GLI SPECIALI BONDOLA/=\SMARSA Meteore dell'HELLAS: Elvis BRAJKOVIC impressionò positivamente con il MILAN ma poi l'oblio ed il VERONA in B...

Elvis Brajkovic

 

Data di nascita:23/06/1969
Luogo di nascita:Rijeka (HR)
Nazionalità:Croata
Ruolo:Difensore centrale
Altezza:182 cm
Peso:87 kg
Posizione:

Carriera da giocatore:

 SquadraStagionePartiteGoal 
Primorac Biograd2005-2006-- 
Sibenik2004-2005-- 
Velebit Benkovac2003-2004-- 
Pomorac2002-2003-- 
NK Rijeka2001-20022- 
Hapoel Petah Tikva2000-2001-- 
Atlante Cancun2000-- 
Santos Laguna1999-2000-- 
Hajduk Spalato1997-1999402 
Hellas Verona1996-199710- 
NK Rijeka1996-199710- 
Monaco 18601995-199618- 
NK Rijeka1994-199514- 
Monaco 18601994-19959- 
NK Rijeka1991-1994722 
NK RijekaFino al 1991-- 

Il croato fu portato a VERONA da FOSCHI all'epoca dei MAZZI. Prelevato dal NK RIJEKA, con la formula del prestito con diritto di riscatto, dopo una non brillante stagione al MONACO 1860 fu uno dei colpi meno riusciti del diesse romagnolo. In panca c'era CAGNI e a Gennaio l'HELLAS era già quasi retrocesso. Quella squadra, che pur vedeva nei suoi ranghi ORLANDINI, ZANINI e MANIERO davanti con VANOLI sulla fascia ed il 'mastino' FICCADENTI in mediana evidentemente non rendeva al meglio e ne BRAIKOVIC ne nessun altro avrebbero potuto evitare agli scaligeri la retrocessione ma certo... Elvis fu inutile e, dopo un inizio anche promettente contro i rossoneri di Milano, fu presto accantonato e si dovette accontentare di qualche apparizione ogni tanto fino alla fine del campionato quando poi non fu riscattato e se ne andò all'HAJDUK SPALATO... [Commenta in coda a questo post o sul Forum BONDOLA/=\SMARSA, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: BondolaSmarsa.BlogSpot.com]


Ecco Brajkovic, il Verona spera nella svolta
È difensore, arriva dal Monaco 1860 e chiede tempo: "non gioco dal 18 dicembre" ma la societa' si aspetta risultati: come e' successo con Stanic a Parma
E' stato presentato ieri il nuovo straniero della squadra di Cagni Ecco Brajkovic, il Verona spera nella svolta E' difensore, arriva dal Monaco 1860 e chiede tempo: "Non gioco dal 18 dicembre". Ma la societa' si aspetta risultati: come e' successo con Stanic a Parma VERONA - "Non pensate che sia arrivato un giocatore capace di fare la differenza, perche' in giro di questi giocatori oggi ce ne sono pochi". Il presidente del Verona, Alberto Mazzi, ha presentato cosi', con molta concretezza, ieri pomeriggio il nuovo straniero del Verona Elvis Brajkovic, 27 anni, difensore centrale, nazionale croato, nato a Fiume.

Brajkovic arriva dal club bavarese del Monaco 1860, ed e' da li' che il Verona lo ha prelevato in prestito, pronto comunque ad acquistarlo completamente a giugno. Ma nell'ultimo periodo ha giocato con il Rijeka, la sua squadra di sempre, dov'e' cresciuto e si e' affermato prima dell'esperienza di due stagioni nella Bundesliga. "Speriamo che sia in grado di aiutare la squadra a uscire dalle sabbie mobili" ha continuato Mazzi. Al suo fianco ci sono i rappresentanti del giocatore, Nale e Marko Naletilic, gli stessi che hanno appena portato Mario Stanic al Parma. E chi crede alla supestizione fa notare che l'arrivo del croato ha trasformato i parmigiani d'allora in serie utile. E se anche il Verona risentisse subito dell'effetto - Brajkovic? Lo sperano di sicuro i tifosi, a cominciare dal gruppo di sostenitori gialloblu' che ieri s'e' radunato allo stadio e ha scandito il suo nome all'uscita dalla sede del Verona con in mano la sua nuova maglia (numero 32).

