GLI SPECIALI BONDOLA/=\SMARSA Miti dell'HELLAS: Davide PELLEGRINI 5 stagioni da giocatore, una A conquistata poi da tecnico una salvezza incredibile!

Davide Pellegrini

 

Data di nascita:10/01/1966
Luogo di nascita:Varese (VA)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Attaccante/Ala
Altezza:175 Cm.
Peso:67 Kg.
Posizione:
 
 

Carriera da allenatore:

 SquadraStagionePartite 
Hellas Verona2007-2008- 
Beretti Hellas Verona2007- 
Giovanili Hellas Verona2000-2006- 

Carriera da giocatore:

 SquadraStagionePartiteGoal 
Fasano1999-200071 
Carpi1998-199971 
Catania1997-1998111 
Venezia1994-19977910 
Hellas Verona1989-199414324 
Fiorentina1987-1989253 
Pisa1986-1987232 
Fiorentina1985-1986182 
Giovanili e prima squadra Varese1982-1985406 

Il gol di PELLEGRINI e le espulsioni di SACCHI, RJKAARD, VAN BASTEN e COSTACURTA

Sicuramente un uomo a cui l'HELLAS deve molto, con una carriera gialloblù per certi versi simile a quella di un altro giocatore/allenatore famoso non trattato benissimo dalla società, quel Sergio MADDE' che ci salvò da una C praticamente sicura nel 2003-2004 (ricordo una partita su tutte lo 0 a 6 di AVELLINO) dopo essere stato allontanato già una volta in malo modo da PASTORELLO (sostituì infatti CAGNI nel Febbraio del '98 portando il VERONA dal 14° al 6° posto in B).

Anche Davide era stato prima chiamato a sostituire COLOMBA poi, in un delirio di una stagione spero irripetibile, a togliere le castagne dal fuoco al Conte dopo soli 3 mesi ed il fallimento della gestione GALLI-SARRI... Insomma, una specie di eroe nella 'giusta sponda' dell'Adige, uno che, parola di PREVIDI, 'potrebbe allenare anche in Serie B' ma che all'inizio dell'attuale stagione non fu ritenuto l'uomo giusto nel posto giusto e Davide purtroppo rifiutò il ritorno alla Beretti come ricorderete mantenendo inalterata però la stima di tutto l'ambiente e sopratutto dei tifosi nei suoi confronti... [Commenta in coda a questo post o sul Forum BONDOLA/=\SMARSA, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: BondolaSmarsa.BlogSpot.com]

Di lui giocatore si ricordano tutti per quel gol su pallonetto che beffò PAZZAGLI e fece perdere al MILAN il secondo scudetto che i rossoneri tristemente legano alla famosa (o famigerata a seconda della parte da cui si legge la storia) 'fatal Verona': Davide che si invola verso la porta milanista vanamente inseguito da COSTACURTA e TASSOTTI mentre i butei del BINTI lo sospingono con tutto il fiato che hanno in corpo, PAZZAGLI si aspetta il classico tocco rasoterra... E poi PELLEGRINI mica è un fuoriclasse figurati se... E invece ecco di colpo la sorpresa che non ti aspetti: colpo sotto e palla che, scavalcato l'erstremo difensore, va a planare dolcemente aldilà della riga di porta e poi a toccare la rete avversaria... Il MILAN che regala uno scudetto al NAPOLI ed i butèi che esplodono in una gioia immensa...

PELLEGRINI, 175 centimetri per 67 kili, arrivò all'HELLAS nella stagione '89/'90 e, da giocatore, vi rimase per 5 stagioni giocando, fra gli altri, con PRYTZ, PUSCEDDU, Ezio ROSSI e FANNA. Proveniva dalle giovanili del VARESE ed era passato per FIORENTINA e PISA giocando con VIERI, INZAGHI, DIAZ e BORGONOVO. Professione calciatore ruolo seconda punta e del resto le qualità fisiche non eccelse non gli potevano permettere di fare il centravanti di sfondamento... Allora perchè non puntare su tecnica e velocità? Cosa che PELLEGRINI ha fatto e che continuava a predicare anche nelle giovanili del VERONA: 'Il calcio dovrebbe tornare ad essere più tecnica che potenza e fisicità...' Come allenatore si è sempre ispirato alla schiettezza di FASCETTI ('Nessuno come lui ti diceva in faccia le cose, anche quelle meno allegre'), all'intelligenza di BAGNOLI che nessuna batteva nella lettura delle partite in corso ed infine alla sapienza tattica di ERIKSSON 'bravissimo nello spiegare il 4-4-2 e la zona'.

