiva.

Con la Germania Ovest giocò relativamente poco, dal 1980 al 1982, andando a segno sei volte su ventuno partite. Fece parte della rosa del vittorioso campionato d'Europa 1980 e del campionato del mondo 1982 in cui la Nazionale tedesca perse in finale contro l'Italia. Ai mondiali di calcio segnò una rete al primo turno contro l'Austria e il rigore decisivo contro la Francia in semifinale dopo il 3-3 dei 120 minuti di gioco. Dopo essersi ritirato, allenò dal 1986 al 1988 il Rot-Weiss Essen e nella stagione 1994-1995 la Dinamo Dresda.

FONTE: IlSole24Ore.com


Friday, June 15, 2007
ANKARAGUCU - A NEW ERA UNDER HANS PETER BRIEGEL
Greetings Kankas and Kankies.
Hans Peter Briegel has signed up to be the new ANKARAGUCU coach, with long serving Club Captain, Hakan Kutlu, as his assistant.
There can be no doubting his credentials and Cemal Aydin should receive praise for making this appointment.
Hans Peter Briegel is a household name in Germany and is well know around the world by footie fanatiks. The now 51 year old started his playing career at home town club Kaiserslautern and was also a regular member of the German national team during his career. He also playing in Serie A for Verona and Sampdoria.
He began his managerial career with German 2nd Division clubs before returning to Kaiserslautern as Sporting Director. He then moved on to coaching the national teams of Albania and Bahrain.
Those of you with long memories will remember that he was assistant coach at Besiktas and coach at Trabzon for short periods.
So, The Round Ball in Ankara welcomes Mr Briegel to Ankara and we hope that his stay at ANKARAGUCU will be long and successful !
We also hope that Mr Briegel will be able to attend the Kankas Bar-B-Q tomorrow.
All the best from Eski Kanka Jim Posted by Eski Kanka Jim at 11:01 AM

FONTE: AnkaraFootball.BlogSpot.it


20/01/2007 - 01:20
Bahrein: finita l'avventura di Briegel
E' finita l'avventura di Hans Peter Briegel come commissario tecnico del Bahrein. L'ex terzino del Verona e della nazionale tedesca e' stato esonerato dopo la sconfitta subita per 2-1 contro l'Arabia Saudita nella Coppa del Golfo in corso ad Abu Dhabi. Al suo posto Marjane Eid.

10/01/2007 - 05:00
Mondiale '82: Briegel smentisce la combine
Il tedesco Hans Peter Briegel, ex centrocampista che in Italia ha giocato con Verona eSampdoria, ha smentito quanto a lui attribuito da un quotidiano mediorientale. Secondo il giornale, Briegel avrebbe ammesso la combine tra Germania ed Austria al Mondiale di Spagna 1982 e a quasi 25 anni di distanza si sarebbe scusato.Il risultato di 1-0 per la Germania in quella gara, passata alla storia come «la vergogna di Gijon», qualificò entrambe le contendenti a spese dell'Algeria, che fu eliminata. In una precisazione al quotidiano «Der Tagesspiegel» Briegel — oggi allenatore della nazionale del Bahrein — ha precisato di aver solo detto che sull'1-0, tra le due squadre ormai soddisfatte, ci fu un patto tacito di non aggressione.
Fonte: Gazzetta dello Sport

FONTE: IlSole24Ore.com


Hans Peter Briegel avoue enfin!
Dans un entretien accordé au journal Emirati Al-ittihad, Hans-Peter Briegel, le défenseur de la Mannschaft des années 1980, avoue que l’Algérie aurait dut se qualifier lors de la coupe du monde1982.
Il déclare publiquement que les joueurs allemands ont sciement levé le pied pour permettre à l’Autriche de se qualifier.
« Je présente mes excuses à l’Algérie suite au scandale de Gijon. Je reconnais qu’on pouvait gagner par un score de plus d’un but d’écart, mais il nous a été demandé de ne pas le faire pour que l’Allemagne et l’Autriche se qualifient aux dépens de l’Algérie. C’est vraiment le match de la honte et je regrette d’y avoir pris part »
« Oui, je suis désolé. Et je n’ai rien d’autre à dire que de présenter mes excuses à l’Algérie, parce qu’elle méritait de se qualifier au second tour après avoir présenté des prestations de qualité durant le Mondial. »

L’ex-joueur allemand tempére en niant qu’il y ait eu arrangement direct entre joueurs » Il n’y avait pas d’accord et nous n’avons pas parlé avec les joueurs autrichiens pour marquer un seul but. Comme je l’ai dit, nous sommes entrés sur le terrain pour gagner par un seul but, et quand nous avons marqué concrétisant notre objectif, nous avons stoppé notre effort sans le vouloir. Effectivement, ce qui s’est passé est désolant »

FONTE: ParlonsFoot.com


BRIEGEL, Hans Peter
Enciclopedia dello Sport (2002)

di Fabio Monti
BRIEGEL, Hans Peter

Germania. Rodenbach, 11 ottobre 1955 • Ruolo: terzino, mediano • Esordio in serie A: 16 settembre 1984 (Verona-Napoli, 3-1) • Squadre di appartenenza: 1975-84: Kaiserslautern; 1984-86: Verona; 1986-88: Sampdoria; 1989-90: Glarus • In nazionale: 72 presenze, 4 gol (esordio: 17 ottobre 1979, Germania Ovest-Galles, 5-1 • Vittorie: 1 Campionato italiano (1984-85), 1 Coppa Italia (1987-88), 1 Campionato d'Europa (1980)

Giocatore dal fisico poderoso, da giovane, eccelle nel decathlon (corre i 100 m in 10″8, salta in lungo 7,60 m), ma alla fine sceglie il calcio. A 20 anni esordisce in Bundesliga con il Kaiserslautern. Nel 1980, è uno dei trascinatori della Germania Ovest nel vittorioso Campionato d'Europa in Italia. Nel 1984 arriva a Verona, fortemente voluto dal tecnico Bagnoli e dal direttore sportivo Mascetti. Vince lo scudetto al primo anno, diventando un punto fermo della squadra per la sua forza fisica, ma anche per la sua tecnica. Preferibilmente esterno, quando serve gioca anche da difensore centrale. Nel 1987 lo acquista la Sampdoria e qui conclude la sua carriera in Italia vincendo la Coppa Italia nel 1988.

FONTE: Treccani.it

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