Brajkovic sara' a disposizione di Cagni gia' oggi alla ripresa degli allenamenti, anche se lui stesso ammette che gli sara' necessario un periodo di intenso allenamento prima di mettersi a disposizione completa del tecnico. Il quale dal canto suo mette subito in chiaro. "E' un investimento che la societa' ha fatto anche per il futuro - ha spiegato Cagni - ma adesso dovra' rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro". Si pensa che il debutto in campionato del croato (che capisce gia' l'italiano) avverra' nella prossima gara casalinga del Verona contro il Milan. Domenica a Parma, al massimo, puo' andare in panchina. E' lui stesso ad ammetterlo: "Ho giocato l'ultima partita il 18 dicembre in Croazia, da allora mi sono allenato per conto mio.

Ho bisogno di un po' di tempo per tornare al meglio". Sono giorni importanti per Elvis (la curiosita' e' che sua madre l'ha chiamato cosi' perche' era una fan di Presley): da un'ora all'altra sua sorella dovrebbe dare alla luce il primo erede, mentre l'arrivo a Verona costituisce per lui una svolta nella carriera: "Giocare in Italia e' il massimo e non fa nulla se il Verona e' in coda. Io sono un tipo determinato". Conosce i suoi nuovi compagni? "A Fiume si vede la tv italiana e ho seguito con interesse la squadra di Cagni. E' in progresso, speriamo bene". Il suo miglior colpo? "Certamente di testa mi faccio rispettare. In nazionale ho segnato proprio di testa contro Ungheria e Polonia".
ARTICOLO DI: Gianluca VIGHINI del 14 Gennaio 1997 per la Gazzetta dello Sport


Il "Bentegodi" si conferma stadio tabù : a cinquanta giorni dal cambio di allenatore, il bilancio rimane assolutamente deficitario
Verona resta l' ultima fermata Milan
Rossoneri ridicolizzati dal contropiede avversario: inguardabile Savicevic, impalpabile il gioco. Baresi: "semplice, gli altri corrono di piu'". Cagni l'incontentabile: "Non voglio sentire complimenti". E' una squadra senza leader con un centrocampo a pezzi. Ognuno sceglie il proprio genio. Henry Kissinger - ex segretario di Stato statunitense e premio Nobel per la pace - ha Arrigo Sacchi, Sacchi ha Dugarry, Gene Gnocchi ha Savicevic, mentre Cagni preferisce il contropiede di Orlandini.

Le prime tre coppie, evidentemente, possiedono un'ottusita' straordinariamente superiore alla media, il che, a volte, produce qualche clamoroso risultato come il 3 - 1 di ieri. La differenza tra Verona e Milan non e', ovviamente, cosmica. E, laddove ci fosse, sarebbe naturalmente a favore del Milan. Ma le differenze s'impennano e s'invertono quando sono costrette a oscillare tra l'inutilita' somma di Dejan Savicevic - un anacronismo vivente - e l'utilita' massima di Pierluigi Orlandini, il redditizio in piu': l'ex interista, riciclatosi gialloblu', e' uno che il contropiede lo sa sfruttare; il montenegrino, al contrario, e' sempre in grado di regalarlo.

Cosi', il terzo gol del Verona (quello che ha umiliato il Milan e oggettivamente chiuso la partita) e' stato prodotto da questi due opposti del calcio e dei calciatori: palla persa da Savicevic a meta' campo, ripartenza di Maniero nella trequarti espropriata e assist a beneficio di Orlandini. Prima di affogare nella terza notte veronese della sua storia (la seconda di Arrigo Sacchi, dopo quella che gli costo' uno scudetto), il Milan ha perso la partita sulle fasce, cioe' esattamente dove chi dispone un 4 - 4 - 2 e attacca contro un 5 - 3 - 2 di solito vince. In realta' il gioco di Cagni non e' tripartizzato, ma e' propriamente il gioco del rovescio, l'esaltazione del potere d'interdizione e la capacita' di sfruttare lo sbilanciamento avversario.