Proprio FASCETTI lo fece esordire 16enne nel VARESE e fu per lui che, nonostante la retrocessione con BAGNOLI e le richieste da parte di società del calibro di INTER, ROMA e SAMPDORIA, decise di rimanere a VERONA e di riconquistare la A nonostante il fallimento della società 'Una grande impresa' - ricorda Davide - 'ed un grande gruppo... Rimpianti? Non lo so, VERONA mi ha dato tanto e io qualcosa ho restituito se la gente mi ferma e mi parla di quel gol al MILAN'. L'HELLAS torna in A ma le cose non vanno come tutti sperano, c'è l'esonero di FASCETTI e poi il trasferimento di PELLEGRINI al VENEZIA in Serie B e poi CATANIA, CARPI... A 33/34 anni insomma si ritrova fuori dal 'giro che conta', lo vorrebbero a Olbia, lo pagherebbero bene, ma Davide da persona onesta si guarda dentro e decide che ne ha abbastanza ringrazia i sardi ma si ritira dal calcio giocato e sceglie VERONA come posto dove ripartire da allenatore occupandosi inizialmente delle giovanili gialloblù. Col suo solito basso profilo, senza gridare mai, sappiamo dove è arrivato e come tutti i butei lo debbano ringraziare per una salvezza dalla C2 che ha quasi del miracoloso, il resto... È storia recente...
BIBLIOGRAFIA: Figurine Gialloblù 5 di Raffaele TOMELLERI


14.05.2016
E Pellegrini vince la targa della nostalgia
Pellegrini riceve il premio

Premiato anche Davide Pellegrini. All'attuale allenatore degli Under 17 Lega Pro è stato consegnato il riconoscimento per la sezione «Indimenticabili Gialloblù», dedicato ai campioni rimasti nella storia del Verona. «Sono molto onorato» ha detto l’ex attaccante del Verona anni novanta, « di aver ricevuto questo riconoscimento. Ringrazio sia la famiglia Begali, che l’Hellas».Pellegrini sempre schivo, ama far parlare i fatti. Probabilmente in pochi ricordano che fu il mister della salvezza in Lega Pro e soprattutto il primo tecnico a consegnare a Setti un trofeo. Con i suoi allievi vinse infatti il «Torneo Città di Arco».
Piergiorgio Begali, meglio conosciuto con il soprannome di «Pidi» per colpa di un carosello pubblicitario legato ai materassi quand’era piccolo, ha voluto ricordare la figura di papà Sante. Come molti ex del «Vecchio Bentegodi» lo potevi trovare in città in bicicletta: « È vero» racconta il figlio, « papà amava andare in bicicletta ed amava il Verona. (...)

FONTE: LArena.it


DAVIDE PELLEGRINI A FI.IT: “AGROPPI, ERIKSSON E… QUANTO MI MANCA BORGONOVO! MONTELLA…”
Pubblicato il: 20 Nov 2014 22:00 Autore: Michela Lanza - Redazione Fiorentina.it
Davide Pellegrini in viola ha militato per tre anni (nel 1985-86 e poi nel biennio di Eriksson 1987-1989). E in questi tre anni (intervallati da una stagione passata in prestito al Pisa) ha collezionato 72 presenze in serie A, giocando al fianco di alcuni dei giocatori più rappresentativi della storia viola degli anni Ottanta e non solo... Da Baggio e Borgonovo, da Gentile a Oriali, da Passarella a Pasquale Iachini, da Dunga a Berti, fino a Diaz – solo per fare alcuni esempi –. Nella stagione 1985-86 ha fatto parte di quella rosa, guidata da Aldo Agroppi, che stupì il calcio italiano piazzandosi al quarto posto (a pari punti del Torino). Nel biennio successivo (1987-1989), invece, ha conosciuto l’eleganza nordica dei metodi di Sven Goran Eriksson (e soprattutto ‘la zona’). Conclusa l’esperienza (positiva) in viola, passò proprio al Verona, dove ha militato per ben 5 stagioni. Queste sono state le esperienze che l’ex viola si porta nel cuore, oggi che di mestiere fa l’allenatore degli Allievi Regionali proprio dell’Hellas Verona. Fiorentina.it, dunque, lo ha raggiunto per chiedergli in esclusiva i suoi ricordi del passato ma anche ciò che si aspetta dal match di domenica. Ed è stato un tourbillon di emozioni incontrollate…