Inoltre, la sua squadra mutua dagli zonisti il pressing e infoltisce i ranghi con i raddoppi di marcatura. Al libero esordiente, il croato Brajkovic, si aggiungono tre marcatori: Siviglia, Baroni e Vanoli. Quest'ultimo, pero', sa fluidificare e quindi attaccare e, dunque, anticipare Eranio nell'intenzione di offendere. Meglio al Milan, e peggio al Verona, sarebbe andata se, a sinistra, Blomqvist e Coco avessero rispettato i tempi di attacco e di alternanza. Perche' subire il primo gol (di Zanini) quando si ha mezza squadra in avanti - e in particolare Coco - per sfruttare un calcio d'angolo a favore, vuol dire che la squadra stessa non sa proprio bene cosa sia la fase difensiva. Anzi, vedere Orlandini divorare palla al piede sessanta metri di campo senza che nessuno lo ostacoli, lo contrasti o vi si opponga con un fallo, e' splendidamente grottesco.


Ora non si puo' non sottolineare come a cinquanta giorni dal ritorno di Arrigo Sacchi, oltre a un bilancio di campionato assolutamente deficitario (tre vittorie, un pareggio, tre sconfitte), nessuna delle nozioni - base del ritorno alla zona sia stata ancora assimilata. Tatticamente Sacchi non ha sbagliato le scelte individuali (Coco spinge piu' dell'attuale Maldini, il quale da centrale si e' battuto con generosita' e poi se gioca centrale in nazionale perche' non dovrebbe farlo nel Milan?), ma quelle di impianto collettivo: Blomqvist non ha ancora i tempi (e chissa' quando mai li avra'), Eranio sa eseguire il compitino senza reperire guizzi. Meglio, in assenza dello squalificato Albertini, sarebbe stato spostarlo al centro a far viaggiare la palla, al contrario di quanto ha fatto Boban, inutile "vellicatore", che fino al gol su punizione era stato forse il peggiore in campo (insieme, naturalmente, all'ineffabile Savicevic).

Tre i responsabili della desolante prestazione rossonera: colpa del croato medesimo, che rallentava il gioco incatenandosi al dribbling (e sprecando due occasioni che avrebbero potuto indirizzare la gara diversamente); colpa di Sacchi che lo consegnava, quando assumeva la posizione di trequartista, alle fauci di Giunta; merito di Cagni, che queste fauci aveva ordinato di spalancare. Insufficiente sulle fasce, anche perche' privo di velocita' nelle sovrapposizioni, il Milan e' andato a schiantarsi nel giro di otto minuti (tra il vantaggio di Zanini e il raddoppio di Bacci, splendido nell'inserimento centrale), per poi affidarsi a un calcio retto dalle intenzioni, non dalle gambe, non dai polmoni, non dalla testa.

Superiore il possesso palla, ma di pura accademia. Relativa la pericolosita' nel primo tempo (non un tiro nello specchio, solo alcuni triangoli profondi), maggiore nella ripresa, quando ormai tutto era compiuto (il gol di Boban realizzato, un altro sventato da Guardalben). La partita si sarebbe potuta riequilibrare se Dugarry, al 27' e sull'1 - 3, avesse angolato di meno il suo diagonale. Ma quando si arranca su limiti tecnici come quelli del francese, ogni ostacolo resta invalicabile.

VERONA 3 Guardalben 6 Siviglia 6 Baroni 7 Brajkovic 6 Vanoli 7 Orlandini 7,5 Bacci 7 Ficcadenti 6 Giunta 6 Maniero 6 Zanini 7
All.: Cagni 7

MILAN 1 S. Rossi 5 Reiziger 5 Maldini 5 Baresi 5 Coco 5 Eranio 5 Desailly 6 Boban 5 Blomqvist 5 R. Baggio 6 Dugarry 4
All. Sacchi 5

Arbitro: Borriello 5 (Pisacreta 6, Pala 6)

17' Boban destro da fuori area, assist di Baggio, fuori
29' Gol: Zanini, testa, cross di Orlandini 1 - 0
37' Gol: Bacci destro, assist da sinistra di Orlandini2 - 0
46' Maniero, testa fuori, cross di Zanini
47' Boban, destro fuori, assist di Baggio
8' Gol: Orlandini, destro, assist Maniero, sbaglia Savicevic 3 - 0
22' Gol: Boban, destro su punizione da fuori area3 - 1
24' Dugarry, destro in diagonale, fuori di poco

Ammoniti: Maniero, Eranio, Boban, Siviglia, Baroni, Dugarry, Baresi.
Sostituzioni.
Verona: Ametrano (6) per Ficcadenti al 19' s.t.; Manetti (s.v.) per Zanini al 27' s.t.; Paganini (s.v.) per Orlandini al 33' s.t.
Milan: Davids (5) per Blomqvist nel s.t.; Savicevic (4) per Eranio nel s.t.; Saudati (s.v.) per Dugarry al 33' s.t.
Recuperi: 3' piu' 3'.

"A BOLOGNA LA PROVA - VERITA'"
Cagni l'incontentabile: "Non voglio sentire complimenti"
(g.gh.) Gigi Orlandini si sente protagonista. Racconta la sua felicita' stringendo la maglia di Maldini. La vittoria per lui, uomo partita del Verona, e' una rivincita personale da ex interista. Per Gigi Cagni, invece, e' una domenica da archiviare in fretta. Al tecnico gialloblu' la vittoria fa riaffiorare i malumori passati: "Non stiamo qui a farci complimenti e guardiamo la classifica, e' meglio. Sono tre punti importanti, ma se la squadra avesse giocato sempre cosi', con volonta' e grinta, non ci ritroveremmo in questa situazione difficile. Adesso la nostra vera prova sara' la gara di domenica prossima, a Bologna: se riusciremo a mantenere una certa continuita' potremo pensare alla salvezza".


PULLMAN MILANISTA ASSEDIATO, INCIDENTI TRA TIFOSI E POLIZIA DENTRO E FUORI LO STADIO: SEI CONTUSI
Baresi: "Semplice, gli altri corrono di piu" Sacchi: "Siamo come con Tabarez". Baggio: "Il peggior momento della mia carriera". Eranio: "Guardiamoci alle spalle" Il giocattolo rossonero e' sfasciato. Non si coglie neppure la rabbia per la sconfitta sulle facce dei giocatori che sfilano verso il pullman. Il vicepresidente Adriano Galliani e' furibondo, lascia lo stadio in tutta fretta. "Meglio non parlare. E poi non ho nulla da dire". Ad Arrigo Sacchi e' rimasto solo un filo di voce. Ha urlato fin troppo, durante la partita e soprattutto nello spogliatoio. E' stato duro con i giocatori. "Sono due mesi che sono qui, e non e' cambiato niente". L'allenatore rossonero e' un uomo distrutto: mai avrebbe immaginato di ritrovarsi in una situazione del genere.

In classifica il Milan ha 25 punti; per trovare la squadra rossonera cosi' indietro bisogna ritornare indietro di 15 anni, alla stagione '81 - 82, quella della retrocessione. Verona ha lasciato segni pesanti, ancora una volta. C'e' una squadra da ricostruire e Sacchi ne e' consapevole: "Da 6 mesi a questa parte non si intravedono miglioramenti: il Milan di oggi e' come il Milan di Tabarez. Mancano elementi importanti che portano al risultato, come l'aggressivita', la determinazione, la costanza.

Il Milan continua a essere lento. Quando si prendono gol come quelli incassati a Verona, dove un giocatore riesce a fare 80 metri con la palla al piede, bisogna dire che i problemi sono proprio gravi. Non so fino a che punto si puo' sperare in una sferzata". Sacchi non maschera il momento difficile, si sente responsabile piu' della squadra per l'ennesima sconfitta: "Se non sono riuscito a migliorare la situazione, avro' commesso sicuramente degli errori".

I tre gol veronesi hanno lasciato il segno sulla faccia stravolta di Franco Baresi: "C'e' poco da dire, gli altri corrono piu' di noi. Questa e' la realta'. Il vero problema e' che non riusciamo a capire i motivi. Abbiamo preso tre gol in contropiede, gol incredibili, e non siamo stati capaci di reagire. Non resta che guardare avanti e sperare che questo momentaccio passi in fretta". C'e' anche chi teme il peggio, come Eranio: "Il Milan, in questo momento, paga ogni errore. E' una situazione assurda ed e' meglio guardare indietro.