Davide, parto col chiederti dell’attualità, del presente… cosa ti aspetti dalla partita che si giocherà al Bentegodi domenica? Soprattutto in virtù del fatto che, da una parte c’è una squadra serena, dall’altra una compagine che ha bisogno di punti e di riprendersi la scena.
“La Fiorentina era partita con altre ambizioni, ma sappiamo benissimo che, anche quest’anno, ha avuto a che fare con infortuni molto gravi che hanno certamente condizionato il suo cammino. Lo stop dei suoi attaccanti ha impedito alla squadra di Montella di fare il salto di qualità che avrebbe dovuto fare. Semmai c’è da dire che quest’anno, rispetto al campionato scorso, i viola stanno facendo un po’ più fatica nel concretizzare la mole di gioco creata. Dall’altra parte c’è un Verona che in questo momento ha una classifica tranquilla, ma che è consapevole di quanto possano arrivare in fretta sgambetti che potrebbero frenare il suo percorso. La squadra gialloblu è in crescita, ha alle spalle una struttura societaria importante, ha un allenatore (Mandorlini) che ha fatto ottime cose portando il gruppo dalla C alla A, ed ha voglia di vincere. Spero con tutto il cuore che la Fiorentina possa tornare a fare i risultati che merita, ma non da questa domenica ovviamente… Perché domenica non posso che sperare di veder vincere l’Hellas. Del resto, faccio parte di questo ambiente da oltre vent’anni…”.

Babacar-Gomez: come la vedi come coppia di attaccanti?
“Forse al fianco di Gomez ci sta meglio un giocatore come Pepito, ma Babacar è un giovane che – come si dice in questi casi – se non si monta la testa, può diventare importante, perché ha grosse potenzialità. Tra l’altro viene da una stagione, quella giocata a Modena, in cui ha fatto molto bene e credo che abbia delle caratteristiche che possono diventare importanti anche giocando al fianco di Gomez”.

Faccio un passo indietro, al passato, ai tuoi ricordi con la maglia della Fiorentina. Parto con il primo anno, quello di Agroppi. Una squadra che fece un campionato straordinario. Qual è il momento di quell’annata che ricordi con più piacere? O la partita?
“Ricordo che arrivai a Firenze nel mese di settembre, all’inizio del mercato invernale (perché all’epoca era tutto diverso da oggi, anche le finestre di mercato). Arrivai di mercoledì e la domenica andammo a giocare a Torino contro il Toro. Ovviamente io andai in panchina. Ma la partita si mise male: stavamo perdendo per 2-0 quando il mister (Agroppi) decise di gettarmi nella mischia a dieci minuti dalla fine. All’86’ ci venne fischiata una punizione, che s’incaricò di battere il solito Passarella. Botta fortissima che il portiere del Toro, Martina, parò ma non trattenne… e io sulla sua respinta ribadii in rete per il gol che riaprì la partita. Il risultato non cambiò, perdemmo 2-1. Ma prova ad immaginare la mia gioia: fino a pochi giorni prima militavo nel Varese, arrivai a Firenze, debuttai subito in serie A a 19 anni e, all’esordio, feci pure gol. Toccai il cielo con un dito. In generale, però, quella non fu una stagione facile per me, perché facevo il militare (obbligatorio) e mi era difficile allenarmi con continuità. Era tutto un andare e tornare e, anche se con la Nazionale militare ci allenavamo, non era come farlo con la squadra di club… Quindi non fu facile, anche se alla fine scesi in campo diciotto volte e segnai un altro gol, nel derby contro il Pisa. Poi, però, mi mandarono a giocare in prestito (proprio a Pisa). Perché nella stagione 1986-87 arrivò Bersellini e voleva un attaccante più prestante dal punto di vista fisico”.