E' giusto preoccuparsi". Roberto Baggio e' categorico: "E' il momento piu' brutto della mia carriera: non sotto il profilo personale, ma per quanto riguarda la mia squadra. Questa e' una sconfitta pesante, non so dire se sia anche un'umiliazione. Di certo non siamo stati in grado di rimediare agli errori. Trovare un motivo, un colpevole o piu' colpevoli, non e' facile. Sono convinto che ce ne sono diversi. Purtroppo la classifica diventa difficile. E' tutto incredibile, se penso al lavoro che facciamo, come prepariamo la partita. Non trovo le parole per giudicare una sconfitta come questa. Sono partite che lasciano proprio senza parole e con il morale a pezzi".

Non e' andata meglio ai tifosi rossoneri, assediati sugli spalti. La polizia e' intervenuta in tre momenti per calmare la curva infuriata dall'andamento della partita e di tutta la stagione. Fuori dallo stadio le due tifoserie (nemiche storiche) si sono incontrate nel viale che costeggia l'impianto sportivo e ci sono stati lanci di sassi. Sei contusi medicati al pronto soccorso. Nessun fermato. Assediato il pullman rossonero per piu' di mezz'ora all'interno del parcheggio.

Il Milan ha potuto lasciare lo stadio veronese solo intorno alle ore 18, scortatissimo dalla polizia e sotto una pioggia di insulti e oggetti vari. Ultimo contrattempo, un torneo che arriva nel momento sbagliato. Il Milan - senza Tassotti, Simone e Albertini (infortunati) e Weah ancora in Ghana al seguito della sua nazionale - vola stamattina ad Amsterdam per il quadrangolare di calcio indoor con Ajax, Liverpool e Glasgow Rangers. Minigare in serie con Liverpool (20.30) e (21) l'Ajax. Per domani (20.45) la sfida con i Glasgow Rangers; di seguito le due finali. Baresi e compagni rientreranno a Milano domani notte; mercoledi' Sacchi dovrebbe concedere alla squadra una giornata di riposo.


AI RAGGI X
E' una squadra senza leader con un centrocampo a pezzi
Le domeniche passano e il Milan diventa solo piu' elegante e accademico, ma non ritrova l'antica capacita' di mordere l'avversario. Gli mancano il cambio di velocita' all'attacco, la voglia francescana di fare fatica e il fondo per portare con successo il pressing a centrocampo, l'esplosivita' muscolare in difesa. Ieri il migliore dei rossoneri e' stato Roberto Baggio, puntuale per tutto il primo tempo nel fare da sponda illuminata a compagni sempre piu' sciagurati nelle conclusioni. Codino e' apparso in buone condizioni fisiche, tanto da esibirsi in un paio di veloci progressioni verso l'area avversaria, stroncate da altrettanti falli dei difensori.

Non e' certo il giocatore sottotono, atletico e psicologico, della scorsa stagione, ma neppure il campione dirompente di Usa '94, capace di prendere sulle spalle una squadra e trascinarla al di la' del guado. Emblematica, al riguardo, l'azione che ha portato in vantaggio il Verona, con lo stesso Baggio che affianca Orlandini da una parte all'altra del campo, quasi accompagnandolo al cross decisivo, senza pero' riuscire a contrastarne l'azione con un tackle vigoroso o un fallo. Nel Milan stellare di un tempo il Baggio attuale farebbe fatica a trovare spazio, in quello odierno certamente e' un giocatore importante. In campo a furor di popolo, per 90 minuti, nella seconda frazione di gioco lo stesso Baggio e' abbastanza calato.

Eppure, con tutte le sue contraddizioni, il fantasista rossonero e' l'emblema di una squadra disarticolata. In difesa Reiziger e' spesso in ritardo nelle chiusure e non riesce a spingere con continuita', ben piu' reattivo di lui e' Baresi, che pero' viaggia ormai verso i trentasette anni. Paolo Maldini e' piu' lucido che strapotente, mentre il giovane Coco deve ancora acquisire in sicurezza. I guai peggiori, pero', sono a centrocampo: Eranio non brilla ne' per qualita' ne' per quantita', Boban cerca la giocata a effetto e non la sostanza, Desailly regge con dignita', mentre lo svedese Blomqvist, bella falcata, sembra spaesato. Davids, entrato nel secondo tempo, si e' dimostrato ancora un concentrato di anarchia tattica, mentre Savicevic di egocentrismo fine a se stesso, viste le modeste condizioni fisiche. Davanti, a Dugarry manca lo sprint per saltare l'avversario e proporsi al tiro.
ARTICOLI DI: Giancarlo PADOVAN, Giancarla GHISI, Giorgio RONDELLI del 27 gennaio 1997 per il Corriere della Sera


Brajkovic, un Elvis stonato
Probabilmente non sarebbe mai riuscito ad impedire la retrocessione di quello sfortunato Verona, ma il goffo Elvis Brajkovic, difensore croato utilizzato anche come centrocampista d'interdizione, ci mise del suo. Un debutto sfavillante contro il Milan, poi soltanto figuracce e tanta panchina. Vatti a fidare di Rino Foschi...
Elvis Brajkovic nasce a Rijeka - o Fiume, che dir si voglia - il 23 giugno 1969, da genitori presumibilmente appassionati di rock'n'roll americano (è l'anno di Suspicius Mind). Inizia a giocare a calcio proprio nel club della sua città, l'NK Rijeka, che lo fa debuttare in prima squadra nella stagione 1991/92, a pochi mesi dall'importante cessione di Matjaz Florijancic alla Cremonese.

Il nostro Elvis, poderoso centrale di difesa (1.88 di altezza), parte piuttosto bene e in poco tempo si assicura un posto da titolare garantito. Nel 1994, dopo due anni giocati ad alti livelli, viene chiamato anche in Nazionale da coach Miroslav Blazevic: il suo esordio, datato 20 aprile, coincide con una delle sconfitte più sonore mai rimediate dalla formazione biancorossa, che perde 4-1 contro la modesta Slovacchia, in amichevole. A tuttoggi la Croazia non ha mai buscato quattro gol da nessun'altra compagine. Nell'estate del '94 - dopo aver accumulato 86 presenze e 2 gol con il Rijeka - Elvis decide di misurarsi con un campionato di alto livello, e sceglie la Bundesliga: si accasa precisamente al Monaco 1860, club appena risalito a fatica dalla seconda divisione.

Ancora una volta, il difensore toppa all'esordio. Il 18 febbraio 1995 il tecnico Werner Lorant lo manda in campo per la prima volta da titolare in casa contro il Borussia Dortmund, ma i bavaresi vengono travolti per 5-1 dalle furie giallonere. La rosa a disposizione tuttavia è abbastanza risicata, e dunque in assenza di valide alternative il croato non può che essere impiegato con buona continuità. Il Monaco 1860 a fine stagione si salva per il rotto della cuffia, e decide così di rinforzarsi per l'anno successivo; i nuovi acquisti Strogies e Yanyali finiscono per togliere spazio proprio a Brajkovic, il quale tuttavia riesce a collezionare ben 19 presenze in campionato. La difesa - ben protetta dall'altro neo-arrivato Jens Jeremies - subisce comunque pochi gol e permette ai bavaresi di concludere con un ottavo posto di tutto rispetto.

Intanto le apparizioni di Elvis in Nazionale proseguono: il 28 febbraio 1996 segna il suo primo gol in occasione dell'amichevole contro la Polonia (2-1), proprio della sua Rijeka, e si ripete circa due mesi dopo - il 10 aprile - contro l'Ungheria (4-1). Resteranno le uniche due marcature (entrambe di testa, peraltro) della sua carriera in Nazionale. E' una Croazia ben allestita, quella del '96, che però non riesce ad andare più in là degli ottavi di finale nel Campionato Europeo estivo; alla spedizione in Inghilterra partecipa anche Brajkovic, che tuttavia non viene mai impiegato. Diverse le facce conosciute, per gli appassionati di calcio italiani, in quella squadra: si va da Mario Stanic a Davor Vugrinec, ma tutti sono oscurati dalla stella di Davor Suker, allora in grande spolvero.