Agroppi in tre parole…
“Era uno che ci teneva a fare le cose nel modo giusto. A noi giovani, poi, ci rompeva le scatole in maniera particolare per quel che concerneva la nostra vita extra-calcistica. Voleva facessimo una vita giusta, sana, senza stravizi. Stava molto attento a queste cose. Io ho avuto un buon rapporto con lui, mi ci sono trovato molto bene. Certo, era ed è una persona particolare, di quelle che se hanno da dirti quello che pensano, lo fanno in maniera diretta. E non ci dimentichiamo che l’anno di Agroppi fu un anno fantastico in cui arrivammo quarti (e quindi in Coppa Uefa). Era una bella squadra, quella Fiorentina, formata da giocatori esperti e importanti misti ad altri più giovani. Un facsimile della Sampdoria di allora, quella – tra gli altri – di Pellegrini (mio fratello) Mancini e Vialli…”.

Poi, dopo l’anno in prestito al Pisa, il biennio di Eriksson, un ottavo e un settimo posto, e una Fiorentina che ha visto all’opera da Diaz a Baggio-Borgonovo… Mi racconti un paio di aneddoti di quel biennio?
“Il primo anno ci classificammo all’8° posto. Ricordo che giocavamo bene, avevamo idee di lavoro e tattica diverse. Eriksson fu per noi un grande maestro. Ci insegnò a giocare a zona. Certo, impegnammo un po’ di tempo per assimilare la sua filosofia di gioco, ma col tempo arrivarono i frutti di tanto lavoro. E si materializzarono in particolar modo l’anno successivo, quando arrivammo a giocarci (e vincere) lo spareggio contro la Roma per andare in Coppa Uefa. Fu un grosso risultato. Del biennio con Eriksson, poi, ricordo con particolare piacere e orgoglio la vittoria per 4-3 che ottenemmo il 12 febbraio del 1989 contro l’Inter. Fu una gran bella soddisfazione. Insomma, inutile girarci intorno: di Firenze ho ottimi ricordi. Mi trovai bene sia con i compagni che con la tifoseria. E non nascondo che ebbi un po’ di rammarico quando decisero di vendermi. Anche se poi approdai in una piazza alla quale sono rimasto molto legato che, guarda caso, è proprio Verona. Comunque, non mi dispiacerebbe, un giorno, tornare a lavorare a Firenze”.

Che dire di Baggio e Borgonovo?
“Erano un mix perfetto. L’uno completava le caratteristiche tecnico-tattiche dell’altro. E poi si capivano al volo. Era uno spasso vederli giocare insieme. E poi c’è da non sottovalutare quello che erano fuori dal campo… Prendo per esempio Baggio: tutti sapevano quanto fosse bravo in campo, ma anche nello spogliatoio era un numero uno. Non è assolutamente vero quello che è sempre stato detto sul suo conto, non era uno spacca-spogliatoio. Anzi, il contrario: rideva, scherzava, raccontava barzellette. Lui e Borgonovo erano campioni in campo e anche fuori, perché erano due ragazzi umili, coi quali tutti andavamo d’accordo. E per concludere il discorso su Stefano… gli voglio un bene dell’anima anche adesso che lui non c’è più. Mi manca davvero molto…”.

Eriksson in tre parole…
“Uno che non parlava tantissimo. Aveva una sua filosofia di gioco e voleva che la attuassimo. In quegli anni non erano in tanti a giocare a zona. Dunque, lui è stato per noi un ottimo professore, perché è riuscito a farci capire determinati concetti, come per esempio che si poteva correre di più facendo meno fatica. E poi era una persona che non urlava tanto ma che, avendo una grande responsabilità, otteneva sempre il massimo dai suoi giocatori. Lo considero ancora oggi uno dei più bravi allenatori che ho avuto nella mia carriera”.

A proposito di allenatori… la Fiorentina ha Montella, uno che ha cercato di imparare molto dal tecnico svedese. In cosa c’è riuscito? Cosa vedi di Eriksson in Montella?
“La pacatezza. Montella in panchina ha l’atteggiamento che aveva Eriksson. Non si agita, ma con una semplice occhiata fa capire ai giocatori quello che devono fare. Proprio come faceva il tecnico svedese che addirittura, talvolta, seguiva le partite seduto in panchina. Poi, non aveva voce… semmai faceva urlare Santarini, il suo secondo… A parte gli scherzi, davvero, in Montella rivedo molto l’atteggiamento di Eriksson”.