Sarà forse per l'aria di casa respirata durante Euro 96, o magari per mancanza di alternative - scaduto il contratto con il Monaco 1860 fallisce un provino con il Manchester City - ma fatto sta che al termine del torneo Elvis decide di tornare in patria, e di nuovo all'NK Rijeka. Vi resta per sei mesi, giusto il tempo di scendere in campo 10 volte in campionato. Dopodiché arriva la grande occasione: l'Italia, e un club dall'illustre passato come l'Hellas Verona. I dirigenti scaligeri si erano già innamorati del giocatore due anni prima, durante il match Italia-Croazia giocato a Palermo: il tecnico Ivic lo aveva schierato in coppia con Jarni, annullando così gli attacchi di Baggio e Casiraghi.

Nel gennaio del '97 il presidente Eros Mazzi - confortato dalle buone "recensioni" di Zvonimir Boban - decide di portarlo finalmente a Verona: dopo una breve trattativa con il procuratore Nale Naletilic (padre di Marko, l'agente di Kuzmanovic e Simic), il club veneto riesce ad acquistare il giocatore in prestito con diritto di riscatto. La cifra a cui fissare tale riscatto - deliberano le parti - verrà stabilita in seguito, con calma. Ma l'avventura italiana del giocatore sarà talmente rapida che non ci sarà il tempo materiale per riparlarne.

"Non pensate che sia arrivato un giocatore capace di fare la differenza, perché in giro di questi giocatori oggi ce ne sono pochi". E' schietto come sempre, il presidente Mazzi, nel presentare ufficialmente alla stampa - è il 13 gennaio 1997 - il neo-acquisto Elvis Brajkovic. "Speriamo almeno che sia in grado di aiutare la squadra a uscire dalle sabbie mobili", aggiunge, riferendosi alla pericolosa situazione di classifica degli scaligeri. Ma il ds Rino Foschi intanto gongola, credendo in cuor suo di aver compiuto un autentico colpo di mercato senza sborsare una lira. Tatticamente intelligente, tecnicamente valido, determinato e grintoso, dotato di grande esperienza: così viene tratteggiato il profilo del giocatore ai tifosi, i quali infatti corrono ad accaparrarsi la sua maglia numero 32.

Del resto Naletilic non è certo l'ultimo dei procuratori: ha appena portato Mario Stanic al Parma, e in Emilia il croato sta facendo faville. "Giocare in Italia è il massimo, e non fa nulla se il Verona è in coda - spiega lo stesso Brajkovic, in un italiano sorprendentemente buono -. A Fiume si vede la tv italiana, e ho seguito con interesse questa squadra. E' in progresso, speriamo bene. La mia dote migliore? Certamente di testa mi faccio rispettare…". Il tecnico Gigi Cagni, alle prese con una difesa che fa acqua da tutte le parti (31 reti subite nel girone d'andata, nonostante il giovane e bravo Guardalben), commenta: "Quello di Brajkovic è un investimento che la società ha fatto anche per il futuro, ma adesso dovrà rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro". Del resto il giocatore non scende in campo in gara ufficiale dal 18 dicembre: "Da allora mi sono allenato per conto mio - spiega lui -, e ho bisogno di un po' di tempo per tornare al meglio".


Cagni gli concede due settimane di assestamento, dopodiché lo fa partire addirittura da titolare contro il Milan di Sacchi, il 26 gennaio. "Mi rendo conto che tutti s'aspettano da me una prestazione di rilievo ma questo non mi preoccupa - confida Elvis alla vigilia del big-match -. So che cosa posso dare e cosa devo fare per rendermi utile. L'essere della partita contro un avversario tra i più titolati del mondo, in un momento delicatissimo per il Verona, mi stimolerà al massimo. Non ho la presunzione di essere in grado di risolvere tutti i problemi della squadra, ma son convinto di poter offrire un concreto contributo".