FONTE: Fiorentina.it


RASSEGNA STAMPA
Hellas, Pellegrini al Corriere Veneto: "Quel gol al Milan fu una follia"
17.10.2014 08.43 di Antonio Vitiello Twitter: @AntoVitiello
"Ho fatto una pazzia, e ci riprovassi un altro milione di volte chissà come andrebbe a finire". Ultimo minuto, 22 aprile 1990. Una storia lunga quanto la traiettoria di un pallonetto. Davide Pellegrini un sinistro di velluto, segnò l'altra fatal Verona. Dopo il 20 maggio 1973, un altro gialloblù che toglie lo scudetto al Diavolo: "Mentre correvo in avanti, mi chiesi come avrei potuto battere Pazzagli, che del Milan era il portiere. Così mi venne naturale tentare il pallonetto. Ed era una follia, già", racconta al Corriere Veneto. "Il Milan arrivò a Verona dopo il ritorno della semifinale di Coppa dei Campioni con il Bayern, a Monaco. Una partita tiratissima, loro avevano speso molto. Noi eravamo riposati, e ci giocavamo le ultime speranze di restare in Serie A".

FONTE: LArena.it


22.03.2013
Pellegrini sopra... l'Arco di trionfo «Questa è la vittoria della società»
GRANDE SUCCESSO. L'Hellas ha festeggiato a dovere l'impresa riuscita agli Allievi in uno dei tornei più prestigiosi
«Ho detto "bravi" ai ragazzi, ma ora torniamo con i piedi a terra...»

L'applauso è durato a lungo. Meritato, perché quando vinci il Beppe Viola entri in una cerchia destinata a pochi. Il Viareggio degli Allievi non ammette copie false, vuole il meglio. Ad Arco di Trento solo grandi firme, anche se il Verona di Davide Pellegrini non se la passa benissimo in campionato, quart'ultimo a 39 punti dai marziani dell'Inter battuti però nella marcia di avvicinamento al 2-0 firmato dalla doppietta di Ronconi in finale contro la Lazio di Simone Inzaghi. Impresa straordinaria. Un'ovazione per il giovane Hellas mercoledì alla Gran Guardia, con l'abbraccio dei grandi del Verona di ieri e di oggi. D'altronde gli ultimi vincitori del Beppe Viola sono stati l'Inter, la Roma, l'Atalanta, la Juventus e il Milan. Dieci anni fa vinse il Chievo, mentre dell'Hellas sono state anche le prime due edizioni (1972 e 1973) oltre a quella del 1977. «Ho sempre definito il settore giovanile come un grande mosaico, il successo al Beppe Viola diventerà il bordo dentro il quale dovremo sistemare ancora tanti tasselli», ha sottolineato sul palco mercoledì sera Roberto Gemmi, responsabile del vivaio del Verona. Una sfilza di sms sono arrivati a fine gara a Davide Pellegrini, un pezzo di storia dell'Hellas capace di vivere varie epoche sempre da protagonista.

Da giocatore con la maglietta perennemente fuori dai pantaloncini e da allenatore equilibrato anche nelle situazioni più critiche. Complimenti doverosi, dal presidente Maurizio Setti al diesse Sean Sogliano. «Questa vittoria è importante, giusto condividerla con i miei ragazzi perché loro sono il futuro», le parole di Davide mercoledì ad ora di pranzo a TeleArena nel corso di Che Aria Tira, col trofeo ben in vista al suo fianco. «Il percorso che ci aspetta è tortuoso, lungo e pieno di insidie, ma cominciare questa strada con un successo è sicuramente molto positivo. Sono sicuro che gli obiettivi si raggiungono solo lavorando sul campo e confrontandosi con persone che di calcio ne capiscono, altrimenti diventa tutto molto difficile. La nostra vittoria dà valore all'impegno che la società ha profuso per migliorare il livello del settore giovanile. Siamo davvero contenti per il risultato raggiunto e anche del fatto che la nostra vittoria sia arrivata assieme a quella importantissima di Lanciano della prima squadra».

Ci voleva. «Piedi per terra» era però il concetto d'obbligo già martedì sera sul pullman nel viaggio di ritorno verso Verona. Una rondine non fa primavera. Ed il vivaio cresce lentamente, con gli anni, col lavoro silenzioso, con tanta pazienza e una continuità da cui non puoi prescindere. «Dimentichiamoci in fretta la vittoria al Beppe Viola - ha concluso Pellegrini -, da adesso in avanti lavoriamo duro. Questa è l'unica ricetta che conosco». Perché adesso si torna sulla terra. E l'obiettivo è battere il Cesena in campionato, dimenticandosi che dal torneo di Arco sono passati i vari Totti, Nesta, Schweisteiger, De Rossi, Lahm, Fernando Hierro nel Real Madrid allenato da Rafa Benitez, Amelia, Maggio, Abate, Balzaretti, Aquilani, Montolivo, Pazzini, Giuseppe Rossi, Quagliarella e Di Vaio.
A.D.P.

FONTE: LArena.it


- NOSTALGIA CANAGLIA
Davide Pellegrini, dopo l'avventura alla guida dell'Hellas Verona, è ancora in attesa dell'occasione per tornare all'amato campo
Il calcio gli manca. Gli manca il campo, lo spogliatoio, il gruppo. Gli manca tanto. Lo vedi dalla sua espressione e lo percepisci da come ne parla. Dopo aver salvato in modo incredibile ed insperato l'Hellas dalla C2, lo scorso campionato, forse si aspettava una riconferma, un'altra chances. Il calcio però, quello dei grandi, non lascia spazio alla riconoscenza e ai sentimenti. Ecco che allora ti devi giocoforza mettere da parte e aspettare. In silenzio. E, brutto da dire, sperare in qualche panchina che salta, in qualche collega sfortunato, in qualche presidente "mangia allenatori". Davide Pellegrini è lì, alla finestra, che aspetta la sua nuova occasione. Lontano da Verona, ormai. Remondina sta facendo il suo e l'Hellas si sta ben comportando. Ad essere sinceri se questo sta succedendo è anche per merito di mister Pellegrini.

Davide, quanto ti costa non allenare?
Tantissimo. Questo momento di riposo forzato mi pesa; dopo le forti emozioni - e tensioni - della scorsa stagione questo periodo non è il massimo. Ma è questione di tempo, sono convinto che prima o poi qualcuno si farà avanti ...
Le capacità per far bene le hai dimostrate lo scorso campionato ...
Penso proprio di si. Lo scorso anno è stato un campionato difficilissimo, sia perché frutto di una retrocessione bruttissima, sia per la difficoltà di adattamento che la squadra ha patito e infine per la situazione instabile all'interno della società. Ecco perché la salvezza dell'Hellas, anche se all'ultimo secondo dell'ultima partita, è da considerarsi un gran risultato.
Come sei riuscito a condurre alla salvezza una squadra che sembrava ormai spacciata?
Di sicuro ho portato la mia esperienza tattica e tecnica, ma ho lavorato molto sulla disciplina e sulle motivazioni; chi scendeva in campo doveva essere al top e dare sempre il massimo. Queste sono regole dalle quali non transigo. E ti dirò che ho avuto più facilità a far rispettare queste regole ai più "anziani" rispetto ai giovani Allenare i giovani è più complesso.
Però con i giovani hai avuto grandi soddisfazioni...
Senza dubbio. Le esperienze con le giovanili mi hanno permesso di raggiungere ottimi risultati, di formare nuove leve e di fare esperienza. Essere allenatore nel settore giovanile è molto gratificante ma è anche un ruolo di enorme responsabilità; il rnister in questi casi è educatore, psicologo, confidente. La crescita calcistica va di pari passo con la crescita umana e quindi bisogna trasmettere ai giovani calciatori messaggi e valori positivi, legati al sacrificio e alla passione per questo sport.
Non è sicuramente facile ...
Purtroppo oggi il calcio è visto sempre più come businnes, ormai anche a livello giovanile. il calcio non viene più visto come momento di gioco e allegria - soprattutto nei più piccoli - e le testimonianze che arrivano dai campi di calcio dilettantistici ne sono la dimostrazione: genitori sempre più ultras, allenatori che puntano sempre di più al risultato, società che fanno passi affrettai ... Si sta perdendo il senso del valore del gioco del calcio, dare questi segnali a livello settore giovanile non è positivo.