E infatti, contrariamente ai precedenti episodi della sua carriera, il croato non stecca all'esordio ma anzi gioca benissimo. Il Verona riesce nell'impresa di battere il Milan per 3-1; schierato come libero, Elvis è un muro davanti al quale Baggio e Dugarry non possono che arrendersi. Lo stesso Cagni è incredulo, tanto da dichiarare il giorno dopo: "Brajkovic ha giocato bene facilitato dalla prestazione dei suoi compagni. E' vero che mi ha fatto subito una bella impressione per la serenità con cui ha esordito. Bisogna vedere se è una sua dote o se era incoscienza...".

I tifosi del Verona cominciano a credere nell'obiettivo salvezza e nelle doti di questo gigantesco nuovo difensore, che però tradisce subito le loro aspettative appena sette giorni dopo. Contro il Bologna gli scaligeri perdono 6-1, con il croato che non riesce minimamente a contenere Kenneth Anderson: il destino della goleada subita all'esordio, insomma, era solo rinviato di una settimana. Cagni insiste ancora su di lui contro Fiorentina, Cagliari e Reggiana, ma senza cavarne fuori nulla: contro i sardi si fa saltare ripetutamente e con estrema facilità da Dario Silva. Da marzo in poi, il croato deve accontentarsi della panchina o di qualche minuscolo spezzone di gara.

Non che il Verona ne guadagni in quanto a risultati, anzi: quando Brajkovic ritorna in campo - il 25 maggio all'Olimpico contro la Lazio - i veneti sono già aritmeticamente retrocessi in B. Lui, con un incredibile svarione al quarto minuto che consente a Rambaudi di segnare indisturbato, fa comunque intendere che un suo impiego più massiccio avrebbe soltanto affrettato il verdetto. Chiude in bellezza, giocando una buona gara contro il Parma nell'ultimo e inutile incontro della stagione, tanto che a detta di alcuni il club emiliano inizia anche a pensare a lui in chiave mercato. Ma in realtà, in mezzo al clima di contestazione generale, Elvis se la svigna alla chetichella dall'Italia e torna in Croazia, firmando per l'Hajduk Spalato.

Altro che progetto a lungo termine… Accantonato definitivamente il feeling con la Nazionale croata, Brajkovic si butta a capofitto nell'avventura con l'Hajduk, dove gioca al fianco di un giovanissimo Igor Tudor. In due stagioni da titolare (34 presenze e 3 gol) rimane però a secco di trofei, e così decide di accettare la sostanziosa offerta da parte dei messicani del Santos Laguna, nell'estate del 1999. Pur senza conoscere una parola di spagnolo, il difensore diventa subito uno dei leader della squadra; l'anno successivo resta in Messico ma si trasferisce all'Atlante di Cancun, allenato dal connazionale Zlatko Petricevic, dove le cose vanno addirittura meglio.

Ingolosito dall'ottimo stato di forma, nel 2000 decide di provare anche una suggestiva esperienza in Israele, con il modesto ma ambizioso Hapoel Petah Tikva. Poi, a 32 anni suonati, pensa sia meglio riporre il passaporto in un cassetto: torna all'NK Rijeka, e inizia il graduale distacco dal calcio giocato. L'anno successivo trova un modesto ingaggio con il Pomorac, club che fa capo ad un sobborgo di Rijeka, appena promosso in serie A per la prima volta nella sua storia. Ma i ritmi della massima serie iniziano a diventare troppo frenetici per lui: scende allora in terza divisione per giocare prima con il Velebit Benkovac, poi con il Sibenik, e infine con il Primorac Biograd.

Qui Elvis milita tuttora, ricoprendo anche il ruolo di direttore sportivo del club. Nonostante i 39 anni regge ancora discretamente il ritmo dei novanta minuti, anche se questa potrebbe essere davvero la sua ultima stagione. "Guardando la mia carriera, posso ritenermi decisamente soddisfatto - ha affermato di recente in un'intervista -. Ho fatto parte di molte buone squadre, peccato solo di non aver avuto maggiori opportunità nel periodo in cui ero al top della forma, cioè tra il '94 e il '96". E di fronte a tanto sorridere, nell'analizzare una carriera priva di trofei e avara di soddisfazioni nel grande calcio, torna in mente il dubbio di Cagni: serenità o incoscienza?
ARTICOLO DI: Germano D'AMBROSIO del 17 Novembre 2008 per TuttoMercatoWeb.com

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