Forse troppi si improvvisano allenatori?
Ma no, dire questo mi sembra esagerato. Di sicuro molti allenano essenzialmente per passione e magari si rifanno a metodi un po' superati e magari alcune volte improvvisando. Non ne faccio loro una colpa, sia chiaro. Il fatto è che non si può pensare di formare al meglio un giovane calciatore con l'improvvisazione. Per farlo in modo professionale e utile serve aggiornamento, costante e continuo. Sorrido quando sento parlare di ilsegnamenti tattici a bambini di 9-10 anni. Secondo il mio punto di vista fino ai 13-14 si deve puntare esclusivamente sulla formazione tecnica; palleggio, controllo palla, tecnica individuale. Una volta che un giocatore è tecnicamente formato, inserirlo in uno schema tattico è la cosa più semplice.
Cosa serve allora per essere bravi allenatori di squadre giovanili?
Una ricetta infallilile a mio avviso non c'è, ma di sicuro ci sono alcuni fattori da valutare. In primo luogo la professionalità e la preparazione degli allenatori; l'aggiornamento è importante sempre, lo è di più quando si deve insegnare ai più piccoli l'approccio al calcio e la tecnica di base. Non basta aver giocato a pallone o aver allenato per tanti anni. I tempi cambiano e anche il calcio, anche se alcune regole fondamentali rimangono sempre.
Per esempio?
Il gioco del calcio, come tutti gli sport di squadra, esalta le qualità del gruppo grazie alle potenzialità dei singoli Le regole quindi devono essere rispettate per la salvaguardia della squadra; chi non le segue non deve accomodarsi ai margini. Come dicevo prima è più difficile gestire un gruppo giovane perché devi far capire che, se si vuole arrivare in alto, bisogna sacrificarsi, rinunciando a tutte le abitudini tipiche degli adolescenti. I professionisti questa fase l'hanno già superata e quindi, quando un allenatore spiega e detta le sue regole, si adeguano. Ne va della loro della loro professionalità e del loro futuro.
Davide Pellegrini giocatore ha dovuto fare molti sacrifici per arrivare dove è arrivato?
No, sinceramente non è stato un sacrificio mettere da parte le abitudini giovanili per dedicarmi al calcio, anzi. Essendo cresciuto con due fratelli anche loro con la passione per il calcio (Luca e Stefano n.d.r) è stato praticamente automatico.
L'essere stato "anticipato" da Luca, il fratello maggiore, ti ha aiutato ad arrivare ad alti livelli?
Assolutamente no. Forse mi ha agevolato nel farmi conoscere nell'ambiente ma poi mi sono affermato esclusivamente grazie alle mie capacità e alla mia determinazione. Se non sei bravo tecnicamente e non sei una persona seria non arrivi ai massimi livelli. O meglio puoi arrivar ci ma difficilmente ci resti.
E come mister ti sei ispirato a qualche tuo ex allenatore?
Ho giocato quasi ventenni da professionista e ho incontrato molti allenatori tra cui Bagnoli, Fascetti, Eriksson giusto per citarne alcuni; tutti preparati e ognuno con un proprio modo di lavorare. Ho cercato di attingere qualcosa un po' da tutti ma di base ho un mio metodo di lavoro e le mie idee. Giuste o sbagliate ma sono mie. E nessuno potrà farmele cambiare. lo sono molto critico in quello che faccio e accetto critiche e consigli ma alla fine, nel bene o nel male, decido io.
Ultima domanda: se per assurdo non arrivassero più richieste da club professionistici, Davide Pellegrini sarebbe disposto a ritornare ad allenare nel dilettantismo?
Guarda, non so risponderti. O meglio non mi pongo il problema perché sono convinto che prima o poi una chiamata arriverà. Penso di aver dimostrato di saper lavorare bene, anche l'opinione pubblica me lo riconosce. lo aspetto, non ho fretta, anche se, sinceramente, il campo mi manca parecchio. Prima o poi qualcuno avrà bisogno di Davide Pellegrini. E allora Davide Pellegrini risponderà presente.
Articolo scannerizzato da CALCIO.COM Magazine del 23 Gennaio 2009

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